La Repubblica ha inserito nel suo martirologio Lucia Annunziata, ...
La Repubblica ha inserito nel suo martirologio Lucia Annunziata, sia in quanto vittima di una persecuzione al cui confronto quella di Diocleziano era uno scherzo, sia perché costei ha compiuto un gesto eroico, dimettendosi dalla RAI.
Il che risulta assolutamente normale in una società pluralista ed in uno Stato di Diritto, dove è consueto manifestare in questo modo il proprio dissenso; ed è tale anche in una economia di mercato, in cui un dipendente può passare senza problemi da un datore di lavoro a un altro.
Al tempo di Mussolini, gli antifascisti avevano tre alternative: se erano molto ricchi, si ritiravano a vita privata; se invece avevano bisogno di un impiego, il possesso della tessera del Partito era condizione sine qua non per accedere tanto a quello pubblico quanto a quello privato; la terza possibilità consisteva nella emigrazione.
La Signora Annunziata, malgrado le tendenze autoritarie del Governo - da cui entrambi dissentiamo - ha a sua disposizione tutte le alternative.
Quanto ha guadagnato alla RAI – si tratta di cifre da capogiro, tanto più in considerazione del fatto che costei non opera né nel giornalismo di indagine, né in quello dedito allo approfondimento, ma è soltanto una intrattenitrice – basta e avanza per garantire una vita agiata a lei ed alla sua discendenza.
Per giunta, questa Signora non ha bisogno di cercare un altro lavoro, essendo già Direttrice della edizione italiana dello Huffington Post, cioè di una testata che dispone notoriamente di risorse economiche ben superiori a quelle di un bollettino parrocchiale.
Quanto al soccorso che può venire ai perseguitati dai Paesi esteri, questo autorevole giornale è di proprietà americana, ed anzi appartiene – sia pure non dichiaratamente – allo stesso Governo degli Stati Uniti.
Certamente, il gesto compiuto dalla Annunziata e rivelatore di un restringimento degli spazi entro i quali si può manifestare il dissenso.
Se però esiste nella RAI una censura imposta – sia pure in modo non dichiarato – dai suoi dirigenti, non ci si spiega perché il povero ascoltatore, pur saltabeccando tra le varie emittenti radiofoniche, finisca sempre per ascoltare dei peana in onore della Meloni.
Non vi è censura peggiore della autocensura, e non vi è conformismo più pernicioso di quello causato non già dal timore di rappresaglie, bensì dalla corsa a vendersi.
Che imperversa ad ogni livello.
Per rendersene conto, basta leggere la intervista di Bonaccini con La Repubblica.
Il Governatore critica molto blandamente la Presidente del Consiglio, non avendo evidentemente perduto la speranza di essere nominato Commissario.
Questa figura non sarà comunque incaricata della emergenza, tale materia essendo riservata alla Meloni, permettendole di esibire i suoi poteri taumaturgici: come Mosè fece arretrare le acque del Mar Rosso, la Borgatara otterrà lo stesso risultato con quelle alluvionali.
Verrà quindi elargito un incarico per la ricostruzione, ma solo dopo avere diviso la torta: patti chiari, amicizia lunga.
Quanto non pare preoccupare Bonaccini – al punto che non ne fa alcun cenno - è la definizione delle sue future funzioni dal punto di vista giuridico: il Commissario sarà infatti un organo decentrato del Governo, cui Palazzo Chigi certamente delegherà alcuni poteri, ma sottraendone altri proprio alla Regione.
Il cui Presidente non pare però temere tale menomazione, pur di essere lui il prescelto, e pur di fare entrare in torta le Cooperative.
Dopo di che, la Meloni verrà ovvazionata nel loro Congresso, come è già accaduto con la CGIL.
Bonaccini è comunque un poveretto relegato nella profonda provincia, costretto a pietire le briciole dal Governo della Capitale.
Le entrate della Annunziata provengono invece da oltre Atlantico, e le sue relazioni con quella sponda risalgono al tempo in cui faceva la giornalista free lance nel Salvador.
Di ritorno in patria, la sua carriera alla RAI fu folgorante.
Le analogie con la Schlein, per quanto riguarda le connessioni estere, sono impressionanti.
La Signora germanico – elvetico – statunitense è stata imposta ai Democratici italiani (come sono lontani i tempi in cui si gridava Yankee go home!) dalla corrente dello omonimo Partito statunitense che fa capo ad Alexandra Ocasio Cortez.
Si tratta del settore più sensibile alla deriva autoritaria di un Paese che quanto più ostenta la propria lealtà in campo internazionale tanto più si allontana dalla cultura liberaldemocratica occidentale.
Quando questa deriva sarà giunta al punto di rottura, e non potrà più essere occultata né con le dichiarazioni di fedeltà atlantica, né con gli invii di armi (o di soldati) in Ucraina, allora gli Occidentali dovranno mobilitare un personale politico in grado di manifestare la dissidenza.
Questo avviene in tutte le democrature.
Che sono certamente dei regimi esecrabili, ma non possono essere abbattute da qualche migliaio di intellettuali occidentalizzanti, capaci soltanto di sfilare davanti alle telecamere delle emittenti anglosassoni, o di rilasciare interviste in perfetto inglese, in perfetto francese o in perfetto tedesco: gli inviati speciali non sempre padroneggiano le lingue esotiche.
I dissidenti sono però quasi sempre incapaci di interpretare la pancia del proprio Paese.
Dove si impongono delle solidarietà identitarie, a volte anche mafiose, ma efficaci nel sostenere il Governo, per quanto sia criminale: tanto più, anzi, quanto più è criminale.
Gli Argentini dicevano: Mentiroso y ladrón, queremos a Peron!
Il ruolo degli oppositori viene svolto di preferenza da chi può emigrare senza problemi, avendo in tasca più di un passaporto.
Gli altri devono finire in prigione perché qualcuno, al di là dei confini, li assuma quali simboli della persecuzione.
Vi è invece chi fa già il martire, ma senza rinunziare alla piscina.