Si è detto che la nomina di Zuppi a capo dei Vescovi abbia rallegrato la Sinistra, e fatto arrabbiare la Destra.
Si è detto che la nomina di Zuppi a capo dei Vescovi abbia rallegrato la Sinistra, e fatto arrabbiare la Destra.
Questa asserzione risulterebbe veridica se la Sinistra esistesse ancora.
Purtroppo, però, la Sinistra è defunta da tempo, anche se ne sopravvivono qua e là alcuni spezzoni, nelle Regioni e nei Comuni.
Di conseguenza, sarà tutt’al più contento chi – come noi - ne faceva parte, e credeva sinceramente nelle sue ragioni: cioè, in sostanza, nella giustizia sociale e – sul piano internazionale – nella emancipazione dei popoli.
Queste persone – alcune delle quali sono ancora in circolazione – hanno trovato nella Chiesa di Bergoglio non tanto un interlocutore o un alleato, bensì un sostituto: cioè un soggetto che si è incaricato di risollevare le loro bandiere e di riaffermare le loro istanze.
Come può farlo in concreto una istituzione non politica, quale è la Chiesa?
In primo luogo riformandosi, cioè permettendo che nel suo ambito si esprimano liberamente, ed influiscano effettivamente sulle sue scelte tutti i soggetti che con essa intendono interloquire: in primo luogo, chi riconosce le prerogative dello Stato, che deve essere laico in quanto le sue norme non si conformano necessariamente con il precetto religioso.
Noi cattolici liberali siamo stati invece a lungo emarginati dalla comunità dei credenti, e chiediamo di farne parte a pieno titolo: senza escludere nessuno, ma senza più subire alcuna discriminazione.
In secondo luogo, la Chiesa – essendo una realtà universale – esprime le istanze dei popoli oppressi, anche quelli non cattolici e non cristiani.
Dai quali proviene una immigrazione che non deve essere né discriminata, né assimilata con la forza.
L’impegno contro il razzismo e per la costituzione di una società multiculturale costituisce dunque l’altro terreno su cui sono impegnati tanto la gerarchia quanto il laicato.
Vi è poi un terzo campo di azione, non meno importante degli altri: si tratta di cambiare il modello economico.
Qui la Sinistra ha abdicato completamente alla sua funzione, in quanto ha tratto dal fallimento del comunismo una conclusione sbagliata, ritenendo che non si dovesse ricercare, immaginare e tanto meno perseguire alcun modello alternativo.
Lo prova il fatto che tutti i Governi di Centro – Sinistra hanno nominato all’Economia dei cosiddetti “tecnici” – per lo più provenienti dalla Banca d’Italia - i quali si sono puntualmente distinti per limitare i diritti dei lavoratori.
Ritenendo obsoleta la loro causa, la Sinistra si è dedicata a tutelare soltanto i diritti individuali.
Che sono certamente importanti, ma non hanno nulla a che fare con la giustizia sociale.
Si è inoltre trascurato un dato di fatto fondamentale, che tanto il comunismo quanto il capitalismo avevano un fondamento comune: entrambi si basavano infatti sul postulato costituito dalla possibilità – e dalla necessità storica – di un progresso illimitato dei mezzi di produzione industriali.
Che però, a prescindere da chi li controllasse, consumano le risorse naturali: le quali non sono illimitate.
Tanto il comunismo quanto il capitalismo trovavano la loro origine ideologica nelle “magnifiche sorti e progressive”, che già il Leopardi riteneva illusorie in quanto basate da una parte sulla violenza inflitta alla natura, e dall’altra parte sulla violenza inflitta ai popoli con il dominio coloniale.
Ora bisogna invece promuovere una economia circolare, che mantiene intatte le risorse naturali, non più mirando al consumo, bensì alla loro equa distribuzione.
Ciò porta inevitabilmente alla rivalutazione delle comunità locali, con le loro rispettive tradizioni e con la loro specifica cultura: in una parola, con la loro identità.
La causa ecologica e quella identitaria finiscono dunque per coincidere nella riaffermazione del principio di autodeterminazione.
Che non si deve applicare soltanto nell’ambito politico e giuridico, ma anche – per l’appunto – in quello economico.
Finito il colonialismo inteso come dominio diretto, permane lo sfruttamento delle risorse dei Paesi poveri, e si accresce la differenza tra la loro e condizione economica e la nostra.
Il Papa viene per la prima volta dai Paesi extra europei, e rappresenta la loro causa nel cuore dell’Occidente.
Per evitare un conflitto tra il Nord e il Sud del mondo non vi è che una strada: quella, descritta nel Magistero di Bergoglio, del cosiddetto “sviluppo zero”.
Si tratta di una utopia?
All’inizio, anche la causa della giustizia sociale veniva considerata una utopia.
Il Movimento dei Lavoratori non smise però mai di perseguirla.
Quando è venuto a mancare questo impegno, l’ingiustizia si è aggravata, tanto nell’ambito dei singoli Paesi quanto tra i diversi popoli.
Fino al punto che è scoppiata la guerra.
La Chiesa è rimasta sola, in Italia, a combattere per la giustizia sociale.
Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla.

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Mario Castellano  28/5/2022
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