La Stampa di Torino, giornale tradizionalmente ufficioso e compassato, espressione di una borghesia subalpina che includeva tanto la sua espressione imprenditoriale – cioè la Famiglia Agnelli - quanto quella intellettuale, trovandosi tra i suoi redattori uomini del livello di Bobbio, di Galante Garrone, di Mila e di Casalegno, dedica alla morte di Maurizio Costanzo ben quattro pagine.
Si tratta più o meno dello stesso spazio dedicato alla scomparsa di Benedetto XVI.
In esso si può trovare ogni sorta di epicedio e di ditirambo, essendo presentato lo show man come uno dei massimi rappresentanti non soltanto della cultura (?) italiana, ma anche quale esemplare incarnazione delle virtù civiche proprie della nostra gente.
Quando morì Tina Anselmi, partigiana cattolica, sindacalista bianca ed esponente della parte migliore della Democrazia Cristiana, ne venne giustamente messa in risalto la coerenza politica e la dirittura morale.
Queste doti determinarono la sua scelta come Presidente della Commissione Parlamentare di Indagine sulla famigerata Loggia P2, e poi la sostennero nella sua azione.
La P2 costituiva – come la Anselmi ed i suoi collaboratori misero spietatamente in luce – il punto di incontro tra i due massimi fattori di inquinamento della politica italiana del dopoguerra.
Questa consorteria esprimeva infatti da una parte un orientamento reazionario, che sarebbe sfociato – se non si fosse intervenuti a tempo per fermarlo – nel tentativo di sovvertire le Istituzioni democratiche, sostituendole con un regime dichiaratamente autoritario; da una altra parte, praticava il più losco e spregiudicato affarismo, proponendosi i Massoni cosiddetti deviati non semplicemente di favorire le torme di brasseurs de affaires aggirantesi per la Cittá Eterna, ma di portare costoro direttamente al Governo.
Ne sarebbe derivato un saccheggio sistematico dello Stato, al confronto del quale quanto emerso con Tangentopoli sarebbe sembrato la impresa di una banda di ladri di galline.
Il collante di questi due filoni era costituito dallo anticomunismo.
Con la scusa di contrastare la Estrema Sinistra, si era pronti a distruggere la democrazia, per giunta in un tempo in cui la possibilità pratica di una sovversione, come anche la reale intenzione di promuoverla, erano già completamente venute meno.
Risulta anzi probabile che i cosiddetti Piduisti di Gelli contassero precisamente – per realizzare i loro piani – sul progressivo esaurimento della capacità di mobilitazione della Sinistra: la cui possibile ascesa era dunque adottata come mero pretesto di un tentativo di restaurazione.
La adesione di Costanzo a tali disegni viene ora derubricata a banale leggerezza, come se il Nostro fosse stato – al tempo delle trame di Gelli – un adolescente inesperto ed ingenuo.
Eppure, il cosiddetto Piano di Rinascita, redatto non sa da chi ad uso del Venerabile (il quale era un semianalfabeta, incapace di stilare un simile documento), non lasciava adito a dubbi.
Costanzo tentò di giustificarsi dicendo che il suo medico personale lo aveva attirato in una sorta di tranello, con la scusa di propiziarne la carriera.
Eppure, lo show man non era certamente afflitto dal problema di guadagnare il pane quotidiano, ed era anzi già un professionista affermato, nonché ottimamente retribuito.
Da tali premesse si trae la conclusione che egli condividesse lo obiettivo di dare alla crisi delle Istituzioni uno sbocco reazionario.
Quanto ai suoi precedenti de Sinistra – come si dice a Roma – essi non costituiscono alcuna attenuante per il suo comportamento.
O Costanzo aveva semplicemente simulato un orientamento progressista per fare carriera, o viceversa lo aveva rovesciato: nel primo caso, si tratta di un doppiogiochista, e nel secondo caso di un rinnegato.
Non si può dunque onorare la memoria di Tina Anselmi - e quella di Pertini, che la tutelò con tutto il proprio prestigio - e nel contempo considerare Costanzo come un benemerito della Patria.
Ogni morte di uomo – fu scritto – mi diminuisce, ma la morte di un uomo non comporta la assoluzione delle sue malefatte: tale è la cospirazione contro la Democrazia ed il tentativo di sovvertire lo Stato.
O fece bene la Anselmi a combattere i Piduisti, o fecero bene i Piduisti a tramare contro la Repubblica: Tertium non datur.
Chi tradì la Repubblica non merita nessuna commiserazione: tanto più considerando il fatto che Berlusconi, il quale avrebbe in parte realizzato il Piano Rinascita laddove prevedeva di impiegare i mezzi di comunicazione per la scalata al potere, protesse in seguito Costanzo.
La concussione che si può trarre da questa storia è sconfortante: mentre nel Paese reale vi sono state infinite persone che hanno combattuto oscuramente per difendere la democrazia, per darle delle basi giuridiche e sociali tale da renderla irreversibile, nella Capitale imperversava – ed imperversa ancora di più nel momento attuale – una tendenza al cosiddetto volemmose bene, un indifferentismo politico e morale volto ad abbattere - nel nome dei comuni interessi di un ceto di raccomandati - ogni discriminante politica e morale.
Questo personale lo abbiamo visto recentemente invadere Sanremo, esibendo una sicumera ed una maleducazione degna degli occupanti nazisti.
Tra i dolenti che piangono Costanzo si annovera naturalmente – ne poteva mancare – Ualter (con la U) Veltroni: il quale ha dimostrato di concepire la Cittá Eterna come un incrocio tra Hollywood e Disneyland, ovvero come una riedizione del Caput Mundi del Basso Impero.
Costanzo si è ammalato -. a quanto si vocifera – perché mangiava troppo.
Mentre a Roma morivano i Martiri Cristiani, vi era chi consumava le Cene di Trimalcione.
Oggi la Cittá, o quanto meno quella parte di essa che prospera ignorando le tensioni sociali del Paese, riflesse nella sua stessa disperata periferia, rivive la stessa contraddizione.
Che riguarda entrambe le sponde del Tevere: se sulla sua sponda sinistra si affrontavano Tina Anselmi e Licio Gelli, sulla sponda destra confliggevano Monsignor Riva e Mario Benotti.