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Risultati per “Il libro segreto di CasaPound”

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Della guerra in Ucraina saranno ricordate, nei libri di storia, due date di inizio: una è stata il Ventisette Febbraio, quando le forze armate di Putin hanno varcato la fragile linea armistiziale stabilita nel Donbass dagli “Accordi di Minsk”, peraltro mai rispettati; l’altra è quella del Cinque Settembre, cioè del primo lunedì dell’autunno meteorologico, giorno in cui per tradizione finiscono in Europa Occidentale le ferie estive e riaprono le fabbriche.

…in Ucraina saranno ricordate, nei libri di storia, due date di inizio: una è stata il Ventisette Febbraio, quando le forze armate di Putin hanno varcato la fragile linea armistiziale stabilita nel Donbass dagli “Accordi di Minsk”, peraltro mai rispettati; l’al…

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Parlando delle vicende di Genova, avevamo notato come un ecclesiastico - l'allora arcivescovo metropolita Cardinale Angelo Bagnasco - fosse rimasto l'unico ad esprimere - nella città laica, repubblicana e poi socialista patria di Giuseppe Mazzini - un richiamo alla sua tradizione democratica. L'eclisse di questa identità aveva portato il centro-sinistra a lasciare campo libero ad una amministrazione comunale di destra, che si è rivelata capace soltanto di offendere le convinzioni dei concittadini, manifestando il suo attaccamento alla tradizione unicamente con il (costoso) travestimento da doge del sindaco Bucci, il quale è solito esibirsi in questa pagliacciata carnevalesca.

… - un richiamo alla sua tradizione democratica. L'eclisse di questa identità aveva portato il centro-sinistra a lasciare campo libero ad una amministrazione comunale di destra, che si è rivelata capace soltanto di offendere le convinzioni dei concittadini, man…

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Il movimento indipendentista siciliano, del quale abbiamo avuto occasione di commentare il convegno di studi celebrato alcune settimane or sono, ha ora prodotto un documento analitico e programmatico, consultabile su internet. Il che ci permette - avendolo letto - di esprimerne una valutazione.

Il che ci permette - avendolo letto - di esprimerne una valutazione. Gli indipendentisti prendono le mosse da un dato oggettivo, che non può essere contestato: nessun fondo europeo del cosiddetto "recovery" è stato assegnato alla Sicilia. Vale la pena di rilev…

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Padre Livio Fanzaga sta propagandando dalla sua radio un libro, scritto da uno studioso di medicina, in cui si accredita la tesi secondo la quale l’attuale epidemia sarebbe stata provocata dai cinesi come una forma di guerra batteriologica contro l’Occidente, o quanto meno la sua diffusione costituirebbe il risultato di un errore compiuto dai militari dell’ “esercito popolare di liberazione” nel predisporre le armi necessarie a combattere tale conflitto.

Il libro è pubblicato dalla casa editrice Cantagalli di Siena, centro di diffusione del pensiero cattolico tradizionalista, che diffonde tra l’altro i ponderosi volumi redatti da padre Serafino Maria Lanzetta dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata…

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Domizio Cipriani, Gran Maestro dei Templari del Principato di Monaco – “ça va sans dire” – grande cultore delle scienze esoteriche, si accinge ad aggiungere alle sue già numerose pubblicazioni altri due libri, l’uno intitolato “Le preghiere alchemiche ed ermetiche dei Rosa-Croce” e l’altro “I templari e gli esseni, un filo invisibile, una memoria vivente”.

…“Le preghiere alchemiche ed ermetiche dei Rosa-Croce” e l’altro “I templari e gli esseni, un filo invisibile, una memoria vivente”. Essendoci stato concesso l’onore di leggere in bozza entrambi questi volumi, ci accingiamo al difficile compito di stenderne una…

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La notizia ha circolato dapprima come indiscrezione, sussurrata nei soliti ambienti dei bene informati, ma dopo qualche ora è stata confermata dalle edizioni elettroniche dei grandi giornali: la Procura di Milano sta indagando su Renzi, Gentiloni e Conte per reati contro la sicurezza dello Stato, avendo stipulato accordi segreti con la Cina che la mettono in pericolo.

…i diverse analogie tra le due situazioni. In primo luogo, è di nuovo la magistratura di Milano ad intervenire. Il capoluogo lombardo si dichiara con una certa jattanza la "capitale morale" del Paese. In realtà, Milano è l'unico grande capoluogo di regione che …

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Il Papa ed il Patriarca di Costantinopoli hanno ricordato l’apologo su cui si erano trovati d’accordo a loro tempo i predecessori Paolo VI e Atenagora: bisognerebbe confinare su di un’isola tutti i teologi e lasciarceli a discutere tra di loro.

