Divide et impera
Divide et impera: questo motto, messo in pratica con sagacia dalla Duplice Monarchia asburgica al fine di perpetuarsi – garantendosi tale risultato per tutto il secolo che separa il Congresso di Vienna dal suo definitivo tramonto - viene messo in pratica dalla Meloni per destreggiarsi tra la pittoresca fauna dei cosiddetti Governatori delle Regioni.
I quali brillarono a suo tempo per inettitudine quando – al sorgere della epidemia – sacrificarono la loro unica effettiva competenza, quella in materia sanitaria, rimettendola (potevano almeno delegarla, ma questo fu ritenuto poco patriottico) al Governo Conte.
Il quale la lasciò in eredità a Draghi, e poi – dulcis in fundo – all’attuale Presidente del Consiglio.
Costei ha escogitato un modus procedendi per fingere di accontentare la richiesta di maggiore autonomia che i Leghisti fingono a loro volta di avanzare.
Un bambino delle elementari si domanderebbe perché non si ripristina almeno la lettera della Costituzione, tornando a decentrare la materia della Sanità.
Tale competenza rimane invece – in palese violazione della Costituzione – appannaggio di Roma, sia pure essendo ripartita in teoria tra il Parlamento, quale organo legislativo, ed il Governo, che si occupa invece degli atti amministrativi.
Poiché però le Camere da un lato approvano senza battere ciglio ogni Decreto Legge, e da un altro lato ingoiano ogni Decreto del Presidente del Consiglio come fa un cesso con le defecazioni, tutta la materia della Salute Pubblica risulta di fatto appannaggio di Palazzo Chigi.
Ora, però, la Meloni ha deciso che può benignamente concederne altre – non viene assolutamente precisato quali – alla competenza delle Regioni.
Il procedimento adottato a tal fine, del quali il solo Emiliano ha eccepito la manifesta illegittimità costituzionale, consiste in questo: la cosiddetta devoluzione viene patteggiata tra la Presidenza del Consiglio ed un Governatore, e poi tale accordo viene ratificato dalle Camere.
Non sappiamo tuttavia in quale forma, probabilmente mediante la conversione in legge di un apposito Decreto.
Il Gauleiter della Puglia lamenta infatti la impossibilità che tale atto venga emendato.
Il tetragono feudatario di Bari è comunque il solo – tra tutti i colleghi – che ancora dimostri un minimo rispetto verso sé stesso: gli altri, ridotti al rango di mendicanti, lo hanno perduto da tempo.
Una volta, questo ex Magistrato giunse a Roma per conferire con Renzi, allora Presidente del Consiglio: il Rottamatore rifiutò però di riceverlo.
Memore di tale precedente, Toti mandò a Palazzo Chigi uno stuolo di Assessori e Consiglieri, con grande beneficio per il settore alberghiero e ristorativo della Capitale, ma con eguale esito negativo.
Tutta la delegazione ligure fu ricevuta infatti da funzionari di basso rango, come era avvenuto per quel personaggio del Manzoni che era stato accompagnato alla Corte di Spagna da un creato (cioè da un cameriere) del Signor Marchese.
Ogni incremento o decremento della materia rimessa alla autonomia ed alla autarchia delle Regioni deve avvenire mediante un emendamento della Costituzione, e seguire la relativa procedura.
È vero che un principio basilare del federalismo consiste nel fatto che la ripartizione tra le competenze della Autorità Centrale e quelle dei soggetti componenti la Federazione viene stabilita – laddove vige tale sistema - mediante un accordo tra la una e gli altri: tale procedimento coincide però con quello volto ad introdurre – o ad emendare – la Costituzione.
Nel quale partecipano tutti i soggetti periferici: anche laddove – come nel caso della Spagna – vige il cosiddetto federalismo diseguale, in cui alcuni di essi godono di competenze più estese.
Quando – ad esempio – è entrato in vigore il nuovo Statuto della Generalità di Catalogna, esso è stato approvato anche dal Parlamento nazionale, in cui é rappresentata tutta la Nazione.
Ora la Meloni si accinge invece a premiare i Governatori a lei fedeli – in particolare quelli leghisti del Nord – Est - ed a penalizzare gli altri: vale a dire chi ha il torto di essere di Sinistra, oppure quello di essere meridionale.
Così Salvini – non pago di prendersela con gli extracomunitari – potrà regolare i conti con gli odiati terroni.
I quali – come avviene dal 1860 - stanno zitti.
A riscuotere per loro passeranno comunque i mafiosi.

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Mario Castellano  30/11/2022
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