Per capire il significato ed i risultati della visita resa dalla Meloni al Papa, ...
Per capire il significato ed i risultati della visita resa dalla Meloni al Papa, occorre valutarla in base al rapporto di forze, che Bergoglio – per via della esperienza maturata nel confronto con i militari del suo Paese - sa calcolare molto bene.
Questa valutazione deve avvenire su diversi piani: esiste in primo luogo la relazione tra due distinti soggetti di Diritto Internazionale, regolata dalle sue norme specifiche; esistono inoltre i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, intesa come corpo sociale, sia pure di tipo particolare, a loro volta disciplinati dal Diritto Ecclesiastico.
Fin qui – grazie a quanto stabilito dai Patti Lateranensi, e poi dalla revisione del Concordato avvenuta nel 1984, non vi sono particolari problemi.
La reciproca indipendenza, consacrata anche nel testo della Costituzione, mette infatti la Chiesa al riparo – quanto meno dal punto di vista giuridico – da possibili ingerenze.
Né la Santa Sede, né la Conferenza Episcopale intendono peraltro commetterne alcuna in ambito civile, e bene ha fatto il Cardinale Zuppi a chiarire come la Gerarchia rispetti comunque la volontà espressa dal corpo elettorale.
Paradossalmente, il punto debole per la Chiesa è costituito dalla sua stessa composizione, cioè dalla sua situazione interna.
Diversi soggetti che si muovono nel suo ambito dimostrano una affinità ideologica, e manifestano dunque una aperta simpatia, nei confronti del Governo.
Anche al tempo del Fascismo, esistevano dei cattolici dissidenti rispetto al Regime.
Essi vennero tacitati non soltanto in quanto vigeva nello Stato il totalitarismo, ma anche perché Ratti – il quale a suo tempo aveva apertamente solidarizzato con lo squadrismo, accogliendo i suoi esponenti nel Duomo di Milano - poteva contrapporre alla laicità dello Stato liberale, sempre venata di anticlericalismo, la confessionalizzazione sancita dal Concordato.
La situazione, oggi, é per certi aspetti cambiata.
A parte le personali convinzioni del Papa e del Segretario di Stato, entrambi convinti cattolici liberali, esiste il Magistero elaborato dal Concilio, in base al quale la Chiesa non soltanto accetta, ma anche propugna un regime di piena libertà di coscienza ed espressione.
È dunque passato il tempo in cui si negava che quanto essa riteneva erroneo avesse diritto di manifestarsi.
Se la Santa Sede accetta senza riserve tali principi, non mancano in ambito ecclesiastico i soggetti che ancora si ispirano apertamente al confessionalismo.
Alcuni di essi non sono più in comunione con Roma – come nel caso dei lefebvriani, o in quello di Don Minutella - mentre altri non se ne sono distaccati formalmente.
Se vigesse ancora nella Chiesa la disciplina praticata fino al Concilio, risulterebbe paradossalmente difficile per la Meloni usare questi soggetti per minare la Autorità del Papa, o quanto meno per minacciare una azione di questo genere: e comunque per modificare di fattoi gli equilibri interni alla Comunità dei Credenti.
Dopo il Concilio, però, ed in particolare sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II, hanno proliferato e si sono rafforzati dei movimenti che agiscono come altrettante Chiese nella Chiesa.
Un elenco risulterebbe lunghissimo, ma quanto conta è il loro carattere autoreferenziale, che induce – ed anzi vincola - gli aderenti a considerare prevalenti le rispettive dottrine, nonché le rispettive Autorità, su quella dei Vescovi: come anche, ahimè, su quella del Papa.
Il quale è intervenuto recentemente per imporre una successione nelle loro massime cariche, senza però neanche – in alcuni casi – essere obbedito: e comunque senza essere in grado di eliminare il riferimento esplicito a determinate persone, ed ai principi dottrinali da esse rappresentati.
Nel momento in cui la Chiesa combatteva la sua battaglia finale contro il Comunismo, questi soggetti facevano a gara nella acquisizione delle relative benemerenze.
Vinta la guerra, costoro si comportarono però come quegli eserciti che rifiutano di disarmarsi, avendo conseguito una pace vittoriosa.
Risulta chiaro che questi movimenti devono sostituire il Comunismo con altri nemici.