…, e particolarmente tra quelli al potere. Ogni tanto, venivano informati del fatto che il “Quotidiano del Popolo” aveva pubblicato un editoriale di alcune decine di migliaia di ideogrammi per dimostrare il “deviazionismo” dei sovietici: i quali replicavano con…

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Per tutto il corso della guerra civile che insanguinò il Libano negli Anni Settanta, il suo Governo non si dimise, ma anzi continuò a nominare gli Ambasciatori e ad emanare atti amministrativi, senza apparentemente curarsi ne della tragedia in corso tutto attorno al palazzo in cui si svolgevano regolari sessioni del Consiglio dei Ministri, ne della farsa che vi veniva messa in scena con cadenza settimanale.

Per tutto il corso della guerra civile che insanguinò il Libano negli Anni Settanta, il suo Governo non si dimise, ma anzi continuò a nominare gli Ambasciatori e ad emanare atti amministrativi, senza apparentemente curarsi ne della tragedia in corso tutto atto…

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Lione, radicalizzazione politica e rischio conflitto civile – Analisi

L’uccisione a Lione di un giovane cattolico tradizionalista, assimilato con una certa approssimazione all’estrema destra, ha posto al centro dell’attenzione il partito di Mélenchon. Dato l’inarrestabile declino dei socialisti, dei comunisti e dei verdi, esso h…

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Il testo prende spunto dalla necrologia di Renata Carli per denunciare il comportamento freddo e distaccato del Sindaco durante le esequie e per evidenziare le contraddizioni interne al ceto imprenditoriale imperiese. Si sottolinea la tensione tra libertà economica e controllo politico, il ruolo di resistenza affidato agli imprenditori locali e il rischio di compromessi forzati con il potere. In parallelo, viene richiamata la crisi europea legata alla guerra in Ucraina, vista come simbolo dell’impotenza del continente e della fragilità della libertà di intrapresa, da difendere come ultimo baluardo di identità civile.

…ate su una asserita eccessiva “vis polemica” nei riguardi del Sindaco. Lo facciamo rilevando un dettaglio non insignificante della cerimonia religiosa celebrata nella Basilica Minore di San Giovanni Battista. Il Primo Cittadino è entrato in Chiesa quasi di sop…

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Il Trattato detto “del Quirinale” venne stipulato per volontà di Macron pochi mesi prima che la prevedibile crisi del Governo di Roma

Il Trattato detto “del Quirinale” venne stipulato per volontà di Macron pochi mesi prima che la prevedibile crisi del Governo di Roma, guidato da Mario Draghi, portasse la Meloni a Palazzo Chigi. Il Presidente della Repubblica francese era verosimilmente infor…

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La giornata del sette agosto ha segnato il trionfo – quanto meno nell’attuale congiuntura storica – di due personaggi diversi tra loro, ma curiosamente accomunati dal “modus procedendi”: uno è Benjamin Netanyahu, l’altro è Claudio Scajola.

Mentre però il Primo Ministro di Israele ha dovuto combattere per dieci ore nel “Gabinetto di Guerra” per imporre il proprio punto di vista ai riluttanti Capi delle Forze Armate, il “Bassotto” ha camminato sul velluto. Tanto che ha invitato l’intera comitiva d…

