Le cattive notizie, tanto dalla nostra Città quanto dall’Italia e dal mondo, si accumulano.
Le cattive notizie, tanto dalla nostra Città quanto dall’Italia e dal mondo, si accumulano.
Proprio in coincidenza con la festività degli Angeli Custodi, la nostra lingua braccese li ha perduti entrambi contemporaneamente, per cui la sua Accademia si ritrova priva di una sede.
“Braccioforte” ha chiuso, ufficialmente in via temporanea, ma il clima da tregenda – con lo storico ristorante abbandonato ai collaboratori albanesi dopo la precipitosa fuga dei titolari – fa presagire un “Crepuscolo degli Dei”.
In effetti, il migliore commento alla situazione attuale è - per l’appunto - che “les dieux s’en vont”.
Anche Milvia Pazzini, che durante l’epidemia aveva generosamente aperto le porte della sua edicola di piazza San Giovanni a tutti i Braccesi, ha chiuso.
La cessazione dell’attività ha assunto le caratteristiche di un colpo di Stato, cui ha fatto seguito il saccheggio di tutto quanto poteva ancora essere utilizzato della storica sede.
Sono stati ritrovati – e consumati durante la cerimonia di congedo - anche i cioccolatini che la nostra amica elargiva generosamente agli amici.
Che la fine fosse imminente, lo si era capito da diversi sintomi.
In primo luogo, la titolare permaneva “adormita” sulle sedie del bar adiacente, e vani risultavano i tentativi di svegliarla.
In secondo luogo, la curvatura della schiena, tale che al confronto Giulio Andreotti sembrava dritto come un granatiere di Pomerania, aveva ormai descritto una perfetta circonferenza, richiudendosi a trecentosessanta gradi.
Di qui la sofferta decisione del figlio di chiudere l’edicola, che ricorda Odoacre: il quale, deposto Romolo Augustolo, inviò a Bisanzio le aquile imperiali.
A Milvia dedichiamo, come omaggio, questa frase nella nostra bella lingua: “A quei che si scampa che te chiudi, dicci di così che te ti credi chi chiudi tosto fina loro”.
E’ morto Giorgio Congiu, storica figura di Tutore dell’Ordine, originario di Bracciano, dove il padre era giunto dalla Sardegna quale Sottufficiale dell’Esercito.
A Roma, quando dicevamo di essere braccesi, ci rispondevano immancabilmente: “Ah, lei è di Bracciano!”
Congiu era invece un autentico braccianese, giunto tra i Braccesi come Ulisse tra i feaci.
Qualche fazioso di Sinistra lo aveva soprannominato perfidamente “Papadopulos”, in riferimento al capo dei Colonnelli Greci, ma in realtà Congiu aveva fondato – insieme con Fontana, Vernizzi e Guerri - il Sindacato (all’epoca illegale) della Polizia.
Questo va ricordato nell’ora della sua morte.
Il Cardinale Ruini ha rilasciato una intervista adulatoria nei riguardi della Meloni, in cui la pescivendola viene paragonata subliminalmente alla Madonna.
“Don Camillo” ha finalmente trovato chi liquida l’eredità dell’antifascismo: pare che la sua ostilità sia originata dal fatto che il padre, un medico di Carpi, fosse un gerarca del deposto Regime, per cui ebbe qualche problema al momento della Liberazione.
Il Porporato osserva acutamente che non vi sono nella Sinistra dirigenti donne all’altezza della Meloni.
Facile rispondergli che non ci sono neanche più grandi Cardinali: un tempo erano i politici che li andavano a cercare, mentre ora sono i “Principi della Chiesa” a fare anticamera presso chi comanda sull’altra riva del Tevere.
Il Vaticano finisce così per essere influenzato da chi paga di più: dopo l’ambasciatore cinese, è l’ora della Presidente del Consiglio.
Putin, dal canto suo, minaccia l’Occidente mescolando i toni della propaganda antimperialista di stampo sovietico con quelli moralistici e messianici del pensiero “grande russo” di Dugin: il quale ha probabilmente influito sulla redazione del suo discorso.
Non è male che l’Occidente trovi chi lo contrasta, nel nome di principi e di progetti strategici alternativi.
Non si deve però dimenticare che la Russia aveva un proprio impero coloniale: trattandosi di una potenza di terra, e non di una talassocrazia come quelle occidentali, potè anzi mantenerlo più a lungo.
Certa “Sinistra”, che riteneva ingiusto il dominio dei Francesi sull’Algeria, giustificava invece quello dei Russi sull’Asia Centrale.
Si trattava della stessa gente che – nel nome dell’importazione di selvaggina - approvava la politica della “Grande Serbia” di Milosevic.
Lenin diceva di costoro che erano destinati a finire nella “pattumiera della storia”, come dimostrano i risultati elettorali conseguiti in provincia di Imperia dagli ex Comunisti.
Negli Anni Cinquanta, c’era un Consigliera Comunale democristiana che si faceva eleggere dalle cosiddette “beghinasse” regalando loro mezzo etto di caffè.
Ora qualcuno, tra gli ex Comunisti, si è ridotto a fare lo stesso con le vecchiette della sua parte politica.
Il futuro, però, è altrove.
La guerra in Ucraina viene combattuta da soggetti non europei.
Durante l’ultimo conflitto mondiale, si videro arrivare in Italia gli Americani di origine africana, i Senegalesi, gli Indiani ed i Marocchini.
Poi, tutti questi popoli cominciarono a reclamare i loro diritti.
Un giorno – a prescindere da come finirà la guerra - faranno lo stesso i Mongoli Buriati, gli Jacuzzi ed i Ceceni, che ora combattono in sostituzione dei Russi.
Questo avverrà a prescindere dalle sorti della guerra.
Con la decolonizzazione, divennero indipendenti quanti erano assoggettati a chi aveva perso come quanti erano assoggettati a chi aveva vinto.
L’Europa – di cui fa parte anche la Russia – crede ancora di poter fare la guerra per interposta persona, e non ci si dovrà meravigliare quando chi sta combattendo porterà la cambiale all’incasso.
A quel punto, non basterà ai “suprematisti” mascherarsi da poliziotti, come fa Salvini.
Il quale crede che sia sempre Carnevale.

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Mario Castellano  06/10/2022
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