Illustre Dottor Andrea Pepi,
Mi rivolgo a Lei quale rappresentante di tutti i Dirigenti della Associazione Un Punto Macrobiotico nel Mondo, soprattutto in considerazione del fatto che tale congrega – lungi da essersi disciolta – si è inabissata, come sempre avviene per simili soggetti nei periodi di persecuzione.
Apprendo da comuni amicizie che ci si sta cimentando nel campo della pedagogia infantile, naturalmente praticandola in modo empirico e senza alcun patrocinio academico, esattamente come avveniva a suo tempo nel caso della dietologia.
Nel vasto mondo underground lo empirismo costituisce da sempre la nota dominante, che si estende – insieme con il sincretismo - alle scienze religiose.
Nelle liturgie domina però la influenza del Buddismo, con profusione di Garatti (bastoncini della preghiera) e di Mantra.
Uno dei quali, detto nel gergo macrobiotico la Contraerea (è un miracolo che gli atterraggi e i decolli da Falconara non abbiano subito alcun danno), veniva impiegato per allontanare il malocchio dalla persona del Fondatore e da quanti gli facevano corona.
Il motivo di tale fuoco di sbarramento consisteva nel fatto che il Discepolo di Gerges Ozawa era bersagliato da ogni sorta ostilità e di maledizioni, avendo congiurato contro di lui le Multinazionali del Cibo, gli Stati e le Religioni stesse.
Presso i Cristiani, si recita una speciale orazione contro le cosiddette fatture, rivolta a San Cipriano, ma il rituale buddista risulta ben più suggestivo.
Il guaio è che venivano costretti a praticarlo attivamente – non soltanto ad assistervi – anche i fedeli di altre confessioni, e perfino i non credenti.
Con tanti saluti per la libertà di coscienza.
Se a ciò si aggiunge che presso i Macrobiotici imperversava la pratica della reciproca delazione, esercitata in apposite riunioni plenarie – come il maxiprocesso ha messo spietatamente in luce – se ne conclude come la energica azione delle Forze di Polizia ci ha evitato di finire tutti quanti sottomessi ad un regime di tipo cambogiano, o nord coreano.
Avente in comune con Pol Pot e con Kim Jong Un la fame di massa: i reprobi venivano infatti privati anche del poco cibo disponibile.
Né mancavano le gare a chi mangiava meno: tale Gian Franco Monachesi, già Dirigente della fallita Banca delle Marche, al fine di espiare tanto tale dissesto quanto altri gravissimi peccati (dei quali peraltro non volle mai mettermi a parte), si era rinchiuso volontariamente nel Tiglio di Urbisaglia, imponendosi una dieta di sole rape e bietole acqua e sale, vale a dire senza olio di condimento.
Questo personaggio era convinto che alla fine della penitenza, protrattasi per tutto il tempo che condivisi con lui, la Grazia di Mario Pianesi lo avrebbe riscattato da tale Purgatorio.
Che in realtà ricordava piuttosto i contrappassi dello Inferno dantesco.
Il Tiglio era per i Macrobiotici il corrispondente della Kolymá nello Arcipelago Gulag staliniano: vi si incontravano infatti da una parte i più temibili tra i guardiani, e dalla parte opposta le più sventurate tra le vittime.
Avvenne così che alcuni tra i più noti esponenti della Associazione – tra cui Alice di Fano, Giulia Sensi di Bologna e Gian Maria di Osimo (questo ultimo ateo dichiarato) – avendo la loro coscienza vietato di presiedere ad un trattamento così disumano, emigrarono altrove.
Tolentino e Sferzacosta, forse anche a causa della usuale presenza dei Dirigenti, avevano fama di luoghi contraddistinti da minor rigore.
Il rituale buddista non valse tuttavia a sventare un misterioso attentato, che per poco non costò la vita tanto a Monachesi quanto a me.
Ci eravamo amichevolmente accordati che al mattino io usufruissi per primo del bagno comune, ma un giorno questo ordine di precedenza venne invertito, per cui ho motivo di ritenere che fossi io la vittima designata dello ignoto sicario.
Appartenente con ogni probabilità alla schiera di fanatici antipianesiani che ogni venerdì e sabato sera confluivano da tutto il Piceno al Bar detto della Urbe, situato proprio di fronte al Tiglio, di proprietà di un cugino di Paolino di Tolentino (tale iterazione dei diminutivi ben si acconcia al fatto che tanto costui come la sorella sono accentuatamente brevilinei), ma di opposta fede alimentare.
Questi soggetti fieramente anti macrobiotici erano soliti inscenare, verso le tre o lo quattro del mattino, un sabba, fatto di insulti e minacce rivolte a Mario Pianesi: complice, naturalmente, il loro etilismo.
Uno di costoro si infilò probabilmente nel Tiglio, protetto da un solo saliscendi di facile effrazione, ed attese la vittima.
Quando giunsi nel bagno, vi trovai il povero Monachesi riverso in una pozza di sangue, in cui lo attentatore lo aveva lasciato, evidentemente credendolo morto.
Chiamati i soccorsi, il malcapitato venne salvato in extremis, ma – per motivi mai chiariti - non volle sporgere denunzia, né descrivere il sicario.
Che nel frattempo si era tranquillamente dileguato.
Si rincorrevano però in qual tempo voci di un imminente attentato alla vita di Mario Pianesi, cui qualcuno aveva evidentemente voluto mandare un ultimo avvertimento.
Ora – dopo avere perduto le Marche ed il Comune di Macerata – la Sinistra viene sconfitta ad Ancona, sede di un Centro tra i più agguerriti ed irriducibili.
Io non voglio fare lo scaricabarile, ma mi pare che i Macrobiotici abbiano a che fare con tutti questi disastri elettorali.
I contadini marchigiani, che sono sempre rimasti papalini, accendono ogni anno i fuochi sulla sommità delle colline per indicare la via di Loreto agli Angeli che portano la Casa della Madonna.
I Macrobiotici, calati in un simile ambiente con le loro stramberie esotiche, erano percepiti alla stregua dei Marziani.
Come si potesse convertire la gente al Buddismo, in un simile contesto culturale, è un mistero che non ho mai potuto decifrare.
I villici di Urbisaglia usavano il nome del Tiglio per designare nel loro gergo gli spostati.
Al punto che per non essere considerato tale mi spacciavo per un pellegrino, diretto alla Abbazia di Fiastra.
Dove agli adepti era vietato mettere piede, al pari di ogni altro luogo di culto che non fosse una pagoda.
Come quella di San Ginesio, in cui un macrobiotico giapponese – parente di Ozawa – compilò il suo monumentale trattato sulla defecazione, considerato una sorta di Bibbia del Movimento.
La conclusione cui egli giunge, confermando la saggezza popolare, è che la merda galleggia.
Meglio evitare ogni paragone irriguardoso.
Non hanno invece galleggiato i candidati marchigiani della Sinistra.
Coi tempi che corrono, la assimilazione con i Buddisti ha evidentemente nuociuto alla Causa.
Incurante di tale disastro, unisco ancora una volta la mia voce alla vostra per gridare: Un Punto Macrobiotico nel Mondo!
Speriamo, però, che non ci sentano gli elettori.
Un cordiale saluto, estensibile a tutti i Macrobiotici, ed in particolare a Mario Pianesi, Giovanni Bargnesi, Gian Franco Monachesi, Loredana Volpi ed Antonio Ridolfi, come a tutti coloro che lungo il Versante Adriatico, dalla Romagna fino agli Abruzzi, ancora si mantengono fedeli alla Zuppa e al Piatto Misto.
Suo affezionatissimo
Mario Castellano