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Il Partito “Democratico” ha deciso di “fare quadrato” intorno a Sala, pur correggendo formalmente – ed anzi invertendo – la linea politica contraddistinta dall’alleanza, meglio dire dalla “mésalliance”, con i peggiori protagonisti della speculazione edilizia, per sposare il “new deal” dettato dal Nazareno. In base al quale i “brasseurs d’affaires” che compongono la Giunta Comunale dovrebbero, per incanto, trasformarsi in altrettanti agitatori “movimentisti”. A quali soggetti dovrebbero però rivolgersi costoro? Precisamente a quei ceti sociali cacciati dal tessuto urbano per fare posto ai grattacieli muniti di giardini pensili, collocati sugli attici, progettati dal grande architetto Boeri e finanziati dagli sceicchi del petrolio. Questi “quadri” del Partito ex comunista verranno prevedibilmente accolti dal proverbiale lancio di uova marce. Questo però non è il peggio, rappresentato viceversa dal fatto che i “Democratici”, compiendo una sorta di quadratura del cerchio o di conciliazione degli opposti, da un lato sposano il “movimentismo”, ma dall’altro lato assolvono tutto l’operato della Giunta presieduta da Sala, di cui si dichiarano anzi orgogliosi. Questa presa di posizione non avrà – per fortuna – effetti concreti: i sigilli posti sui cantieri edili per ordine dell’Autorità Giudiziaria non verranno di certo rimossi, e il “business” perseguito dall’asse tra Sala e Catella pone termine ai suoi loschi affari. Esattamente come avvenne per il “Sistema Liguria” quando Toti finì ai domiciliari e Signorini a Marassi. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché mai – se le scelte che hanno caratterizzato fino ad ora la gestione del Comune risultavano giuste – non vennero a suo tempo sancite da un voto degli organi dirigenti del Partito, né a livello comunale, né a livello provinciale, né a livello regionale? E tanto meno adottate da un Congresso? Per un motivo molto semplice: la scelta compiuta da Sala – senza avere ricevuto alcuna delega dal Partito – risultava manifestamente e inevitabilmente criminogena. Il potere giudiziario accerterà se la nomina nella Commissione “Ambiente” (!?) di un soggetto che nello stesso tempo svolgeva il compito di “consulente” di una società edile impegnata nell’edificazione del quartiere progettato da Boeri e finanziato dall’emiro del Qatar configuri o meno il reato di “Interesse privato in atti di ufficio”. Vale naturalmente il principio della presunzione di innocenza, e ogni imputato ha il diritto di dichiararsi non colpevole. Una valutazione politica di quanto avvenuto può – ed anzi deve – venire espressa fin d’ora. La commistione intollerabile e sfacciata tra l’interesse pubblico e l’interesse privato ha fatto incorrere la Giunta Comunale nella cattiva amministrazione, se non altro perché – a prescindere dalla valutazione che sarà espressa dal giudice penale – è stato violato il principio costituzionale dell’imparzialità dell’Amministrazione Pubblica. Il Partito Democratico poteva e doveva esprimere un’autocritica su queste scelte, compiute da alcuni suoi esponenti, e partire da questa valutazione per rivedere non solo il programma della Giunta, ma anche tutto il proprio “modus operandi”. Nonché – quanto più conta – il suo rapporto con la società. Filippo Turati non avrebbe certamente condiviso la decisione di espellere i lavoratori dal tessuto urbano della sua città. Certamente, rimane ai “Democratici” il suffragio dei cosiddetti “tutelati”, cioè di quanti lavorano direttamente alle dipendenze dei vari Enti Pubblici o si qualificano formalmente come “liberi professionisti” o come “imprenditori”, ma in realtà campano agiatamente con le parcelle e con le commesse elargite da questi soggetti. La vice-sindaca di Pisapia – che si è ritirato dalla vita politica per non farsi complice di un sistema malavitoso – non si è più candidata per una carica elettiva, e lavorava – a quanto rivelano le cronache giudiziarie – come “brasseuse d’affaires”, offrendosi come tramite tra i costruttori edili e l’Amministrazione Comunale. A questo punto, ci domandiamo che cosa sia oggi il Partito “Democratico”. Non mancano certamente nelle sue fila gli amministratori onesti e i militanti personalmente disinteressati. L’essenza del Partito rivela però una corruzione irreversibile, rendendolo simile a un frutto apparentemente intatto ma bacato e marcio nel suo interno. Perché si è arrivati a questo punto? Il Partito, che allora si chiamava ancora “Comunista”, dovette constatare, con la caduta del Muro di Berlino, il proprio fallimento. Esso aveva certamente ripudiato l’ideologia marxista-leninista, ma sopravviveva nell’equivoco in base al quale un’azione politica riformista potesse essere praticata grazie alle vecchie alleanze internazionali, meglio, alle vecchie filiazioni. Quando una forza politica constata di avere fallito nei propri obiettivi, ha davanti a sé – come non ci stanchiamo di ricordare – tre possibili scelte. Una consiste nello scioglimento. Un’altra, nell’adozione di obiettivi diversi da quelli perseguiti in precedenza. Ritorniamo con la memoria a quanto avvenne nella nostra città e nella nostra provincia subito dopo il fatidico 1989. Il gruppo dirigente della Federazione Comunista – quello stesso che aveva sostenuto fino ad allora la consorteria della Selvaggina – rimase intatto e si ripropose al giudizio degli elettori senza avere formulato la minima autocritica né abbozzato la minima revisione. È vero che da tempo Berlinguer aveva confessato di sentirsi più sicuro da questa parte del Muro, ma è anche vero che Natta aveva rovesciato la linea del suo predecessore, arrestando il processo di aggiornamento ideologico. E di lì a poco avrebbe dedicato tutte le sue forze – con quelle dei propri seguaci – a sabotare il nuovo indirizzo del Partito. I dirigenti della Federazione erano sempre quelli che egli aveva piazzato in questo ruolo, e che lo avevano contraccambiato con la più cieca obbedienza. Arriviamo alla terza opzione che sta davanti a chi constata il proprio fallimento: quella che consiste nel criminalizzarsi. Se a Imperia – per evitarla – sarebbe stato necessario ricostruire il Partito dalle fondamenta, a Milano questa operazione era riuscita nel momento in cui venne sottratto a Cossutta il controllo dell’apparato. Purtroppo, però, i nuovi dirigenti – per un evidente limite culturale, che li rendeva incapaci di praticare il riformismo – presero la strada della commistione tra interesse pubblico e interesse privato. A questo punto, la Meloni ha probabilmente vinto la partita. L’offensiva giudiziaria contro Ricci – che non può essere certamente assimilato ai Sala, ai Boeri e alle De Cesaris, ma insidiava la carica di Governatore delle Marche a un “Fratello” della Presidente del Consiglio – si inquadra già probabilmente in una logica diversa rispetto a quella propria dell’inchiesta di Milano. È cominciata l’era in cui chi sta a capo di una “democratura” liquida i rivali politici accusandoli di reati comuni. Ricci – a differenza dei “compagni” di Milano – rischia di essere vittima non già della mancata revisione (il sindaco di Pesaro è tra quanti l’hanno effettivamente compiuta), quanto piuttosto dell’incapacità di farla maturare nella coscienza di chi ha creduto sufficiente cambiare l’etichetta per cambiare il contenuto: il che costituisce una frode. La Destra, dal canto suo, postula come candidato a Milano Maurizio Lupi, il quale già può contare sul voto degli orologiai, dal momento che sa tutto sui Rolex d’oro. Vittadini e Formigoni, dopo avere fatto quanto sappiamo con la Sanità lombarda, si accingono ad espugnare Milano, facendo cadere i “Fratelli Ambrosiani” dalla padella nella brace.

