Dice il proverbio che la prima vittima di ogni guerra è la verità.
Dice il proverbio che la prima vittima di ogni guerra è la verità.
Il giorno 21 di Febbraio, Putin da Mosca e Biden da Varsavia ci faranno udire probabilmente i rulli di tamburo e gli squilli di tromba delle opposte propagande: il fatto che il Presidente americano abbia scelto il tradizionale e simbolico avamposto dello Occidente serve a galvanizzare i suoi seguaci su ambedue le sponde dello Atlantico, ma aiuta il rivale a mobilitare i Russi in difesa di una Nazione molte volte aggredita da nemici provenienti da quel versante.
La propaganda è sempre negatrice della verità, proprio in quanto tende a semplificarla quando è complessa, e ad a ridurla quando è completa.
Dovremo dunque abituarci a riconoscere la realtà dei fatti sotto una coltre sempre più spessa di falsità, di esagerazioni e di demonizzazioni.
Che giá ora colpiscono preventivamente chi si è ostinato a difendere i motivi della pace, ed a mantenere il dibattito sul terreno della ragione.
Il Papa ha escluso le proprie dimissioni, che evidentemente qualcuno si è affrettato a sollecitare tanto in seguito alla morte del suo Predecessore quanto perché la sua figura ed il suo ruolo risultano scomodi nello attuale frangente.
Bergoglio ha usato un argomento di Diritto Canonico, consistente nel fatto che il suo Ministero é vitalizio.
Se questa ragione risulta la più forte e inattaccabile sul piano formale, ve ne sono altre – probabilmente più cogenti – sul piano sostanziale.
Nessuno, in apparenza, mette in discussione la neutralità della Santa Sede: questo non avvenne neanche durante la Prima Guerra Mondiale, quando il Vaticano non disponeva ancora della tutela – peraltro fragile – costituita dalla sovranità territoriale simbolica attribuitagli nel 1929.
I nostri timori relativi allo esercizio di qualche pressione sul Papa – evidentemente già in atto, dal momento che Bergoglio ha ribadito il proprio dovere di rimanere al suo posto – non riguardano però la collocazione del Vaticano nel contenzioso internazionale già in atto.
Anche se, naturalmente, non farà piacere ai cosiddetti oltranzisti atlantici la sensibilità del Papa verso le posizioni proprie dei Paesi extraeuropei, che si sentono naturalmente più propensi a sostenere le istanze politiche, se non quelle giuridiche (in realtà molto deboli) della Russia.
Siamo piuttosto preoccupati in quanto il clima che si sta diffondendo in Occidente non favorisce le ragioni – cui non rinunzieremo mai – del Cattolicesimo democratico e liberale.
Se infatti si identifica arbitrariamente la causa cui siamo chiamati a contribuire con quella tout court del Cristianesimo, si deve mettere nel conto che alla Santa Sede venga offerto il regalo avvelenato consistente nel ripristino – ancora non sappiamo in quali forme giuridiche, né con quali strumenti politici – di una alleanza di Trono ed Altare, cioè di una restaurazione dello Stato confessionale.
Non certo di quello teocratico, dal momento che i vari Governi vogliono al loro fianco la Chiesa, ma non intendono sottoporsi ad essa.
Nel momento stesso in cui è iniziata la guerra, è già venuta meno una delle estrinsecazioni del pensiero cattolico democratico: quella riguardante la promozione della pace, che si esprimeva sul terreno religioso nello ecumenismo, e sul terreno più propriamente politico nella ricerca della distensione.
Tutto ciò ha permesso, per quanto riguarda il nostro Paese, di superare gradualmente le contrapposizioni causate dalla Guerra Fredda.
Avevano dapprima cominciato ad agire insieme i Sindacati, migliorando la condizione dei lavoratori, poi fu la volta dei Partiti.
La Unità Nazionale costituì il culmine di un processo iniziato con il Pontificato giovanneo e con il Centro - Sinistra.
Risulta naturale che la Meloni, collocandosi nella logica propria di una Destra bellicista ed autoritaria, da una parte abbia aperto la strada – con stessa la costituzione del suo Governo – al rovesciamento di tale tendenza, e dalla altra parte ne tragga occasione per un rafforzamento delle proprie prerogative: violando, come veniamo denunziando da tempo, lo stesso dettato della Costituzione in materia di diritti civili e personali.
I Questori sono autorizzati – almeno teoricamente – ad intimare lo scioglimento di un cosiddetto raduno di fedeli che assistono ad una funzione religiosa.
Si annunzia anche la facoltà, da parte delle Autorità di Polizia, di chiudere le sedi dei movimenti eversivi, che potrebbero però includere anche le Associazioni cattoliche. 
Per non parlare del fatto che il centralismo praticato oggi dal Governo italiano, domani da quello spagnolo e dopodomani da altri in tutta la Europa Occidentale, non soltanto rende impossibile concepire un esercizio della autodeterminazione, ma tende ad annullare le stesse Autonomie Locali, per le quali vale il principio del diritto acquisito: che non può essere abrogato neanche da parte di una norma di legge successiva.
La politica è detta arte del possibile, ed il suo esercizio risulta dunque particolarmente difficile quando le possibilità di azione offerte dal Diritto vengono meno.
Specialmente laddove ciò coincida – come nel nostro caso – con gli obiettivi e con l’impostazione ideologica dichiarata di chi esercita il Governo.
Una opzione rimane possibile: nel momento in cui si inizia una guerra, si prendono degli impegni con chi deve combatterla e sopportarla; si firmano cioè delle cambiali da portare allo incasso nel momento della pace.
Se si vuole ottenere il nostro apporto di Cattolici democratici – che in quanto cittadini sono sempre leali nei riguardi dello Stato - ci si deve impegnare solennemente a non intaccare il principio della sua laicità.
Se si vuole inoltre che ogni singola identità regionale – e financo cittadina – rechi a sua volta il proprio contributo, deve risultare chiaro che nel futuro assetto internazionale ognuno potrà prendere liberamente la sua strada.
Lo sviluppo della democrazia in Europa, anche se limitato dalla Guerra Fredda, venne reso possibile dallo apporto di tante istanze politiche diverse alla vittoria sul nazifascismo, di cui fu conseguenza anche il processo di decolonizzazione.
Oggi non si deve ipotizzare, né tanto meno mettere in pratica una regressione autoritaria e centralistica: è bensì ora di redigere un nuovo Manifesto di Ventotene e una nuova Carta di Chivasso.
Esigendo la garanzia del loro adempimento quando le armi avranno taciuto, e si sarà ristabilita la osservanza del Diritto Internazionale.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  24/02/2023
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved