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Risultati per “rinuncia di Benedetto XVI”

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La Stampa di Torino, giornale tradizionalmente ufficioso e compassato, espressione di una borghesia subalpina che includeva tanto la sua espressione imprenditoriale – cioé la Famiglia Agnelli - quanto quella intellettuale, trovandosi tra i suoi redattori uomini del livello di Bobbio, di Galante Garrone, di Mila e di Casalegno, dedica alla morte di Maurizio Costanzo ben quattro pagine.

La Stampa di Torino, giornale tradizionalmente ufficioso e compassato, espressione di una borghesia subalpina che includeva tanto la sua espressione imprenditoriale – cioè la Famiglia Agnelli - quanto quella intellettuale, trovandosi tra i suoi redattori uomin…

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Abbiamo ascoltato un intervento in video, diffuso su Internet, in cui dialogavano Don Minutella, il Professor Fusaro ed il Professor Melluzzi, o meglio il Reverendo Melluzzi, trattandosi di un Sacerdote della Chiesa Ortodossa: la quale, come è noto, ammette la Ordinazione degli uxorati.

Abbiamo ascoltato un intervento in video, diffuso su Internet, in cui dialogavano Don Minutella, il Professor Fusaro ed il Professor Melluzzi, o meglio il Reverendo Melluzzi, trattandosi di un Sacerdote della Chiesa Ortodossa: la quale, come è noto, ammette la…

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Il Diavolo paga male chi lo serve bene.

Il Diavolo paga male chi lo serve bene. Questo proverbio del nostro Paese di adozione ben si attaglia a quanti si aspettano che il Demonio dimostri loro riconoscenza. Monsignor Georg Gaenswein, dopo le dimissioni di Benedetto XVI, era stato mantenuto nella sua…

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Valéry Giscard D’Estaing è morto, e padre Fanzaga non ha perso l’occasione per criticare la sua memoria nel nome del tradizionalismo cattolico.

Questo nobile francese, di ascendenza “royaliste”, come tutta l’aristocrazia d’Oltralpe, peraltro apportatrice di numerosi “grands commis” allo Stato, è passato in effetti alla storia per il rifiuto opposto al Papa Benedetto XVI quando – conformandosi con i pr…

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Nel suo articolo pubblicato ieri su La Stampa di Torino, Massimo Cacciari constata lucidamente – anticipando i risultati del “Vertice” di Anchorage – il modo in cui la guerra in Ucraina si avvia sostanzialmente a concludersi. Quanto ci attende, in sostanza, è il cosiddetto “decoupling” dell’Europa dalla Russia, o meglio dalla parte orientale del nostro continente. Se è vero che gli avvenimenti successivi alla caduta del Muro di Berlino hanno permesso di includere molti Paesi dell’Est tanto nell’Unione Europea quanto nell’Alleanza Atlantica, è altrettanto vero che non solo permane la contrapposizione tra la “Prima” e la “Terza Roma”, ma soprattutto si manifesta l’impossibilità di saldare in una nuova unità le due parti del continente. Ciò faceva parte tanto dei piani concepiti dai nostri grandi dirigenti del dopoguerra quanto, soprattutto, dei grandi Papi. In particolare Giovanni Paolo II, senza dimenticare che già Paolo VI – incontrando a Gerusalemme il Patriarca Atenagora – mostrava di ritenere imprescindibile la prospettiva della riconciliazione tra la Chiesa d’Occidente e la Chiesa d’Oriente. Laddove – annota Cacciari – il Concilio Vaticano II “poneva la complementarietà, oggi si erge una muraglia cinese”. Se è vero che il vertice tra Putin e Trump si è concluso con un accordo tanto solido quanto inconfessabile, in base al quale l’America riconosce in prospettiva alla Russia l’estensione della sua egemonia sull’intera Ucraina – mentre gli “esperti” si domandavano quanti territori sarebbero stati attribuiti alla sovranità de facto di Mosca – è altresì vero che l’innalzamento di una nuova “Cortina di Ferro” (o di una nuova Muraglia Cinese, come la definisce Cacciari) sul suo confine orientale mette l’Europa nell’impossibilità di divenire “una potenza economica globale, né dal punto di vista demografico, né per le risorse energetiche