Draghi si è congedato da Palazzo Chigi dimostrando con il suo sfogo che anche i banchieri hanno un’anima...
Draghi si è congedato da Palazzo Chigi dimostrando con il suo sfogo che anche i banchieri hanno un’anima: proprio in quanto sono capaci di abbandonare i saloni ovattati della finanza per sporcarsi le mani con la realtà di un Paese in rovina e cercando – per quanto era ancora possibile - di salvarlo.
Il Presidente del Consiglio ha detto in sostanza due cose.
La prima è che non accetterà un altro eventuale mandato.
I motivi di questo rifiuto non vanno ricercati tanto nell’impraticabilità di nuove alchimie parlamentari, quanto nel fatto che Draghi, ritornando in Italia - ed anzi nella sua stessa Città - si è ritrovato straniero in patria.
Il Paese che nei suoi anni di permanenza all’estero aveva immaginato, in quanto cattolico liberale formato dai Gesuiti ed economista di scuola anglosassone, non esiste più, sostituito da una Italia terzomondizzata e plebea: quella dei borgatari, incarnati dalla Meloni.
È come quando i vecchi liberali non si riconoscevano più nell’Italia di Mussolini, portato al potere da una massa di plebei: quanti cioè avevano combattuto nella Grande Guerra, e poi avevano marciato su Roma.
Certamente, l’Italia magnatizia, ideata nel Risorgimento secondo un modello aristocratico, non poteva reggere l’urto causato dall’inevitabile ingresso delle masse nello Stato, sotto la guida di un agitatore socialista, figlio del mondo che in lui si riconosceva.
Draghi possiede una villa nella campagna dell’Umbria, dove potrà sempre ritirarsi quando i suoi nuovi impegni internazionali lo permetteranno.
Anche nel periodo tra le due guerre, l’aristocrazia – quella di sangue come quella intellettuale ed economica – trovava rifugio nelle grandi tenute sparse sulle colline dell’Italia Centrale e negli altri luoghi esclusivi ed ameni della Penisola.
La società espressa dalle città era però intanto cambiata, come è cambiata oggi.
Tra questi due mondi, rimane il legame costituito dalla Chiesa, che non a caso può contare oggi su due Papi: l’uno espressione dell’aristocrazia di lingua tedesca, erede del Sacro Romano Impero, l’altro delle plebi del Terzo Mondo.
L’augurio è che soggetti così diversi possano convivere senza scontrarsi.
Draghi sceglie di farsi da parte, come – molto più modestamente – ci facciamo da parte anche noi.
Il Quetzalcoatl storico – soggetto diverso da quello mitologico – era il capo del popolo dei Nahuatl, che abitava il territorio dell’attuale Stato di Jalapa, nel Messico.
Essendo scoppiata – pare intorno al quattordicesimo secolo - una guerra civile, il Sovrano ritenne fosse suo dovere evitarla: per cui, riuniti i propri seguaci, li condusse nell’emigrazione varso l’attuale Nicaragua, dove ricostituirono il loro regno.
Ci sarà sempre un luogo – fisico o spirituale – dove continuerà ad esistere l’Italia nella quale ci siamo sempre riconosciuti.
Il Presidente del Consiglio da una parte denunzia giustamente i burattini della Russia, ma dall’altra parte non può esigere dai suoi amici americani – che custodiscono le prove del tradimento – di esibirle.
Questo, le Autorità di Washington lo faranno esclusivamente in base ai propri interessi, quando li vedranno minacciati.
Nel frattempo, Draghi constata amaramente che non gli è venuto a mancare tanto il necessario sostegno parlamentare – è stato un miracolo che il suo Governo sia sopravvissuto fino ad ora – quanto piuttosto il consenso popolare necessario per conferirgli un sostegno solido, tale da poter durare più di un breve volgere di stagione.
Mancava infatti la base popolare necessaria per la sopravvivenza della democrazia liberale: per cui non bastano le redazioni dei giornali, né i salotti buoni, né le stesse aule parlamentari.
Quando i Comunisti hanno perso l’aggancio con la Russia, qualche dirigente ha creduto di sostituire le vecchie passioni popolari atteggiandosi goffamente ad “amercano”,  al modo di Renato Carosone.
L’esito sarebbe stato ridicolo, se non si fosse rivelato tragico.
Il popolo, abbandonato a sé stesso da dirigenti inetti ed impreparati, si è così rivolto ai mestatori, prima un comico di Sestri Ponente, e poi una borgatara dalla Garbatella.
I dirigenti democratici non sono né carne né pesce: troppo aristocratici per contenderle il consenso delle masse, tropo popolani per essere ammessi nei palazzi del potere internazionale.
Quanto agli Italiani che ancora credono nella democrazia liberale, i vecchi alleati non mancheranno di proteggerli, o sul proprio territorio o negli spazi sostanzialmente extraterritoriali che rimarranno praticabili entro i nostri confini.
E’ comunque bene che Draghi non conceda nessun “endorsement” ai Partiti opposti alla Meloni: questi soggetti hanno già accettato il ruolo subalterno loro riservato all’interno del nuovo sistema di potere.
Il Re d’Inghilterra potrà tornare a visitare i suoi amici nelle loro tenute del Chianti, anche se una visita di Stato divenisse impossibile: i proprietari troveranno un “modus vivendi” con i nuovi governanti di Roma, come la Corona Britannica lo ha trovato con i “commoners” che si sono succeduti nel governo di Londra.
Il futuro di chi appartiene alla vecchia Italia consiste nell’essere degli esiliati, oppure dei “gentlemen farmers”: nelle scorse settimane, ci siamo recati più volte a visitare un amico che si è ritirato in un castello dell’entroterra, tra gli oliveti della Valle Impero.

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Mario Castellano  23/9/2022
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