Pietro il Grande iniziò la costruzione della Città che porta il suo nome quando il territorio sul quale essa sorge apparteneva ancora alla Svezia...
Pietro il Grande iniziò la costruzione della Città che porta il suo nome quando il territorio sul quale essa sorge apparteneva ancora alla Svezia: dopo la vittoria di Poltava del 1709, non era stato ancora stipulato un Trattato di Pace.
Battezzando la nuova capitale, l’Imperatore volle emulare Costantino, che aveva dato il proprio nome all’antica Bisanzio quando ne aveva fatto il centro dell’Oriente sottoposto al suo dominio.
Con questo gesto, egli volle significare che esistevano due diversi centri del potere, connessi con altrettante diverse visioni della fede cristiana.
Pietro il Grande prese atto a sua volta che convivevano due diverse concezioni della Russia.
Indubbiamente, egli propendeva per quella europea, ma faceva uso - nell’esercizio del suo potere - dei metodi propri di quella asiatica, come rivela l’aneddoto dell’Imperatore che taglia personalmente la barba ai boiardi.
Ben più grave fu la strage dei lavoratori coatti – in questo Pietro il Grande anticipò Stalin – chiamati a costruire sulle paludi del Golfo di Finlandia la prima Città russa fatta di pietre, e non più di legna.
Da allora, l’Occidente si è domandato, ogni volta che avveniva in Russia un cambio nel potere, se il nuovo capo avrebbe guardato verso l’Est o verso l’Ovest.
Si è detto molte volte che Lenin era “europeo”, mentre Stalin era “asiatico”.
L’uno, infatti, non aveva rinunziato alla prospettiva di estendere la rivoluzione in Occidente, mentre l’altro tendeva a chiudere il suo Paese in sé stesso, teorizzando il “Socialismo in un solo Paese”: il che significava preservare l’irriducibile alterità della Russia.
A Stalin venne tuttavia attribuito un disegno di conquista, senza tenere conto che il dittatore georgiano concepiva il dominio sull’Europa Orientale semplicemente come un antemurale destinato a mettere al riparo la Russia da nuovi tentativi di invasione.
Ora si può riferire al pietroburghese Putin, originario della Città più occidentale del grande Paese, quanto scrisse Blok, il poeta della Rivoluzione: “Vi mostreremo la nostra orribile faccia asiatica”.
Ciò spiega le stragi in Ucraina, non a caso commesse – a quanto pare - dai Ceceni, dai Siberiani e dai Mongoli Buriati.
I pacifisti affermano che la colpa è nostra, in quanto abbiamo esteso ad Est l’Alleanza Atlantica.
Nessuno, però, progettava una nuova “Operazione Barbarossa”: si sperava semmai in una applicazione alle molte popolazioni della Russia del principio di autodeterminazione.
Il nuovo “Uomo Forte” deplora infatti Lenin proprio per averlo affermato – sia pure in teoria - nella Costituzione dell’Unione Sovietica, ed esalta Stalin per averlo in pratica negato.
Putin non teme dunque una aggressione: ha piuttosto paura di un contagio, e - contro il rischio costituito da nuove possibili Indipendenze – tenta di cancellare quella dell’Ucraina.
A prescindere dall’esito della guerra, l’uomo del Cremlino si è comunque già liberato di tutta l’intellettualità occidentalizzante delle due Capitali, costretta all’emigrazione.
Con il risultato che la Russia, sempre più “asiatica”, progetta di conquistare l’Occidente secondo il piano concepito dai Bolscevichi quando capirono che non era possibile espandere la Rivoluzione in quella direzione.
Questo piano, delineato nel grande Congresso di Baku, in cui erano rappresentati i popoli soggetti al dominio coloniale, tende ad impadronirsi dell’Europa partendo dai Continenti che la circondano.
Non si può escludere, in questa prospettiva, che Putin faccia uso contro di noi del terrorismo islamista.