Per capire chi sono e come agiscono i “Pentastellati”, non abbiamo avuto bisogno di attendere l’incontro tra Conte e Draghi.
Alcuni anni or sono, si rivolse a noi – per il tramite del suo bagnino leghista – il loro “leader” locale, noto per essere stato inviato in trasferta dalla sua Amministrazione Pubblica nientemeno che a Parigi.
Questa operazione clinico – mediatica aveva lo scopo di salvare la vita al maggior numero possibile di Francesi: i quali, notoriamente, muoiono come le mosche per mancanza di assistenza sanitaria.
Nel nostro Paese di adozione vedevamo arrivare periodicamente dei medici europei e nordamericani, i quali spendevano le loro ferie per dedicarsi agli ammalati locali, che avevano effettivamente un disperato bisogno di cure.
Queste missioni, però, non “facevano notizia”, e quindi non interessavano al fiduciario locale di Beppe Grillo.
Costui ci disse di essere perseguitato dal capo locale dei Berlusconiani, e che dunque intendeva chiedere protezione al Partito Democratico.
Gli procurammo immediatamente un appuntamento con un dirigente di Genova, ma a questo punto l’uomo – terrorizzato dalla prospettiva di essere contaminato dai “Comunisti” - ruppe bruscamente ogni rapporto con noi.
Il Professor Melloni scrisse una volta che la cultura politica dei “Pentastellati” è di Destra.
Letta, però, non se ne è ancora accorto, e persiste in una collaborazione che costoro utilizzano spregiudicatamente soltanto per affermare la propria demagogia.
Il nipote del “Conte Zio” ritiene che Grillo gli possa portare in dote un pacchetto di voti in occasione delle prossime elezioni politiche.
Ammesso e non concesso che ciò sia vero – il risultato delle ultime amministrative certifica che Conte gode ormai di un consenso ridotto a una sola cifra – il prezzo da pagare è manifestamente esorbitante: l’Avvocato “del Popolo” (!?) pretende infatti addirittura che l’alleanza cambi nome, e non si chiami di “Centro – Sinistra”.
Soprattutto, però, i Democratici dovrebbero sposarsi con un soggetto che non perde nessuna occasione per insultarli: l’autolesionismo non esiste soltanto nelle vignette di Cipputi e Tafazzi.
Veniamo ora ai risultati dell’incontro “storico” di Palazzo Chigi.
Conte ha sgombrato previamente il terreno delle due questioni su cui era possibile – almeno in linea teorica – una rottura: l’invio delle armi all’Ucraina, cui si procederà regolarmente, e la costruzione di un termovalorizzatore a Roma.
L’ex Sindaco non lo voleva, intendendo infliggere ai Quiriti montagne di spazzatura nelle strade solo perché si erano permessi di mandarlo a casa.
Tutto il resto erano fanfaluche.
Tanto il dirigente locale dei “Pentastellati” da noi conosciuto quanto quello nazionale hanno in comune la tendenza ad evitare le questioni dirimenti, sulle quali si gioca la sopravvivenza della democrazia in Italia.
Non potrebbe essere diversamente, dato che Conte ha stabilito a suo tempo due precedenti che hanno leso irrimediabilmente lo Stato di Diritto.
In primo luogo, in qualità di Capo del Governo, ha preso a legiferare illegittimamente mediante un atto amministrativo, quale è il Decreto del Presidente del Consiglio.
In secondo luogo, ha sottratto alle Regioni la competenza legislativa ed amministrativa in materia di Sanità, attribuita espressamente dalla Costituzione a questi Enti Pubblici Territoriali.
Conte ha esautorato tanto il Ministro della Sanità quanto il Consiglio dei Ministri quale organo collegiale, attribuendo il relativo potere ad un Commissario: al quale ha affiancato un organo sterminato e pletorico, di cui ha chiamato a far parte anche personaggi privi di ogni competenza scientifica in materia.
Ora Draghi, basandosi su questi precedenti, ha approfittato della emergenza idrica per vulnerare la competenza delle Regioni in materia di acque interne, e si accinge a fare lo stesso con il disastro di Canazei per sottrarre loro anche quella sulla pianificazione territoriale.
Se a Conte importasse qualcosa dello Stato di Diritto, darebbe battaglia su questi temi.
L’Avvocato “del Popolo” se ne guarda bene in quanto spera (in verità con poco fondamento) di scalzare Draghi, e di ergersi nuovamente a dittatore al suo posto.
C’è, tra questi due personaggi, una differenza: mentre Conte proviene da una formazione autoritaria, Draghi ha radici liberal-democratiche, ma approfitta delle diverse emergenze in atto (manca ancora la peggiore, cioè la crisi energetica) per sospendere a proprio favore le garanzie costituzionali connesse con la tripartizione dei poteri.
Abbiamo infatti un Esecutivo che legifera, ed un Parlamento che non protesta per il proprio esautoramento; abbiamo inoltre degli Enti Pubblici Territoriali privati progressivamente delle loro competenze, i quali non trovano tuttavia nulla da ridire davanti ad uno Stato che non “riconosce” più le autonomie locali, e tanto meno le “promuove”.
L’avvento del fascismo fu contrassegnato dalla fine anche formale i quel limitato potere che i Comuni avevano conservato, essendo preesistenti allo Stato unitario.
Ora questa prevaricazione si ripete, coinvolgendo le Regioni.
Le quali ben presto dovranno scegliere tra il venir meno della loro ragion d’essere e la rivendicazione della piena indipendenza: questa è l’alternativa davanti alla quale le dittature pongono i soggetti di Diritto Pubblico diversi dallo Stato.