LETTERA APERTA A NICOLA VATTEONE.
Caro Nico,
Come diceva il Divo Giulio, cioè Giulio Andreotti, a pensare male si commette peccato, ma si indovina.
Gli ultimi accadimenti, che hanno coinvolto – insieme con le nostre modeste persone – il Sodalizio cui dedichi (mi auguro utilmente) le tue preziose energie, confermano la validità imperitura di questa asserzione.
Tu mi hai cercato – il che mi ha recato immenso piacere, avendo ormai da anni coltivato il desiderio e ricercato la occasione di scambiare le nostre valutazioni – per richiedermi un testo da pronunziare in onore di Stefano Senardi.
Si tratta di una persona degnissima, sia per la sua estrazione familiare (mi legava con il padre una fraterna amicizia), sia per le benemerenze acquisite nel campo della cultura, oltre che - lato sensu – in quello della politica.
Non mi riferisco, naturalmente, alla cosiddetta politique politicienne, chè anzi costituisce un ulteriore merito di Senardi essersene tenuto scrupolosamente al di fuori.
Proprio al suo impegno civile – nel senso più alto e nobile della parola – mi sono riferito nel formulare le parole, brevi ma cordiali, con cui si doveva solennizzata la cerimonia in suo onore.
Oggi, però, girando per Oneglia, ho scoperto la conferma di quanto già sospettavo, ossia di avere lavorato inutilmente.
Si é infatti chiamato ad illustrare la personalità di Senardi il giornalista Stefano Delfino: anche egli caro amico, probo intellettuale e uomo di grande cultura e rettitudine.
Il quale dunque saprà fare ben più e meglio di me.
Mi domando però – vista la decisione di incaricare altra persona – perché rivolgersi a me.
Le poche parole che ho composto sarebbero state pronunziate da altri.
La avversione nutrita nei miei riguardi da certi personaggi risulta tuttavia talmente forte e viscerale che mi si ritiene in grado (magari ne fossi capace!) di contaminare anche anonimamente (!?) quanto si ritiene puro.
Ed è puro – naturalmente – in quanto io non vi ho nulla a che fare.
Già in passato, mi si richiese di reperire un oratore in grado di commemorare Monsignor Castellano.
Lo trovai immediatamente nella persona di un Religioso che aveva conosciuto lo zio nel suo ultimo incarico, già lasciato il Governo della Diocesi.
Costui avrebbe dunque illustrato come egli avesse servito la Chiesa, con generosità e sagacia, fino in età molto avanzata.
Il Religioso non fu mai interpellato dai dirigenti del Sodalizio: i quali, una volta ottenuta la sua disponibilità, lo lasciarono – come si suole dire – con un palmo di naso.
Rimediando la ennesima brutta figura.
Costoro, evidentemente, volevano piuttosto conoscere quali fossero i miei contatti a Roma.
Non fu la prima volta, né sarebbe stata la ultima, in cui si fece ricorso ad un simile espediente per sapere dei miei affari: scoprendo quanto meno che non sono un millantatore.
Se lo fossi, non godrei di alcun credito in certi ambienti.
Dove si sa bene quanto ho fatto in passato, sia nel Paese di adozione, sia in quello di origine, e si sa anche che ogni giorno combatto la mia umile battaglia per mantenere vivi gli ideali in cui tutti noi abbiamo creduto.
Quando dico noi intendo tu, la tua carissima ed indimenticata Consorte, mia moglie e le nostre figlie.
Ti ho confidato privatamente, ma evidentemente è già ora di ripeterlo pubblicamente, ed anzi – come si diceva un tempo – di gridarlo dai balconi, che reputo scandaloso il silenzio assordante osservato da chi si è fatto eleggere in successione Consigliere Comunale di Imperia, Assessore Comunale di Imperia, assessore Comunale di Genova e Consigliere Regionale, mancando la nomina a Deputato soltanto perché (come si suol dire) il troppo stroppia.
Una persona che ha ricevuto tanti onori e tanti benefici, che è stata innalzata nello Empireo della rappresentanza politica grazie alla disciplina di Partito (da essa però trasgredita, come da conseguente indagine disciplinare, naturalmente insabbiata) non dovrebbe abbandonare in un momento come questo quanti le hanno dato sostegno e fiducia, e dovrebbe almeno dire, di fronte alla situazione in cui é precipitato il nostro Paese: Ci sono anche io!
Invece, caro Nico, questo sono costretto – in sostituzione di chi tace - a dirlo io: che non sono diventato neanche Consigliere Comunale, e che quindi non ho accumulato – nei riguardi delle forze politiche attualmente alla opposizione – assolutamente nessun debito morale.
So benissimo che certi soggetti non hanno niente da dire, a causa degli evidenti limiti della loro cultura, ma almeno ci si aspetterebbe da loro un piccolo gesto di solidarietà.
Invece nulla, il più assoluto silenzio, la assenza più totale da un arengo civico nel quale queste persone si pavoneggiavano in tempi di vacche grasse.
Ricordiamo bene le feste organizzate in loro onore, addirittura in un teatro stracolmo.
Oggi, invece, non si va neanche più ai funerali.
Quando però bisogna mettere giù le solite quattro parole in croce, ci si ricorda della mia esistenza.
Scusami, caro Nico, ma questo è troppo comodo.
Fin qui il discorso sui rapporti personali.
Se parliamo di quelli politici, peggio che andar di notte.
Io non dimentico di essere stato definito come un millantatore da chi era stato poco prima ricevuto con tutti gli onori dal Corpo Accademico della mia Università.
Si trattava, secondo questi tuoi sodali, di comparse che io avrei reclutato per far loro interpretare tutta quanta la scena.
Se avessi disposto di tanti soldi, li avrei spesi per altri fini.
Ora, però, non posso fare a meno di notare il riemergere del Sodalizio di cui questi Signori sono stati posti alla guida.
Impazzano le feste ed i concerti: mancano soltanto le Attrazioni Internazionali, i Ricchi Premi e i Cotillons.
Vivissimi complimenti!
Tutto questo ricorda però – anche se si tratta di ricordi riflessi da quelli di chi ci ha preceduto – come anche sotto il Fascismo tale Sodalizio si fosse mantenuto in vita, scendendo a tutti i compromessi del caso con le Autorità di allora.
Che avevano però edificato il proprio potere sulla distruzione della organizzazione politica e sindacale dei lavoratori.
Si faceva dunque finta di continuare ad esistere proprio per offrire un alibi a chi aveva distrutto, represso e vilipeso.
La storia si sta ripetendo, e rende manifesto per quale ragione si siano sprecate tante energie soltanto al fine di diffamare la mia persona: contro il cosiddetto Nemico di Classe, neanche una parola.
Mi dispiace che tu ti sia prestato a richiedermi una collaborazione quale non ti potevo negare, ricordando quanto hai fatto generosamente per me e per la mia famiglia.
Tanto più grave, proprio per questo, risulta la scorrettezza di chi ti ha usato.
Se posso darti un consiglio, è di non prestarti più a simili azioni.
Un caro saluto.
Tuo affezionatissimo
Mario Castellano

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Mario Castellano  09/02/2023
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