disponibili, né sotto il profilo economico, produttivo, tecnologico”. L’Europa occidentale si riduce dunque a costituire un avamposto isolato, o meglio contrapposto, simile alla fortezza del Deserto dei Tartari rispetto al suo entroterra euroasiatico. Con la prospettiva di rinchiudersi in una dimensione ristretta e asfittica. Di chi è la colpa di questa situazione? La “vulgata” più diffusa tra gli analisti la attribuisce a Putin, il quale indubbiamente ha voluto affermare le ragioni del suo Paese – deciso a riconquistare tanto la propria integrità territoriale quanto lo status di grande potenza – mediante una violazione del Diritto Internazionale. Solo Putin – si domanda Cacciari – è dunque l’Anticristo? “Piace crederlo? Bene, lasciamolo credere.” Il professore pone allora la questione delle responsabilità dell’Occidente, che non ha voluto fermare la propria espansione militare verso Est, suscitando nella Russia l’atavica paura delle invasioni: prima quella svedese, poi quella napoleonica e infine quella nazista. Quel che conta, però – a prescindere dall’attribuzione delle responsabilità – è che l’Europa ha perduto la sua grande occasione storica. Il nostro continente, “una volta caduto il socialismo reale, avrebbe finalmente potuto essere Occidente ed Eurasia insieme: speranza crollata”. Non oggi, quando Trump abbandona al suo destino l’Ucraina, senza riconoscere espressamente che questo è il risultato del vertice con Putin. Un esito tanto più inconfessabile in quanto contraccambiato con le concessioni sullo sfruttamento dell’Artico. Lenin disse che i “capitalisti” avrebbero venduto ai “bolscevichi” persino “la corda per impiccarli”. Putin, che si atteggia a fedele ortodosso, è in realtà – tra tutti i suoi successori – il più fedele all’insegnamento di Vladimiro Il’ič Ul’janov. Con una strana eterogenesi dei fini, la Russia si espande non già per respingere un’invasione, né semplicemente per estendere il territorio incluso nei propri confini militari, quanto piuttosto nel nome di un’ideologia. Che non è più, naturalmente, quella socialista, ma piuttosto il pensiero panslavista e panortodosso: il pensiero, cioè, che sostiene la sua identità nazionale. Proprio per questo, l’Europa occidentale non deve temere un’ulteriore espansione verso Ovest che – quand’anche risultasse possibile – finirebbe per contaminare, appunto, l’identità della Russia. Ciò nondimeno, l’erezione di un confine impenetrabile a Est ci rinchiude in una visione difensiva e ristretta della nostra identità cristiana occidentale. Cacciari aveva già indovinato – durante la Vacatio Sedis – l’esito del Conclave, intuendo il disegno di un Papato, o meglio di un Cattolicesimo, che l’ex sindaco definiva “carolingio”. Ora il professore ha intravisto con qualche ora di anticipo l’esito del vertice di Anchorage, che risultava prevedibile tenendo conto della situazione internazionale. Trump si preoccupa soltanto del tornaconto economico, che già lo ha spinto a rinnegare la “solidarietà occidentale”. L’Europa, naturalmente, protesta ad alta voce, ma si compiace per non dover aggiungere al danno derivante dai dazi la spesa necessaria per comprare in America le armi da destinare all’Ucraina. Ammesso che il tycoon sia ancora disposto a venderle. Per arricchirlo, basta la vendita delle materie prime energetiche, senza le quali andremo a piedi e passeremo l’inverno al freddo. Putin ha vinto su tutta la linea: avendo ritrovato lo status di grande potenza e accingendosi a restaurare l’unità del “Mondo Russo”, umiliando per giunta l’Europa occidentale, che non poteva avventurarsi in Ucraina con le proprie truppe senza l’apporto americano e soprattutto senza rischiare una guerra mondiale. Ora dovremo tuttavia continuare a fare a meno del nostro migliore fornitore di gas. Risulta evidente la contraddizione tra i nostri proclami altisonanti, in difesa del Diritto Internazionale e della causa della libertà dei popoli, e la convenienza di mantenere un relativo benessere, comunque declinante e soprattutto non supportato da una nostra forza militare, politica ed economica. L’Europa occidentale assomiglia sempre più al Basso Impero Romano.

Nel suo articolo pubblicato ieri su La Stampa di Torino, Massimo Cacciari constata lucidamente – anticipando i risultati del “Vertice” di Anchorage – il modo in cui la guerra in Ucraina si avvia sostanzialmente a concludersi. Quanto ci attende, in sostanza, è …

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Le tribù vinte cantano e ballano: il proverbio, di origine orientale, riflette il rapporto tra gli imperi e le popolazioni assoggettate, che si dedicano alla musica e alla danza sia per intrattenere e compiacere i loro padroni, sia per mantenere – nei margini loro concessi dal chi le domina – la propria identità.

Le tribù vinte cantano e ballano: il proverbio, di origine orientale, riflette il rapporto tra gli imperi e le popolazioni assoggettate, che si dedicano alla musica e alla danza sia per intrattenere e compiacere i loro padroni, sia per mantenere – nei margini …

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LETTERA APERTA AL CARDINALE SCHOENBORN

Eminenza Reverendissima, Tra pochi giorni, Ella verrà di nuovo in Italia, un Paese che ben conosce e di cui parla perfettamente la lingua, per assistere al Concistoro nel quale il Papa creerà molti nuovi Cardinali. Il giorno successivo, tutti i partecipanti po…

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In seguito alla pubblicazione di un nostro precedente articolo, alcuni lettori ci hanno chiesto più dettagli in merito alle profezie sul papato.

…re prendesse sul serio quanto annunziato da Filippo Neri, il santo della plebe romana, di cui era particolarmente devoto. “Pippo bono” – così era chiamato – aveva scritto che un giorno dei soldati infedeli avrebbero abbeverato i loro cavalli nelle fontane di p…

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In merito al “trasferimento” del Papa Emerito dal Vaticano alla nativa Baviera, i riferimenti ai più diversi precedenti storici si sprecano.

Una loro disanima ci aiuta – benché ciascuno di esse presenti analogie soltanto parziali con la situazione attuale – a comporre un disegno che le assomigli abbastanza. Partiamo dal presupposto che – secondo alcuni – Ratzinger si trovava – “de facto” – se non “…

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Politica e società

Scajola, Bracco e il Partito trasversale a Imperia

La locandina di un giornale munito di cronaca locale, che normalmente spara annunci mirabolanti di nuove «opere del regime», titola oggi testualmente: «Scajola: ho denunciato Bracco per diffamazione». L’Ufficio legale del Comune di Imperia dovrebbe spiegare al…

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L’autunno si annuncia gravido non soltanto di pioggia, ma anche di crisi economica e sociale. Per non parlare del pericolo di guerra. Se dovessero riaccendersi le ostilità tra Israele e l’Iran, il blocco di Hormuz – scongiurato in occasione degli ultimi scontri – produrrebbe conseguenze disastrose su tutta l’Europa occidentale. La nave su cui l’Italia affronta questa congiuntura tempestosa è il Governo Meloni. Che – al pari di ogni regime basato su un’ideologia, anche se non espressamente adottata dallo Stato – tende inevitabilmente a discriminare tra chi vi aderisce e chi, viceversa, la rifiuta. Rimane, tra questi due schieramenti, la zona grigia costituita in particolare dagli imprenditori. I quali, pur non aderendovi espressamente, si astengono anche dal criticarla e dall’esprimere nei suoi confronti una aperta dissociazione. Restringendosi gli spazi in cui costoro si muovono – quando viene meno l’autentica libertà politica, quella economica risulta inevitabilmente inefficace – essi sono costretti a barcamenarsi per sopravvivere. Praticando la resilienza, ma nel contempo manifestando verso il Potere un omaggio formale. Che risulta necessario in quanto il Regime può ulteriormente restringere gli spazi disponibili per gli operatori economici. Quanto accade a livello nazionale trova puntuale riscontro nella nostra piccola realtà cittadina. Dove le imprese superstiti sono assoggettate a una grassazione che riduce in modo drammatico i loro margini di profitto. A tale condizione non è però possibile sottrarsi, se non si vuole chiudere definitivamente bottega. Un Governo che discrimina i cittadini in base alle rispettive convinzioni può naturalmente imporre loro una disciplina. Tanto più cogente quanto più la situazione evolve verso un’economia di guerra. Ciò che un simile potere non potrà tuttavia mai ottenere dai consociati è un’adesione che può risultare incondizionata solo in quanto sia spontanea. Basandosi su convinzioni profonde e condivise. Nel periodo tra il 1915 e il 1918 gli Italiani volevano tutti vincere la guerra, considerandola una causa nazionale. Non fu così durante il conflitto successivo, che venne viceversa percepito come la causa propria di una parte politica. Questo fu precisamente il risultato derivante dall’avere discriminato gli Italiani in base a un criterio ideologico. La Meloni e i suoi corifei sono incamminati su questa stessa strada. L’Opposizione ha certamente commesso degli errori, ma il processo di costruzione della democrazia – o meglio il tentativo di portare l’Italia in questa direzione – non è stato intrapreso a suo tempo contro qualcuno. Questo processo escludeva infatti soltanto chi rifiutava di prendervi parte. Oggi la discriminazione viene invece stabilita “a priori”. Il disastro cui Mussolini aveva condotto l’Italia rese indispensabile, a un certo punto, rovesciare le alleanze. Riportando l’Italia nel campo delle democrazie. Il Re d’Inghilterra, parlando dinanzi al nostro Parlamento, ha signorilmente evitato di ricordare come il Fascismo avesse predicato l’ostilità nei confronti del suo Paese, preferendo ricordare che gli Italiani non si erano lasciati convincere dalla propaganda sulla “Perfida Albione”, ed avessero anzi sentito spontaneamente la necessità di ristabilire una collaborazione e un’amicizia che affondavano le loro radici nel Risorgimento. Tutto ciò conduce inevitabilmente a una conclusione: non ci sono alternative alle alleanze nelle quali oggi il nostro Paese è inserito. L’Opposizione dovrebbe dunque compiere una scelta tanto difficile quanto inevitabile. Consistente nel distinguere tra il doveroso dissenso nei confronti dell’indirizzo autoritario dell’attuale Governo e – dall’altra parte – la necessità di mantenere l’Italia nel campo occidentale. Una volta dato alla sua causa il nostro contributo, verrà il momento di esigere il compenso dovuto per questa scelta. Nel frattempo, ricordiamo ai nostri Alleati come il loro rapporto con una forza politica che non nasconde la propria ispirazione e la propria vocazione autoritaria risulti in primo luogo spurio, una sorta di “mésalliance” che prima o poi rivelerà le contraddizioni su cui è fondata. Questo è il messaggio che noi abbiamo modestamente ma fermamente espresso agli amici di Nizza. Ben prima che le necessità della “realpolitik” inducessero il Sindaco–Presidente Estrosi a offrire al suo omologo, installato su questo lato del confine, il proprio riconoscimento “diplomatico”. O meglio politico, oltre che basato sulle ragioni economiche che abbiamo già avuto modo di illustrare. Chi però sta sbagliando è l’attuale dirigenza dell’Opposizione italiana. Ci sono state autorevolmente riferite le voci che circolano in merito ai finanziamenti giunti ai capi del Partito Democratico e a quelli del Movimento 5 Stelle da certi ambienti islamisti. Se queste voci risultassero fondate, ne saremmo molto rattristati, ma non certo stupiti. L’attuale Maggioranza ha ormai acquisito l’egemonia sui diversi soggetti sociali del nostro Paese. Si identificano infatti in essa non soltanto le varie rappresentanze del padronato imprenditoriale, ma anche molte di quelle espresse da altri ceti. Tanto per fare due esempi, il vecchio sindacato “Bianco”, che aveva un proprio radicamento nella classe operaia, nonché la Coldiretti, espressione dei piccoli imprenditori agrari, si annoverano ormai tra le organizzazioni di massa che incanalano il consenso verso il nuovo Regime. Esonerandolo dalla necessità di costituirle, come invece aveva dovuto fare Mussolini. Un discorso a parte riguarda la Chiesa. La Meloni concluderà con una prevedibile apoteosi l’adunanza annuale di Rimini dei Confessionalisti. Ai quali non si presenterà a mani vuote. Come il Duce poté offrire a Pio XI la trasformazione dello Stato laico in uno Stato sostanzialmente confessionale, così la Presidente del Consiglio potrà esibire non tanto l’abrogazione di alcune norme di legge – o l’introduzione di altre – quanto piuttosto i fatti compiuti che si stanno determinando nei campi dove chi si accinge ad ospitarla opera concretamente. Sostituendosi allo Stato e agli altri enti pubblici nella governance di due settori vitali, quali sono la Sanità e l’Istruzione. Che permettono sia di arricchirsi, sia di estendere la propria base, tanto tra gli utenti quanto tra gli operatori. Che infatti vengono assunti per chiamata diretta da parte di soggetti di diritto privato. Quanto il Concordato del 1929 dichiarava espressamente, e quello del 1984 aveva invece abrogato, si riafferma nella sostanza. Il problema che si pone davanti al nuovo Papa consiste dunque nel mantenere l’alterità – che non significa certamente ostilità, ma comporta necessariamente una distinzione – tra la Chiesa e lo Stato. O meglio tra la Chiesa e il Governo. Il che risulta difficile quando il Governo tende a costituirsi in Regime. È logico che una platea fanatizzata, la quale detesta chiunque le venga additato come “modernista”, o addirittura “comunista”, veda nella Meloni il proprio punto di riferimento. Questa gente stava a suo tempo nella Democrazia Cristiana, ma sempre considerando con sospetto la sua radice popolare – cioè sturziana – poiché scorgeva in essa per l’appunto una contaminazione “modernista”. La fine della Democrazia Cristiana non ha dunque indebolito questo settore, ma anzi ha finito per rafforzarlo, essendo stato eliminato il suo principale nemico interno al mondo cattolico. Rimini segna dunque la sua adesione alla Maggioranza, come avvenne nel 1924, quando la destra del Partito Popolare entrò nel “Listone” fascista. L’Opposizione, anziché affrontare questo pericolo, si dedica a sostenere Hamas. Ripetendo l’errore commesso dopo la Prima e poi dopo la Seconda guerra mondiale. Consistente nel riferirsi a modelli stranieri, appartenenti ad altre culture e ad altre realtà sociali, completamente diverse da quelle proprie dell’Italia e dell’Occidente. Il mito della Rivoluzione d’Ottobre, e poi quello dell’Armata Rossa che “marcia alla riscossa”, portarono per due volte allo stesso tragico errore: Perseverare diabolicum. Si può – anzi si deve – simpatizzare con la causa dell’emancipazione dei popoli. A parte il fatto che noi non riteniamo si debba annoverare Hamas tra quanti la perseguono, se non aveva senso proporre per l’Italia il modello sovietico, ancor meno ne ha proporre oggi quello islamista. Credendo di giustificarsi con l’asserzione secondo cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Con un risultato paradossale: il Partito Democratico neanche si accorge che i nostri reparti ospedalieri vengono dati in gestione – naturalmente senza licitazione – alle cooperative appartenenti alla “Società delle Opere”. Svuotando inoltre la Sanità pubblica dei medici comunisti che l’avevano invasa al tempo del dottor Castellano, e riempiendola invece di confessionalisti. Il che dovrebbe allarmare perfino chi – come certi dirigenti democratici nostrani – pensa solo alla carriera. Mentre però la Sanità viene privatizzata, l’unica preoccupazione dei capi della Sinistra consiste nel sostenere lo Stato Palestinese. Il bello è che il segretario della Federazione ci accusava a suo tempo di ignorare che “la Rivoluzione si fa nel proprio Paese”. A parte il fatto che costui preferiva farla a Belgrado, questo signore dovrebbe rivolgere la sua critica precisamente a chi gli è succeduto. Questi soggetti procedono nella direzione esattamente opposta rispetto a quella su cui cammina la Storia. La cosiddetta Sinistra dovrebbe competere con la Destra dimostrando di rappresentare meglio l’identità italiana, anzi le diverse identità regionali che vengono nuovamente soffocate dal centralismo. Se sapesse farlo, la Sinistra dimostrerebbe di avere assimilato la grande lezione di Gramsci, conquistando l’egemonia, anziché lasciarla – come sta avvenendo – alla parte politica opposta. La Schlein e Conte ritornano invece all’antico costume, consistente nel proporre i mai abbastanza vituperati modelli stranieri. Se il paradigma rappresentato da Stalin era semi-asiatico, quello di Hamas risulta ancora più lontano dalla nostra cultura. La sua proposta produce dunque l’effetto di allontanare la cosiddetta Sinistra non soltanto dalla possibilità di assumere la guida dello Stato, ma anche dalla capacità di rappresentare le aspirazioni della nostra gente. Come può la Schlein, che non sfila alla testa degli operai disoccupati, ma partecipa ai cortei degli omosessuali, andare d’accordo con chi li precipita dai grattacieli? È vero che anche l’affermazione dell’identità islamica confluisce nel processo di emancipazione dei popoli, ma proprio la necessità di contribuirvi dovrebbe indurci a valorizzare quanto esprime la cultura italiana. Che è certamente – almeno in parte – di matrice cristiana, ed anzi cattolica, ma ha saputo esprimere Manzoni, Rosmini e Gioberti. Cioè il cattolicesimo liberale. Nell’ambito della cosiddetta Sinistra, questa tradizione dovrebbe essere rappresentata dall’ex democristiano Renzi. Il quale apparteneva alla corrente di Fanfani. Ora, però, il “rottamatore” propone per l’Italia il modello dell’Arabia Saudita, che può attrarre soltanto chi è a libro paga del principe ereditario. La Boschi faccia attenzione: verrà reclusa in un “harem”, insieme con le altre concubine.

L’autunno si annuncia gravido non soltanto di pioggia, ma anche di crisi economica e sociale. Per non parlare del pericolo di guerra. Se dovessero riaccendersi le ostilità tra Israele e l’Iran, il blocco di Hormuz – scongiurato in occasione degli ultimi scontr…

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Non sappiamo se ci sia ancora qualche anziano vivente – se esiste, si tratta ormai comunque di centenari – che ricordi l’impiego, e tanto più l’etimologia, del termine gergale “Ginobartalini”. Nell’immediato dopoguerra, gli italiani, reduci dalle restrizioni di carattere tanto legale quanto economico imposte dal recente conflitto, si diedero a viaggiare come potevano, affollando soprattutto i treni – la motorizzazione di massa non c’era ancora stata – e muovendosi in branco. In occasione di una delle prime Milano–Sanremo disputate dopo la Liberazione, vinta trionfalmente da Gino Bartali (da cui l’origine del termine), un’enorme quantità di abitanti del Basso Piemonte si riversò sulla nostra Riviera: tanto per applaudire i concorrenti italiani quanto per trascorrervi una giornata di vacanza, godendo del tepore primaverile. Naturalmente, tutti costoro portarono con sé il cibo e le bevande, arrivando in mattinata e ripartendo dopo il passaggio dei ciclisti. Questa orda di visitatori rumorosi, invadenti e squattrinati, che non recarono alcun beneficio all’economia locale, venne per l’appunto denominata – in omaggio al vincitore della gara – con l’appellativo, appositamente coniato, di “Ginobartalini”. Ora succede qualcosa di analogo, a quanto riferiscono le cronache, sull’altra Riviera. Vi sono infatti dei milanesi che partono in direzione dell’Adriatico prima del sorgere del sole, piombano sulle spiagge della Romagna affittando solamente l’ombrellone e la sdraio, consumano un panino portato da casa e, al tramonto, prendono la via del ritorno, limitandosi ad affrontare soltanto le spese incomprimibili. Sulla Riviera ligure si produce un fenomeno analogo, che consiste nella presenza esclusivamente di chi è proprietario di un alloggio. Costoro portano con sé perfino la carta igienica e il pane, appositamente congelato e conservato in frigorifero. Nessuno, ormai, si può permettere di affittare una casa, e tanto meno di andare in albergo, sia pure a “mezza pensione”. Tale espediente si basa sulla consumazione di una gigantesca prima colazione “all’inglese”, che permette di ingerire fin dal mattino tutte le calorie necessarie per affrontare la giornata, che, grazie alla calura estiva, non richiede pasti troppo pesanti, ed anzi li sconsiglia. Anche sommando i proprietari di “seconde case” e i fruitori della “mezza pensione”, le spiagge rimangono comunque desolatamente vuote. A questo punto, per iniziativa di qualche stratega collocato nell’Ente Turismo, nell’Azienda Autonoma o in un Consorzio tra gli operatori del settore, si è fatto ricorso al classico espediente impiegato in tempo di guerra per trarre in inganno il nemico: nascondere le proprie perdite. Poiché i superstiti visitatori potevano contemplare lo squallido spettacolo degli ombrelloni chiusi, qualcuno ha ordinato di aprirli comunque. Visto da un drone, il panorama delle nostre spiagge può trarre in inganno il suo “pilota”, apparendo simile a quello che si contemplava nei tempi delle “vacche grasse”. Se l’osservazione viene però effettuata al livello del suolo, ci si accorge che sotto gli ombrelloni aperti giacciono le sedie a sdraio viceversa chiuse. Il nostro amico Riccardo Martini Sartorelli, subentrato al padre – il leggendario Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo – nella gestione dell’omonimo ristorante, ci informa che gli avventori hanno solo in parte rinunciato a consumarvi i loro pasti, riducendoli però a una sola portata. Anche qui si assiste a una dissimulazione: non già delle perdite – che il gestore non può nascondere – bensì del proprio “status” economico, inesorabilmente abbassato. Un altro espediente è stato adottato dai titolari di stabilimenti balneari. Costoro erano soliti affiggere cartelli che diffidavano i clienti dal portare con sé alimenti da consumare sulla spiaggia. Un noto gestore di Arma Taggia aveva addirittura ingaggiato un dipendente con mansioni di poliziotto privato, incaricato di smascherare tale infrazione. Costui, quando scopriva un trasgressore, lo obbligava a pagare la consumazione, pur non avendo acquistato “in loco” la classica “mezza minerale”. Ora però il chiosco viene dato in gestione a un appaltatore, il quale paga il titolare dello stabilimento obbligandosi a osservare un determinato orario di apertura e perfino a rifornirsi da una particolare marca di gelato. Il padrone dello stabilimento si astiene però dall’esigere che i clienti osservino la norma in base alla quale è vietata la consumazione di cibi e bevande acquistati altrove. Il povero gestore del chiosco – non potendo esigerne il rispetto – finisce così per essere rovinato. Vi è poi chi subappalta la stessa concessione demaniale, cosa espressamente autorizzata dal Codice della Navigazione. Tra albergatori, ristoratori, titolari di bar, bagnini e padroni dei chioschi, tutti quanti orbati di clienti, molti rimarranno vittime di una autentica strage, non avendo nemmeno recuperato le spese sostenute per affrontare la stagione, che per molti di costoro sarà l’ultima della loro esistenza. Perfino per i “playboys”, dediti a rimorchiare le turiste (specialmente tedesche) nelle località balneari, si profila un disastro: mancano infatti ormai anche le donne da corteggiare. L’alternativa costituita dalle crociere – oltre a risultare dispendiosa – può causare delle delusioni. Come asserisce il nostro amico Angelo Nuvolone di Taggia, autentico veterano dell’ambiente e poeta estemporaneo: “Le crociere sono cose buone, ma sono piene di tardone”. L’unico a credere nel turismo, con l’entusiasmo del neofita e con la cecità del fanatico, è il sindaco di Imperia, il quale crede di essere destinato a impersonare nella Storia un ruolo simile a quello di Maometto. Il Profeta, obbligando i propri seguaci a recarsi in pellegrinaggio almeno una volta nella vita alla Mecca, fece la fortuna della propria città, divenuta la meta più visitata nel mondo, che per giunta non soffre di abbassamenti congiunturali nelle cosiddette “presenze”. Analoga funzione hanno svolto tra i cristiani Bernadette Soubirous per Lourdes e suor Lucia Marto per Fatima, entrambe innalzate agli onori degli altari. Dubitiamo che il “Bassotto” possa nutrire una simile aspirazione. Egli assomiglia piuttosto ai veggenti di Medjugorje: la Chiesa lascia liberi i fedeli di credere o meno all’autenticità delle apparizioni; basta comunque chi li ritiene veridici per riempire gli alberghi. In previsione di un simile risultato, Scajola ha propagandato la “Pista Ciclabile” perfino in Giappone. In effetti, è necessario un atto di fede per credere nel fantomatico “sviluppo turistico” di Imperia.

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Lo Stato italiano assomiglia a quegli abitanti delle metropoli del Terzo Mondo che ogni mattina, al risveglio, devono inventarsi qualcosa per sbarcare il lunario. Essendo naturalmente privi di una fonte di entrate regolare, sono dediti dunque ai cosiddetti “lavori irregolari”: per cui si affannano intorno ai semafori, intenti a vendere giornali, bibite e generi alimentari. Nel giro di pochi giorni, i leghisti hanno dapprima annunciato un aumento dei pedaggi autostradali, per poi smentirlo nel giro di poche ore. Pretendendo per giunta che i cittadini fossero grati per aver loro evitato una maggiore spesa. Deliberata, guarda caso, proprio dai seguaci di Salvini. Un altro ex separatista, cioè Giorgetti, ha parlato davanti alla platea degli assicuratori, incaricandoli di redigere essi stessi la nuova legge regolatrice della loro attività. L’esecutivo rinuncia dunque a mediare tra gli interessi degli erogatori del servizio e i suoi utenti: i venditori di polizze avendogli conferito il proprio suffragio. Il ministro ha però lamentato che i titolari di agenzie di assicurazioni, dovendo indirizzare i clienti verso investimenti che preservino e possibilmente incrementino i loro risparmi, consiglino l’acquisto di buoni del tesoro tedeschi. Ritenendoli naturalmente più sicuri di quelli italiani. Se gli assicurati faranno rientrare in patria il proprio denaro, comprando viceversa dei titoli del tesoro nazionale, il governo chiuderà in cambio tutti e due gli occhi sulle loro evasioni fiscali. Un altro esponente dell’esecutivo ha infine prospettato che l’iscrizione alla mutua malattie sia considerata obbligatoria e a pagamento. Poiché però molti cittadini non sono in grado di sopportare questa spesa, verrà piuttosto istituito un onere. A chi sarà portato in ospedale – anche se in stato di incoscienza – verrà chiesto di esibire la polizza di assicurazione contro le malattie. Come avviene negli Stati Uniti d’America. Qualora non la possegga, gli verranno rifiutate le cure. I poveri disgraziati continueranno di conseguenza a non pagare, condannandosi a morte qualora si ammalino. I più ricchi preferiranno invece contrarre un’assicurazione privata, che permetterà loro di essere curati nelle cliniche di lusso. Non si calcola né l’aumento di prezzo delle merci trasportate “su ruota”, né il danno sociale – che ha logicamente il suo costo economico – derivante dall’aumento delle morbilità: per non parlare delle conseguenze causate dalle malattie sulle attività lavorative. L’importante è trovare quattro soldi per tirare a campare. Facendo fronte alla spesa corrente. Vale a dire mantenendo l’esercito composto dai dipendenti dello Stato e degli altri enti pubblici, nonché dai pensionati detti “di lusso”. Cui si deve aggiungere la truppa di complemento composta dai finti liberi professionisti che in realtà sono tali solo formalmente. In quanto lavorano soltanto per le amministrazioni pubbliche. Come i solerti avvocati cui si rivolge il nostro sindaco quando sta per intraprendere una manovra spericolata, e si tutela con un “parere” che naturalmente attesta in anticipo la liceità e la legittimità del suo operato. Non essendo però vincolante per l’autorità giudiziaria. Un altro espediente consiste nel destinare alla spesa corrente i fondi elargiti dall’Unione Europea per altri fini. I gerarchi di Bruxelles si sono però tutelati da tale abuso, facendo sottoscrivere a tutti gli Stati membri dell’Unione un trattato che riconosce la competenza della Procura Europea per i reati di cui l’Unione risulta parte lesa. Sarà dunque difficile fermare l’azione penale già promossa contro il nostro sindaco. Il fatto che ciò sia avvenuto all’insaputa della persona riguardata non è influente. L’indagato viene infatti avvertito quando si compie il primo adempimento processuale che richiede la partecipazione sua o dei suoi difensori. Il primo cittadino passò alla storia quando gli venne regalato un immobile “a sua insaputa”. Le donazioni di tali beni esigono l’accettazione di chi le riceve, che deve esprimerla mediante un atto notarile. L’inconsapevolezza di quanto avvenuto non era dunque sostenibile. Dulcis in fundo, le cronache ci informano che i componenti del Consiglio di Amministrazione della “Rivieracqua” richiedono un aumento dei loro emolumenti, tale da equipararli agli omologhi delle società a capitale privato. Malgrado la norma di legge che stabilisce un “tetto” per tali compensi. I poveri utenti penseranno naturalmente che gli aumenti delle tariffe non vengano impiegati per tappare i buchi nei tubi dell’acquedotto, bensì per ingrassare questi signori. L’ingresso di soci privati fu salutato come un evento foriero di nuovi investimenti, che però non si sono mai visti. In realtà, questa operazione avvenne in parallelo con un’altra, cioè la trasformazione in azioni dei crediti vantati dal Comune di Imperia nei confronti della vecchia azienda erogatrice. Lo stesso trattamento non venne però disposto per gli altri comuni, anch’essi creditori. I quali videro invece azzerato il proprio credito. Sommando le azioni di cui è titolare il Comune di Imperia e quelle acquistate dai privati, provenienti dal lontano Molise, la maggioranza assoluta nell’assemblea dei soci fu così garantita alla componente “bassotta”. Che procederà ora all’aumento dei compensi pagati ai propri e agli altrui rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione. Rischiando tutt’al più delle osservazioni da parte della Corte dei Conti. Tale organo può rifiutare la registrazione di un atto emanato da un ente pubblico. Esso non può viceversa impedire che produca i suoi effetti giuridici un atto compiuto da un soggetto di diritto privato. Rimane soltanto la possibilità che la magistratura inquirente rilevi in tale comportamento un profilo penale. Se un privato entra nella gestione di un servizio pubblico, si sente inevitabilmente puzza di bruciato. L’erogazione di tali servizi non deve infatti essere finalizzata a realizzare un guadagno. Come è invece perfettamente lecito e naturale nelle normali attività imprenditoriali. Naturalmente, gli amministratori devono evitare il dissesto dei soggetti erogatori. Se però essi sono motivati a entrare nel “business” dalla ricerca di un profitto, finiscono o per trascurare la quantità e la qualità delle prestazioni, o addirittura per cadere nell’illecito, pur di realizzare un guadagno. La vicenda di “Rivieracqua” conferma puntualmente questa regola. Peccato che non se ne siano accorti i rappresentanti dell’opposizione, espressi dai comuni amministrati dalla sinistra. La quale dovrebbe tutelare gli interessi dei cosiddetti “ceti popolari”. Cui però non appartengono i rappresentanti della grande proprietà edilizia, né gli altrettanto grandi commercialisti. I quali detengono la “leadership” di tale parte politica in sede locale.

…i, incaricandoli di redigere essi stessi la nuova legge regolatrice della loro attività. L’esecutivo rinuncia dunque a mediare tra gli interessi degli erogatori del servizio e i suoi utenti: i venditori di polizze avendogli conferito il proprio suffragio. Il m…

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Diversi anni or sono, l’allora Arcivescovo di Siena, Monsignor Mario Ismaele Castellano, ebbe la malaugurata idea di invitare nella sua diocesi il Cardinale Cottier, suo confratello domenicano originario della Svizzera francofona. L’illustre porporato venne alloggiato nella foresteria del Seminario, che funge da confortevole albergo, immerso in un parco di piante secolari nel Chianti e ospitato in una splendida villa rinascimentale. Cottier, però, malauguratamente inciampò nella storica magione e si ruppe una gamba. La coppia di simpatici coniugi napoletani che gestisce la struttura lo confortò, ricordando che l’assicurazione, debitamente contrattata, avrebbe coperto tutti i danni. Il Cardinale, però, ritenendo che la sua gamba valesse più del “massimale”, intentò una causa civile e la vinse, costringendo i malcapitati gestori a corrispondergli la differenza. Egli confermò così la tradizionale “fetenzia” – come appunto si dice a Napoli – tanto degli Elvetici quanto dei Domenicani, che nella sua persona si sommavano producendo un effetto letale. Ora questa situazione si sta ripetendo ai danni di Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo. Quando il suo noto locale venne sottoposto a una radicale ristrutturazione, il titolare dell’impresa incaricata dei lavori gli consigliò di “pianellare” – come si dice nella nostra lingua – eliminando il dislivello esistente tra la parte del locale affacciata sul porto e quella collocata a monte. Il nostro amico si oppose energicamente a tale suggerimento, adducendo che l’eliminazione dello scalino che divide in due la sala da pranzo avrebbe significato un tradimento della Tradizione: tanto familiare quanto linguistica e soprattutto spirituale. Di cui si sentiva responsabile, e dunque tenuto a perpetuarla. Data l’irremovibilità del Titolare, lo scalino esiste tuttora. Già in passato, un cliente – malgrado fosse stato ammonito, come tutti gli altri avventori, da “Braccioforte” con il suo “Facci attenzione al scalino!” – trascurò l’avvertimento e andò a sbattere per terra “col muro”. In italiano si direbbe che l’uomo prese una facciata. Puntualmente risarcita dall’assicurazione. Dopo questo episodio, il giovane Riccardo Martini Sartorelli, subentrato al padre nella direzione del ristorante, provvide a munire lo scalino di un avveniristico impianto di illuminazione, che serve a segnalarlo nottetempo. Il dramma, ciò malgrado, si è ripetuto: un cliente si è “ingarambato” e si è “imbattuto” sul pavimento, rompendosi “i ginocchi”. In realtà la frattura ha riguardato uno solo, ma la tentazione di comporre un plurale braccese è più forte del dovere di riferire fedelmente quanto accaduto. La moglie dell’infortunato, anziché rivolgersi all’assicurazione, minaccia un’azione civile. Segno evidente dell’intenzione di sfondare il massimale, lucrando ulteriormente sull’infortunio occorso al marito. Esprimiamo la nostra solidarietà al Presidente dell’Accademia della Lingua Braccese, che – con il proprio rischio e con ulteriore sacrificio economico (il nostro amico già finanzia tutta l’attività di ricerca e di insegnamento) – testimonia il proprio attaccamento alla comune identità e Tradizione. L’episodio dimostra anche che lo Stato italiano, servendosi dei propri servili sostenitori, non rinuncia alla sua politica di assimilazione forzata. Cui non soltanto noi resistiamo. Se la giovane Mafalda Martini Bisson, nipote di “Braccioforte”, ha scritto in un tema della prima elementare che “i” Evangelisti erano quattro, uno studente sardo ha redatto l’intero elaborato d’italiano della maturità nella propria lingua. Venendo ugualmente promosso dalla commissione. Un avvocato di Albenga, a sua volta, ha preteso che il suo matrimonio fosse celebrato con il rito civile in lingua “regionale”. È invece cessata, per disposizione della Curia Arcivescovile di Genova, la celebrazione della Messa in ligure, che riuniva un gruppo di fedeli nel Santuario della Vittoria, situato sopra Mignanego e così chiamato perché i Genovesi vi vinsero nel Settecento una battaglia contro i Piemontesi, i quali tentavano di sottomettere la Repubblica. La scusa addotta dall’autorità ecclesiastica consiste nel fatto che la Conferenza Episcopale – non a caso “italiana” – ha negato l’autorizzazione alla traduzione del Canone. Ciò non avrebbe comunque impedito al celebrante di predicare nella nostra lingua. Che viene impiegata per dire Messa nel Principato di Monaco, dove è altrettanto ufficiale quanto il francese. Anche il Principe Ranieri era orgogliosamente bilingue. La Conferenza Episcopale del piccolo Stato ha deliberato l’approvazione del Messale in ligure all’unanimità. Raggiunta agevolmente, dato che a Monaco esiste un solo Vescovo, “immune da soggezione”. Raccomandiamo a tutti coloro che desiderano sostenere la nostra causa di preferire per i loro convivi il ristorante “Braccioforte”, il quale destina ad essa una parte del guadagno. “Fando” attenzione, naturalmente, “al” scalino. Altrimenti, i soldi saranno spesi tutti per i risarcimenti.

…gnamento) – testimonia il proprio attaccamento alla comune identità e Tradizione. L’episodio dimostra anche che lo Stato italiano, servendosi dei propri servili sostenitori, non rinuncia alla sua politica di assimilazione forzata. Cui non soltanto noi resistia…

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Il Papa percorre le più lontane plaghe dell’Asia, e qualcuno insinua, fondandosi su voci provenienti dai Sacri Palazzi, che in Mongolia - durante la inusitata pausa di un giorno intero nei suoi impegni ufficiali - abbia segretamente incontrato un altolocato emissario cinese.

… su voci provenienti dai Sacri Palazzi, che in Mongolia - durante la inusitata pausa di un giorno intero nei suoi impegni ufficiali - abbia segretamente incontrato un altolocato emissario cinese. Intanto, qualche” vaticanista” insiste nell’affermare che Bergog…

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Maurizio Molinari, nel suo libro “Assedio all’Occidente” (La Nave di Teseo Editore) giunge ad una conclusione che risulta al contempo sconsolata e inevitabile quanto paradossale.

L’autocrazia russa percepisce di essere dalla parte vincente della storia. Essa, infatti, valica i propri confini, tende ad attrarre nella propria sfera di influenza i Paesi vicini, prosegue nella sua colonizzazione di quelli che un tempo erano chiamati “del T…

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Ha scritto il Professor Alberto Melloni su “La Repubblica”: “Quando la Chiesa pensa il suo fondamento fa più politica di quando crede di fare politica”.

…accresciuto il suo prestigio. Quando invece essa ha inteso patrocinare una causa di parte, ha finito per approfondire le discordie civili, avallando errori, eccessi e perfino crimini perpetrati dagli uni contro gli altri. L’elenco di queste situazioni è molto …

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Il Papa ha dichiarato come subito dopo la sua elezione

Il Papa ha dichiarato come subito dopo la sua elezione – il riferimento al Cardinale Bertone quale Segretario di Stato lo rivela chiaramente, dato che questi venne sostituito quasi subito in tale incarico – ha presentato le dimissioni, sottomettendole alla con…

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I dirigenti del gruppo editoriale che faceva capo all’ingegner De Benedetti devono essersi resi conto dell’infortunio in cui erano caduti all’epoca in cui si consumava il dramma della Catalogna, con un governo eletto dal popolo destituito a causa di un asserito atto illegittimo, ed i suoi dirigenti arrestati o costretti all’esilio.

“La Repubblica” non trovò di meglio che spedire a Barcellona una giornalista specializzata nelle cronache mondane, la stessa mandata a Genova per incensare Burlando, giustamente sanzionato a causa di una clamorosa violazione del codice della strada. Questa sig…

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