Abbiamo costretto un Amministratore del Comune di Imperia – persona colta, intelligente e sensibile – a dedicare un’ora del suo tempo prezioso ad ascoltare la spiegazione dei motivi per cui il mai morto “Partito della Selvaggina”...
Abbiamo costretto un Amministratore del Comune di Imperia – persona colta, intelligente e sensibile – a dedicare un’ora del suo tempo prezioso ad ascoltare la spiegazione dei motivi per cui il mai morto “Partito della Selvaggina” è riuscito fino ad ora ad impedire che la nostra Città fosse presente nelle iniziative a sostegno dell’Ucraina.
Poiché conosciamo bene le difficoltà economiche in cui si dibattono tutti i Comuni d’Italia, abbiamo suggerito un piccolo gesto simbolico, come illuminare con i colori della bandiera di quel Paese la facciata del Municipio: poiché però l’energia elettrica costa sempre di più, si potrebbero invece spegnere i lampioni per dieci minuti, col risultato di risparmiare preziose risorse.
In tal modo, gli agguerriti rappresentanti del “Partito Trasversale”, annidati tanto nella maggioranza quanto nella “opposizione”, non potrebbero trovare nulla di ridire.
I loro rapporti con Belgrado suggeriscono però di osteggiare gesto che possa essere ritenuto offensivo dalla Serbia, l’unico Paese europeo solidale con la Russia di Putin, salvo naturalmente la Bielorussia: per andare a Mosca, o per tornare, bisogna passare da Belgrado, divenuta il più importante “hub” del Continente.
Tale condizione propizia per gli eredi di Milosevic ottimi affari, come quando ci vendevano per quindicimila lire una lepre viva: all’epoca, lo steso animale scuoiato e ripulito delle interiora costava – presso il nostro miglior pollaiolo – ottomila lire.
La differenza andava in parte agli intermediari ed in parte alla “nomenklatura” jugoslava, mentre il rimanente serviva per comprare le armi con cui si preparava la strage di Srebrenica.
Restiamo in attesa delle determinazioni del nostro Sindaco.
Un risultato è tuttavia già acquisito in seguito agli ultimi, tragici, sviluppi della guerra: sono caduti gli ultimi alibi ideologici.
La foglia di fico usata per giustificare le imprese del “Partito della Selvaggina” era la Resistenza, avendovi preso parte tanto gli Italiani quanto i Serbi.
La Resistenza fu però un movimento teso ad affermare il diritto all’autodeterminazione dei popoli.
Avere avuto ragione una volta non significa che la si abbia sempre, e non giustificava negare il diritto all’autodeterminazione degli altri popoli della Jugoslavia.
Così come non giustificava negarlo, da parte della Russia, agli altri popoli dell’Unione Sovietica, né a quelli del Patto di Varsavia.
Bastava applicare a queste situazioni il metodo della dialettica storica per capire da che parte stava la giustizia: i nostri marxisti, però, non sapevano nemmeno che cosa fosse.
È vero che anche l’Occidente era impegnato nelle sue battaglie di retroguardia in Algeria e nel Vietnam, ma è altrettanto vero che chi vi si opponeva era libero di farlo, e questo permise di correggere gli errori compiuti dal Governo francese o americano.
Il regime sovietico, come quello jugoslavo, potevano invece soltanto mantenersi o- crollare: anche a Mosca e a Belgrado – così come d’Imperia – c’erano dei marxisti che ignoravano la dialettica.
Ora in Ucraina non si prospetta un genocidio, ma si prepara un etnocidio.
Gli esperti di Storia ci ricordano come tanto il regime imperiale quanto il regime sovietico avessero proibito perfino l’uso letterario della lingua nazionale.
In Corsica, gli indipendentisti sono insorti, ed hanno ragione, ma quanto meno nessuno viene perseguitato perché parla e scrive in corso.
Le condizioni culturali e giuridiche in base alle quali si potrà un giorno esercitare l’autodeterminazione sono dunque garantite, come lo sono a Barcellona e a Bilbao, ad Aosta e a Bolzano, mentre rischiano di essere negate all’Ucraina, come sono negate al Tibet.
Esiste dunque una differenza tra coloro cui si impedisce il diritto all’autodeterminazione e coloro cui si impedisce lo stesso diritto all’esistenza.
Per non parlare del fatto che l’invasione di uno Stato sovrano costituisce una ulteriore violazione del Diritto Internazionale.
Se comunque qualcuno ritiene che Putin abbia ragione, ha il pieno diritto di dichiararlo.
L’onestà intellettuale vorrebbe però che spiegasse quali sono i suoi argomenti: non sono la stessa cosa l’import – export ed il Diritto.
Che viene calpestato ogni qual volta si consuma una “pulizia etnica”.
Ci sono già tra noi mille rifugiati ucraini: non trattiamoli come fecero gli esponenti del settore “di Sinistra” del “Partito Trasversale” quando tacciarono i profughi giuliani e dalmati di essere dei “fascisti”.
Tutti i popoli hanno gli stessi diritti, anche se non esportano il gas.