Il Generale De Gaulle, cattolico tradizionalista ma rispettoso fino allo scrupolo del principio della laicità dello Stato...
Il Generale De Gaulle, cattolico tradizionalista ma rispettoso fino allo scrupolo del principio della laicità dello Stato, quando – in qualità di Presidente della Repubblica – andava a Messa (lo faceva ogni domenica, essendo praticante in privato) non prendeva la Comunione: si comportava, cioè, come se fosse stato un non credente, ed avesse assistito alla funzione soltanto per un dovere istituzionale.
Questo atteggiamento rispettoso della Costituzione non gli impedì tuttavia di agire in politica rispondendo all’ispirazione derivante dalle convinzioni religiose.
Vogliamo ricordare soltanto un episodio, ma decisivo: nell’ottobre del 1958, morto Pio XII, si riunì il Conclave per eleggere il nuovo Papa.
De Gaulle, ritornato da pochi mesi al potere, era assorbito dalla guerra di Algeria, che intendeva chiudere per evitare una guerra civile, quale minacciava di esplodere quando era stato richiamato dal suo eremo di Colombey-les-Deux-Églises.
Il Generale, forte del suo prestigio, chiese però dai Cardinali francesi – come tutti i Cattolici d’Oltralpe, era fedele alla memoria della “Figlia Primogenita della Chiesa Cattolica”, ed i Porporati provenienti d’Oltralpe avevano un peso che andava al di là del loro numero – di eleggere il Cardinale Roncalli.
Con il quale si era confrontato quando ambedue si erano ritrovati, essendo ancora in corso la guerra, nella Parigi liberata del 1944, dove l’ex Pro Nunzio a Costantinopoli doveva strappare la grazia del per quei Vescovi che si erano macchiati di collaborazionismo.
Si racconta che il Generale fece sedere accanto a Monsignor Roncalli, durante una pubblica cerimonia, due bellissime donne per mettere alla prova la sua castità, e poterlo dunque ricattare.
Il Nunzio continuò a guardare davanti a sé, ignorando la tentazione.
È difficile che nasca una amicizia tra due personalità tanto forti, ma fu questo quanto avvenne tra i due, che si sarebbero ritrovati in Vaticano, l’uno Papa e l’altro di nuovo Presidente.
Un filo accomuna molti di noi Cattolici, a prescindere dall’orientamento politico: c’è tra noi chi rispetta la laicità dello Stato, e c’è chi vuole restaurare il confessionalismo.
La Meloni ha preteso che un confessionalista assumesse la seconda carica dello Stato, e con questo ha mandato al Papa un messaggio molto chiaro: il suo minimo appoggio all’opposizione può determinare il sostegno del Governo al settore della Chiesa che lo avversa, cui Fontana appartiene dichiaratamente; se non addirittura la promozione di uno scisma, che d’altronde è già in atto “de facto”, in attesa di essere proclamato “de jure”.
Riuscirà la Chiesa a resistere a questo ricatto?
Il finanziamento derivante dall’applicazione del cosiddetto “Principio di Sussidiarietà”, che beneficia attraverso le cliniche e le scuole private il settore tradizionalista della Chiesa, è già in atto.
Esso però non favorisce la Santa Sede, né la Conferenza Episcopale, bensì i cosiddetti “Movimenti Ecclesiali”, accrescendo a dismisura la loro influenza.
Ne risulta che i Cattolici liberali sono sempre più emarginati: nella Chiesa, in quanto additati come “Modernisti”, e nello Stato in quanto oppositori del nuovo regime.
Il Presidente della Camera si è insediato affermato esattamente il contrario di quanto avrebbe fatto qualsiasi cattolico liberale.
Noi avremmo detto che la motivazione costituita dalla Fede rappresenta un incentivo a servire il prossimo, in condizioni di assoluta eguaglianza.
Da questo contributo, offerto tanto in forma individuale quanto in forma collettiva, scaturisce un prestigio ed una influenza di cui tutti devono tenere conto: ci proponiamo, in altre parole, di influire sulla società, senza curarci del controllo dello Stato.
Che, da parte sua, deve riconoscere a tutti eguali diritti.
Fontana dice invece che intende imporre ai concittadini la sua ideologia: la quale, comunque,
è altra cosa dalla Fede, impossibile da trasmettere mediante una coartazione.
Egli postula dunque uno Stato ideologico.
C’è, naturalmente, nel campo cattolico, qualche sprovveduto che si rallegra, in quanto si tratterà pur sempre di uno Stato influenzato dalla sua religione.
Si tratta di una illusione: se il regime è custode del criterio stabilito per determinare chi è veramente cattolico, anche i Cattolici liberali saranno inevitabilmente discriminati.
C’è voluto lo sforzo ed il prestigio di una intera generazione per conciliare lo Stato e la Religione: il Concordato del 1929 non la tutelava, ma la imponeva.
La Pira, Lazzati, Fanfani, Moro, De Gasperi la proponevano invece come un apporto alla consociazione civile.
Noi non avremmo mai voluto vivere il giorno in cui avessimo dovuto dire a nostra moglie, diversamente credente: “Da oggi, non siamo più uguali”.
Quel giorno, purtroppo, è venuto.
Se in Vaticano c’è qualcuno che se ne rallegra, è uno stolto.