Il nostro amico dirigente della Società Operaia di Mutuo ,
Il nostro amico dirigente della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Oneglia ha insistito affinché accettassimo il suo invito a pranzo, che abbiamo accettato con molto piacere, dati gli antichi e mai recisi rapporti esistenti tanto con lui quanto con i suoi carissimi familiari.
Il motivo di tanta sia pur cordiale urgenza di contattarci e di intrattenerci risiede – così almeno è parso di capire – nel rassicurarci circa gli obiettivi perseguiti attualmente dal suo Sodalizio.
Che – così egli dice – non ha nulla contro di noi.
Ne prendiamo atto, ma formuliamo ugualmente alcune doverose precisazioni.
In passato, la dirigenza di questo Sodalizio agiva come corrente – prima interna al defunto Partito Comunista, poi sempre più esterna alle sue successive reincarnazioni - rappresentando le istanze di quanti si opponevano ad una revisione ideologica che – da un certo momento in poi – era ormai consumata: non più soggetta dunque ad alcuna ridiscussione, che avrebbe per giunta assunto il carattere di una regressione nostalgica ed antistorica.
Tale che naturalmente non la si poteva auspicare, ed in seguito neanche praticare.
Su quanto risulta impossibile é comunque inutile domandarsi se sia buono o cattivo.
La nostra valutazione riguardante il passato, esce in ogni caso dal colloquio ulteriormente rafforzata.
La dirigenza della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Oneglia ha espresso a suo tempo una valutazione negativa sulla posizione che abbiamo assunto nel contenzioso ideologico con il Partito al potere – allora come oggi – nel Paese di adozione.
Che tale forza politica scelga di permanere nella ortodossia marxista – leninista, assimilata dai suoi ideologi nel corso dei loro studi presso la Università Lumumba di Mosca, è naturalmente affare riguardante uno Stato estero.
Le vicende che esso ha attraversato, con il riaccendersi della guerra civile, la catastrofe sociale da ciò derivata ed il conflitto – del tutto anacronistico, dati gli orientamenti propri del Papato di Bergoglio – con la Chiesa Cattolica, danno tuttavia pienamente ragione alle nostre critiche.
Dalle quali il dirigente posto alla guida della delegazione imperiese recatasi in visita a Managua volle a suo tempo prendere polemicamente le distanze.
In tale atteggiamento, egli fu spalleggiato dai responsabili per gli Esteri delle Botteghe Oscure, ed in particolare dal Renato Sandri.
Quanto abbia influito su tutto questo il rapporto intrattenuto dallo stesso Sandri con Natta, risulta fin troppo facile da intuire: vi era infatti un nesso evidente tra le scelte della Segreteria Nazionale, quelle della Federazione di Imperia e quelle della Società Operaia di Oneglia, che su via San Giovanni esercitava una influenza particolarmente forte.
Tralasciamo ogni discorso in merito a quanto certe Autorità del Paese di adozione ci richiesero, e che contrastava apertamente con i nostri doveri di cittadini: ne informammo tempestivamente le nostre Autorità competenti, potendo così uscire puliti dalle provocazioni in cui si era tentato di farci cadere.
Quanto importa é che occorreva preservare la Sinistra italiana dai tentativi, orditi da soggetti stranieri, volti a coartare il suo naturale e doveroso processo di revisione: doveroso, si badi, non verso altri, bensì verso i lavoratori.
I quali non avevano nulla da guadagnare dalla imposizione di modelli illiberali nocivi prima di tutto ai loro stessi diritti.
Ora il nostro amico ci informa che il suo Sodalizio si é inserito in un circuito culturale alternativo, dedito ad organizzare spettacoli per alcuni artisti esclusi da quello ufficiale: malgrado – a quanto ci risulta – questo ultimo sia ancora saldamente controllato dalla Sinistra.
Formuliamo a tutti i nostri più cordiali auguri.
Neanche noi, del resto, ci identifichiamo nelle scelte dei dirigenti democratici nazionali e locali, e lo diciamo come più chiaro non si potrebbe.
Lo attuale opportunismo e però conseguenza della arretratezza culturale che abbiamo combattuto.
Che certi dirigenti non approvino le scelte di chi vuole liquidare una eredità non soltanto politica, ma anche fatta di beni materiali, ci fa piacere, ma se il Partito si è isterilito e corrotto fino a questo punto, è soprattutto loro responsabilità.
Essi, e non altri, hanno infatti attaccato una etichetta sedicente rivoluzionaria su di una prassi assolutamente opportunistica.
Ogni riferimento al cosiddetto partito trasversale non è puramente casuale.
Siamo comunque finiti tutti nella cosiddetta metapolitica.
Ognuno, naturalmente, per conto proprio, e ci teniamo a distinguerci dalle scelte e dagli orientamenti propri degli amici del nostro interlocutore.
Non possiamo prevedere chi e come rientrerà un giorno nella politica, ma questo dipende soprattutto dal bagaglio di cultura che ciascuno reca con sé, e che riuscirà ad elaborare in futuro.
La nostra è modesta, e dunque non pretendiamo di dare lezioni a nessuno.
Non ci permettiamo neanche, tuttavia, di insultare nessuno.
La qualifica di millantatore (sic), che ci hanno attribuito certi Signori, la rispediamo dunque al mittente.