Su sollecitazione di alcuni amici, commentiamo le ultime notizie dal nostro Paese di adozione.
L’ultima volta che avemmo occasione di farlo, fu quando venne bruciata la Venerata Immagine detta del “Sangue di Cristo”, un Crocifisso in grandezza naturale scolpito in Spagna.
Si trattava di una delle uniche due statue custodite in Nicaragua ma realizzate nella Madrepatria: l’altra – per fortuna non ancora oltraggiata – è quella della sua Patrona, la Vergine di El Viejo,  che Santa Teresa d’Avila aveva affidato personalmente ad un suo fratello carnale affinché la portasse nel Nuovo Mondo, per incrementare la devozione popolare tra gli indigeni.
Il “Sangue di Cristo”, sopravvissuto a tutte le guerre, rivoluzioni e calamità naturali e passato attraverso diverse sedi a partire dal periodo coloniale, era stato infine collocato nella nuova Cattedrale di Managua, protetto da una teca di cristallo a prova di proiettile.
La domenica precedente quella delle Palme, quando si svolge la solenne Processione detta “dell’Asina”, in quanto una statua di Cristo seduto, realizzata a tal fine, è portata in giro su questa cavalcatura, il Crocifisso veniva disceso e cosparso di abbondante profumo, nel quale si intrideva un cotone ritenuto per tale motivo miracoloso.
Fino a Pasqua, le diverse associazioni professionali si alternavano nell’organizzazione di Messe quotidiane in suo onore: a quella dell’Esercito partecipavano praticamente le intere Forze Armate, dal Capo di Stato Maggiore fino all’ultimo soldato.
Il Venerdì Santo, i Pompieri portavano su di un loro veicolo la statua fino al luogo detto il “Teresiano”, situato circa cinque chilometri dalla Cattedrale: di lì partiva una processione cui partecipavano un milione e mezzo di persone, cioè i tre quarti della popolazione della Capitale, che rimaneva quindi praticamente deserta.
Alla fine, l’Arcivescovo benediceva la folla dalla loggia esterna della Chiesa.
La statua venne bruciata, malgrado la protezione, per ordine della moglie del Presidente Ortega, la Signora Rosario Murillo, che si è sempre dilettata di negromanzia.
In occasione di una delle elezioni perdute da suo marito, costei fece venire dall’Africa più di cento stregoni, che vennero portati a compiere una gita in barca sul lago Xolotlàn, consacrato alla Madonna.
Un improvviso tornado quasi affondò l’imbarcazione, per cui gli sciamani, terrorizzati da questa manifestazione di ostilità della Vergine nei loro confronti, tornarono di corsa ai luoghi di origine.
La Signora venne però rafforzata nella sua ostilità verso la religione cristiana, che ritiene abbia usurpato i culti ancestrali precolombiani.
Il cui “revival”, in tutta la parte del Continente dove prevale la radice indigena, ha già causato numerosi atti di vandalismo, e soprattutto incendi dolosi nelle Chiese.
Perché però distruggere un’opera d’arte?
Precisamente in quanto le processioni – cui partecipano anche quanti non frequentano la Messa domenicale – costituiscono una occasione di socializzazione di massa non gradita dalla “Prima Dama”.
La quale le ha fatte proibire tutte quante da suo marito.
In realtà, con questa decisione Rosario Murillo ha palesato i limiti della sua cultura religiosa: si tratta infatti quasi sempre di manifestazioni de sincretismo, essendo le statue dei Santi riferite in origine alle divinità dei culti tradizionali; soprattutto nel caso di San Gerolamo, detto il “Medico dei Poveri”, Patrono di Masaya, ma soprattutto dei “curanderos”, cioè degli sciamani che curano i pazienti con la magia e con la medicina tradizionale.
San Domenico di Guzman, la cui statua sostituì ben dopo l’Indipendenza il culto tributato ad una divinità ancestrale venerata nella “Sierrita”, cioè sull’altipiano – all’epoca ancora boscoso - che domina Managua, viene solennemente trasportato fino sulle rive del lago Xolotlàn ogni Primo di Agosto, e riportato indietro il successivo Dieci Agosto.
La processione, che segue il simulacro del Santo portato dalla Confraternita dei boscaioli fino al limite della Città, dove viene preso in carico dalla Confraternita dei pescatori, i quali lo innalzano su di una cassa in forma di barca, costituisce – per numero di partecipanti e per manifestazioni di devozione popolare – la risposta dei cosiddetti “Pagani” (questa denominazione non si dovrebbe usare, in quanto dispregiativa) ai Cristiani, che sfilano invece il Venerdì Santo.
Il clero è completamente bandito dai festeggiamenti in onore di San Domenico di Guzman, intorno al quale – quando arriva alla Chiesa di San Sebastian, posta in riva al lago, si balla fino al mattino dopo.
Quotidianamente, per dieci giorni, si svolgono ulteriori processioni con la Venerata Effige per le vie cittadine.
Altre vengono invece celebrate dalla Confraternita di “San Domenico di Sotto”, che custodisce una immagine identica a quella ufficiale, detta “di Sopra” in quanto è custodita sulla “Sierra”, cioè in montagna.
A Managua – come avveniva da noi nel Medio Evo – ci sono dei quartieri abitati esclusivamente dai componenti di una corporazione.
Quello sorto intorno alla Chiesa di “San Domenico di Sotto” è abitato dai “matones”, cioè dai sicari professionali.
Ai nostri tempi, ogni giorno c’era in quella zona il “fixing”: si stabiliva cioè il prezzo di una esecuzione; quando era basso, si poteva ordinare un omicidio per cento dollari.
Il Sacerdote che celebra la Messa domenicale nella Chiesa del rione viene prelevato al suo confine e poi riportato indietro dai componenti della corporazione.
Pronunziando l’omelia, il prete deve naturalmente sorvolare su certi aspetti della Teologia Morale.
I Confratelli accompagnano la statua con una processione a cavallo, che ricorda il “treno di bravi” di cui parla il Manzoni a proposito del seguito dell’Innominato.
Alcuni di loro recano dei sacchi per le elemosine, posti alla estremità di lunghe pertiche, per sollecitare un contributo dai fedeli che assistono allo spettacolo: è inutile aggiungere che nessuno osa lesinare una offerta, data l’identità dei richiedenti.
Quando venne nominato Arcivescovo di Managua Monsignor Solorzano, “L’Osservatore Romano” pubblicò una biografia che lo qualificava come figlio del Priore della Confraternita di “San Domenico di Sotto”: i lettori avranno creduto che l’alto prelato appartenesse ad una famiglia particolarmente devota.
Chi è stato a Managua conosce però la professione svolta dai Confratelli.
Intorno alla statua di San Domenico “di Sopra” si accesero in passato delle dispute tra i Cristiani e quanti seguono la religione tradizionale: i quali, arrabbiatisi per l’uso improprio dell’effige fatto dalla parte avversa, la fecero rubare.
Il ladro, tale Lisimaco Chavez, che altrove sarebbe stato biasimato come sacrilego, viene considerato come un eroe nazionale dai correligionari, ed ogni anno la Televisione lo intervista, esaltando il suo gesto.
Non sappiamo se il divieto di svolgere le processioni valga anche per San Domenico: speriamo di no, dato che non si tratta di una festa cristiana; lo prova il fatto che nostra moglie vi partecipa regolarmente con grande devozione.
I personaggi che fanno corona al Santo – pittorescamente agghindati e chiamati il “Maggiordomo”, “l’Indio Maggiore” e la “Vaquita” (cioè la “Piccola Mucca”, impersonata da una donna anziana) - vengono scelti ogni anno mediante una apposita votazione, e devono piangere cifre altissime per contribuire all’organizzazione: che comprende la banda musicale detta dei “Chicheros”.
I quali ripetono ossessivamente per dodici ore – dalle sei di mattina alle sei di sera, orario di inizio e di conclusione della cerimonia - la stessa breve frase musicale, provocando una sorta di estasi, o di stordimento: accresciuto dalle abbondanti bevute di rum, per cui molti cadono ubriachi lungo il percorso.
In conclusione, se anche Rosario Murillo dovesse sradicare completamente il Cristianesimo dal Nicaragua, scrostando quel sottile strato che ha sovrapposto alla religiosità tradizionale, la fede non ne scapiterebbe: tornerebbe semplicemente ad essere quella degli antenati.
Verrebbe certamente meno, però, la libertà di culto: la “Sinistra” italiana – prima di ispirarsi all’America Settentrionale – aveva idealizzato i Sandinisti, presi a modello per tutto il decennio dal 1979 – anno della loro Rivoluzione – al 1989, quando cadde il Muro di Berlino: dieci anni perduti per la revisione.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  27/9/2022
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved