Ricerca interna

Risultati per “autonomie locali”

La ricerca considera titolo, riassunto, testo e tag e distribuisce i risultati su più pagine.

516 risultati trovatiPagina 4 di 26
Scritto Pubblicato
Pertinenza 17
Archivio storico

La notizia del giorno viene, come sempre, dal Sindaco di Imperia.

…idiani. In primo luogo, è abbastanza facile assicurarsi i favori dell’esigua schiera dei corrispondenti locali. In secondo luogo, il Sindaco ha colto un dettaglio sociologico sfuggito ai suoi rivali: il giornale viene sempre meno letto individualmente, poiché …

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 16
Archivio storico

E' costume dei politicanti agire in base al motto "passata la festa, gabbato lo santo": in occasione della celebrazione di San Leonardo da Porto Maurizio, si potevano osservare i più alti esponenti locali intenti ad esibire la loro devozione nella nostra "concattedrale", ascoltando le ammonizioni di Monsignor Suetta, incaricato dal collega di Albenga di strigliarli adeguatamente, data la sua migliore conoscenza della realtà imperiese.

… benessere, e non venire trasferite nella capitale a disposizione degli organi di uno stato tradizionalmente centralistico, che non rispetta le autonomie locali, pur essendo riconosciute in base alla costituzione. L'impiego di queste risorse deve invece essere…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 16
Archivio storico

Abbiamo visitato molti anni or sono la Fondazione Hanns Seidel di Monaco di Baviera, che fin dal suo nome dichiara la propria radice: in tedesco, infatti, Hans si scrive con una sola "n", mentre nella lingua regionale della Baviera ce ne sono due. Il Muro di Berlino era caduto da poco, e la "stifftung" fondata dal presidente Strauss lanciava a centinaia i propri inviati verso i Paesi dell'Europa orientale, dove - conoscendo in molti casi le lingue locali - si dedicavano soprattutto a costruire le rispettive amministrazioni pubbliche, con il duplice obiettivo di adeguarne la normativa ai canoni occidentali, e soprattutto di formare il personale.

…propri inviati verso i Paesi dell'Europa orientale, dove - conoscendo in molti casi le lingue locali - si dedicavano soprattutto a costruire le rispettive amministrazioni pubbliche, con il duplice obiettivo di adeguarne la normativa ai canoni occidentali, e so…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 14
Archivio storico

Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preoccupato dalle tentazioni “revansciste” che covavano negli ambienti nazionalisti di Parigi, decise di lanciare la nazione rivale alla conquista dell’Africa. Costituendo un impero coloniale, la Francia avrebbe appagato le proprie ambizioni e compensato le proprie frustrazioni, allontanando così il pericolo di un nuovo conflitto in Europa. Fu così che le autorità della “Terza Repubblica” concepirono il progetto di saldare da est a ovest i loro domini, collegando Gibuti con l’Africa Occidentale Francese. L’Inghilterra, che già controllava l’Egitto e il Sudan, voleva a sua volta stabilire una continuità territoriale che andasse dal settentrione al meridione, essendo già in possesso del Sudafrica. Avvenne così che gli “Spahis” ingaggiarono una scaramuccia con i Lancieri del Bengala. Salvo gli ufficiali – uno dei quali era addirittura un russo, distaccato presso l’esercito francese – si trattava di soldati extraeuropei. L’unico francese autentico coinvolto nel fatto d’armi, tale capitano Marchand, fu considerato un eroe nazionale. L’impatto sull’opinione pubblica risultò enorme, e la stampa di Parigi, inneggiando ai propri soldati, scatenò un’azione di propaganda bellicista contro la Gran Bretagna. Sei anni dopo, rovesciando tale tendenza, francesi e inglesi stipularono la cosiddetta “Entente Cordiale”. Ricordiamo che l’alleanza che avrebbe combattuto dal 1914 al 1918 venne per l’appunto denominata “Intesa”. Le autorità di Parigi, smaltita la sbornia nazionalista, avevano fatto i loro conti: In primo luogo, la Francia si trovava in condizioni di inferiorità rispetto alla potenza d’oltremanica. In secondo luogo, il contenzioso più importante non riguardava i territori africani, bensì quelli europei. Fedele alla consegna espressa da Léon Gambetta riguardo alla Lorena – “Pensiamoci sempre, non parliamone mai” – la Francia cercava la “revanche” e non rinunciava a riportare il confine sul Reno. Soltanto con l’aiuto dell’Inghilterra questo obiettivo sarebbe risultato possibile, a causa della superiorità territoriale, demografica e industriale dell’Impero tedesco. La possibilità che l’Inghilterra potesse varcare la Manica era determinata dal timore – alimentato costantemente da Londra – dell’esistenza di una potenza egemone sul continente. La Prima guerra mondiale fu dunque decisa nel 1904. Gli anni successivi trascorsero nell’attesa del “casus belli”, caratterizzati da un riarmo frenetico che incrementò l’industria e produsse l’effimero benessere proprio della “Belle Époque”. È facile scorgere le analogie con quanto avvenuto tra il momento in cui Trump ha innalzato i dazi imposti all’Europa e la giornata di ieri, in cui l’Unione si è inchinata all’America in cambio di una “diminuzione dell’aumento”, ma soprattutto impegnandosi, quale contropartita, sia a investire oltre Atlantico, sia – soprattutto – a rinunciare allo sviluppo di una propria industria militare. Le armi verranno naturalmente prodotte, ma negli Stati Uniti, che ce ne imporranno il prezzo. Perché il Vecchio Continente, senza che l’annuncio dell’aumento dei dazi abbia causato una pur effimera ondata di avversione all’America – fummo gli unici, “sans vouloir nous flatter”, a rilevarne la mancanza – si è inchinato alla volontà del “Tycoon”? Come la Francia dell’inizio del XX secolo temeva la Germania e manteneva un contenzioso aperto con Berlino, così l’Unione Europea di oggi ha paura di due nemici: la Russia e l’Islam, di cui il Vecchio Continente sente il fiato sul collo. Non è casuale che, in contemporanea con l’accordo raggiunto in Scozia – dove Trump ha fatto comunque attendere la von der Leyen la fine della sua partita di golf – Israele abbia permesso l’ingresso del cibo a Gaza, ponendo fine alle lamentele umanitarie degli europei. A Netanyahu non interessa far morire di fame i palestinesi, ma piuttosto il controllo territoriale. Quanto alle armi, non essendo prodotte in Europa, potranno essere usate solo nelle guerre autorizzate – o decise – dall’America. Trump ha ricordato come gli F-35 possano perfino venire disattivati a distanza da chi li ha prodotti. La Meloni si rafforza, non avendo neanche partecipato alle pur flebili proteste per l’aumento dei dazi ed essendosi viceversa schierata fin dal principio sulla linea del negoziato, che in sostanza significa una resa dell’Europa alle pretese di Trump. Un’ultima annotazione riguarda i movimenti regionali autonomisti o indipendentisti dell’Europa occidentale. Abbiamo commentato ampiamente come l’edizione di quest’anno delle “Ghjurnate” di Corte segni una rottura definitiva tanto nell’ambito del nazionalismo corso, catalano e basco quanto tra i soggetti radicali di queste regioni e altre realtà ugualmente importanti. A quanto risulta dal programma, mancheranno in questa edizione i rappresentanti di Scozia, Fiandra e soprattutto Irlanda, schierati unanimemente sulla linea del negoziato con le autorità dei rispettivi Stati “nazionali”. Questa frattura rivela innanzitutto che la guerra – pur non risultando imminente – viene ormai considerata inevitabile. Di conseguenza, ciascuno sceglie da che parte stare. C’è chi decide – come abbiamo già rilevato – in base alla logica per cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”, il che porta però talvolta a un errore fatale: schierarsi dalla parte sbagliata. Se dunque risulta sempre necessario valutare attentamente il rapporto di forze tra le parti in conflitto, occorre anche calcolare quello che si instaura con i propri alleati. Un’ipotetica islamizzazione dell’Europa occidentale cancellerebbe completamente quel contesto politico, culturale e giuridico in cui le rivendicazioni autonomistiche – come quella dell’autodeterminazione – possono trovare compimento. Lo stesso vale per la visione “grande russa” che ispira la strategia di Putin. Dugin ha messo in chiaro come il contenzioso con l’Occidente non sia solo né tanto di carattere territoriale. L’ideologo del Cremlino, ispiratore del Presidente e soprattutto del Patriarca, ha chiarito che la Russia rigetta tutto lo sviluppo del pensiero occidentale a partire dal Tomismo, passando per la Riforma protestante, giungendo all’Illuminismo e infine alle nostre attuali scuole politiche. Occorre anche considerare come, al di fuori dell’Occidente, nessuna reale autonomia sia goduta dalle minoranze etniche o religiose, che si trovano di conseguenza nell’alternativa tra insorgere per conquistare l’indipendenza “manu militari” oppure subire la “pulizia etnica”. Solo in Occidente, in un contesto di pieno sviluppo della democrazia rappresentativa, risulta praticabile l’opzione della effettiva autonomia. Questa non soddisfa gli indipendentisti, ma rimane l’unica praticabile nell’attuale contesto internazionale. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, alcuni leader nazionalisti – Chandra Bose in India e Jabotinsky nel futuro Stato di Israele – proposero di allearsi rispettivamente con il Giappone e con la Germania contro l’Inghilterra. Gandhi e Ben Gurion – pur mantenendo aperto il contenzioso con la potenza coloniale dominante – proposero invece la scelta opposta. Il Giappone militarista e la Germania nazista erano entrambi avversi alla causa dell’autodeterminazione dei popoli, ma soprattutto destinati a perdere. La storia diede ragione a chi non ragionava in base al presupposto che necessariamente “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Per questo dissentiamo dalle scelte compiute da “Corsica Nazione”, tanto più avendo constatato come il terrorismo praticato a lungo in Irlanda e nel Paese Basco abbia danneggiato – e non certo aiutato – il progresso dell’autonomia, che rimane anche per noi l’unica meta attualmente praticabile. Nella prospettiva delle restrizioni che verranno imposte ai diritti civili, il rispetto delle identità minoritarie rimane una base acquisita e intangibile su cui si potrà riprendere a costruire nel futuro.

Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preo…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 14
Archivio storico

La Commissione dell’Unione Europea ha definito “giuridicamente non vincolante” l’accordo stipulato verbalmente domenica scorsa in un campo da golf della Scozia da Trump e dalla von der Leyen. Questo organo si comporta come tutti coloro che si accorgono di avere stipulato un contratto svantaggioso – in parole povere di essere stati fregati – e si affrettano di conseguenza a negarne la validità, tentando di farlo annullare. Anche ammesso che si sia trattato di un’intesa “politica”, rimangono senza risposta le nostre domande. Chi, in primo luogo, ha autorizzato la Presidente della Commissione a negoziare in nome e per conto dell’Unione? Perché, inoltre, non sono stati posti dei limiti al mandato conferito alla Signora – belga (di lingua francese) e tedesca? Comunque venga qualificata l’intesa, essa risulta svantaggiosa per l’Europa. In terzo luogo, se l’accordo non era “giuridicamente vincolante”, per quale motivo la Presidente della Commissione non lo ha chiarito? Ritenendolo anzi – contro ogni evidenza – vantaggioso per la propria parte (il che è manifestamente falso), la von der Leyen si è vantata di averlo stipulato, guardandosi bene dal precisare che il patto non era “giuridicamente vincolante”. Tale qualifica di quanto concordato è emersa soltanto in seguito, quando – dopo avere ascoltato il resoconto della plenipotenziaria europea – i suoi colleghi della Commissione si sono accorti che costei era stata “mangiata a colazione” da Trump, come ha giustamente annotato Orbán. Vediamo però che cosa dovrebbe succedere in base al diritto. La fissazione dei dazi americani al trenta per cento a partire dal primo agosto era stata stabilita a suo tempo dal Presidente degli Stati Uniti mediante un atto di tipo legislativo, in cui veniva fissato per l’appunto tale termine iniziale per la sua entrata in vigore, che poteva essere impedita soltanto se l’atto fosse stato modificato da una norma emanata successivamente. Se dunque l’accordo fosse stato “giuridicamente vincolante”, esso avrebbe quanto meno emendato quanto stabilito in precedenza, facendo scendere i dazi dal trenta al quindici per cento. Se invece l’intesa non produce alcun effetto giuridico, con il primo agosto – a prescindere da quanto dica Trump, il quale fino ad ora non ha commentato la “marcia indietro” della Commissione di Bruxelles – scattano i dazi al trenta per cento, con tutti i conseguenti effetti catastrofici sull’occupazione in Europa. Per giunta, l’accordo non si limitava a stabilire l’ammontare dei dazi. In cambio della cosiddetta “diminuzione dell’aumento”, il nostro continente si impegnava ad acquistare dagli Stati Uniti armamenti e materie prime energetiche per un ammontare stimato, solo per l’Italia, in sessanta miliardi di euro. Inoltre, l’Unione assumeva l’obbligo di investire nelle industrie americane. Questo è l’unico punto su cui la Commissione ha ragione nell’escludere un impegno dell’Unione: gli investimenti devono infatti essere compiuti da soggetti di diritto privato, che naturalmente non possono esservi costretti né dall’Unione, né dagli Stati membri. Non entrando in vigore l’accordo nel suo insieme, gli americani possono astenersi dal darci il petrolio e il gas, che comunque l’Italia, ricevendolo liquido, avrebbe dovuto “rigassificare”. Non si sa dove, visto che l’impianto di Ravenna non risulta sufficiente e gli altri cosiddetti “rigassificatori” – che comunque dovrebbero essere installati e attrezzati – non li vuole nessuno. La von der Leyen ha stipulato una sorta di “patto leonino” per fare arrivare in Europa il gas necessario ad accendere i termosifoni, la cui prima consegna sarebbe forse avvenuta “a puffo”, come direbbe il nostro Sindaco nella sua lingua regionale. Le successive sarebbero invece dipese dal rispetto di quanto concordato. Ora, oltre a pagare il trenta per cento sulle nostre esportazioni – avendo negato il carattere “giuridicamente vincolante” dell’accordo – rischiamo di non ricevere un bel nulla. Come si dice “giuridicamente non vincolante” in finnico o in gaelico? Le lingue ufficiali dell’Unione, in cui si traducono tutte le tonnellate di documenti prodotti a Bruxelles e a Strasburgo, sono in numero addirittura maggiore rispetto a quello degli Stati membri. Ciò è dovuto al fatto che in alcuni di essi vi sono più idiomi “ufficiali”. In Spagna è entrata in vigore la norma che impone l’uso del catalano e del basco per tutti gli atti di diritto internazionale riguardanti tale Paese. L’Unione ha dovuto dunque verosimilmente assumere nuovi traduttori. Malgrado tale sovrabbondanza di personale, il testo dell’accordo presenta discordanze tra la versione europea e quella americana. La questione riguarda però ormai soltanto gli studiosi di linguistica, mentre quelli di diritto se ne sono tratti fuori, dal momento che si tratta per l’appunto di un testo “non vincolante giuridicamente”, alla pari delle opere letterarie. Tra poche ore sapremo qual è la situazione reale. Quando la prima cassa di Valpolicella, o di Cognac, o di Valdepeñas, giungerà alla dogana degli Stati Uniti, i produttori conosceranno l’importo di quanto dovuto. Se sarà il trenta per cento, le proteste dovranno essere indirizzate alla von der Leyen e non a Trump, il “tycoon” potendo invocare il principio in base al quale “pacta sunt servanda”. A tanto ci ha portato l’avvento di una “classe dirigente” europea composta da “dilettanti allo sbaraglio”. Il nostro Sindaco vive, da parte sua, in una sorta di “capsula del tempo”. Credendo che sia ancora in vigore il “Patto di Rinascita”, il Primo Cittadino medita nuove opere faraoniche. Ora è preso dalla mania degli “sventramenti”, come Mussolini, che voleva distruggere la Roma del Medioevo e del Rinascimento per fare emergere quella dell’Impero. L’abbattimento dei “silos” dovrebbe ripristinare, nelle intenzioni, il paesaggio urbano quale era nell’epoca preindustriale. I tre (3) portuali superstiti – da parte loro – gareggiano in “nostalgismo” con Scajola ed intonano “Fischia il vento”. La maggioranza, colta impreparata in materia musicale, avrebbe potuto rispondere con “Giovinezza” – molto apprezzata dall’ex vice sindaco Strescino – o con l’Inno di Garibaldi: “Si scopron le tombe, si levano i morti”. Ovvero con quello dei Templari, certamente conosciuto dall’ex consigliere Augusto Ferrari: “Non nobis, Domine, sed Nomini Tuo da gloriam”. Mentre si naufraga nei debiti, ci si aggrappa a un passato leggendario, in cui si cerca non tanto ispirazione quanto piuttosto evasione. Il deficit dell’Azienda sanitaria tocca intanto i centodue milioni, al punto che perfino la stampa locale parla con impertinenza di una “voragine”. La nostalgia è veramente il sentimento dei falliti.

La Commissione dell’Unione Europea ha definito “giuridicamente non vincolante” l’accordo stipulato verbalmente domenica scorsa in un campo da golf della Scozia da Trump e dalla von der Leyen. Questo organo si comporta come tutti coloro che si accorgono di aver…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 14
Archivio storico

L’ambiente commerciale che si estende da piazza Maresca fino a piazza De Amicis è continuamente agitato dalle ricorrenti crisi isteriche da cui viene colta la signora Lella, popolare proprietaria del bar “Baraonda”. L’ultima di queste ha visto la nota donna d’affari scagliarsi contro il malcapitato Antonio Marzocca, accusato addirittura di veneficio per averle inviato – per nostro inconsapevole tramite – delle “uove” (come si dice in “Braccese”) non più commestibili. La signora Lella ha interpretato tale incauto comportamento addirittura come un “tentato omicidio”, arrivando a esprimere un’apologia della cacciata di Marzocca dal Mercato Coperto di piazza Doria. Tale evento aveva visto a suo tempo l’intera comunità del quartiere stringersi intorno al noto agricoltore pugliese, vittima in precedenza di un misterioso attentato su cui indaga tuttora la Benemerita: ignoti malfattori avevano dato fuoco alla sua vettura, facendogli rischiare di morire arso vivo. Marzocca riuscì per miracolo a sottrarsi alle fiamme che avvolgevano il veicolo. Ora questo fronte si è improvvisamente diviso in due opposte fazioni, malgrado l’ostilità della signora Lella nei confronti di Marzocca sia un inutile “insaevire in mortuos”. L’uomo è ormai ridotto infatti a un ectoplasma, che tre volte a settimana si aggira nei dintorni del suo antico luogo di lavoro in cerca di pane secco per le galline. C’è chi afferma addirittura che si tratti di una presenza fantasmatica, simile a quella degli extraterrestri che si aggirano nella tenuta di Marzocca alle Terine. La furia della signora Lella è però incontenibile, non potendosi più sfogare soltanto sul signor Sante – detto “Stante il Gigante” – cui è legata da un burrascoso rapporto sentimentale. Sante è noto per la corporatura imponente e muscolosa, simile a quella di Mike Tyson, il quale venne prescelto come “partner” da Naomi Campbell per le sue doti sessuali. L’uomo condivide con il famoso pugile anche il carattere irruento, ed invano il comandante Gaggino – accolto da tempo nei ranghi dei Templari – tenta di indurlo a coltivare la spiritualità propria di questo Ordine. Gaggino, da parte sua, “beve come un Templare”, facendo onore all’antica espressione proverbiale. A fianco di Marzocca si sono schierati tanto Sebastiano Marchisio quanto la popolare signora Franca, detta “Pulìn”, commessa della panetteria Blengini. Più defilata la posizione del personale del bar “Madama Doré”, caratterizzato dalla inquietante presenza dei servizi segreti di Putin: tanto la polizia politica, denominata FSB, quanto il tenebroso e temutissimo GRU, cui sono affidate le azioni di destabilizzazione all’estero. Tenta, come sempre, una volenterosa ed ardua mediazione tra le parti Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo. L’isolamento in cui è venuta a trovarsi la signora Lella in seguito alle sue incaute accuse risulta comunque pressoché totale. Si è infatti rotto anche da tempo il sodalizio d’affari con la signora Marta Bertossi (la quale si chiama in realtà Berthozy). Costei, essendo una israelita osservante, si dice in procinto di compiere l’Aliyah, trasferendosi a Gerusalemme, dove intende esercitare il suo lavoro di cuoca in un locale del quartiere di Mea Shearim, popolato dagli ebrei ortodossi, in cui potrà finalmente preparare i cibi secondo le più strette regole della cucina kosher, senza più doversi adeguare ai gusti sacrileghi dei clienti goyim del bar Baraonda. A spingere Marta Bertossi al ritorno nella Terra di Israele non sono state soltanto le intemperanze verbali della signora Lella, ma anche le continue provocazioni ordite contro il locale da musulmani estremisti, istigati da “Mohammed” Bensa. Nella preparazione di cibi e bevande è subentrato il giovane Daniele, detto “il Barman con la barba”. La situazione è sul punto di degenerare, dal momento che la titolare del bar si è anche scontrata con gli ambulanti senegalesi, con cui è scesa a durissimo alterco, invitandoli a ritornare in Africa. Causa del contrasto è stato il prezzo delle bevande alcoliche, giudicato eccessivo da chi pure dovrebbe astenersene, trattandosi di alimenti haram. Piazza Maresca rischia di divenire l’epicentro di uno scontro tra etnie e religioni dalle conseguenze incalcolabili. La signora Lella, per evitare questo esito, viene unanimemente esortata a moderare le asperità del suo carattere.

L’ambiente commerciale che si estende da piazza Maresca fino a piazza De Amicis è continuamente agitato dalle ricorrenti crisi isteriche da cui viene colta la signora Lella, popolare proprietaria del bar “Baraonda”. L’ultima di queste ha visto la nota donna d’…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 14
Archivio storico

