Lettera all’Ambasciatore di Israele e riflessione sulla crisi dell’Occidente
Sua Eccellenza l’Ambasciatore di Israele in Italia
Sua Sede

Illustre Signor Ambasciatore,

L’Onorevole Claudio Scajola, Sindaco di Imperia, ha preso parte — in qualità di oratore ufficiale — alla manifestazione di solidarietà con la Palestina tenuta nella nostra città lo scorso 30 agosto.
La cosiddetta “piattaforma” includeva espressamente l’obiettivo della distruzione dello Stato di Israele.

Tempo addietro, lo stesso Sindaco ha ricevuto a Imperia Lei — o il Suo predecessore nell’incarico — manifestando la propria “amicizia” nei riguardi del Suo Paese.
Dice il proverbio italiano: “Dagli amici mi guardi Iddio, che ai nemici ci penso io.”

L’unico beneficiario dell’incontro è stato il signor Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo, titolare dell’omonimo ristorante, in cui il Sindaco ha invitato il proprio Ospite.
Prima del pranzo, i servizi di sicurezza della Sua Ambasciata hanno proceduto alla bonifica del locale dalle cosiddette “cimici”.
Si dice che la ricerca abbia portato al loro rinvenimento.
Se così fosse, la notizia non desterebbe meraviglia.
In città sono infatti attive diverse “cellule” islamiste, che figurano oggi tra i promotori della manifestazione.

Mi astengo da ogni commento.
Formulo i migliori auguri per la Sua missione e per la causa del Suo Paese, e La ossequio.

Mario Castellano
Via Ruffini, 58 – 18100 Imperia

Il fronte contrario all’Occidente

Il fronte contrario all’Occidente, che sta celebrando in Cina la propria solenne assise, si rafforza ogni giorno di più sul piano politico, economico e militare.
Questo raggruppamento di Stati ha raccolto l’eredità dei cosiddetti Non Allineati, i quali si incontrarono per la prima volta a Bandung — nel 1955 — per iniziativa di Tito, Nehru, Sukarno e Zhou Enlai.

La differenza con quel movimento, rimasto attivo per decenni prima di dissolversi, consiste nel fatto che né allora, né in seguito, ne fece parte l’Unione Sovietica.
Oggi invece non si manifesta più l’intento di seguire una via mediana tra le superpotenze, ma si accoglie una di esse nel proprio schieramento, accentuandone le caratteristiche e le finalità contrarie all’Occidente.

Basta osservare una mappa per vedere come la nuova alleanza stringa d’assedio l’Europa e l’America Settentrionale.
Dove non arriva l’adesione esplicita ai “BRICS” — che si stanno ampliando — o all’“Organizzazione di Shanghai”, influisce comunque la penetrazione economica esercitata soprattutto, ma non soltanto, dalla Cina.

Per conoscere i piani che questo Paese sta perseguendo, di concerto con i suoi alleati, basta leggere le numerose analisi geopolitiche che appaiono quotidianamente su tutti gli organi di informazione e sulle riviste specializzate.
Una delle aree di maggiore penetrazione è costituita dai Balcani, che confinano con Trieste.

Erdogan, tra i protagonisti dell’incontro in Cina, ha dichiarato pubblicamente — senza mai essere smentito — che il confine della Turchia va “da Trieste a Vienna”.
È quanto meno dubbio che le popolazioni di questa regione accettino di buon grado il ripristino di un dominio ottomano, contro il quale si vantano tutte di aver combattuto per cinque secoli.
Gli ortodossi, religione maggioritaria nei Balcani, guardano verso la Russia, che fino all’indipendenza fu riconosciuta come loro “potenza protettrice” presso la corte del Sultano.

Se varie sono le influenze che si combattono, è certo che quella italiana — e più in generale occidentale — risulta oggi la più debole.

Crisi culturale e spirituale dell’Occidente

Vorremmo soffermarci sui motivi culturali e spirituali di questa condizione.
Tutti gli organi di informazione e le forze politiche, in diversa misura, concordano nel criticare Israele.
Al di là del fondamento giuridico di tale atteggiamento, esso rivela non solo la profonda spaccatura dell’Occidente giudaico-cristiano — che rinnega le proprie radici — ma anche una sostanziale convergenza tra i vari soggetti politici.