Il Partito “Democratico” ha deciso di “fare quadrato” intorno a Sala, pur correggendo formalmente – ed anzi invertendo – la linea politica contraddistinta dall’alleanza, meglio dire dalla “mésalliance”, con i peggiori protagonisti della speculazione edilizia, …

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Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preoccupato dalle tentazioni “revansciste” che covavano negli ambienti nazionalisti di Parigi, decise di lanciare la nazione rivale alla conquista dell’Africa. Costituendo un impero coloniale, la Francia avrebbe appagato le proprie ambizioni e compensato le proprie frustrazioni, allontanando così il pericolo di un nuovo conflitto in Europa. Fu così che le autorità della “Terza Repubblica” concepirono il progetto di saldare da est a ovest i loro domini, collegando Gibuti con l’Africa Occidentale Francese. L’Inghilterra, che già controllava l’Egitto e il Sudan, voleva a sua volta stabilire una continuità territoriale che andasse dal settentrione al meridione, essendo già in possesso del Sudafrica. Avvenne così che gli “Spahis” ingaggiarono una scaramuccia con i Lancieri del Bengala. Salvo gli ufficiali – uno dei quali era addirittura un russo, distaccato presso l’esercito francese – si trattava di soldati extraeuropei. L’unico francese autentico coinvolto nel fatto d’armi, tale capitano Marchand, fu considerato un eroe nazionale. L’impatto sull’opinione pubblica risultò enorme, e la stampa di Parigi, inneggiando ai propri soldati, scatenò un’azione di propaganda bellicista contro la Gran Bretagna. Sei anni dopo, rovesciando tale tendenza, francesi e inglesi stipularono la cosiddetta “Entente Cordiale”. Ricordiamo che l’alleanza che avrebbe combattuto dal 1914 al 1918 venne per l’appunto denominata “Intesa”. Le autorità di Parigi, smaltita la sbornia nazionalista, avevano fatto i loro conti: In primo luogo, la Francia si trovava in condizioni di inferiorità rispetto alla potenza d’oltremanica. In secondo luogo, il contenzioso più importante non riguardava i territori africani, bensì quelli europei. Fedele alla consegna espressa da Léon Gambetta riguardo alla Lorena – “Pensiamoci sempre, non parliamone mai” – la Francia cercava la “revanche” e non rinunciava a riportare il confine sul Reno. Soltanto con l’aiuto dell’Inghilterra questo obiettivo sarebbe risultato possibile, a causa della superiorità territoriale, demografica e industriale dell’Impero tedesco. La possibilità che l’Inghilterra potesse varcare la Manica era determinata dal timore – alimentato costantemente da Londra – dell’esistenza di una potenza egemone sul continente. La Prima guerra mondiale fu dunque decisa nel 1904. Gli anni successivi trascorsero nell’attesa del “casus belli”, caratterizzati da un riarmo frenetico che incrementò l’industria e produsse l’effimero benessere proprio della “Belle Époque”. È facile scorgere le analogie con quanto avvenuto tra il momento in cui Trump ha innalzato i dazi imposti all’Europa e la giornata di ieri, in cui l’Unione si è inchinata all’America in cambio di una “diminuzione dell’aumento”, ma soprattutto impegnandosi, quale contropartita, sia a investire oltre Atlantico, sia – soprattutto – a rinunciare allo sviluppo di una propria industria militare. Le armi verranno naturalmente prodotte, ma negli Stati Uniti, che ce ne imporranno il prezzo. Perché il Vecchio Continente, senza che l’annuncio dell’aumento dei dazi abbia causato una pur effimera ondata di avversione all’America – fummo gli unici, “sans vouloir nous flatter”, a rilevarne la mancanza – si è inchinato alla volontà del “Tycoon”? Come la Francia dell’inizio del XX secolo temeva la Germania e manteneva un contenzioso aperto con Berlino, così l’Unione Europea di oggi ha paura di due nemici: la Russia e l’Islam, di cui il Vecchio Continente sente il fiato sul collo. Non è casuale che, in contemporanea con l’accordo raggiunto in Scozia – dove Trump ha fatto comunque attendere la von der Leyen la fine della sua partita di golf – Israele abbia permesso l’ingresso del cibo a Gaza, ponendo fine alle lamentele umanitarie degli europei. A