Uno, certamente, è costituito dai Musulmani, ma non si avvista nessun esercito di infedeli pronto a passare lo stretto di Gibilterra, o ad assediare Vienna.
Rimane dunque lo Stato laico.
Il divorzio non può essere abrogato.
Si può – anzi si deve - restringere la possibilità di interrompere la maternità.
Soprattutto, però, si possono cambiare i programmi scolastici, rendendoli conformi con la dottrina cattolica in materia sessuale.
Un intervento della Meloni su questo terreno avrebbe scarsa influenza sui costumi degli Italiani, ma galvanizzerebbe il settore tradizionalista, rinsaldando i suoi legami con la Destra più estrema.
Il Vaticano, dal canto suo, non potrebbe limitarsi a dire grazie.
Esiste inoltre la possibilità di rafforzare i Movimenti Ecclesiali più potenti – e più schierati – mediante gli appalti pubblici concessi alle loro espressioni economiche.
La Sanità lombarda, che muove attualmente alla conquista della Liguria, costituisce il primo esempio (non certo edificante) di questa prassi.
La Chiesa polacca poté contrastare il regime comunista in quanto era compatta, sia nella fede, sia nella dottrina, sia soprattutto nel suo radicamento popolare.
La Chiesa italiana lo ha viceversa in gran parte perduto, ma i cosiddetti Movimenti Ecclesiali trovano il suo surrogato nella influenza economica.
Esiste inoltre il ricatto esercitato dal tradizionalismo più estremo.
Don Minutella gira per tutto lo Stivale, e alle sue conferenze assiste un pubblico entusiasta, radunato – guarda caso - dai Fratelli della Meloni.
Il Papa ne ha chiesto conto alla Presidente del Consiglio?
Il rimpianto per la Chiesa di Ratzinger, o meglio per la Chiesa preconciliare, è motivato dal fatto che essa rappresentava e difendeva la identità cattolica, come la Meloni rappresenta e difende la identità italiana.
Entrambe, però, costituiscono delle imposizioni di carattere ideologico.
Nel Cattolicesimo, le identità sono molte, ed ormai reciprocamente irriducibili: precisamente come sono molte ed altrettanto irriducibili quelle costrette a convivere nello Stato italiano.
Imporne una comune significa dare fondamento e giustificazione ad un assetto autoritario e repressivo, tanto della Chiesa come dello Stato.
Chi è più identitario tra Bergoglio, che salva dallo etnocidio gli indigeni della Amazzonia e permette ai popoli extraeuropei di esprimere in ambito ecclesiale le loro rispettive culture, e Minutella, il quale difende quanti pretendono che la Messa venga celebrata soltanto in latino?
La risposta è scontata per chi abbia una visione universale, cioè precisamente cattolica.
Non lo è per chi viceversa si aggrappa alla difesa di un Occidente che si ritiene assediato dagli infedeli, ed infiltrato nel suo interno dai fautori dello Stato laico.
Non vi sono dubbi sul fatto che a livello internazionale il rapporto di forze sia favorevole a Bergoglio, mentre è favorevole alla Meloni sul piano interno.
Ciò è dovuto al fatto che in entrambi questi ambiti si registra una radicalizzazione.
Qualora tale tendenza dovesse sfociare in un conflitto aperto – tanto in Italia quanto nel mondo - sarà molto difficile mantenere unita la Chiesa.
Per ora, le doti diplomatiche della Santa Sede permettono ancora di esibire grandi sorrisi di circostanza.
I motivi di dissidio, però, rimangono immutati.
Noi cattolici liberali chiediamo soltanto di non essere sacrificati.
Diversamente dalla Meloni, non abbiamo mai tentato di prevaricare sulla Autorità della Chiesa.
La piaggeria dei tradizionalisti é comunque arrivata al punto di elogiare (!?) la Presidente del Consiglio perché convive senza essere sposata.
Pacelli avrebbe rifiutato di ricevere sia lei, sia il suo cosiddetto compagno, e Ratzinger non volle che il Presidente del Messico, divorziato e risposato, fosse accompagnato nella sua visita in Vaticano dalla seconda moglie.
Il rapporto di forze è dunque cambiato, e non a favore della Chiesa
Se si vuole fare coincidere il precetto religioso con la norma civile, bisognerebbe almeno essere coerenti.