LETTERA APERTA AL SINDACO DI IMPERIA
Illustre Signor Sindaco,
Anche a Lei è toccato – e sinceramente ci dispiace – subire gli insulti di uno scalmanato.
Non tutto il male, però, viene per nuocere, e l’episodio sgradevole in cui Ella è stato coinvolto dovrebbe offrirle un saggio della vita quotidiana dei Suoi concittadini: un Sindaco, d’altronde, viene eletto proprio per organizzarla e per migliorarla, fin dove sia  possibile.
Da tempo abbiamo segnalato – tanto a chi ci legge quanto alle Autorità competenti – il fatto che la Città è piena di “balordi” e di asociali che si dedicano ad insultare – ed a volte tentano perfino ad aggredire, come ci è successo soltanto lunedì scorso - quanti hanno l’unico torto di professare opinioni politiche diverse dalle loro.
Cioè diverse – per dirlo chiaramente – da quelle della Sua parte.
Non intendiamo insinuare che questi maleducati, intolleranti e violenti siano direttamente ispirati ed organizzati da Lei, o dal Suo Partito.
Proprio per questo, però, una parola aperta e ferma di dissociazione dal loro operato risulterebbe quanto mai opportuna: ci permettiamo anzi di dire che sarebbe necessaria, per evitare che la Città cada in un clima di intolleranza, incubatore di un conflitto civile.
Del quale si moltiplicano i sintomi.
Un noto dirigente del Suo Partito tiene abitualmente dei comizi volanti a sostegno delle proprie posizioni, ed in opposizione a quelle del Governo: si tratta di un comportamento piuttosto incomprensibile, trattandosi di una forza politica inserita nella maggioranza.
Quanto al metodo prescelto per svolgere la propria propaganda, l’Autorità competente ha fatto notare con molta cortesia a questo Signore che la Legge vieta gli assembramenti: se dunque egli intende svolgere un comizio, deve notificarlo alla Questura.
In coincidenza con i momenti cruciali della vicenda politica nazionale, una nota Società Sportiva riunisce i propri aderenti nella struttura che l’Amministrazione Comunale le ha concesso in uso, non certo però per promuovere mobilitazioni di carattere apertamente sedizioso.
Regolarmente, questi raduni terminano, ad ora tarda della notte, con un “rompete le righe”.
Se dal punto di vista dell’efficacia li si può volgarmente paragonare ad una masturbazione in vista di un coito regolarmente mancato, dal punto di vista dell’Ordine Pubblico si tratta viceversa di prove generali in vista di una aperta sovversione.
Ci domandiamo se l’Amministrazione Comunale non abbia nulla da ridire al riguardo.
O forse Ella semplicemente ignora quanto avviene al di là del portone del Municipio, o di quello della Sua vigilatissima residenza privata.
Per questo, riteniamo che il pur deplorevole episodio di Costa d’Oneglia – lungi da noi cadere nell’apologia di reato! – possa risultare per Lei ammonitore e salutare.
Il Sultano di Costantinopoli viveva talmente chiuso nel suo Palazzo di Topkapi che alla fine l’Impero finì governato dal guardiano: per questo lo si definiva la “Sublime Porta”.
Ella ha corso un analogo rischio con il Dottor Sacchetti, il quale riceveva tutti i messaggi indirizzati al Sindaco.
Se poi li trasmettesse o meno, fedelmente o meno, non sappiamo.
Qualche maligno afferma che lo facesse con la massima cura, ma il destinatario si trovasse in via Fieschi.
Si tratta certamente di una bassa insinuazione, maturata però nel clima del conflitto che ha lacerato la Sua famiglia.
Ci vorrebbe la penna di Dante Alighieri per descrivere questa vicenda, che ricorda le faide familiari dell’Italia detta – per l’appunto – dei Comuni.
Gianciotto – così chiamato in quanto zoppo - uccise la moglie Francesca ed il cognato Paolo essendone stato tradito.
C’è però chi afferma che l’omicidio venne consumato da tale Ugolino, detto “dell’Occhio” in quanto sguerciato in battaglia.
Gli Italiani hanno l’abitudine di vendicarsi attribuendo dei soprannomi: anche Ella è noto con quello di “Bassotto”.
Parlando di cose serie, non sappiamo se il suo Ufficio Stampa le abbia trasmesso l’appello, firmato da numerosi suoi Colleghi, rivolto a Draghi affinché rimanga.
L’Onorevole Andreotti diceva che a pensar male si commette peccato, ma si indovina.
Poiché tra i sottoscrittori c’è anche Toti – suo acerrimo nemico, per via della faida familiare – può darsi che il testo Le sia stato nascosto, per non indurLa in tentazione.
Fatto sta ed è che Ella non ha firmato, evitando così le ire della Meloni.
La quale non ha mancato l’occasione per dimostrare la più crassa ignoranza, propria e dei suoi collaboratori.
Secondo la borgatare della Magliana, i Sindaci sottoscrittori dell’appello avrebbero mancato di rispetto alla loro condizione di soggetti incorporati in un organo dell’Ente Pubblico.
Ciò significa che il sedicente futuro Presidente del Consiglio (a proposito, come mai il Suo nome nella lista dei Ministri?) ignora un principio fondamentale del Diritto Pubblico, in base al quale chi occupa cariche elettive esercita la triplice rappresentanza politica, giuridica e di interessi.
Che cosa significa esercitare rappresentanza politica se non esprimere gli indirizzi manifestati dai cittadini con il suffragio popolare?
La Meloni non trova invece nulla da ridire quando i Governatori del suo Partito auspicano che Draghi se ne vada.
Ciò significa che secondo costei la rappresentanza politica si può esprimere soltanto quando si è d’accordo.
Non a caso, “il Duce ha sempre ragione”.
Questa è la democrazia secondo la Sua parte politica.
Il nostro concittadino di Costa d’Oneglia ha certamente sbagliato, avendo espresso il proprio dissenso in violazione delle norme penali, ma nel merito ha pienamente ragione.
Con ossequio.
Mario Castellano

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Mario Castellano  22/7/2022
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