Netanyahu non interessa far morire di fame i palestinesi, ma piuttosto il controllo territoriale. Quanto alle armi, non essendo prodotte in Europa, potranno essere usate solo nelle guerre autorizzate – o decise – dall’America. Trump ha ricordato come gli F-35 possano perfino venire disattivati a distanza da chi li ha prodotti. La Meloni si rafforza, non avendo neanche partecipato alle pur flebili proteste per l’aumento dei dazi ed essendosi viceversa schierata fin dal principio sulla linea del negoziato, che in sostanza significa una resa dell’Europa alle pretese di Trump. Un’ultima annotazione riguarda i movimenti regionali autonomisti o indipendentisti dell’Europa occidentale. Abbiamo commentato ampiamente come l’edizione di quest’anno delle “Ghjurnate” di Corte segni una rottura definitiva tanto nell’ambito del nazionalismo corso, catalano e basco quanto tra i soggetti radicali di queste regioni e altre realtà ugualmente importanti. A quanto risulta dal programma, mancheranno in questa edizione i rappresentanti di Scozia, Fiandra e soprattutto Irlanda, schierati unanimemente sulla linea del negoziato con le autorità dei rispettivi Stati “nazionali”. Questa frattura rivela innanzitutto che la guerra – pur non risultando imminente – viene ormai considerata inevitabile. Di conseguenza, ciascuno sceglie da che parte stare. C’è chi decide – come abbiamo già rilevato – in base alla logica per cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”, il che porta però talvolta a un errore fatale: schierarsi dalla parte sbagliata. Se dunque risulta sempre necessario valutare attentamente il rapporto di forze tra le parti in conflitto, occorre anche calcolare quello che si instaura con i propri alleati. Un’ipotetica islamizzazione dell’Europa occidentale cancellerebbe completamente quel contesto politico, culturale e giuridico in cui le rivendicazioni autonomistiche – come quella dell’autodeterminazione – possono trovare compimento. Lo stesso vale per la visione “grande russa” che ispira la strategia di Putin. Dugin ha messo in chiaro come il contenzioso con l’Occidente non sia solo né tanto di carattere territoriale. L’ideologo del Cremlino, ispiratore del Presidente e soprattutto del Patriarca, ha chiarito che la Russia rigetta tutto lo sviluppo del pensiero occidentale a partire dal Tomismo, passando per la Riforma protestante, giungendo all’Illuminismo e infine alle nostre attuali scuole politiche. Occorre anche considerare come, al di fuori dell’Occidente, nessuna reale autonomia sia goduta dalle minoranze etniche o religiose, che si trovano di conseguenza nell’alternativa tra insorgere per conquistare l’indipendenza “manu militari” oppure subire la “pulizia etnica”. Solo in Occidente, in un contesto di pieno sviluppo della democrazia rappresentativa, risulta praticabile l’opzione della effettiva autonomia. Questa non soddisfa gli indipendentisti, ma rimane l’unica praticabile nell’attuale contesto internazionale. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, alcuni leader nazionalisti – Chandra Bose in India e Jabotinsky nel futuro Stato di Israele – proposero di allearsi rispettivamente con il Giappone e con la Germania contro l’Inghilterra. Gandhi e Ben Gurion – pur mantenendo aperto il contenzioso con la potenza coloniale dominante – proposero invece la scelta opposta. Il Giappone militarista e la Germania nazista erano entrambi avversi alla causa dell’autodeterminazione dei popoli, ma soprattutto destinati a perdere. La storia diede ragione a chi non ragionava in base al presupposto che necessariamente “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Per questo dissentiamo dalle scelte compiute da “Corsica Nazione”, tanto più avendo constatato come il terrorismo praticato a lungo in Irlanda e nel Paese Basco abbia danneggiato – e non certo aiutato – il progresso dell’autonomia, che rimane anche per noi l’unica meta attualmente praticabile. Nella prospettiva delle restrizioni che verranno imposte ai diritti civili, il rispetto delle identità minoritarie rimane una base acquisita e intangibile su cui si potrà riprendere a costruire nel futuro.

Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preo…

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Il famoso proverbio cinese dice che, quando il dito indica la Luna, il cretino guarda il dito. Tale espressione della saggezza popolare trova conferma in quanto avvenuto nel Consiglio Comunale di Imperia. Viene addirittura il sospetto che l’ennesimo “happening” – la cui messa in scena, per una volta, non è stata affidata né all’Ispettore Bracco, né a Senardi (rientrato dalla Capitale per dare man forte ai “Bassotti”), bensì alla veterana Carla Nattero – sia stato organizzato con il fine recondito di distogliere l’attenzione dalla sostanza della manovra ordita dal Sindaco, dalla Giunta e dalla Maggioranza, di cui sono state messe in luce le conseguenze sull’occupazione. Certamente negative, in quanto vengono perduti altri tre posti di lavoro, ossia i superstiti scaricatori onegliesi. Vediamo però – per comprendere gli altri e ben più gravi effetti della trama ordita dal Sindaco – il merito di quanto deliberato. La competenza sul porto – non esistendo, nel caso di Imperia, un’autorità specifica, quale è a Genova il Consorzio Autonomo – risulta attribuita alla Regione, cui spetta dunque redigere il “Piano portuale”. Al Comune spetta, in questa materia, soltanto un potere cosiddetto di proposta. Quanto suggerito da questo ente può, di conseguenza, essere accolto o respinto dalle autorità di via Fieschi, anzi di piazza De Ferrari. La mozione approvata dal Consiglio suggerisce di eliminare gli impianti fissi, cioè – in pratica – i famosi silos. Rimane incerta la sorte delle gru, che qualcuno potrebbe considerare – ricorrendo a un’interpretazione estensiva delle norme in materia – “non incorporate”, anche se in realtà possono essere rimosse solo smantellandole. È vero che questi macchinari sono montati su binari, ma i loro spostamenti – non essendo la linea ferroviaria raggiungibile e comunque percorribile – si limitano a pochi metri. Il Sindaco intende però installarvi un ristorante “panoramico”, simile a quello esistente sulla Torre Eiffel a Parigi e sulla Torre Olimpica a Monaco di Baviera. Anche l’archeologia industriale è dunque destinata a svolgere un ruolo cosiddetto “ancillare” nella trasformazione di Oneglia nella “Acapulco del Mediterraneo”. Pare che il paragone con la città turistica messicana sia da attribuire alla fervida fantasia del Sindaco in persona, ispirato da un leggendario sorvolo in elicottero della zona. Mussolini aveva preso addirittura il brevetto da pilota e conduceva personalmente il suo velivolo. Se il “Bassotto” avesse deciso di trasformare Imperia in una nuova Lourdes, avrebbe ordinato alla Madonna di apparire a Teresa Verda nel giardino della villa dei Gorleri. La Regione acconsentirà prevedibilmente ai “desiderata” espressi dal nostro Consiglio Comunale, tanto più essendo l’assessore competente il “Nipote” per antonomasia. Perfino il funzionario di più alto grado di questo settore dell’amministrazione regionale è un ex dipendente del Comune di Imperia, inviato a Genova come Nazario Sauro sulla costa delle Terre “Irredente” – si spera con migliore sorte rispetto al martire di Capodistria. Rimane un problema, costituito dalla convenzione tra un armatore francese e la Regione, in base alla quale l’imprenditore transalpino può scaricare cemento nel porto di Oneglia fino – a quanto ci dicono – al 2033. Se dunque costui troverà un giorno i silos abbattuti, e non avrà più dove depositare la merce, verosimilmente agirà in sede civile per inadempimento contro la Regione. Il Sindaco ha incaricato di studiare il caso alcuni luminari del diritto; malgrado la loro scienza, la causa rischia però di essere perduta. Niente paura: si potrà alternativamente risarcire il danno, destinato a essere ripagato ampiamente dai guadagni prodotti con l’arrivo degli sceicchi, oppure proporre una transazione. I Benetton vennero a suo tempo coincés – come si dice in francese – essendo stati costretti, con una sentenza, a risarcire i danni causati dal crollo del Ponte Morandi e quindi a vendere allo Stato le loro azioni della società che gestiva l’autostrada, al prezzo stabilito dalla controparte. Se un imprenditore italiano deve cedere dinanzi alle pretese della parte pubblica, figuriamoci che cosa può succedere a uno straniero. A questo punto inizierà il “gran finale”: la Regione darà in gestione il porto – ormai mondato della presenza di merci inquinanti – alla “Go Imperia” affinché realizzi la nuova Acapulco. A tal fine entrerà in scena un deus ex machina, nella persona di un socio privato, possibilmente di provenienza esotica. I molisani, che sono brava gente ma hanno il difetto di essere poveri provinciali fin dai tempi del Re delle Due Sicilie – che si ricordava della loro regione solo quando andava a caccia del lupo nel Bosco Matese – vanno bene soltanto per la “Rivieracqua”. Ora soffermiamoci – dulcis in fundo – sulla posizione assunta dagli ex comunisti. Questi hanno aderito all’iniziativa di protesta concepita dalla dirigenza di un partito loro alleato, ma pur sempre diverso. Ciò è avvenuto ad opera di una componente dei “Democratici”, tra i quali è in atto, ormai da tempo immemorabile, una “guerra per bande” simile a quella teorizzata da Bianco di Saint Jorioz. Ogni corrente mette in atto quanto decide autonomamente, e la consultazione degli organi comunali e provinciali non risulta tanto desueta quanto addirittura interdetta. Forse i dirigenti temono che la celebrazione di una riunione nei fatiscenti locali di via San Giovanni li faccia perire miseramente nel crollo dell’edificio, degna metafora del destino del partito che fu di Sandro Natta. Pare che perfino il suo fantasma abbia ormai abbandonato gli storici locali della federazione. Se si arrivasse a una conta, potrebbe risultare maggioritaria la componente che pratica il cosiddetto “entrismo” nelle partecipate. Anche il termine “Bolscevichi” significa, per l’appunto, “maggioritari”: il destino è sovente annunciato dai nomi.

Il famoso proverbio cinese dice che, quando il dito indica la Luna, il cretino guarda il dito. Tale espressione della saggezza popolare trova conferma in quanto avvenuto nel Consiglio Comunale di Imperia. Viene addirittura il sospetto che l’ennesimo “happening…

