Massimo Cacciari, intervenendo su “La Stampa” di Torino dell’Otto Luglio ...
Massimo Cacciari, intervenendo su “La Stampa” di Torino dell’Otto Luglio in merito alle conseguenze della guerra in Ucraina, rileva come anche la nostra generazione, dopo le due anteriori, coinvolte in altrettanti conflitti mondiali, si trova a sua volta davanti ad una crisi storica, che l’ex Sindaco di Venezia definisce “un salto d’epoca”.
Dopo il quale “nulla è destinato a fare ritorno”.
Se infatti “era ancora possibile nasconderci la natura della fase che attraversiamo prima della guerra in Ucraina, oggi non più”.
Chi ne uscirà vincitore?
La Russia, secondo Cacciari, è destinata a perdere, in quanto “potenza economicamente troppo debole per potere reggere” una situazione simile a quella vissuta a suo tempo dall’Unione Sovietica, incapace di sopportare contemporaneamente l’usura del conflitto in Afghanistan e la rincorsa agli armamenti imposta da Reagan.
Se la Russia perde, l’America – paradossalmente – non vince, in quanto non potrà “mai più aspirare ad un governo mondiale”; anche se può “contemporaneamente rafforzarsi la sua leadership in Occidente”.
Lo scontro in atto farà infatti emergere inevitabilmente “altri continenti e altri imperi” che - proprio in quanto se manterranno al di fuori della contesa – potranno approfittarne per realizzare le loro ambizioni storiche.
Pensiamo alla Cina, all’India, all’Iran ed alla Turchia.
E’ viceversa destinata a cadere in una crisi irreversibile l’Europa Occidentale.
Non appena la Russia, che ha già bloccato nei porti del Mar Nero il grano dell’Ucraina, chiuderà il rubinetto del gas, verrà meno il nostro sistema di “Welfare”, retto fino ad ora su “ragioni di scambio nel mercato delle materie prime e della energia” destinate a venir meno definitivamente.
Nè – secondo Cacciari – la nostra classe dirigente risulta capace di fare fronte a questa situazione, cui risponde soltanto “con misure tampone, assistenzialismo episodico o magari, come da noi, con l’incredibile irragionevolezza delle politiche dei bonus”.
Si tratta infatti di misure che non possono più essere finanziate: né con il gettito fiscale, essendo divenuti tutti incapienti, né con il debito pubblico.
L’unica idea consiste nell’aumentarlo, scaricandolo sulle future generazioni, “dal momento che nei tempi lunghi siamo tutti morti. Non ci sono più tempi lunghi”.
E’ dunque destinata ad esplodere la rabbia sociale, causando inevitabili “problemi di ordine pubblico”.
Se la classe dirigente è impreparata per fronteggiare la crisi economica, essa ha viceversa predisposto gli strumenti giuridici necessari per edificare uno Stato autoritario.
Infatti, “abbiamo assistito, rifiutandoci di discuterne, a formidabili modifiche della nostra Costituzione reale, materiale”.
Se si trasformano – osserva Cacciari – i fondamenti delle politiche di Welfare, come potrebbero restare identici gli assetti istituzionali?”
Il Professore si riferisce evidentemente al ricorso – costituzionalmente illegittimo – ai Decreti del Presidente del Consiglio quali atti legislativi, ed alla violazione della competenza delle Regioni.
Questo processo, che si può definire come un colpo di Stato – sembra insinuare Cacciari – ha avuto il suo momento decisivo e culminante nell’avvento del Governo Draghi, quando si è imposto “un modello pseudo – presidenzialistico, lo svuotamento senza “compensazione” alcuna del Parlamento, un tecno – paternalismo che ha liquidato l’autorevolezza stessa dell’agire politico”.
L’Autore si domanda “per quale ordine mondiale lavoriamo oltre la guerra”.
Si dice che si stanno confrontando la democrazia e l’autocrazia, ma quanta democrazia ci rimane?
La via di uscita consiste, a nostro avviso, nel sostituire gli Stati nazionali, ormai irreversibilmente autoritari, con dei nuovi soggetti di dimensioni più ridotte, modellati sulle diverse identità collettive, nel cui ambito sia possibile ripristinare il criterio rappresentativo, e nel sostituire l’attuale modello di Welfare con una economia circolare a profitto zero ed a sviluppo zero, come quello delineato nel Magistero del Papa.

Se Cacciari vede chiaro nel presente, Bergoglio vede altrettanto chiaro nel futuro.

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Mario Castellano  10/7/2022
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