Quando insistevamo nel denunziare la degenerazione del rapporto tra rappresentanti e rappresentati, ...
Quando insistevamo nel denunziare la degenerazione del rapporto tra rappresentanti e rappresentati, cioè in sostanza il tradimento della democrazia, causato nella nostra realtà locale dall’esistenza di un “partito trasversale” – detto anche “partito della selvaggina” – ci si rispondeva regoalrmente che non era qui la vera Sinistra.
Questo, però, risulta vero solo in parte: se ci sono delle Città e delle Regioni dove questo settore politica ancora promuove ed accompagna la crescita civile delle diverse comunità – come sta avvenendo a Genova con la candidatura a Sindaco di Ariel Dello Strologo -  è altresì vero che i dirigenti del nostro “partito trasversale” hanno trovato altrove tanto dei sostenitori quanto degli imitatori.
Non ci riferiamo soltanto ad un noto dirigente nazionale, il quale ritornava periodicamente nel suo luogo di origine per incoraggiarli, offrendo loro una sponda ogni qual volta che c’era da favorire la carriera dei suoi “protegés”.
Ci riferiamo – e qui il discorso tocca l’attualità più drammatica – a chi ripete le loro scelte, fornendo ad esse anche una copertura di tipo “ideologico”.
E’ passata presoché inosservata – salvo un accenno polemico di Renzi – la presa di posizione con cui l’Asociazione Nazionale Partigiani d’Italia ha attribuito asclusivamente all’Occidente la responsabilità dell’invasione dell’Ucraina.
Nulla giustifica la scelta di chi tente di privare un popolo dei suoi diritti, e comunque la Resistenza venne combattuta precisamente per affermarli quando venivano conculcati, in Italia ed in tutta l’Europa.
Sabato scorso, anche nella nostra Città chi si riconosce nelle stesse posizioni espresse dall’A.N.P.I. è sceso in piazza, riuscendo però a mobilitare soltanto tre persone, tutte di seso femminile, una delle quali era una invalida sulla sedia a rotelle.
Evidentemente, i dirigenti di certa Sinistra locale, dopo i fasti degli Anni Settanta, quando riunivano le folle per manifestare in favore del Vietnam, del Cile e perfino della Palestina, non ritengono più conveniente “metterci la faccia”: sia perché risulta arduo manifestare in favore di Putin, sia perché evidentemente non conviene loro contare le persone disposte a seguirli in questa scelta.
Al tempo delle guerre nell’ex Jugoslavia, costoro avevano sposato la causa della “Grande Serbia”.
Adesso, quanto meno, dicono – più prudentemente - di non essere né con Putin, né con la NATO, auspicando un non meglio precisato “mondo colorato”: la similitudine che viene maliziosamente in mente è quella con le piume dei fagiani.
A suo tempo, alcuni esponenti della Sinistra divano che non bisognava stare né con lo Stato, né con le Brigate Rosse.
Chi è neutrale tra la ragione e il torto, rimedia sempre una brutta figura, a partire da Ponzio Pilato.
Quanto tornano oggi ad asumere un simile atteggiamento, riferendolo alle scelte di politica internazionale, non dimostrano soltanto il proprio cinismo, ma – quanto è ancora peggio – la propria completa mancanza di cultura politica.
Quando il Partito Comunista approvava l’invasione dell’Ungheria, aveva quanto meno l’attenuante di compiere la sua scelta nel nome di un sia pure malinteso “internazionalismo socialista”.
Queste scuse, oggi, sono venute meno del tutto: non si vede che cosa c’entri la Sinistra con il disegno teocratico del nuovo Imperatore della Russia, e comunque ogni popolo tende ad afferare e a difendere la propria identità, senza che sia più necessario farlo nel nome di una particolare ideologia.
Chi si oppone a questa tendenza, agisce soltanto nel nome di una mera politica di potenza.
Questi argomenti non possono però certamente smuovere chi semplicemente agisce per conto di uno Stato straniero.
Nel 1975, l’asemblea della sezione di Oneglia del Partito Comunista votò a grande maggioranza per non ricandidare al Consiglio Comunale l’uomo che esprimeva in questa forza politica certi interesi commerciali.
Intervenne un funzionario del Partito per imporre che questa scelta fosse rovesciata.
Si trattava della stesa persona che in Consiglio Comunale si adoperava per censurare le mozioni unitarie quando criticavano l’Unione Sovietica.
Il suo nome sarebbe apparso molti anni dopo – insieme con quello di un altro dirigente locale – nei cosiddetti “Documenti Mitrokin”.
Sulla loro veridicita è aperta la discussione, ma la coincidenza risulta comunque impresionante.
Quanto però limita maggiormente oggi l’espressione della solidarietà con l’Ucraina è il permanere – al di là degli interessi economici - della tradizionale esterofilia di certa Sinistra, che sposa soltanto le cause esotiche ed estranee alla nostra identità ed alla nostra tradizione.
Il rifleso condizionato induce a ritenere e ad affermare che l’Occidente ha sempre torto.
Questo spiega la scarsa presenza alle manifestazioni di certi esponenti del “generone” romano, quei personaggi che si fanno crescere la barba per dimostrare di essere “de Sinistra”, e che praticano la poligamia per scimmiottare i Musulmani.
Gli interessi economici, naturalmente, fanno il resto.
E’ vero che della sevaggina si può fare a meno, mentre non si può fare a meno del combustibile con cui ci si scalda, si viaggia, si fanno funzionare le fabbriche e in definitiva si mangia.
Se però c’è qualcuno che ha alimentato le utopie in base alle quali sarebbe posibile, nel nome dell’economia “verde”, abolire in un colpo solo la civiltà industriale, sono proprio quelle stesse persone che ora si manifestano renitenti a manifestare contro Putin con l’argomento che non si devono sacrificare i lavoratori.
Quanto poi alla decisione degli Ucraini di difendersi con le armi, non la si può comunque comparare con la decisione di chi con le armi li ha aggrediti.
La generazione precedente alla nostra compì questa stessa scelta quando si trattava di cacciare dall’Italia – e da tutta l’Europa – l’invasore nazista.
Gli ex partigiani, ammesso che il documento stilato a loro nome sia davvero autentico (c’è infatti qualcuno che si sta appropriando della rappresentanza dei Resistenti), non dovrebbero negare questo diritto soltanto perché viene esercitato in base a motivazioni politiche diverse dalle loro.
Nella Resistenza, convivevano comunque le ispirazioni ideologiche più diverse: per cui il suo unico denominatore comune era costituito dalla volontà di liberare il Paese.
Il diritto all’autodeterminazione non può d’altronde essere negato a nessuno, in base a discriminazioni culturali, religiose o – per l’appunto – politiche.
Chi lo esercita deve anche accettare l’aiuto di chiunque sia disposto ad offrirlo: spetta poi ai rappresentanti di ogni Paese agire in modo che le alleanze non finiscano per prevaricarlo, ristabilendo una diversa influenza straniera.
I diritti dei popoli “simul stabunt, simul cadunt”, e valgono senza eccezione per tutti: non soltanto per chi esporta il gas.
Oppure la selvaggina.

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Mario Castellano  03/3/2022
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