Accade sovente, nel Cristianesimo tanto Occidentale quanto Orientale, che i monasteri si integrino nella vicenda delle comunità circostanti, divenendo punti di riferimento per la loro vita sociale e culturale.
Questo è il caso del Convento dei Domenicani di Taggia, fondato dal Beato Cristoforo da Milano nel breve momento storico in cui Gian Galeazzo Visconti, avendo assoggettato al suo dominio diretto o indiretto tutta l’Italia Settentrionale e Centrale, fu sul punto di unificare il nostro Paese.
Dopo la soppressione napoleonica, rimase sempre nella popolazione l’aspirazione a ricostituire nell’antico e splendido edificio una presenza religiosa, che venne infine coronata grazie agli sforzi dell’Amministrazione Comunale.
Negli anni dell’occupazione tedesca, fu Priore di Taggia Padre Mario Jsmaele Castellano, che si rese benemerito per l’aiuto prestato alla popolazione, e rimase poi vicino alla Comunità composta dai suoi Confratelli, divenuta un centro della cultura religiosa per tutta la Diocesi di Ventimiglia come per l’intera Provincia di Imperia.
Dopo l’abbandono da parte dell’Ordine dei Predicatori, seguì una lunga fase di dismissione, che ci adoperammo affinché terminasse, ed affinché il Monastero tornasse a svolgere la funzione di un tempo.
Anche se furono vani gli sforzi per riportarvi un Ordine religioso in grado di officiare la Liturgia - l’Istituto di Vita Consacrata attualmente presente non è composto da Ordinati - grazie all’aiuto prestato presso tutte le Amministrazioni Pubbliche riguardate, tanto a Roma quanto ad Imperia, dall’allora Capo di Gabinetto del Ministro Scajola, il Dottor Giuseppe Guerrera, vennero stipulate due distinte convenzioni tra la Diocesi ed il Ministero dell’Interno.
Con la prima, avendo previamente riconosciuto la Curia di Ventimiglia di non essere proprietaria dell’immobile, si revocava quella precedente, e con la successiva ci si impegnava a farlo occupare da un Ordine Religioso maschile.
Questa clausola - come si è detto – è stata solo in parte adempiuta, il che impedisce di officiare la Chiesa.
Si riuscì invece pienamente nell’intento di rinnovare la vocazione culturale del Monastero.
Ciò fu reso possibile da un fortunato concorso di circostanze.
Una Associazione di artisti figurativi, con sede a Pietroburgo, organizzava da tempo un soggiorno annuale di pittori presso un Monastero ortodosso della Russia, durante il quale ci si dedicava tanto alla realizzazione di dipinti, ispirati in genere alla natura dei dintorni, quanto alla vita contemplativa.
In una circostanza, fu deciso di uscire dall’ambito nazionale, come pure dall’ambito ortodosso: fu così che questa compagine di pittori venne ospitata dal Monastero di Taggia.
I Comuni della zona fecero a gara nell’invitarli a loro volta, vennero organizzati concerti, spettacoli e riunioni conviviali per celebrare l’inizio e la fine del soggiorno, e da allora – fino allo scoppio dell’epidemia – si formò un binomio nel nome dell’Arte e della Fede tra la Russia e Taggia: un nostro articolo sull’argomento apparve in traduzione su di un giornale di Pietroburgo.
Un mecenate russo residente in Riviera lasciò in eredità al Convento, dove si trova anche la sede provinciale dell’Associazione Liguria – Russia, la sua intera biblioteca di classici in originale.
Ora la Prefettura di Imperia ha deciso di ospitare nel Monastero di Taggia i profughi ucraini ricevuti dalla nostra Provincia.
Anche se in questo momento i rapporti tra la “Grande” e la “Piccola” Russia non sono buoni, il Convento continua a svolgere – in un modo reso necessario dalla drammaticità del momento – la sua funzione di ponte tra due culture e due diverse espressioni della stessa religione.
In tempi remoti, i Monasteri erano luoghi di rifugio per le persone perseguitate e bisognose, così come per i pellegrini.
Possiamo dire che i profughi sono essi stessi dei pellegrini, che cercano un luogo di pace: in questo caso, però, non di pace spirituale, bensì di riparo dalla violenza della guerra.
Un giorno, quando taceranno le armi e sarà assicurato il rispetto dei diritti dei popoli, Taggia tornerà ad essere un luogo di cultura e di arte.
Nel frattempo, occorre mantenere le condizioni materiali e spirituali necessarie per ripristinare questa funzione.
I pittori russi, oltre a compensare generosamente il loro soggiorno, erano soliti regalare al Convento la gran parte delle opere che vi erano state ispirate.
Anche i rifugiati ucraini ci portano dei regali preziosi: l’amore verso Dio, la Chiesa e la Patria, insieme con la testimonianza del loro desiderio di libertà, di fraternità e di pace.
Si tratta di valori che non alimentano soltanto la spiritualità, ma anche la cultura.

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Mario Castellano  12/3/2022
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