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Risultati per “crisi energetica Europa”

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Il Blog di Mario HERI DICEBAMUS

… la sua imparzialità e la sua correttezza. L'insinuazione avanzata dal tribuno leghista e dalla Pasionaria della Magliana risulta completamente priva di fondamento. Una volta aperta una crisi di Governo, il Presidente della Repubblica ha il compito di accertar…

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Chiesa locale, identità di confine e Trattato del Quirinale

…le otto volte maggiore, in proporzione, rispetto a quella che la Chiesa può dispensare ai cattolici. A questo si aggiunge la manifesta crisi della parrocchia, intesa non solo e non tanto quale ripartizione territoriale della Chiesa, bensì soprattutto come luog…

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Cuba, Fidel Castro e il tramonto della Rivoluzione comunista

…ietà Civile”, in tutte le sue espressioni culturali, economiche e religiose, aveva provocato un cambiamento. Pacifico, certamente, ma radicale. Nella Società cubana non si scorge invece, purtroppo, nessun soggetto in grado di promuoverlo. Quanto alla crisi eco…

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Iran, proteste e limiti dell’Occidente: analisi geopolitica

…l’eliminare il Regime teocratico. Nel lungo periodo, gli effetti di una simile azione risulterebbero equivalenti a quelli che l’Islam “radicale” potrebbe raggiungere nel più breve periodo come conseguenza di una crisi petrolifera, e consisterebbero nell’indebo…

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In Spagna, la contesa politica si sta radicalizzando.

…to nel Paese Basco quanto in Catalogna, è disposto a rinunziare anche alla minima quota dell’autonomia di cui questi due soggetti dispongono. Di fronte alla prospettiva di una crisi istituzionale, ed al conseguente pericolo per la pace civile, l’intera Sinistr…

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Una nostra curiosità intellettuale

…ettuale – ma non soltanto intellettuale – riguardava, fin dallo inizio della attuale crisi in Ucraina, il modo in cui la Russia avrebbe risposto al tentativo, intrapreso dagli Occidentali, di destabilizzarla: sia rendendo sterile e prolungato il suo impegno mi…

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Un certo Rossi, già collaboratore di Fini, ha analizzato – in una intervista apparsa su “La Repubblica” - le prospettive del Governo Meloni.

…ste straniere, insieme a quello del confronto con le istanze autonomistiche nell’ambito dello stesso Stato italiano, è l’unico sul quale il nuovo Governo può essere messo in difficoltà, almeno in prospettiva. La stessa crisi economica porterà lo Stato centrale…

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I giornali italiani pubblicano con risalto le notizie più insignificanti, mentre censurano quelle importanti. Vediamo, per quanto possibile, di rimediare a questa lacuna.

…po di eliminare il Regno di Napoli, che possedeva la migliore marina militare del Mediterraneo. Già sotto Ferdinando II era scoppiata una crisi con le "Due Sicilie" in merito al controllo della produzione dello zolfo, che era in quel tempo l'equivalente del pe…

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Quanto sta avvenendo in Spagna dimostra come le vicende di questo paese siano vincolate con le nostre: non soltanto per via del trattato di Castel Cambrese, né in quanto l’avvento nel 1442 di Alfonso di Aragona sul trono di Napoli determinò la nota influenza del costume spagnolesco sull’Italia meridionale.

I due paesi affrontano nell’attualità una crisi istituzionale determinata da cause politiche fondamentalmente uguali. L’uscita dal franchismo avvenne all’insegna del federalismo, mentre il superamento del fascismo aveva visto il mantenimento del centralismo, s…

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I nostri nonni ed i nostri genitori ricordavano con assoluta precisione i grandi giorni della storia nazionale, dove si trovavano e che cosa stavano facendo nel momento in cui l’Italia era entrata in guerra, così come nel momento in cui la guerra era finita.

…cque della loro esistenza, in quanto il dissolvimento dello Stato aveva segnato anche una crisi irreversibile della stessa idea di Nazione. Fu come se tutto quanto era stato fatto fino allora nel nome di questo ideale si fosse rivelato improvvisamente vano, co…

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Lione, radicalizzazione politica e rischio conflitto civile – Analisi

L’uccisione a Lione di un giovane cattolico tradizionalista, assimilato con una certa approssimazione all’estrema destra, ha posto al centro dell’attenzione il partito di Mélenchon. Dato l’inarrestabile declino dei socialisti, dei comunisti e dei verdi, esso h…

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Il Partito “Democratico” ha deciso di “fare quadrato” intorno a Sala, pur correggendo formalmente – ed anzi invertendo – la linea politica contraddistinta dall’alleanza, meglio dire dalla “mésalliance”, con i peggiori protagonisti della speculazione edilizia, per sposare il “new deal” dettato dal Nazareno. In base al quale i “brasseurs d’affaires” che compongono la Giunta Comunale dovrebbero, per incanto, trasformarsi in altrettanti agitatori “movimentisti”. A quali soggetti dovrebbero però rivolgersi costoro? Precisamente a quei ceti sociali cacciati dal tessuto urbano per fare posto ai grattacieli muniti di giardini pensili, collocati sugli attici, progettati dal grande architetto Boeri e finanziati dagli sceicchi del petrolio. Questi “quadri” del Partito ex comunista verranno prevedibilmente accolti dal proverbiale lancio di uova marce. Questo però non è il peggio, rappresentato viceversa dal fatto che i “Democratici”, compiendo una sorta di quadratura del cerchio o di conciliazione degli opposti, da un lato sposano il “movimentismo”, ma dall’altro lato assolvono tutto l’operato della Giunta presieduta da Sala, di cui si dichiarano anzi orgogliosi. Questa presa di posizione non avrà – per fortuna – effetti concreti: i sigilli posti sui cantieri edili per ordine dell’Autorità Giudiziaria non verranno di certo rimossi, e il “business” perseguito dall’asse tra Sala e Catella pone termine ai suoi loschi affari. Esattamente come avvenne per il “Sistema Liguria” quando Toti finì ai domiciliari e Signorini a Marassi. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché mai – se le scelte che hanno caratterizzato fino ad ora la gestione del Comune risultavano giuste – non vennero a suo tempo sancite da un voto degli organi dirigenti del Partito, né a livello comunale, né a livello provinciale, né a livello regionale? E tanto meno adottate da un Congresso? Per un motivo molto semplice: la scelta compiuta da Sala – senza avere ricevuto alcuna delega dal Partito – risultava manifestamente e inevitabilmente criminogena. Il potere giudiziario accerterà se la nomina nella Commissione “Ambiente” (!?) di un soggetto che nello stesso tempo svolgeva il compito di “consulente” di una società edile impegnata nell’edificazione del quartiere progettato da Boeri e finanziato dall’emiro del Qatar configuri o meno il reato di “Interesse privato in atti di ufficio”. Vale naturalmente il principio della presunzione di innocenza, e ogni imputato ha il diritto di dichiararsi non colpevole. Una valutazione politica di quanto avvenuto può – ed anzi deve – venire espressa fin d’ora. La commistione intollerabile e sfacciata tra l’interesse pubblico e l’interesse privato ha fatto incorrere la Giunta Comunale nella cattiva amministrazione, se non altro perché – a prescindere dalla valutazione che sarà espressa dal giudice penale – è stato violato il principio costituzionale dell’imparzialità dell’Amministrazione Pubblica. Il Partito Democratico poteva e doveva esprimere un’autocritica su queste scelte, compiute da alcuni suoi esponenti, e partire da questa valutazione per rivedere non solo il programma della Giunta, ma anche tutto il proprio “modus operandi”. Nonché – quanto più conta – il suo rapporto con la società. Filippo Turati non avrebbe certamente condiviso la decisione di espellere i lavoratori dal tessuto urbano della sua città. Certamente, rimane ai “Democratici” il suffragio dei cosiddetti “tutelati”, cioè di quanti lavorano direttamente alle dipendenze dei vari Enti Pubblici o si qualificano formalmente come “liberi professionisti” o come “imprenditori”, ma in realtà campano agiatamente con le parcelle e con le commesse elargite da questi soggetti. La vice-sindaca di Pisapia – che si è ritirato dalla vita politica per non farsi complice di un sistema malavitoso – non si è più candidata per una carica elettiva, e lavorava – a quanto rivelano le cronache giudiziarie – come “brasseuse d’affaires”, offrendosi come tramite tra i costruttori edili e l’Amministrazione Comunale. A questo punto, ci domandiamo che cosa sia oggi il Partito “Democratico”. Non mancano certamente nelle sue fila gli amministratori onesti e i militanti personalmente disinteressati. L’essenza del Partito rivela però una corruzione irreversibile, rendendolo simile a un frutto apparentemente intatto ma bacato e marcio nel suo interno. Perché si è arrivati a questo punto? Il Partito, che allora si chiamava ancora “Comunista”, dovette constatare, con la caduta del Muro di Berlino, il proprio fallimento. Esso aveva certamente ripudiato l’ideologia marxista-leninista, ma sopravviveva nell’equivoco in base al quale un’azione politica riformista potesse essere praticata grazie alle vecchie alleanze internazionali, meglio, alle vecchie filiazioni. Quando una forza politica constata di avere fallito nei propri obiettivi, ha davanti a sé – come non ci stanchiamo di ricordare – tre possibili scelte. Una consiste nello scioglimento. Un’altra, nell’adozione di obiettivi diversi da quelli perseguiti in precedenza. Ritorniamo con la memoria a quanto avvenne nella nostra città e nella nostra provincia subito dopo il fatidico 1989. Il gruppo dirigente della Federazione Comunista – quello stesso che aveva sostenuto fino ad allora la consorteria della Selvaggina – rimase intatto e si ripropose al giudizio degli elettori senza avere formulato la minima autocritica né abbozzato la minima revisione. È vero che da tempo Berlinguer aveva confessato di sentirsi più sicuro da questa parte del Muro, ma è anche vero che Natta aveva rovesciato la linea del suo predecessore, arrestando il processo di aggiornamento ideologico. E di lì a poco avrebbe dedicato tutte le sue forze – con quelle dei propri seguaci – a sabotare il nuovo indirizzo del Partito. I dirigenti della Federazione erano sempre quelli che egli aveva piazzato in questo ruolo, e che lo avevano contraccambiato con la più cieca obbedienza. Arriviamo alla terza opzione che sta davanti a chi constata il proprio fallimento: quella che consiste nel criminalizzarsi. Se a Imperia – per evitarla – sarebbe stato necessario ricostruire il Partito dalle fondamenta, a Milano questa operazione era riuscita nel momento in cui venne sottratto a Cossutta il controllo dell’apparato. Purtroppo, però, i nuovi dirigenti – per un evidente limite culturale, che li rendeva incapaci di praticare il riformismo – presero la strada della commistione tra interesse pubblico e interesse privato. A questo punto, la Meloni ha probabilmente vinto la partita. L’offensiva giudiziaria contro Ricci – che non può essere certamente assimilato ai Sala, ai Boeri e alle De Cesaris, ma insidiava la carica di Governatore delle Marche a un “Fratello” della Presidente del Consiglio – si inquadra già probabilmente in una logica diversa rispetto a quella propria dell’inchiesta di Milano. È cominciata l’era in cui chi sta a capo di una “democratura” liquida i rivali politici accusandoli di reati comuni. Ricci – a differenza dei “compagni” di Milano – rischia di essere vittima non già della mancata revisione (il sindaco di Pesaro è tra quanti l’hanno effettivamente compiuta), quanto piuttosto dell’incapacità di farla maturare nella coscienza di chi ha creduto sufficiente cambiare l’etichetta per cambiare il contenuto: il che costituisce una frode. La Destra, dal canto suo, postula come candidato a Milano Maurizio Lupi, il quale già può contare sul voto degli orologiai, dal momento che sa tutto sui Rolex d’oro. Vittadini e Formigoni, dopo avere fatto quanto sappiamo con la Sanità lombarda, si accingono ad espugnare Milano, facendo cadere i “Fratelli Ambrosiani” dalla padella nella brace.

Il Partito “Democratico” ha deciso di “fare quadrato” intorno a Sala, pur correggendo formalmente – ed anzi invertendo – la linea politica contraddistinta dall’alleanza, meglio dire dalla “mésalliance”, con i peggiori protagonisti della speculazione edilizia, …

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Da qualche tempo, i mezzi di comunicazione ufficiosi del nostro Paese si dedicano a propagandare il pauperismo, che in epoca fascista veniva pomposamente definito con il termine di “autarchia”.

Da qualche tempo, i mezzi di comunicazione ufficiosi del nostro Paese si dedicano a propagandare il pauperismo, che in epoca fascista veniva pomposamente definito con il termine di “autarchia”. Alcuni imprenditori furbastri trovarono il modo di arricchirsi, pe…

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Pertinenza 9
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Nessuno, più di chi ha vissuto lungamente all'estero, in situazioni di grande pericolo e disagio, sa che cosa significa la dignità e l'onore del proprio Paese, e può dunque capire il dolore causato dal vederlo ridotto al rango di una semicolonia della Cina, prostituito per giunta a personaggi del livello di un Conte, di un Casalino, di un Arcuri o di un Benotti.

Il "deus ex machina" che ha salvato l'Italia quando ormai tutto appariva perduto ci appare come un miracolo. Poichè però i miracoli non si ripetono, cerchiamo di fare in modo che l'occasione per riscattare il nostro Paese non vada perduta. In tutta modestia, m…

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Pertinenza 9
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Hong Kong siamo tutti noi.

Può sembrare strano che le vicende di una piccola isola, situata a poca distanza dalla costa della Cina meridionale, rivestano un significato per della gente così lontana, tanto a causa della geografia, quanto a causa della cultura. Eppure, le vicende di quell…

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Pertinenza 8
Politica e società

Ceuta, Fratelli Musulmani e migrazioni: analisi geopolitica

…stato organizzato dai Fratelli Musulmani, i quali controllano l’Islam in tutta l’Europa occidentale, gestendo la rete delle moschee. In Italia, queste fanno capo all’Unione delle Comunità Islamiche, notoriamente considerata un’interfaccia della Fratellanza fon…

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