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Risultati per “Lettera aperta Don Sergio Mercanzin”

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Il nostro amico avvocato, che ha anche ricoperto a lungo cariche elettive quale Amministratore di un Ente Locale, constata amaramente una contraddizione nei comportamenti collettivi: mentre si diffondono la miseria e la disperazione, la gente sembra rintanarsi sempre di più nella sfera individuale e privata.

…le a quella degli attuali calciatori. In modo analogo, oggi si plaude in Occidente al Presidente della Ucraina. Tra gli insorti si distinsero anche i cosiddetti Clepti, che significa letteralmente ladri. I quali tuttavia, rubando per la Causa, vennero essi pur…

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LETTERA APERTA A GIOVANNI DURANTE

In merito alle nuove misure che il Governo si accinge ad adottare al fine di combattere l'epidemia, non c'è molto da aggiungere a quanto già scritto nei mesi scorsi. Si conferma, in primo luogo, la prassi consistente nel legiferare mediante i decreti del Presi…

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Riceviamo da un amico russo una lunga e bellissima lettera, nella quale – prendendo spunto dalle reazioni suscitate in ambito cristiano in seguito alla restituzione di Santa Sofia al culto islamico – egli rileva una differenza sostanziale tra quelle che si sono manifestate nella ortodossia e quelle proprie invece del cattolicesimo, o – più in generale – dell’Occidente.

…ella sua gloria dai mosaici bizantini. L’umiltà degli individui è glorificata nella potenza dell’impero. Ecco dunque delinearsi la risposta del cristiano occidentale alla lettera dall’oriente. Non si tratta di cadere nel “cliché” delle due immagini tradizional…

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Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preoccupato dalle tentazioni “revansciste” che covavano negli ambienti nazionalisti di Parigi, decise di lanciare la nazione rivale alla conquista dell’Africa. Costituendo un impero coloniale, la Francia avrebbe appagato le proprie ambizioni e compensato le proprie frustrazioni, allontanando così il pericolo di un nuovo conflitto in Europa. Fu così che le autorità della “Terza Repubblica” concepirono il progetto di saldare da est a ovest i loro domini, collegando Gibuti con l’Africa Occidentale Francese. L’Inghilterra, che già controllava l’Egitto e il Sudan, voleva a sua volta stabilire una continuità territoriale che andasse dal settentrione al meridione, essendo già in possesso del Sudafrica. Avvenne così che gli “Spahis” ingaggiarono una scaramuccia con i Lancieri del Bengala. Salvo gli ufficiali – uno dei quali era addirittura un russo, distaccato presso l’esercito francese – si trattava di soldati extraeuropei. L’unico francese autentico coinvolto nel fatto d’armi, tale capitano Marchand, fu considerato un eroe nazionale. L’impatto sull’opinione pubblica risultò enorme, e la stampa di Parigi, inneggiando ai propri soldati, scatenò un’azione di propaganda bellicista contro la Gran Bretagna. Sei anni dopo, rovesciando tale tendenza, francesi e inglesi stipularono la cosiddetta “Entente Cordiale”. Ricordiamo che l’alleanza che avrebbe combattuto dal 1914 al 1918 venne per l’appunto denominata “Intesa”. Le autorità di Parigi, smaltita la sbornia nazionalista, avevano fatto i loro conti: In primo luogo, la Francia si trovava in condizioni di inferiorità rispetto alla potenza d’oltremanica. In secondo luogo, il contenzioso più importante non riguardava i territori africani, bensì quelli europei. Fedele alla consegna espressa da Léon Gambetta riguardo alla Lorena – “Pensiamoci sempre, non parliamone mai” – la Francia cercava la “revanche” e non rinunciava a riportare il confine sul Reno. Soltanto con l’aiuto dell’Inghilterra questo obiettivo sarebbe risultato possibile, a causa della superiorità territoriale, demografica e industriale dell’Impero tedesco. La possibilità che l’Inghilterra potesse varcare la Manica era determinata dal timore – alimentato costantemente da Londra – dell’esistenza di una potenza egemone sul continente. La Prima guerra mondiale fu dunque decisa nel 1904. Gli anni successivi trascorsero nell’attesa del “casus belli”, caratterizzati da un riarmo frenetico che incrementò l’industria e produsse l’effimero benessere proprio della “Belle Époque”. È facile scorgere le analogie con quanto avvenuto tra il momento in cui Trump ha innalzato i dazi imposti all’Europa e la giornata di ieri, in cui l’Unione si è inchinata all’America in cambio di una “diminuzione dell’aumento”, ma soprattutto impegnandosi, quale contropartita, sia a investire oltre Atlantico, sia – soprattutto – a rinunciare allo sviluppo di una propria industria militare. Le armi verranno naturalmente prodotte, ma negli Stati Uniti, che ce ne imporranno il prezzo. Perché il Vecchio Continente, senza che l’annuncio dell’aumento dei dazi abbia causato una pur effimera ondata di avversione all’America – fummo gli unici, “sans vouloir nous flatter”, a rilevarne la mancanza – si è inchinato alla volontà del “Tycoon”? Come la Francia dell’inizio del XX secolo temeva la Germania e manteneva un contenzioso aperto con Berlino, così l’Unione Europea di oggi ha paura di due nemici: la Russia e l’Islam, di cui il Vecchio Continente sente il fiato sul collo. Non è casuale che, in contemporanea con l’accordo raggiunto in Scozia – dove Trump ha fatto comunque attendere la von der Leyen la fine della sua partita di golf – Israele abbia permesso l’ingresso del cibo a Gaza, ponendo fine alle lamentele umanitarie degli europei. A Netanyahu non interessa far morire di fame i palestinesi, ma piuttosto il controllo territoriale. Quanto alle armi, non essendo prodotte in Europa, potranno essere usate solo nelle guerre autorizzate – o decise – dall’America. Trump ha ricordato come gli F-35 possano perfino venire disattivati a distanza da chi li ha prodotti. La Meloni si rafforza, non avendo neanche partecipato alle pur flebili proteste per l’aumento dei dazi ed essendosi viceversa schierata fin dal principio sulla linea del negoziato, che in sostanza significa una resa dell’Europa alle pretese di Trump. Un’ultima annotazione riguarda i movimenti regionali autonomisti o indipendentisti dell’Europa occidentale. Abbiamo commentato ampiamente come l’edizione di quest’anno delle “Ghjurnate” di Corte segni una rottura definitiva tanto nell’ambito del nazionalismo corso, catalano e basco quanto tra i soggetti radicali di queste regioni e altre realtà ugualmente importanti. A quanto risulta dal programma, mancheranno in questa edizione i rappresentanti di Scozia, Fiandra e soprattutto Irlanda, schierati unanimemente sulla linea del negoziato con le autorità dei rispettivi Stati “nazionali”. Questa frattura rivela innanzitutto che la guerra – pur non risultando imminente – viene ormai considerata inevitabile. Di conseguenza, ciascuno sceglie da che parte stare. C’è chi decide – come abbiamo già rilevato – in base alla logica per cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”, il che porta però talvolta a un errore fatale: schierarsi dalla parte sbagliata. Se dunque risulta sempre necessario valutare attentamente il rapporto di forze tra le parti in conflitto, occorre anche calcolare quello che si instaura con i propri alleati. Un’ipotetica islamizzazione dell’Europa occidentale cancellerebbe completamente quel contesto politico, culturale e giuridico in cui le rivendicazioni autonomistiche – come quella dell’autodeterminazione – possono trovare compimento. Lo stesso vale per la visione “grande russa” che ispira la strategia di Putin. Dugin ha messo in chiaro come il contenzioso con l’Occidente non sia solo né tanto di carattere territoriale. L’ideologo del Cremlino, ispiratore del Presidente e soprattutto del Patriarca, ha chiarito che la Russia rigetta tutto lo sviluppo del pensiero occidentale a partire dal Tomismo, passando per la Riforma protestante, giungendo all’Illuminismo e infine alle nostre attuali scuole politiche. Occorre anche considerare come, al di fuori dell’Occidente, nessuna reale autonomia sia goduta dalle minoranze etniche o religiose, che si trovano di conseguenza nell’alternativa tra insorgere per conquistare l’indipendenza “manu militari” oppure subire la “pulizia etnica”. Solo in Occidente, in un contesto di pieno sviluppo della democrazia rappresentativa, risulta praticabile l’opzione della effettiva autonomia. Questa non soddisfa gli indipendentisti, ma rimane l’unica praticabile nell’attuale contesto internazionale. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, alcuni leader nazionalisti – Chandra Bose in India e Jabotinsky nel futuro Stato di Israele – proposero di allearsi rispettivamente con il Giappone e con la Germania contro l’Inghilterra. Gandhi e Ben Gurion – pur mantenendo aperto il contenzioso con la potenza coloniale dominante – proposero invece la scelta opposta. Il Giappone militarista e la Germania nazista erano entrambi avversi alla causa dell’autodeterminazione dei popoli, ma soprattutto destinati a perdere. La storia diede ragione a chi non ragionava in base al presupposto che necessariamente “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Per questo dissentiamo dalle scelte compiute da “Corsica Nazione”, tanto più avendo constatato come il terrorismo praticato a lungo in Irlanda e nel Paese Basco abbia danneggiato – e non certo aiutato – il progresso dell’autonomia, che rimane anche per noi l’unica meta attualmente praticabile. Nella prospettiva delle restrizioni che verranno imposte ai diritti civili, il rispetto delle identità minoritarie rimane una base acquisita e intangibile su cui si potrà riprendere a costruire nel futuro.

Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preo…

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La Commissione dell’Unione Europea ha definito “giuridicamente non vincolante” l’accordo stipulato verbalmente domenica scorsa in un campo da golf della Scozia da Trump e dalla von der Leyen. Questo organo si comporta come tutti coloro che si accorgono di avere stipulato un contratto svantaggioso – in parole povere di essere stati fregati – e si affrettano di conseguenza a negarne la validità, tentando di farlo annullare. Anche ammesso che si sia trattato di un’intesa “politica”, rimangono senza risposta le nostre domande. Chi, in primo luogo, ha autorizzato la Presidente della Commissione a negoziare in nome e per conto dell’Unione? Perché, inoltre, non sono stati posti dei limiti al mandato conferito alla Signora – belga (di lingua francese) e tedesca? Comunque venga qualificata l’intesa, essa risulta svantaggiosa per l’Europa. In terzo luogo, se l’accordo non era “giuridicamente vincolante”, per quale motivo la Presidente della Commissione non lo ha chiarito? Ritenendolo anzi – contro ogni evidenza – vantaggioso per la propria parte (il che è manifestamente falso), la von der Leyen si è vantata di averlo stipulato, guardandosi bene dal precisare che il patto non era “giuridicamente vincolante”. Tale qualifica di quanto concordato è emersa soltanto in seguito, quando – dopo avere ascoltato il resoconto della plenipotenziaria europea – i suoi colleghi della Commissione si sono accorti che costei era stata “mangiata a colazione” da Trump, come ha giustamente annotato Orbán. Vediamo però che cosa dovrebbe succedere in base al diritto. La fissazione dei dazi americani al trenta per cento a partire dal primo agosto era stata stabilita a suo tempo dal Presidente degli Stati Uniti mediante un atto di tipo legislativo, in cui veniva fissato per l’appunto tale termine iniziale per la sua entrata in vigore, che poteva essere impedita soltanto se l’atto fosse stato modificato da una norma emanata successivamente. Se dunque l’accordo fosse stato “giuridicamente vincolante”, esso avrebbe quanto meno emendato quanto stabilito in precedenza, facendo scendere i dazi dal trenta al quindici per cento. Se invece l’intesa non produce alcun effetto giuridico, con il primo agosto – a prescindere da quanto dica Trump, il quale fino ad ora non ha commentato la “marcia indietro” della Commissione di Bruxelles – scattano i dazi al trenta per cento, con tutti i conseguenti effetti catastrofici sull’occupazione in Europa. Per giunta, l’accordo non si limitava a stabilire l’ammontare dei dazi. In cambio della cosiddetta “diminuzione dell’aumento”, il nostro continente si impegnava ad acquistare dagli Stati Uniti armamenti e materie prime energetiche per un ammontare stimato, solo per l’Italia, in sessanta miliardi di euro. Inoltre, l’Unione assumeva l’obbligo di investire nelle industrie americane. Questo è l’unico punto su cui la Commissione ha ragione nell’escludere un impegno dell’Unione: gli investimenti devono infatti essere compiuti da soggetti di diritto privato, che naturalmente non possono esservi costretti né dall’Unione, né dagli Stati membri. Non entrando in vigore l’accordo nel suo insieme, gli americani possono astenersi dal darci il petrolio e il gas, che comunque l’Italia, ricevendolo liquido, avrebbe dovuto “rigassificare”. Non si sa dove, visto che l’impianto di Ravenna non risulta sufficiente e gli altri cosiddetti “rigassificatori” – che comunque dovrebbero essere installati e attrezzati – non li vuole nessuno. La von der Leyen ha stipulato una sorta di “patto leonino” per fare arrivare in Europa il gas necessario ad accendere i termosifoni, la cui prima consegna sarebbe forse avvenuta “a puffo”, come direbbe il nostro Sindaco nella sua lingua regionale. Le successive sarebbero invece dipese dal rispetto di quanto concordato. Ora, oltre a pagare il trenta per cento sulle nostre esportazioni – avendo negato il carattere “giuridicamente vincolante” dell’accordo – rischiamo di non ricevere un bel nulla. Come si dice “giuridicamente non vincolante” in finnico o in gaelico? Le lingue ufficiali dell’Unione, in cui si traducono tutte le tonnellate di documenti prodotti a Bruxelles e a Strasburgo, sono in numero addirittura maggiore rispetto a quello degli Stati membri. Ciò è dovuto al fatto che in alcuni di essi vi sono più idiomi “ufficiali”. In Spagna è entrata in vigore la norma che impone l’uso del catalano e del basco per tutti gli atti di diritto internazionale riguardanti tale Paese. L’Unione ha dovuto dunque verosimilmente assumere nuovi traduttori. Malgrado tale sovrabbondanza di personale, il testo dell’accordo presenta discordanze tra la versione europea e quella americana. La questione riguarda però ormai soltanto gli studiosi di linguistica, mentre quelli di diritto se ne sono tratti fuori, dal momento che si tratta per l’appunto di un testo “non vincolante giuridicamente”, alla pari delle opere letterarie. Tra poche ore sapremo qual è la situazione reale. Quando la prima cassa di Valpolicella, o di Cognac, o di Valdepeñas, giungerà alla dogana degli Stati Uniti, i produttori conosceranno l’importo di quanto dovuto. Se sarà il trenta per cento, le proteste dovranno essere indirizzate alla von der Leyen e non a Trump, il “tycoon” potendo invocare il principio in base al quale “pacta sunt servanda”. A tanto ci ha portato l’avvento di una “classe dirigente” europea composta da “dilettanti allo sbaraglio”. Il nostro Sindaco vive, da parte sua, in una sorta di “capsula del tempo”. Credendo che sia ancora in vigore il “Patto di Rinascita”, il Primo Cittadino medita nuove opere faraoniche. Ora è preso dalla mania degli “sventramenti”, come Mussolini, che voleva distruggere la Roma del Medioevo e del Rinascimento per fare emergere quella dell’Impero. L’abbattimento dei “silos” dovrebbe ripristinare, nelle intenzioni, il paesaggio urbano quale era nell’epoca preindustriale. I tre (3) portuali superstiti – da parte loro – gareggiano in “nostalgismo” con Scajola ed intonano “Fischia il vento”. La maggioranza, colta impreparata in materia musicale, avrebbe potuto rispondere con “Giovinezza” – molto apprezzata dall’ex vice sindaco Strescino – o con l’Inno di Garibaldi: “Si scopron le tombe, si levano i morti”. Ovvero con quello dei Templari, certamente conosciuto dall’ex consigliere Augusto Ferrari: “Non nobis, Domine, sed Nomini Tuo da gloriam”. Mentre si naufraga nei debiti, ci si aggrappa a un passato leggendario, in cui si cerca non tanto ispirazione quanto piuttosto evasione. Il deficit dell’Azienda sanitaria tocca intanto i centodue milioni, al punto che perfino la stampa locale parla con impertinenza di una “voragine”. La nostalgia è veramente il sentimento dei falliti.

…uarda però ormai soltanto gli studiosi di linguistica, mentre quelli di diritto se ne sono tratti fuori, dal momento che si tratta per l’appunto di un testo “non vincolante giuridicamente”, alla pari delle opere letterarie. Tra poche ore sapremo qual è la situ…

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La Salis – omettendo di rispondere alle intimidazioni pronunziate da tutti i dirigenti della Destra, i quali pretendono che il Comune di Genova si conformi senza obiezioni ai progetti del Governo relativi alle Grandi Opere, senza esercitare le competenze attribuite dalla Legge all’Ente Pubblico che è chiamata a dirigere ed a rappresentare - prende possesso della sua carica esibendo un vestito molto elegante.

…re alle intimidazioni pronunziate da tutti i dirigenti della Destra, i quali pretendono che il Comune di Genova si conformi senza obiezioni ai progetti del Governo relativi alle Grandi Opere, senza esercitare le competenze attribuite dalla Legge all’Ente Pubbl…

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Tra i molti contenziosi tra gli Stati Uniti d’America e l’allora Unione Sovietica, lasciati aperti dalla “Guerra Fredda”, c’era anche quello riguardante il Nicaragua.

…i poteva pretendere il giorno dopo, ma quattro lustri di attesa risultarono troppo lunghi. Il mondo, intanto, evolveva rapidamente. Tutte queste memorie riaffiorano nel momento in cui il malcapitato Zelensky si aggrappa – ritrovandosi abbandonato dagli Stati U…

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Una esponente della Sinistra di indiscusso prestigio quale è Loretta Scaraffia, distintasi per avere svolto con sagacia e competenza il compito di “trait d’union” tra questo settore politico ed il Vaticano di Bergoglio, ha proclamato - dal palco della manifestazione organizzata per esprimere solidarietà con le donne israeliane stuprate e massacrate dai terroristi - che “il femminismo è finito”:

…clamato - dal palco della manifestazione organizzata per esprimere solidarietà con le donne israeliane stuprate e massacrate dai terroristi - che “il femminismo è finito”: La nota giornalista de “L’Osservatore Romano” si riferiva ai contenuti dell’altra manife…

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Mentre in tutta l’Europa ci si prepara ad una nuova ondata di violenza islamista, molti Stati – tra cui l’Italia - chiudono i confini.

…conseguenza inevitabile di quanto avviene in tutto l’Occidente. Più difficile la situazione a Gorizia, che rischia di non essere più una Città Aperta. Ovunque, ormai, si diffonde la psicosi dell’attentato: per prevenire gli inevitabili scherzi di pessimo gusto…

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I superstiti della “Sinistra” locale si stracciano le vesti perché non condividono alcuni gesti ed alcune prese di posizione di Monsignor Suetta.

…pure a certe condizioni, le persone divorziate e risposate con rito civile. L’ex Arcivescovo di Milano, Cardinale Scola, aveva criticato apertamente il Sommo Pontefice per questa decisione: Monsignor Suetta non fece altrettanto. Certi Signori dovrebbero conosc…

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Le situazioni nazionali e quelle locali tendono ad evolvere concordemente, benché queste ultime risentano delle differenze sedimentate dalle vicende cittadine, che tornano tuttavia a coincidere nei grandi momenti della Storia.

Le situazioni nazionali e quelle locali tendono ad evolvere concordemente, benché queste ultime risentano delle differenze sedimentate dalle vicende cittadine, che tornano tuttavia a coincidere nei grandi momenti della Storia. La Sinistra imperiese è afflitta …

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Gli Indipendentisti corsi stanno riunendo, ormai per la quarantunesima volta, nella loro antica Capitale di Corte, legata alle memorie di Pasquale Paoli e del suo più stretto collaboratore, Domenico Bonaparte, padre del grande Napoleone, tutti i Movimenti che nel mondo condividono lo stesso obiettivo: lo esercizio della Autodeterminazione.

…e finanziò tanto costoro quanto i combattenti della IRA. Essendo ignorante di geografia, il Colonnello confuse le due situazioni, e si riferì alla Irlanda definendola letteralmente quella piccola Isola vicina al Polo Sud. I Francesi procrastinarono la question…

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Un amico musulmano, il quale ha già acquisito la cittadinanza italiana, ci ha confidato che voterà per il Sindaco uscente, avendone apprezzato la presenza alla Festa del Fitr.

…o la cittadinanza italiana, ci ha confidato che voterà per il Sindaco uscente, avendone apprezzato la presenza alla Festa del Fitr. Il suo rivale, Ispettore Bracco, è offeso con noi perché ci siamo permessi di dire al suo riguardo, in altra occasione, queste t…

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Il giornale radio delle otto di mattina di domenica 29 gennaio 2023 si è aperto con la trasmissione di un bollettino di guerra, fosco presagio di quanto si prepara per le nostre truppe sul fronte ucraino.

…ia, sfidando con la sua forza erculea il getto degli idranti. Il popolo de Sinistra, che si preparava già ai successivi cimenti sessantottardi, applaudì a scena aperta tale mostra di energia e di coraggio, pronto ad emularla. Si annunziava la stagione che avre…

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Abbiamo ascoltato un intervento in video, diffuso su Internet, in cui dialogavano Don Minutella, il Professor Fusaro ed il Professor Melluzzi, o meglio il Reverendo Melluzzi, trattandosi di un Sacerdote della Chiesa Ortodossa: la quale, come è noto, ammette la Ordinazione degli uxorati.

…e viene agitata da certi seguaci della Presidente del Consiglio come un casus belli, che renderebbe irreversibile il suo già latente conflitto con Parigi e Berlino. La Chiesa di Bergoglio sostiene una idea dell’Europa democratica e aperta verso gli altri Conti…

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Il Sole 24 Ore, giornale per antonomasia serio, autorevole e perfino paludato, ha pubblicato una statistica – da ritenere attendibile, in base alla fonte da cui viene diffusa – secondo cui i nostri concittadini iscritti alla Anagrafe degli Italiani Residenti allo Estero (detta anche A.I.R.E. dalle iniziali) sono già quasi sei milioni, mentre quelli effettivamente emigrati, ma formalmente ancora residenti in patria, ammontano a ben sette milioni.

…i chi viene sradicato è sempre uguale, e merita naturalmente lo stesso rispetto, ma quando se ne vanno gli intellettuali si perdono le persone più capaci di interpretare la realtà, e presumibilmente dotate di maggiori capacità critiche. Perdiamo – in altre par…

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Sergio Saviano ha pubblicato, su La Stampa di Torino del 16 novembre, la propria autodifesa nel processo in cui è apparso a Roma come imputato del reato di ingiurie, avendo definito testualmente bastarda la Meloni.

…rispondenti stranieri. Se Saviano si è mosso per darci una mano, ciò significa che intorno al regime della Meloni sta per essere steso dai Paesi occidentali un cordone sanitario. Qualora a tale operazione collabori anche un uomo del suo livello, non può che fa…

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Nel mondo ci sono, oltre ai cento novanta tre Stati membri della Organizzazione delle Nazioni Unite, sul cui riconoscimento da parte della comunità internazionale non vi è discussione, altre ventisei entità, in merito alla cui natura giuridica è aperta la discussione.

… non vi è discussione, altre ventisei entità, in merito alla cui natura giuridica è aperta la discussione. Ricordiamo tuttavia che uno Stato non sorge in quanto gli altri lo riconoscono, bensì in quanto esiste una Autorità di governo, la quale esercita la prop…

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Nel 1782, il Papa Pio VI Baschi - rompendo una consuetudine ormai secolare - intraprese un viaggio fuori dall'Italia, recandosi a Vienna, dove si era aperto un contenzioso con Giuseppe II, detto "l'imperatore sacrestano" in quanto aveva regolato anche il numero delle candele che si potevano accendere sull'altare. In realtà, l'Asburgo si dimostrava parsimonioso in quanto doveva pagare il conto.

…o, perseguendo un obiettivo completamente opposto, cioè garantire che i cristiani della Mesopotamia non intendono approfittare della parità di diritti con i loro concittadini per influire sulla cosa pubblica. Il ragionamento sotteso all'azione diplomatica svol…

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Siamo rimasti gradevolmente sorpresi udendo dalla viva voce di padre Fanzaga un panegirico di Mario Draghi. Il Presidente del Consiglio incaricato lo merita d'altronde pienamente, e Dio ci perdonerà la vanità di sentirci modestamente coinvolti in questo insperato apprezzamento. Abbiamo più o meno l'età del nuovo Presidente del Consiglio, cui ci uniscono alcuni tratti biografici.

…uogo non condividevamo quello che il generale De Gaulle definì con il termine di "chienlit", cioè letteralmente "cagnara". Per abbattere il "sistema" - come si diceva allora - bisognava conoscerlo, e per conoscerlo era necessario studiare. Chi rimaneva asino, …

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