Molti anni or sono, trovandoci nel Paese di adozione, approfittammo dei buoni rapporti personali stabiliti con il Nunzio Apostolico del tempo, il maltese Monsignor Giglio ...
Molti anni or sono, trovandoci nel Paese di adozione, approfittammo dei buoni rapporti personali stabiliti con il Nunzio Apostolico del tempo, il maltese Monsignor Giglio, per segnalargli un pericolo non ancora imminente, ma a nostro avviso ineludibile.
Dopo la sconfitta elettorale subita dal Presidente Daniel Ortega ad opera di Violeta Barrios de Chamorro, si erano susseguiti altri due Capi dello Stato, sostenuti da un arco di forze molto vasto, che riuniva tutti i Partiti ad eccezione dei Sandinisti.
Assunse dapprima la responsabilità del Governo Arnoldo Alemán cui succedette Enrique Bolanos.
La affermazione di questo ultimo pare non fosse stata prevista dalla Santa Sede, che infatti – prima delle Presidenziali – sostituì il Nunzio Giglio con il francese Gomel, ritenuto la persona più adatta per negoziare coi Sandinisti quando fossero tornati al potere.
Il Governo si muoveva comunque come su di una sottile crosta, immediatamente al di sotto della quale ribolliva il magma incandescente di una società civile resa in pratica inesistente dalla assenza di una economia produttiva.
Mentre la popolazione sopravviveva svolgendo quasi nella sua totalità dei lavori informali ed occasionali, nessun investitore straniero si avventurava ad impiegare i propri capitali in un Paese da cui chi poteva fuggiva, ben sapendo che il ritorno al potere dei Sandinisti era soltanto questione di tempo.
Le ultime due Elezioni Presidenziali che lo precedettero assomigliavano ad una roulette russa: se il colpo non partiva, si moriva comunque per uno sparo successivo.
Ai nostri amici impegnati nel tentativo di costruire un embrione di Amministrazione Pubblica, tutti assolutamente consci di tale prospettiva, davamo due consigli, più complementari che alternativi: occorreva preparare una via di fuga per quando la situazione fosse precipitata, e nel contempo predisporre – per quanto possibile – non certo una resistenza, resa impossibile dalla situazione interna ed internazionale, quanto piuttosto una resilienza.
Consistente essenzialmente nel mantenere viva la coscienza dei valori propri della democrazia rappresentativa.
Risultava peraltro inutile sperare in una qualche forma di revisione ideologica a parte dei Sandinisti.
In primo luogo, essi non avevano mai elaborato una propria cultura politica.
In secondo luogo, la possibilità per il Partito di riprendere il potere senza pagare neanche in minima parte questo prezzo li portava a ritenere che bastasse attendere il momento propizio.
Che sarebbe prima o poi venuto, dato che gli Stati Uniti stavano mantenendo il proprio impegno, preso nel momento della transizione democratica dai regimi militari a quelli elettivi, di disinteressarsi di quanto avveniva a Sud del Rio Grande: la loro proiezione strategica non era neanche più verso lo Atlantico, bensì in direzione del Pacifico, e la perdita del controllo sullo Emisfero non avrebbe peraltro più avvantaggiato il campo comunista, ormai inesistente.
La mancanza di una società civile articolata esponeva intanto la società al controllo da parte di una Polizia Politica integrata nello Esercito: il dissenso, infatti, non era considerato una forma - sia pure illecita di dissidenza - bensì un attentato alla sicurezza dello Stato compiuto per conto di soggetti stranieri.
Sui nostri amici incombeva dunque la prospettiva inevitabile della persecuzione.
Per questo, invitammo la Nunziatura a predisporre dei piani di aiuto alla evacuazione, riferendoci espressamente alla situazione di grave rischio cui era esposto in particolare il laicato cattolico.
Che il Cardinale Obando cercava di proteggere come poteva, impiegando tutti i suoi esponenti di maggiore rilievo quali Professori nella Università Cattolica, anche se non sempre costoro erano in grado di insegnare qualche disciplina.
Ci venne risposto che la Santa Sede non scorgeva assolutamente il pericolo da noi denunziato.
Quale fu il motivo di un errore così grossolano nel valutare in prospettiva la situazione del Paese?
La ragione va ricercata nello avere ingenuamente creduto agli impegni assunti dalla dirigenza sandinista, e riflessi nella Costituzione adottata dopo la Rivoluzione del 1979.
Che non costituisce certamente una copia di quelle vigenti nei Paesi che allora componevano il cosiddetto Camo Socialista, in cui il Partito non soltanto era considerato alla stregua di un organo dello Stato, ma esercitava una sorta di Quarto Potere, sovrapposto ai tre indicati da Montesquieu, essendo incaricato di valutare la conformità dei loro atti con i propri indirizzi ideologici.
La stessa prassi giuridica smentiva però questo indirizzo, come potemmo verificare lavorando presso la Corte Suprema di Giustizia, della cui Giurisprudenza dovevamo redigere il Massimario.
Nel caso specifico del contenzioso amministrativo, non mancarono sentenze di annullamento di atti emanati dal Governo, ma queste sentenze non vennero mai eseguite.
e cronache di questi giorni parlano chiaro.
Tra i più di cento detenuti politici liberati soltanto alla condizione che fossero espulsi verso gli Stati Uniti, la maggioranza è costituita da esponenti del laicato cattolico, peraltro alieni da un impegno politico diretto, e dediti soltanto ad attività di sostegno alla azione assistenziale svolta dalla Chiesa.
Il Vescovo Alvarez di Matagalpa, che ha rifiutato di essere espulso, sconta una condanna a ventisei anni di reclusione, erogata per reati di opinione.
Il che costituisce di per sé una abnormità.
Ora è in atto, sui mezzi di comunicazione cattolici, una campagna in suo favore.
Per quel poco che vale, le associamo la nostra voce.
Non possiamo tuttavia fare a meno di constatare come gli strumenti mediante i quali la Santa Sede valuta la evoluzione della situazione nei Paesi situati al di fuori della ristretta area composta dalla Europa Occidentale e dalla America Settentrionale, ove ancora fondamentalmente vige lo Stato di Diritto, si stiano rivelando insufficienti.
Si commette un errore imperdonabile quando si crede che bastino alcune affermazioni di principio, contenute tanto nella normativa interna quanto negli atti di Diritto Internazionale, per considerare tutelati i cittadini, in particolare per quanto riguarda la libertà di coscienza e di culto.
Che nel caso del Nicaragua si può considerare virtualmente soppressa.
La sistematica espulsione del Clero straniero, e la altrettanto sistematica condizione di impedimento in cui versa il Clero locale, lasciano la popolazione priva in pratica di assistenza spirituale.
Già si è detto del trattamento riservato al laicato.
Ortega basa la sua politica sulla promozione di una identità nazionale in cui non vi è posto per il Cristianesimo: il Presidente intende rifarsi alle religioni precolombiane, di cui sua moglie si dice cultrice, mentre in realtà pratica una forma grossolana di negromanzia fai da te, comprensiva di un presunto significato magico attribuito agli atti sessuali.
La Chiesa ha fatto bene quando – fin dalla Populorum Progressio di Paolo VI - ha riconosciuto la positività di tutti i movimenti di liberazione dei popoli, anche se di ispirazione non cristiana.
Occorre però esigere che si manifesti un reciproco riconoscimento del contributo dei Cattolici a questa causa.
Quanti vengono perseguitati non sono dei controrivoluzionari, ma dei cittadini che semplicemente intendono mantenersi fedeli alle proprie convinzioni religiose.
Naturalmente, la Santa Sede non può dichiarare la guerra contro il Nicaragua.
Può però far valere il proprio contributo alla causa nella giustizia nel mondo, nei limiti in cui lo consente il rapporto di forze.
Una Diplomazia che si rispetti deve sempre calcolarlo, e fare tutto quanto esso permette.
Il già Nunzio Monsignor Fortunatus Nuachukwu ha sempre perorato, presso la Segreteria di Stato, le ragioni del Governo di Ortega.
Tra le categorie della politica – anche internazionale – non rientra purtroppo la riconoscenza.
Ne fa parte però precisamente il rapporto di forze, che propenderebbe ancor più a sfavore dei Sandinisti se la Santa Sede non li tutelasse in Occidente: la Sinistra europea, dopo averli a lungo idealizzati, li ha scaricati da tempo.
Essi devono dunque affidarsi, per le loro Pubbliche Relazioni, a qualche giornalista screditato e prezzolato.
Riteniamo che la Santa Sede debba far valere il proprio credito morale, e conoscendo bene la realtà del Paese non abbia fatto quanto era in suo potere.
Se la Chiesa non tutela i propri fedeli, assisteremo nel futuro allo arrivo di sempre più ingenti masse di profughi, cui certamente apriremo le nostre case, ma intanto sarà ben maggiore il numero di quanti verranno perseguitati nei luoghi di origine.
Chi spende una parola per loro, si trova nella stessa situazione di Emanuele II Paleologo, che invano percorse tutta Europa in cerca di aiuti per Costantinopoli.
Che infatti cadde nel 1453.
Precisamente il 29 maggio, Festa Nazionale della Turchia.
Al ricevimento organizzato in questa data, non manca mai il Nunzio Apostolico.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  07/6/2023
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved