Nella imminenza della grande festa del Fitr, ...
Nella imminenza della grande festa del Fitr, che segna – questo lo diciamo per le persone di scarsa o nulla cultura religiosa – la conclusione del sacro mese del Ramadan, la Provvidenza ha messo sul nostro cammino – nello stesso giorno - due autorevoli esponenti della Comunità Islamica.
Uno di essi è il giovane amico Mohammed Fatnasi, già nostro ottimo e caro vicino di casa, il quale ci ha formulato il suo invito a presenziare alla solenne cerimonia religiosa in programma venerdì, in primissima ora del mattino, nello Anfiteatro della Galeazza.
Non mancheremo, nel ricordo di quando suo padre, che fungeva da Imam della Preghiera per i più mattinieri, ci accompagnava con la propria vettura: a bordo della quale già iniziava a salmodiare.
Questo autorevole esponente dello Islam – tanto tunisino quanto locale – è anche macellaio Haram, e sacrifica un montone per tutta la sua vasta parentela in occasione della festa dello Eid El Khebir, facendoci sempre partecipi dello abbondante banchetto.
La occasione sarà propizia per rivedere la intera famiglia, compreso il figlio minore, il quintogenito Adamo: il quale – malgrado la giovanissima età – ha già guidato egli pure le orazioni comunitarie.
Altro personaggio da noi incontrato è lo attendente bengalese di Mohammed Bensa, responsabile della conversione alla religione islamica dello illustre concittadino, già appartenente al mondo dei Kafir.
Alla nostra domanda su che cosa stesse facendo Bensa, questi ha risposto – come sempre – che stava pregando: non nutriamo al riguardo il minimo dubbio, dal momento che il nostro amico – costretto in casa da una grave affezione alle gambe - può fare ben poco altro.
Suo cugino Osvaldo Braccioforte Martini Tiragallo ha ricordato al riguardo – in modo a dire il vero malizioso – il proverbio secondo cui quando il culo diventa frusto, il Signore diventa giusto.
Noi, non essendo esperti di teologia islamica, ignoriamo se in tale ambito si sia svolta la stessa disputa che nei secoli dilaniò i Cristiani, riguardante la questione se ci si salva con la fede, ovvero con le opere.
Nessuno mette in dubbio la convinzione di Bensa, che ha trasformato la propria casa in una Moschea, e si rammarica per non potere eseguire le prosternazioni.
Egli dimostra ad ogni piè sospinto il proprio entusiasmo di neofita, al punto che lo si sente esortare: Ragazzi, oggi il Magrib è alle diciotto e ventisei, sono già le diciotto e ventidue, che cosa aspettiamo per pregare?
Quanto alle opere, il personaggio dimostra di andare – come si suole dire – a corrente alterna: se da un lato lo si è visto al Ristorante Braccioforte, per giunta durante il Ramdan, mentre pranzava con cibi Haram e beveva vino, da un altro lato il suo testamento in favore della Comunità la munisce di un patrimonio immobiliare di tutto rispetto.
Se Parigi val bene una Messa, molti appartamenti, lasciati in eredità ai Fratelli bisognosi, valgono bene una infrazione al precetto.
Per non parlare del fatto che intorno a questa figura di grande convertito la stessa Comunità si è ricompattata: nel corso delle sue ultime uscite, lo si poteva vedere infatti trascinato da due Bengalesi, e sospinto da altrettanti Albanesi (tra cui una donna).
In realtà, prima di escogitare questa versione conciliatoria della quadriga, egli era stato dilaniato tra una adesione allo Islam radicale degli uni ovvero a quello laico e temporalista degli altri: per optare infine in favore della Scuola detta Teobandi, diffusa nel subcontinente Indiano.
Ora, però, la imminenza del Fitr sospinge tutti – come avviene in ogni comunità religiosa – a tracciare dei bilanci.
Quelli del nostro amico Imam Piccardo risultano assolutamente positivi.
Se non suona irrispettoso un paragone con il Commissario Tecnico della Nazionale, egli ha saputo integrare il cosiddetto blocco – costituito dagli Arabi – con innesti di altra provenienza: dai Turchi ai Bengalesi, dai Balcanici agli Africani.
Meno rilevante lo apporto fornito da provenienze più periferiche: mancano del tutto gli Indonesiani, ma si è visto perfino qualche Ceceno, pervenuto Dio sa come fino ai nostri lidi.
Quanto alla parte dottrinale della celebrazione, la fa da padrone il nuovo Imam dei Piani: decisamente In, come si dice in inglese, mentre è ormai Out il suo predecessore, detto di Cervo, un pacioso egiziano, sopraffatto dal rigore e dallo impeto sanguigno del collega, di evidente radice berbera; il quale pronunzia in tutte le circostanze una hutba (predica) infuocata.
Tanto infuocata che la traduzione, puntualmente fornitaci in simultanea da Mohammed Fatnasi, risultava quasi pleonastica.
Il personaggio, infatti, è uno di quegli oratori che parlano – come si suole dire – masticando petardi.
Avvolto in una immacolata gialabia, atteggiando lo sguardo ad una evidente incazzatura e fulminando gli astanti con occhiate tali da incenerirli, costui esibisce la magrezza tipica di tutti i predicatori tendenti al rimprovero dei peccatori, i quali suscitano immancabilmente in chi li ascolta un grave senso di colpa.
Se fosse cattolico, questo Imam sarebbe conteso, per parlare dal pulpito durante la Quaresima, tra tutti gli Ordini religiosi.
Per fortuna dei Musulmani, la sua ira si rivolge preferibilmente contro i Kafir, che egli accusa di ogni nefandezza: a cominciare da quella di inserire subdolamente nella cartella di ogni studente di fede islamica un diabolico strumento di corruzione, costituito – manco a dirlo – dal computer.
Da cui eruttano perversioni sessuali, blasfemie ed eresie a non più finire.
Il controcanto a questa filippica viene pronunziato, in italiano, dal collega Piccardo, il quale ribadisce che il primo oratore ha ragione, ma senza troppo rincarare la dose.
Collodi avrebbe impersonato uno dei due nella volpe, ed il collega nel gatto, da cui la nota formula che dice: Are, ripeteva il gatto.
La Comunità è comunque viva ed attiva.
In una sorta di ritorno al Medio Evo, le sue varie componenti si immedesimano ciascuna in un ben preciso ruolo sociale: gli Albanesi sono titolari di piccole imprese edili, I Bengalesi sostengono la ristorazione, i Turchi si disimpegnano come muratori, mentre gli Arabi fanno un poco di tutto.
Gli Africani, dal canto loro, eccellono nei lavori agricoli, ed il ruolo originario di Vu´ Cumprá è ormai relegato in ambito folcloristico.
Rimarrebbe da trattare il tema più serio, e cioè la gestione politica - nel senso più lato possibile del termine – della Comunità.
Il nostro amico Imam Hamza Piccardo, da questo punto di vista, ha lavorato molto bene.
Se il suo collega dei Piani, nel tempo che gli lascia libero il concepimento dei figli – è già a quota dodici, ma non pare intenzionato a dar tregua alla inesausta Consorte – parte alla carica contro la corrotta civiltà degli Infedeli, il Nostro dimostra di non concepire la identità religiosa come un manganello da calare sulla testa di chi è diverso.
La sua principale abilità consiste precisamente nel mettere a disposizione di tutti una appartenenza religiosa che accomuna comunque gente molto variegata.
Piccardo è ben conscio che il mondo – rinnegate le ideologie – procede verso la affermazione delle identità, come anche del fatto che chiunque preservi la propria si trova oggettivamente come un alleato sulla strada dei suoi correligionari.
Quanto importa e non concepire le identità quali motivo di rivalità, o peggio di inimicizia: vi è semmai una sana emulazione nel fare il bene.
Questo risponde alla sua visione geostrategica, basata sulla esistenza di un potere finanziario mondiale che vorrebbe livellare ogni individualità ed ogni differenza.
Tutti coloro che difendono la propria si trovano dunque dalla stessa parte della barricata.
Il suo ecumenismo non è dunque narcisistico od irenico, ma anzi belligerante.
Semplicemente, i diversi sono alleati, ma spesso non sanno ancora di esserlo.
Occorre dunque che ne prendano coscienza, ma per questo provvederà la Storia.
Nel frattempo, Piccardo – più che tendere al trasversalismo – si pone al di sopra delle differenze.
Per cui non degna di alcuna attenzione – e fa bene a non perdersi in simili cazzate - il conflitto tra i Bassotti ed i loro rivali, tutti quanti in attesa – se non di una conversione – di una generale redenzione: propiziata, nella sua visione, da ogni fenomeno contingente, dalle migrazioni alle crisi finanziarie, dalle guerre ai disastri della cosiddetta politique politicienne.
Ora, però, lasciamo la parola a lui, seguendo la esortazione pronunziata nella nostra lingua da Osvaldo Braccioforte Martini Tiragallo: Vacci, mi scampo che te stii a sentire cose dice!

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Mario Castellano  21/04/2023
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