Se la sinistra arriva a negare il diritto stesso di Israele all’esistenza, la destra si associa alla pretesa di imporre a Israele dall’esterno le misure ammesse per la propria autodifesa.
Il risultato concreto è che entrambi gli atteggiamenti portano allo stesso esito.

L’accettazione totale e incondizionata della lettura islamista più radicale della questione mediorientale — secondo cui il movimento sionista sarebbe una forma di colonialismo — dà la misura della crisi d’identità dell’intero Occidente, con l’unica eccezione di Israele.
Che tuttavia viene spesso percepito, da gran parte della nostra opinione pubblica, come espressione di un atteggiamento negativo e non come un modello di resistenza e coesione.

Israele, nei tempi delle grandi ideologie, affermava la propria identità: un’identità tanto più forte in quanto riguardava un popolo disperso.
La diaspora significava dispersione territoriale, ma anche unità spirituale.
Se gli Ebrei non fossero stati un popolo, il progetto di Herzl sarebbe rimasto un’utopia.

In Italia, la contiguità territoriale e l’unità culturale non sono bastate per costruire un’identità altrettanto solida.
L’unità nazionale, infatti, non è ancora del tutto consolidata.

Missioni e identità dei popoli

Israele si ritiene investito di una missione, quella definita dal profeta Isaia, che assegna al colle di Sion il compito di “dominare gli altri monti per sottoporli al giudizio di Dio”.
Allo stesso modo, ogni grande potenza moderna si attribuisce una missione storica:

la Turchia mira a ricostituire l’unità della comunità islamica;

la Russia intende riaffermarsi come guida dell’Ortodossia, e forse dell’intero Cristianesimo, come “Terza Roma”;

l’India identifica la propria religione con una civiltà specifica, seppur poco diffusa fuori dai suoi confini;

la Cina si propone come centro del pensiero confuciano e guida dei popoli già soggetti al dominio occidentale.

Solo la Russia ricorre oggi alla forza delle armi per riaffermare la propria influenza regionale, ma i suoi alleati non si identificano necessariamente con la guerra in Ucraina.
È tramontata la pretesa, propria dell’Unione Sovietica, di guidare il fronte anti-occidentale.
Il nuovo blocco è più omogeneo e coeso, basato su un rifiuto comune dell’egemonia occidentale e su una crescente collaborazione.

Europa e identità spirituale

L’Europa, per resistere, può fondarsi soltanto sulla propria identità giudaico-cristiana.
Ma, a parte il Papa, pochi sembrano consapevoli della necessità di ritrovarla.
Gli Stati nazionali si oppongono, rivendicando le proprie prerogative, alimentando da un lato il centralismo e dall’altro il rifiuto di una reale unione europea.

Ne deriva un continente sempre più debole, politicamente ed economicamente, perché indebolito spiritualmente.
Non esiste altra risorsa per salvarci che il recupero di quella identità.

Lo Stato sociale, considerato da Jacques Delors come la più nobile eredità dell’Europa cristiana medievale, incarnava l’ideale solidaristico.
La sua demolizione, con la perdita dei diritti fondamentali alla salute e all’istruzione, può condurre a una guerra civile strisciante: da un lato le milizie dell’estrema destra nazionalista, dall’altro gruppi estranei alla nostra cultura.

L’estremismo islamico sfrutta i moti di piazza per affermarsi, favorendo la destabilizzazione dell’Europa occidentale.

La soluzione non è il ritorno alla teocrazia o al confessionalismo: anche lo Stato laico è frutto della nostra cultura e contribuisce alla nostra identità.
Non serve sacralizzare le istituzioni, ma la responsabilità di chi le guida.

Purtroppo, l’attuale classe dirigente europea non sembra in grado di sostenere tale investitura morale.
Rischiamo di essere sopraffatti da altre identità più forti della nostra, perché più consapevoli della propria missione.
Il Sindaco di Imperia, che gioca penosamente a “fare il musulmano”, offre la rappresentazione più grottesca della nostra decadenza.

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Mario Castellano  7/10/2025
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