Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza ...
Il Ministro della Cultura della Meloni, suo Fratello tra i più fanatici e assatanati, ha esordito (in verità con un certo ritardo) dimostrando che di cultura ne possiede ben poca.
Il suo modello, temporibus illis, era Vidussoni, uno studente fuori corso che il Duce scelse – proprio per questo – come Segretario del Partito.
Costui passò alla storia per avere confuso Torquato Tasso con Ludovico Ariosto.
Il Ministro, dal canto suo, ha dichiarato che Dante Alighieri era di Destra.
Gli sarebbe bastato, per fare bella figura con la Presidente del Consiglio, dire che i suoi Fratelli si ispirano al pensiero politico del Divino Poeta.
Il malcapitato ha però deciso – come si soleva dire al tempo del Fascio – di distinguersi, ed ha voluto strafare, cadendo in un clamoroso anacronismo.
Dire che Dante Alighieri era di Destra equivale infatti ad affermare che Cicerone era fascista, oppure che era antifascista.
I concetti di Destra e di Sinistra nacquero con la Rivoluzione Francese, quando gli Stati Generali,  dopo il Giuramento della Pallacorda, si trasformarono in Assemblea Costituente.
Quanti intendevano preservare la Monarchia assoluta si sedettero alla destra della Presidenza, e quanti viceversa intendevano trasformarla in costituzionale alla sua sinistra.
Curiosamente, questo criterio non si segue in Inghilterra, ove siede la cosiddetta Madre dei Parlamenti: a Westminster, sta alla destra dello Speaker il partito di maggioranza, ed alla sinistra quello di opposizione.
Chiarito che il nostro Ministro ha fatto una colossale gaffe, vediamo se egli avrebbe quanto meno detto il vero annoverando il povero Dante tra i propri ispiratori.
Il Divino Poeta, essendo uomo di cultura, si sta comunque rivoltando nella sua tomba di Ravenna solo per il fatto di essere associato con la Meloni: la quale, notoriamente, ha letto soltanto Tolkien.
Neanche Mussolini aveva iscritto di ufficio il Poeta al Partito Nazionale Fascista.
Ci fu tuttavia un Professore di Storia della Letteratura Italiana che addirittura identificò nel Duce addirittura il Veltro.
Questa sorta di Messia sarebbe infatti nato – secondo la Divina Commedia – tra Feltro e Feltro: cioé tra Feltre, nel Veneto, e il Montefeltro, nelle Marche, vale a dire proprio in Romagna.
Mussolini non fece neanche arrestare il ciarlatano, ma lasciò cadere una così impegnativa identificazione del proprio personaggio.
Il Governo Meloni si trova nella disperata necessità di procurarsi uno straccio di pensiero su cui fondare il proprio autoritarismo.
Altrimenti, la popolana della Garbatella dovrebbe cedere il potere – come facevano i Dittatori nella antica Roma – subito dopo avere compiuto la propria missione.
Risulta peraltro impossibile riferirsi ai Cesari, non essendo più praticabile alcuna espansione al di fuori dei confini.
Non rimane dunque che rifarsi alla identità nazionale italiana, la quale certamente annovera Dante tra i propri elementi costitutivi.
Purtroppo per la Meloni, il Ghibellin Fuggiasco non concepì però mai alcuna idea della Unità italiana.
La cui prima manifestazione risale al Congresso di Lione del 1802, quando il Generale Bonaparte indicò ai nostri antenati il modello francese dello Stato nazionale.
La bandiera esisteva già da cinque anni, cioè da quando la Repubblica Cispadana aveva copiato quella della consorella di Oltralpe, limitandosi a sostituire il blu con il verde.
Nei sussidiari scolastici, tutto questo viene taciuto, in quanto non conviene rifarsi ad uno straniero quale precursore della nostra attuale condizione.
Dante elabora comunque – nel De Monarchia – un pensiero politico, al quale possono però rifarsi non tanto i nazionalisti, quanto piuttosto fautori del tradizionalismo.
La Meloni non ha probabilmente mai letto le opere di Julius Evola, che di questa tendenza fu in Italia il maestro indiscusso, quanto meno nel corso del Novecento.
A parte il fatto che il pensatore siciliano non aderì mai al Fascismo, da lui definito testualmente come un regime piccolo borghese, che faceva uso di alcuni elementi della Tradizione per accaparrarsi un consenso, egli vide nel Risorgimento non quanto suggerisce il nome di questo periodo storico, ma soltanto un momento in cui il Paese riprese vigore dopo una lunga decadenza.
Tanto Dante Alighieri quanto Evola – ammettendo che si possano collegare tra loro degli autori così lontani nel tempo – lo considerano come una parte (il Poeta la chiamo il Giardino) - dello Impero: vale a dire come ambito spirituale privilegiato di una Monarchia che incarni gli ideali cristiani, coniugandoli con quello della Roma antica.
Dante riferiva inoltre il proprio identitario alla piccola patria comunale.
In lui non si ritrova neanche la concezione dello Stato regionale, che si sarebbe sviluppata pienamente dopo la sua morte.
Se vogliamo fissare una data per stabilire convenzionalmente quando inizia questo processo – che portò al superamento dei Liberi Comuni – possiamo collocarla nel 1268, quando Carlo, primo Sovrano angioino di Napoli, sconfisse a Tagliacozzo Corradino, ultimo degli Hohenstaufen.
Da quel momento, comincia a formarsi il primo e più esteso degli Stati regionali italiani, ed il nostro Paese diviene irriducibile ad una Monarchia sempre più identificata con la Germania.
Dante era già nato da tre anni, e dunque la elaborazione del suo pensiero politico fu improntata – per così dire – ad una nostalgia.
Questo, a voler essere maliziosi, è il solo punto di contatto con il Ministro della Cultura (si fa per dire).
Il quale ignora anche il fatto che il Poeta parla solo e sempre di Bel Paese, e mai di Nazione.
Anche questo concetto, infatti, fu elaborato posteriormente.
Non è casuale che la Meloni si opponga tanto alla Unità europea quanto alle autonomie locali.
Il suo nazionalismo si caratterizza però come una nuova impostura intellettuale, oltre che come una nuova imposizione totalitaria: proprio quale la asserita radice romana cui si rifaceva il Duce.
Un giorno, qualcuno dichiarerà alla Presidente del Consiglio di considerarsi – in quanto cristiano - cittadino di un nuovo Impero europeo; oppure – i due riferimenti non si escludono affatto a vicenda – componente del proprio Antico Stato regionale.
Quel giorno, La Presidente del Consiglio – divenuta abituale frequentatrice di Milano (altro ricorso storico) – farà meglio a tenersi alla larga da piazzale Loreto.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  18/01/2023
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved