Si dice che la Cattedrale di Notre Dame di Parigi ...
Si dice che la Cattedrale di Notre Dame di Parigi, dopo la ricostruzione, non sarà più un tempio della religione cattolica, venendo trasformata in un luogo di preghiera comune per le diverse fedi.
Se questa notizia fosse confermata, si spiegherebbe col fatto che le grandi metropoli dell’Occidente stanno divenendo delle realtà multiculturali.
Lo storico edificio seguì – divenendone un simbolo – tutte le vicende attraversate dalla Francia: la Rivoluzione lo trasformò nel tempio della “Dea Ragione”, e successivo restauro compiuto dall’architetto Viollet Le Duc – ben lungi dall’essere filologico – segnò la reinvenzione di un passato medioevale idealizzato dalla Restaurazione nel nome del ritorno alla Tradizione; alla quale si ispira attualmente il movimento fondato dal francese Monsignor Lefèbrve.
Non a caso, questa consorteria si ricollega con il clero detto “refrattario”, che rifiutò la Rivoluzione ed il principio della laicità dello Stato.
Durante l’Ottocento, si svolsero nella Cattedrale alcuni memorabili cicli di omelie: uno venne tenuto negli anni precedenti il Concilio Vaticano I da Padre Dupanloup, che sarebbe stato in seguito – avendo rifiutato il dogma dell’infallibilità del Papa – tra i fondatori della Chiesa Vecchio Cattolica.
Durante la Grande Guerra, predicò a Notre Dame Padre Sertillanges, il quale entrò direttamente in polemica con Benedetto XV.
Dalla Chiesa voleva far cessare le ostilità, preoccupandosi non solo della vita di tanti militari, ma anche – e forse soprattutto – della sopravvivenza dell’Impero Austriaco, incarnazione del principio di legittimità.
Questo conflitto tra la Chiesa Gallicana ed il Vaticano si era già manifestato in occasione del Conclave del 1903, quando l’elezione del Cardinale Rampolla, considerato il capo del “partito francese” in seno al Sacro Collegio, venne revocata in seguito al veto posto da Francesco Giuseppe: il quale – malgrado il segreto canonico – era evidentemente informato di che cosa succedeva nella Cappella Sistina.
Il pretesto addotto fu il pericolo di una insurrezione contro la Duplice Monarchia degli “Slavi dell’Impero”, propiziata precisamente dai Francesi e dagli Italiani, nonché assecondata dal Vaticano.
Ciò sarebbe comunque avvenuto, ma come risultato della Prima Guerra Mondiale.
Padre Sertillanges affermò chiaramente che il dovere dei cattolici francesi consisteva nel servire la causa nazionale, senza curarsi del diverso avviso del Papa: la Chiesa transalpina si mantenne così in linea con il “Clero Giurato”, che aveva perpetuato - dalla Costituzione Civile del Clero del 1790 al Concordato napoleonico del 1801 - la Successione Apostolica.
Il dissidio si ripropose poi ancora una volta, quando il settore tradizionalista scelse il collaborazionismo, mentre il cattolico Generale De Gaulle si pose alla guida della Resistenza.
Giunto a Parigi, il Generale si recò proprio a Notre Dame per assistere al canto del Magnificat, volendo manifestare con questo gesto che la Francia rimaneva la “Figlia Primogenita della Chiesa Cattolica”, ma non rinnegava la propria storia moderna.
Il Nunzio Apostolico Roncalli giunse subito dopo a Parigi per assecondare questa scelta.
Marx disse che la storia si ripete, la prima volta come tragedia e la seconda volta come farsa.
Il partito filorusso, guidato da Salvini, millanta di sostenere il Papa nel suo neutralismo, interpretandolo come adesione al disegno – perseguito da Putin – di restaurare il principio di legittimità.
Speriamo che Bergoglio, posto davanti alle profferte di amicizia del “Capitano”, si ricordi del proverbio “Dagli amici mi guardi Iddio, che ai nemici ci penso io”.
Salvini era all’inizio un pagano, adoratore del “Dio Po” (!?).
In seguito, si scoprì seguace delle eresie popolari del Medio Evo, come i “Dolciniani” ed i “Poveri di Lione”, in odio ad un asserito atteggiamento elitario dei Vescovi.
Infine, si fece cattolico tradizionalista.
Ora cavalca il malcontento popolare per l’inflazione e l’aumento della pressione fiscale, che – a suo dire – cesserebbero se non si aiutasse più l’Ucraina.
La guerra non ci piace, proprio perché – diversamente da Salvini – l’abbiamo fatta, ma in certe situazioni risulta necessaria.
Nell’attuale conflitto, inoltre, si sta formando una nuova generazione di Europei, che trovano la propria identità da un lato nella fede, e dall’altro nell’accettazione della laicità dello Stato, contrapposta alla riedizione della teocrazia rappresentata dalla Russia.
Molti ucraini vanno al fronte dopo essersi sposati col rito religioso, ed in quel Paese – dopo l’inizio della guerra - le nascite sono aumentate: segno che la gente, in previsione dell’inizio delle ostilità, si affrettava a concepire dei figli, manifestando così la propria fiducia nel futuro.
Fa bene il Papa a promuovere la pace, mantenendo la neutralità della Santa Sede.
Altra cosa, però, è la neutralità militare, altra cosa l’indifferenza davanti ai termini della contesa in atto in Europa.
La Chiesa Cattolica ha accettato – fin dal tempo del Concilio – la libertà di coscienza e la separazione dallo Stato, che furono affermati a suo tempo dai Cattolici Liberali.
Abbiamo recentemente commentato come le ricerche condotte negli Archivi Vaticani dal Professor Kertzer abbiano rivelato a quali errori avesse condotto la mancata accettazione di queste idee al tempo dell’Olocausto
Il dissidio vissuto dall’Europa durante le due Guerre Mondiali si ripropone, ma la Chiesa non è più schierata dalla parte del principio di legittimità.