Nessuno ha assistito all’incontro tra Berlusconi e la Meloni, per cui chi vuole ricostruirlo è costretto a lavorare di immaginazione....
Nessuno ha assistito all’incontro tra Berlusconi e la Meloni, per cui chi vuole ricostruirlo è costretto a lavorare di immaginazione.
Un precedente cui sicuramente non si può fare riferimento è costituito dal colloquio, descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi, tra il Conte Zio ed il Provinciale dei Cappuccini, all’insegna del “troncare, sopire”.
Più prosaicamente, ricordiamo una scenetta nella nostra lingua regionale, recitata dalla compagnia teatrale genovese di Marzari ed intitolata “Beghe ai troggi”, in cui si rappresenta una disputa tra due lavandaie, che avviene per l’appunto presso i trogoli della lavanderia pubblica.
Si tratta di una installazione tipica in particolare della Liguria, a causa della scarsezza di acqua che ha sempre contraddistinto la nostra terra.
Le protagoniste della “pièce” finiscono per rinfacciarsi volgarmente le rispettive infedeltà coniugali.
Questo, però, nel caso dei protagonisti dell’incontro di ieri, lo poteva fare la Meloni contro Berlusconi, e non viceversa.
Poiché le avventure talamiche del “Cavaliere” sono materia di pubblico dominio, è più probabile che si sia parlato di affari.
Il precipitoso intervento svolto sul padre dall’astuta Marina e dallo stolido Pier Silvio testimonia quanto il ricatto fosse poderoso.
I “Comunisti” – termine che la Destra usa per designare tutti quanti non aderiscono incondizionatamente alla sua causa – non hanno mai applicato a Berlusconi, malgrado le obiezioni di Bruxelles, le norme antimonopolistiche dell’Europa in materia di televisioni.
La Meloni, viceversa, ha minacciato di farlo, il che equivale al lancio della bomba atomica da parte di chi ce l’ha contro chi non ne dispone.
A questo punto, l’ottantaseienne Berlusconi, cui era stato prospettato di veder gettare sul lastrico le decine di migliaia di dipendenti (che sono anche i suoi residui seguaci), ha dovuto sottostare alle pretese della controparte.
La scena ricorda quanto avvenne tra Mussolini e gli industriali: avendoli salvati dal “Bolscevismo”, e dunque dall’esproprio, il “Duce” poteva benissimo stabilire che da quel momento in poi la libertà di intrapresa sarebbe stata non soltanto limitata, ma anche sottoposta al suo arbitrio.
Ciò avviene d’altronde in ogni regime autoritario: la libertà economica, senza la libertà politica, risulta sempre inefficace.
Abbiamo avuto la ventura di testimoniare – avendo letto la sintesi del suo discorso, contenuta in una intervista con un giornale locale – quanto un economista di fiducia del prossimo Governo è venuto a dire all’Assemblea dell’Unione Industriali di Imperia.
Sia pure con modi pacati e sorridenti, costui ha avvisato non soltanto che la libertà di intrapresa sarebbe stata limitata, ma soprattutto non avrebbe potuto contare su norme certe, per quanto restrittive.
Con l’avvento della Destra, essa sarebbe stata rimessa all’arbitrio del Governo: il che significa, nelle zone periferiche, all’arbitrio dei suoi feudatari locali.
Perché – continuiamo a domandarci – un simile discorso è stato applaudito?
Può essere che qualcuno abbia esultato per un asserito scampato pericolo, essendosi evitato – come al tempo dell’occupazione delle fabbriche – l’esproprio da parte dei “Comunisti” (?!).
Più probabilmente – gli imprenditori non sono scemi del tutto – ci si rallegra per il mantenimento di un ambito in cui può ancora svilupparsi l’iniziativa privata, benché non protetta dalla certezza del Diritto.
Questi Signori – in altre parole – si sentono al potere, precisamente come i capi dei colossi economici cinesi: i quali hanno la tessera del Partito, o comunque godono dei suoi favori.
Quanto ai disgraziati che non riusciranno a mantenere – e peggio ancora ad aprire – una piccola impresa, peggio per loro.
Al posto di una Italia autenticamente liberale, ne avremo dunque una di carattere neofeudale.
L’importante, però, è trovarsi nel novero dei vassalli, dei valvassori o dei valvassini.
Berlusconi sarà mostrato ai visitatori esteri come prova vivente (forse ancora per poco) della libertà di intrapresa, come il “Bassotto” dovrà dimostrare che ci sono anche dei Partiti diversi da “Fratelli d’Italia”.
Sempre in Cina, esistono cinque formazioni politiche accanto a quella dominante.
Un cittadino, però, non vi si può iscrivere, bensì soltanto venirne cooptato.
Questo hanno fatto i Musulmani con un gerarca locale di “Forza Italia”.
Nel caso specifico, la “conversione” – accompagnata peraltro dalla confisca dei beni – doveva viceversa dimostrare che la Destra accetta il pluralismo religioso.
Peccato che questo principio non valga per noi Cattolici liberali.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  21/10/2022
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved