Gli analisti comparano l’attuale crisi in Ucraina con quella detta “dei missili a Cuba”, per quanto i ruoli risultino invertiti rispetto ad allora.
Kennedy constatò come la presenza di armi offensive sovietiche costituisse una minaccia per il territorio degli Stati Uniti, mentre oggi Putin trae le stesse conclusioni a proposito della appartenenza dell’Ucraina – anche a prescindere dal suo ingresso nell’Alleanza Atlantica – al campo occidentale.
Il contenzioso non verte dunque né sulla presentazione di una istanza formale di adesione, né sulla sua accettazione: ormai – salvo che venga rovesciato il Governo di Kiev – l’Ucraina viene comunque percepita dalla Russia come un soggetto ostile.
La crisi dei missili a Cuba si concluse con il loro ritiro, in cambio della garanzia che gli Stati Uniti non avrebbero più tentato di far cadere il regime di Fidel Castro.
Oggi, però, risulta impossibile ripetere questo schema, in quanto è la stessa linea politica seguita dalle Autorità dell’Ucraina che risulta inaccettabile per Putin.
Il quale teme soprattutto le conseguenze di lungo periodo della posizione assunta da Kiev.
Da questo punto di vista, quanto avvenne a Cuba dopo la crisi del 1961 non costituisce un precedente positivo per il Cremlino.
Castro, sicuro della intangibilità del proprio potere sull’Isola, si dedicò infatti da quel momento in avanti a contendere agli Stati Uniti il controllo sull’America Latina.
Anche se in seguito non si è installato nessun regime ispirato al modello comunista, l’influenza esercitata da quello cubano ha contribuito in modo decisivo a fare ritirare i Nordamericani a settentrione del Rio Grande.
Cuba gode di un forte prestigio sulle popolazioni dell’America Latina per la stabilità delle sue istituzioni e per la continuità nella opposizione a quello che si continua a chiamare “l’imperialismo” di Washington.
Se l’Ucraina mantenesse analogamente il proprio orientamento ostile alla politica grande russa di Mosca, la sopravvivenza del suo attuale Governo incoraggerebbe un uguale atteggiamento da parte di tutte le minoranze che vivono nel grande Paese confinante: tanto più in quanto si tratta di popolazioni non slave e non cristiane.
La Russia non può rinunziare al loro controllo: mentre infatti l’America Latina non appartiene per storia e per cultura agli Stati Uniti, Mosca ha sempre dominato il suo grande spazio euroasiatico.
Putin è dunque costretto a decidere per l’intervento, se non vuole che il suo Paese si disgreghi.
Il Presidente ha trasformato in un comizio la conferenza stampa successiva al suo colloquio con Scholz.
Tale comportamento, da parte di un uomo sempre attento nel rispettare le regole formali della diplomazia, si spiega con l’intenzione di inviare agli Occidentali un messaggio ben preciso, di cui probabilmente Biden - rispondendogli in modo indiretto ma immediato - ha colto tutta l’importanza.
Putin ha accusato platealmente l’Occidente di ergersi a giudice del comportamento degli altri Stati, valutandolo in base ad una regola che gli Americani e gli Europei sono i primi a trasgredire.
Secondo il capo della Russia, l’Occidente agisce sempre in base alla mentalità eurocentrica che aveva ispirato a suo tempo il colonialismo: noi siamo civili, voi siete selvaggi, e dunque vi dobbiamo educare.
Questo era in sostanza, secondo Kipling, “il fardello dell’uomo bianco”.
Nel cui nome sono state commesse indubbiamente innumerevoli ingiustizie.
La Russia si ripropone dunque come punto di riferimento per tutti i popoli extraeuropei, e tanto più riuscirà nell’intento quanto più efficacemente saprà confrontarsi con gli Occidentali.
A prescindere dall’esito della crisi ucraina, Mosca tornerà dunque ad assumere la guida dello schieramento avverso alle potenze ex coloniali.
Questa volta, inoltre, tale ruolo non le verrà conteso da Pechino, che ha bisogno di un precedente da applicare a Formosa.
Gli Europei tornano dunque ad essere assediati, anche se la linea del fronte è più lontana di quanto lo fosse fino al 1989.
Come durante la “guerra fredda” riprenderà comunque l’impiego delle “quinte colonne” infiltrate nell’Occidente, che non verranno più fornite dai Comunisti, bensì dai movimenti tradizionalisti, identitari e separatisti.
I quali, infatti, sono sempre più attivi nelle piazze di tutto il Continente.

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Mario Castellano  18/2/2022
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