Che Mosca si consideri da sempre la “Terza Roma"...
Che Mosca si consideri da sempre la “Terza Roma”, erede tanto della Prima quanto soprattutto della Seconda, cioè di Bisanzio, è così notorio da essere divenuto un luogo comune; è altrettanto notorio che a questa missione salvifica ed universale si ispiravano sia i suoi Imperatori, sia Stalin.
Ora, però, di questa storia viene offerta una rilettura “ad usum” di Putin e dei suoi disegni di politica internazionale, attraverso un documentario televisivo intitolato “La distruzione dell’Impero: una lezione bizantina”, di cui è autore tale Tihon Shevkunov, appartenente al circolo più ristretto dei collaboratori del Presidente.
Del quale si dice sia addirittura il confessore: se questo è vero, non invidiamo l’immane fatica che deve sobbarcarsi.
Silvia Ronchey, nel dare notizia su “La Repubblica” dell’uscita di questo film – di cui speriamo di vedere presto la versione italiana - riferisce che il regista “vola dalle cupole innevate di Mosca a quelle di Santa Sofia a Costantinopoli e di San Marco a Venezia. Qui, davanti al famoso tesoro che incorpora il bottino del saccheggio crociato di Costantinopoli nel 1204, lancia l’accusa: fin dal protocapitalismo delle repubbliche mercantili il rapace Occidente ha dissanguato il millenario impero bizantino, per abbandonare poi Costantinopoli all’orda islamica del 1453”.
Non manca – “ça va sans dire” – la recriminazione contro “lo spirito giudaico dell’usura”: hanno fatto dunque bene gli Israeliani ad evacuare per tempo i loro correligionari dall’Ucraina.
Ce n’è però anche – qui si entra in dettagli storico sconosciuti a chi non sia specialista della materia – per il Cardinale Bessarione, definito “il maggiore e più dannoso degli oligarchi bizantini” malgrado il prelato fosse più precisamente un raffinato intellettuale, esperto tanto di teologia quanto di linguistica.
Questo personaggio viene additato - a distanza di ben sei secoli – quale traditore per avere firmato l’atto di riunificazione tra la Chiesa d’Oriente e quella di Firenze al termine del Concilio di Firenze.
Quando l’accordo che egli aveva stipulato venne rinnegato da Costantinopoli, il futuro Cardinale decise di rimanere in Occidente.
Qui, ma qui soltanto, regge la comparazione con gli oligarchi ucraini, fuggiti da Kiev sui loro aerei personali.
Questa rilettura della storia in chiave di polemica contro tutto l’Occidente cancella tutto quanto ha prodotto il dialogo ecumenico tra Cattolici ed Ortodossi, intrapreso dopo il Concilio.
Una commissione mista di teologi delle due Chiese lavora da molti anni proficuamente sulla ridefinizione delle prerogative del Papa, il cui ritorno all’epoca precedente lo scisma del 1054 permetterebbe di ripristinare la loro piena comunione.
Ora, però, Putin sembra voler dire a tutti i Cristiani che l’unità delle Chiese deve realizzarsi sotto l’egida della Russia ed alle sue condizioni, scavalcando lo steso Patriarcato di Costantinopoli.
I rapporti tra Mosca ed il Fanari sono infatti pessimi da quando Bartolomeo I ha riconosciuto l’autocefalia della Chiesa Ucraina, distaccatasi dal Patriarcato “di tutte le Russie”, guidato da Sua Beatitudine Cirillo: del quali i maligni affermano che rivesta il grado di Generale dei Servizi di Informazione.
Se gli Imperatori di Russia volevano fin dai loro tempi liberare Costantinopoli, Putin intende anche riportarvi il tesoro sottratto durante la Quarta Crociata.
Ciò conferma che il Presidente fonda il suo potere sull’ideale grande russo, panortodosso e panslavo: in sostanza, dunque, sul principio di legittimità, anziché su quello della volontà popolare e della autodeterminazione: proprio come l’Impero Austriaco fino al 1918.
Ora, però, il disegno di Putin supera i confini della Russia dei Romanov, e addirittura quelli della sfera di influenza sovietica.
Il Presidente immagina per il suo dominio le dimensioni, e soprattutto la missione che fu propria del Sacro Romano Impero.
Ieri sera, ci siamo imbattuti in una Signora russa, residente nella nostra Città, che festeggiava al bar brindando alla salute del Presidente.
Fin qui nulla di strano, ma questa sua connazionale annunziava che egli sarebbe presto arrivato a “liberare” anche l’Italia dal dominio americano.
Ciò risulterebbe possibile solo nell’ambito di un potere attribuito alla “Terza Roma” - nel campo spirituale e temporale – che assommi quello detenuto a suo tempo dalla Prima e dalla Seconda.
Il Ministro degli Esteri della Russia si dedica intanto a polemiche più legate alla contingenza, e rileva come il suo collega italiano – in un momento così drammatico – giri il mondo per consumare cibi esotici.
Probabilmente, i servizi segreti del Cremlino hanno spiato Di Maio mentre mangiava il caviale in un ristorante di lusso di Mosca.
Noi non condividiamo il disegno strategico di Putin, ma riconosciamo che ne ha uno.