Le elezioni comunali di Genova costituiscono un laboratorio molto interessante...
Le elezioni comunali di Genova costituiscono un laboratorio molto interessante, in quanto – per la prima volta dal 1945 – in questa Città gli schieramenti in campo non coincidono più con le vecchie divisioni tra le forze politiche, divenute ormai nominalistiche ed ampiamente superate dalla realtà.
L’Avvocato Dello Strologo ha inseguito – con una tenacia che lo ha reso perfino patetico – la Signora Paita, massima esponente in Liguria dei “Renziani”.
Dimostrando poca cortesia, la seguace del “Rottamatore” ha dapprima promesso e addirittura fissato degli appuntamenti con il candidato, per poi mancarli: senza peraltro giustificarsi, né chiedere scusa.
Alla fine, dopo avere rifiutato ogni negoziato – o semplicemente ogni confronto sul programma – è uscito fuori l’annunzio del suo appoggio al Sindaco uscente, candidato per la Destra.
La Signora Paita, e Renzi con lei, sono naturalmente liberi di scegliere le loro alleanze, ma potevano almeno spiegare – dopo averlo verificato – quali sono i loro motivi di dissenso dal malcapitato Dello Strologo.
Il quale, comunque, può affermare con giusta ragione di avere fatto l’impossibile per cercare un accordo: fino al punto di mancare di rispetto a sé steso, oltre che ai suoi autentici alleati.
I quali non gli hanno mai chiesto di mettere alle strette i “Renziani”, dichiarando rotta la trattativa dopo l’ennesimo “rendez vous” mancato.
Se questi sono i soci di Bucci, è tanto meglio per la Sinistra averli perduti, ed è tanto peggio per la Destra averli acquisiti.
Della Signora Paita conosciamo bene i precedenti: dopo una esperienza non certo esaltante alla guida di una “Municipalizzata” della Spezia, venne prescelta da Burlando come candidata alla propria successione.
Il Centro – Sinistra, ed in particolare i Democratici, subirono questa decisione, prestandosi anche a promuovere delle “Primarie” risultate fasulle anche all’osservatore più sprovveduto: alcuni marocchini, peraltro privi del permesso di soggiorno, dopo avere votato domandarono agli scrutatori dove si ritirasse il compenso pattuito.
Il rivale della Paita propose inutilmente che entrambi i contendenti facessero un passo indietro, e che la sua rivale scegliesse una candidatura terza: naturalmente femminile, per non essere accusato di maschilismo.
Risultò tutto inutile, la Sinistra si divise e la Destra vinse.
Il che corrispondeva agli auspici di Burlando, il quale – nell’impossibilità di insediare a via Fieschi la Paita – si sentiva più tutelato da Toti per realizzare il grande accordo con le imprese  che avrebbe trasformato l’arco ligure in una fila ininterrotta di posti – barca.
Che, dati i tempi, non compra più nessuno, come dimostra la vicenda disastrosa del porto turistico di Imperia.
Ora, però, questo settore della “Sinistra”, di radice funzionaria le veterocomunista, e come tale tendente per vocazione all’inserimento nei “Partiti Trasversali”, getta la maschera, e non fa più finta di distinguersi dalla Destra: anzi vi si inserisce organicamente.
Questo settore non può permettersi la vittoria di Dello Strologo, in quanto preluderebbe ad un risultato analogo in Regione: i porti turistici devono essere ad ogni costo completati.
Temiamo – anche se naturalmente auspichiamo l’esatto contrario – che l’alleanza, ormai dichiarata, tra berlusconiani, leghisti e stalinisti, impedisca a Dello Strologo di diventare quel magnifico Sindaco di cui Genova ha bisogno per uscire dal suo provincialismo, e tornare ad essere una antica Capitale aperta sul Mediterraneo e sul mondo, sul esempio di Barcellona e di Marsiglia.
In queste Città, però, non comandano i “Partiti Trasversali”.
Sul versante opposto, si registra comunque una novità che fa bene sperare per il futuro: la gioventù cristiana che si è raccolta e formata intorno all’Arcivescovo Tasca, protagonista dapprima dell’impegno sociale nella lotta contro le nuove povertà e poi di quello a favore dei rifugiati ucraini, appoggia convintamente Dello Strologo.
Non si tratta soltanto di un risultato importante del reciproco impegno ecumenico: questi ragazzi hanno elaborato una loro propria originale cultura politica, basata sulla scelta della “economia circolare”.
Ciò risulta tanto più significativo in quanto si tratta di una reazione costruttiva ed originale alla crisi della Città industriale.
Sull’altro versante, i vari Paita, Burlando, Toti e Bucci – con una spuzzata di cattolicesimo tradizionalista, residuo dell’era di Siri – vedono come unica prospettiva del post industrialismo una economia puramente speculativa: quella, per l’appunto, dei posti barca.
Che non danno più lavoro, e neanche si possono mangiare.
I grandi Professori dell’Università di Genova – che facevano corona a Burlando per osannarle – dovrebbero spiegarglielo.
Ammesso che l’ex “Governatore” riesca a capirlo.
Ad Imperia, succede – “si parva magnis componere licet” – la stessa cosa: qui i dirigenti “democratici” accettano incarichi dal Sindaco.
È stato stipulato un accordo di coalizione?
In tal caso, vorremmo sapere chi lo ha firmato e quali sono i suoi contenuti.
Non lo si è stipulato?
Allora questi Signori hanno violato lo Statuto del Partito, e devono essere sottoposti a procedimento disciplinare.
Una volta, si prescindeva perfino dalla “Commissione Centrale di Controllo”, ancorché usa a procedere con metodi degni di Beria.
Ne sapeva qualcosa il compianto Onorevole Dulbecco, il quale venne liquidato dalla guida della Federazione in seguito alla visita di un dirigente sardo – tale Ledda, se ben ricordiamo – in qualità di “missus dominicus” del suo compaesano Berlinguer.
Cominciò così ad Imperia l’era dello stalinismo di ritorno.
A chi vuole conoscere come funziona il Partito ex comunista della nostra Città, consigliamo la lettura de “La Fattoria degli Animali” di George Orwell.

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Mario Castellano  16/5/2022
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