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Vale la pena ritornare sul tema della “Conferenza Internazionale per la Ricostruzione dell’Ucraina”, ed in particolare sul ruolo di “claqueur” attribuito in tale circostanza alla foltissima rappresentanza dei nostri imprenditori. Ignazio Silone ricorda, in uno dei suoi romanzi — ambientato nel periodo fascista — come il Regime illuse molti giovani meridionali, facendogli credere che il problema della riforma agraria sarebbe stato risolto grazie alla guerra in Abissinia. Per quella guerra tanti poveri ragazzi si arruolarono come “volontari”, trovandovi sovente la morte. La distribuzione ai contadini delle terre appartenenti ai latifondisti, naturalmente, non avvenne. Si fece tuttavia credere ai poveri “cafoni” del Sud che le avrebbero ottenute precisamente in Etiopia, naturalmente dopo averla conquistata. Lo stesso inganno viene oggi consumato ai danni dei nostri titolari di imprese, i quali, non essendo poveri analfabeti diseredati, potrebbero fare a meno di cadervi. Costoro dimostrano invece un’ingenuità veramente incredibile, simile a quella esibita dagli industriali della nostra provincia, accorsi — come abbiamo più volte ricordato — ad applaudire chi annunciava loro la fine della libertà di intrapresa, compensata però dalle commesse di Stato. A queste commesse, ad alcuni viene gentilmente concesso il mercato interno, mentre quelle per la “ricostruzione” dell’Ucraina dipendono dall’andamento delle operazioni militari, nelle quali comunque si getterà anche l’Italia, partecipando alla “Coalizione dei Volenterosi”. Cavour, mandando i Bersaglieri in Crimea, si proponeva di qualificare il Piemonte come rappresentante del futuro Regno d’Italia. Il conte riuscì nell’impresa in quanto la storia procedeva in direzione dell’affermazione degli Stati nazionali. Oggi, però, lo zeitgeist ha preso la direzione esattamente contraria, come paradossalmente dimostra la stessa vicenda dell’Ucraina, la quale non si considera più una regione della Russia e proprio per questo aspira all’indipendenza. Gli imprenditori italiani hanno evidentemente dimenticato — se mai l’abbiano imparata nei loro studi universitari — la lezione impartita da un grande studioso del diritto commerciale, il quale affermava che in tempo di guerra si socializzano le perdite e si privatizzano i profitti, il che esige la nazionalizzazione, per l’appunto, delle attività produttive. Quanti saranno “embedded” in Ucraina dovranno obbedire agli ordini impartiti dallo Stato Maggiore. “L’intendance suivra”, diceva per l’appunto De Gaulle, il quale non era a caso un militare di carriera. Ai nostri imprenditori è riservata piuttosto la funzione della sussistenza. Durante la guerra, il Regime stabilì il cosiddetto “Ammasso del grano”, nonché di altri prodotti agricoli. Quello della barbabietola da zucchero continuò a lungo dopo la Liberazione, finché venne abolito il monopolio di Stato. Alcuni gerarchi si arricchirono illecitamente, rivendendo una parte del grano tolto ai coltivatori sul cosiddetto “mercato nero”, che in simili circostanze diviene inevitabile. Altri, essendo persone oneste, gestirono l’ammasso correttamente. Certi giovani economisti della Lega non sarebbero capaci neanche di questo, ma tale limite non sembra intaccare le loro ambizioni. Non si può affrontare un conflitto senza adottare tutte le misure connesse con l’economia detta per l’appunto di guerra. Pare invece che la spartizione delle cariche, presenti e future, avvenga — da parte della Destra — con l’allegra noncuranza propria dei periodi di “vacche grasse”, che sono però destinate a dimagrire.

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Che la Destra, da cui siamo governati, sia antisemita e maschilista non è un segreto per nessuno: salvo, naturalmente, che per i dirigenti della Sinistra.

…n quanto oggi accade: lo scoppio di una violenza cronica e per ciò stesso inguaribile, una sorta di guerriglia civile che non può concludersi con la vittoria strategica di nessuna delle parti in causa. La repressione in atto nei ghetti magrebini delle grandi C…

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Matteo Vinai, Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, Prefazione di Antonio Suetta, Edizioni Palumbi, Teramo, 2021, 192 pagine, 12 Euro.

Matteo Vinai, Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, Prefazione di Antonio Suetta, Edizioni Palumbi, Teramo, 2021, 192 pagine, 12 Euro. Bene ha fatto Monsignor Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia, a spezzare una lancia in favore del giovane …

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Il diavolo – dice un proverbio anglosassone – è nei dettagli.

Il diavolo – dice un proverbio anglosassone – è nei dettagli. Questa massima trova conferma nel Bilancio di previsione del 2023, che segna il tanto atteso esordio della Meloni nel campo della finanza pubblica. A parte la annunziata cessazione della erogazione …

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Un fraterno amico sardo, sardista ed indipendentista (risulta molto raro trovare delle persone nelle quali le tre qualifiche non coincidano, per cui la differenza intercorre unicamente tra i separatisti dichiarati e quelli taciti) ci ha esortati a scrivere su Bainzu Piliu.

Sentendolo nominare per la prima volta, credevamo che il nostro interlocutore avesse pronunziato una frase – per noi incomprensibile – nella sua bella lingua. Nella quale sappiamo dire soltanto “Salute e tribù”, espressione che pronunziamo ogni qual volta inco…

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