Alcuni esponenti della Comunità Israelitica di Roma ...
Alcuni esponenti della Comunità Israelitica di Roma, intervistati dalla televisione nell’anniversario del rastrellamento nazista del 1943, hanno detto molto chiaramente che non si fidano per nulla della Meloni, né del suo Partito, né del suo Governo.
Non ce ne fidiamo neanche noi, non se ne fidano gli esponenti dell’Ebraismo internazionale – come abbiamo potuto verificare nei giorni scorsi prendendo contatto con i suoi rappresentanti – e non se ne fidano le democrazie liberaldemocratiche dell’Occidente.
Il motivo non va ricercato – come si ostinano a ritenere diversi esponenti della cosiddetta “Sinistra” – nelle superstiti manifestazioni di nostalgismo.
L’eredità fascista costituisce infatti una componente marginale – e non certo decisiva – del “patchwork” ideologico cui si ispira la Meloni: quanto conta è che si tratta di una ideologia di carattere totalitario, destinata a mettere la propria impronta su di una “democratura”.
Che tanto più rafforzerà la propria presa sull’Italia quanto più l’opposizione – non riuscendo a comprenderla – si dimostrerà incapace di contrastarla con efficacia.
Fino ad ora, gli oppositori di questi regimi si sono dimostrati non in grado di abbatterli, per cui dubitiamo che ci riescano Letta e Soci.
L’identitarismo, infatti, non si combatte nel nome delle ideologie, che rappresentano soltanto una sopravvivenza del passato.
La cura più efficace di un morbo è costituita dal vaccino, cioè dalla stessa malattia, che quando viene inoculata impedisce di contrarla in forma più grave.
Gli Israeliti fanno bene a preoccuparsi – come ci preoccupiamo anche noi Cattolici liberali, sempre più violentemente additati al disprezzo in quanto “modernisti” – in quanto un regime fondato sull’identitarismo tende inevitabilmente – in maggiore o minor misura – ad emarginare, a discriminare o a perseguitare chi non condivide l’uno o l’altro degli elementi che precisamente compongono la sua identità: quello religioso, d’altronde, non è certo il meno importante.
Molto si parla delle proteste in Iran, ma non si coglie il punto probabilmente fondamentale, e cioè che sono guidate dai Curdi: vale a dire dai componenti di un popolo del quale il regime nega la stessa esistenza.
La Meloni cadrà quando i cittadini, davanti alla sua pretesa di imporre l’identità nazionale italiana (che non esiste) risponderanno opponendo quella della propria Regione.
Il Papa mostra sempre maggiore attenzione all’Islam, e moltiplica le occasioni in cui incontra al più alto livello i suoi dirigenti.
La diplomazia vaticana si è accorta da tempo come dietro all’espansionismo di Putin - che si dimostra sempre più come un espansionismo straccione - si muovano, sul teatro della guerra ed introno ad esso, dei soggetti musulmani: oggi è uscita la notizia di una sabotaggio compiuto in una base militare da mobilitati tagichi (si tratta probabilmente di immigrati naturalizzati), i quali hanno fatto strage di ufficiali e soldati russi.
L’Iran è già presente con i propri istruttori, che manovrano i droni venduti alla Russia, mentre sul fronte opposto l’Arabia Saudita – in opposizione a Teheran – finanzia l’Ucraina.
La Turchia, dal canto suo, è stata fin qui l’unico mediatore accettato da entrambe le parti.
Pare che il Vaticano tenga d’occhio in modo particolare i suoi propositi di espansione nei Balcani.
Erdogan non può sperare di sottomettere dei popoli di diversa radice e quasi tutti di diversa religione, ma può proporsi come potenza egemone, svolgendo tra essi un ruolo “imperiale” di equilibrio.
Il Sultano non ha mai chiarito che cosa intenda quando afferma che “il confine della Turchia va da Trieste a Vienna”: probabilmente, vuole riasumere una egemonia regionale perduta con il Trattato di Berlino del 1878.
Se si scontrano le diverse identità – e quelle religiose sono le più forti ed estese – viene meno la possibilità di mediazione connaturata nelle vecchie ideologie, che per loro natura tendevano ad essere universali: non a caso, l’inno dei Socialisti si intitolava “l’Internazionale”.
E’ comunque inevitabile che alla fina vincano le identità più forti.
L’Ucraina si è rivelata un nemico irriducibile, che Putin può distruggere, ma non può sottomettere.
I Musulmani - siano essi alleati, nemici o formalmente neutrali – si rivelano altrettanto irriducibili, ma non possono essere né distrutti, né sottomessi.
Il Presidente della Camera portava le magliette anti islamiche.
I nostri vecchi ci dicevano sempre che la Fede è dentro, e non fuori.
I giornali avvisano che la Messa non si dice più in Chiesa, ma in locali più piccoli, dove i pochi vecchietti ancora praticanti (ogni domenica ci accorgiamo che qualcuno è mancato) si possono ancora riscaldare.
Se centoventimila persone affollarono Piazza San Pietro per la canonizzazione di padre Pio, al “Grande Pellegrinaggio” alla Mecca partecipano ogni anno più di cinque milioni di persone.
Gli altri vengono esclusi in quanto non c’è abbastanza posto.
Pare che un illustre convertito della nostra Città abbia protestato perché rimane in lista di attesa.
Soltanto nell’estremo Meridione dell’Europa, come nella sua parte orientale, la religione costituisce ancora un fattore identitario, avendo mantenuto la sua dimensione sociale.
Non conviene dunque affrontare il nemico sul terreno che gli è più favorevole.
La Meloni, Fontana e La Russa prevalgono facilmente su Letta, Renzi e Calenda, ma i Musulmani sono tutt’altra cosa.

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Mario Castellano  18/10/2022
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