Lo Stato italiano assomiglia a quegli abitanti delle metropoli del Terzo Mondo che ogni mattina, al risveglio, devono inventarsi qualcosa per sbarcare il lunario. Essendo naturalmente privi di una fonte di entrate regolare, sono dediti dunque ai cosiddetti “lavori irregolari”: per cui si affannano intorno ai semafori, intenti a vendere giornali, bibite e generi alimentari. Nel giro di pochi giorni, i leghisti hanno dapprima annunciato un aumento dei pedaggi autostradali, per poi smentirlo nel giro di poche ore. Pretendendo per giunta che i cittadini fossero grati per aver loro evitato una maggiore spesa. Deliberata, guarda caso, proprio dai seguaci di Salvini. Un altro ex separatista, cioè Giorgetti, ha parlato davanti alla platea degli assicuratori, incaricandoli di redigere essi stessi la nuova legge regolatrice della loro attività. L’esecutivo rinuncia dunque a mediare tra gli interessi degli erogatori del servizio e i suoi utenti: i venditori di polizze avendogli conferito il proprio suffragio. Il ministro ha però lamentato che i titolari di agenzie di assicurazioni, dovendo indirizzare i clienti verso investimenti che preservino e possibilmente incrementino i loro risparmi, consiglino l’acquisto di buoni del tesoro tedeschi. Ritenendoli naturalmente più sicuri di quelli italiani. Se gli assicurati faranno rientrare in patria il proprio denaro, comprando viceversa dei titoli del tesoro nazionale, il governo chiuderà in cambio tutti e due gli occhi sulle loro evasioni fiscali. Un altro esponente dell’esecutivo ha infine prospettato che l’iscrizione alla mutua malattie sia considerata obbligatoria e a pagamento. Poiché però molti cittadini non sono in grado di sopportare questa spesa, verrà piuttosto istituito un onere. A chi sarà portato in ospedale – anche se in stato di incoscienza – verrà chiesto di esibire la polizza di assicurazione contro le malattie. Come avviene negli Stati Uniti d’America. Qualora non la possegga, gli verranno rifiutate le cure. I poveri disgraziati continueranno di conseguenza a non pagare, condannandosi a morte qualora si ammalino. I più ricchi preferiranno invece contrarre un’assicurazione privata, che permetterà loro di essere curati nelle cliniche di lusso. Non si calcola né l’aumento di prezzo delle merci trasportate “su ruota”, né il danno sociale – che ha logicamente il suo costo economico – derivante dall’aumento delle morbilità: per non parlare delle conseguenze causate dalle malattie sulle attività lavorative. L’importante è trovare quattro soldi per tirare a campare. Facendo fronte alla spesa corrente. Vale a dire mantenendo l’esercito composto dai dipendenti dello Stato e degli altri enti pubblici, nonché dai pensionati detti “di lusso”. Cui si deve aggiungere la truppa di complemento composta dai finti liberi professionisti che in realtà sono tali solo formalmente. In quanto lavorano soltanto per le amministrazioni pubbliche. Come i solerti avvocati cui si rivolge il nostro sindaco quando sta per intraprendere una manovra spericolata, e si tutela con un “parere” che naturalmente attesta in anticipo la liceità e la legittimità del suo operato. Non essendo però vincolante per l’autorità giudiziaria. Un altro espediente consiste nel destinare alla spesa corrente i fondi elargiti dall’Unione Europea per altri fini. I gerarchi di Bruxelles si sono però tutelati da tale abuso, facendo sottoscrivere a tutti gli Stati membri dell’Unione un trattato che riconosce la competenza della Procura Europea per i reati di cui l’Unione risulta parte lesa. Sarà dunque difficile fermare l’azione penale già promossa contro il nostro sindaco. Il fatto che ciò sia avvenuto all’insaputa della persona riguardata non è influente. L’indagato viene infatti avvertito quando si compie il primo adempimento processuale che richiede la partecipazione sua o dei suoi difensori. Il primo cittadino passò alla storia quando gli venne regalato un immobile “a sua insaputa”. Le donazioni di tali beni esigono l’accettazione di chi le riceve, che deve esprimerla mediante un atto notarile. L’inconsapevolezza di quanto avvenuto non era dunque sostenibile. Dulcis in fundo, le cronache ci informano che i componenti del Consiglio di Amministrazione della “Rivieracqua” richiedono un aumento dei loro emolumenti, tale da equipararli agli omologhi delle società a capitale privato. Malgrado la norma di legge che stabilisce un “tetto” per tali compensi. I poveri utenti penseranno naturalmente che gli aumenti delle tariffe non vengano impiegati per tappare i buchi nei tubi dell’acquedotto, bensì per ingrassare questi signori. L’ingresso di soci privati fu salutato come un evento foriero di nuovi investimenti, che però non si sono mai visti. In realtà, questa operazione avvenne in parallelo con un’altra, cioè la trasformazione in azioni dei crediti vantati dal Comune di Imperia nei confronti della vecchia azienda erogatrice. Lo stesso trattamento non venne però disposto per gli altri comuni, anch’essi creditori. I quali videro invece azzerato il proprio credito. Sommando le azioni di cui è titolare il Comune di Imperia e quelle acquistate dai privati, provenienti dal lontano Molise, la maggioranza assoluta nell’assemblea dei soci fu così garantita alla componente “bassotta”. Che procederà ora all’aumento dei compensi pagati ai propri e agli altrui rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione. Rischiando tutt’al più delle osservazioni da parte della Corte dei Conti. Tale organo può rifiutare la registrazione di un atto emanato da un ente pubblico. Esso non può viceversa impedire che produca i suoi effetti giuridici un atto compiuto da un soggetto di diritto privato. Rimane soltanto la possibilità che la magistratura inquirente rilevi in tale comportamento un profilo penale. Se un privato entra nella gestione di un servizio pubblico, si sente inevitabilmente puzza di bruciato. L’erogazione di tali servizi non deve infatti essere finalizzata a realizzare un guadagno. Come è invece perfettamente lecito e naturale nelle normali attività imprenditoriali. Naturalmente, gli amministratori devono evitare il dissesto dei soggetti erogatori. Se però essi sono motivati a entrare nel “business” dalla ricerca di un profitto, finiscono o per trascurare la quantità e la qualità delle prestazioni, o addirittura per cadere nell’illecito, pur di realizzare un guadagno. La vicenda di “Rivieracqua” conferma puntualmente questa regola. Peccato che non se ne siano accorti i rappresentanti dell’opposizione, espressi dai comuni amministrati dalla sinistra. La quale dovrebbe tutelare gli interessi dei cosiddetti “ceti popolari”. Cui però non appartengono i rappresentanti della grande proprietà edilizia, né gli altrettanto grandi commercialisti. I quali detengono la “leadership” di tale parte politica in sede locale.

Lo Stato italiano assomiglia a quegli abitanti delle metropoli del Terzo Mondo che ogni mattina, al risveglio, devono inventarsi qualcosa per sbarcare il lunario. Essendo naturalmente privi di una fonte di entrate regolare, sono dediti dunque ai cosiddetti “la…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 14
Archivio storico

Diversi anni or sono, l’allora Arcivescovo di Siena, Monsignor Mario Ismaele Castellano, ebbe la malaugurata idea di invitare nella sua diocesi il Cardinale Cottier, suo confratello domenicano originario della Svizzera francofona. L’illustre porporato venne alloggiato nella foresteria del Seminario, che funge da confortevole albergo, immerso in un parco di piante secolari nel Chianti e ospitato in una splendida villa rinascimentale. Cottier, però, malauguratamente inciampò nella storica magione e si ruppe una gamba. La coppia di simpatici coniugi napoletani che gestisce la struttura lo confortò, ricordando che l’assicurazione, debitamente contrattata, avrebbe coperto tutti i danni. Il Cardinale, però, ritenendo che la sua gamba valesse più del “massimale”, intentò una causa civile e la vinse, costringendo i malcapitati gestori a corrispondergli la differenza. Egli confermò così la tradizionale “fetenzia” – come appunto si dice a Napoli – tanto degli Elvetici quanto dei Domenicani, che nella sua persona si sommavano producendo un effetto letale. Ora questa situazione si sta ripetendo ai danni di Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo. Quando il suo noto locale venne sottoposto a una radicale ristrutturazione, il titolare dell’impresa incaricata dei lavori gli consigliò di “pianellare” – come si dice nella nostra lingua – eliminando il dislivello esistente tra la parte del locale affacciata sul porto e quella collocata a monte. Il nostro amico si oppose energicamente a tale suggerimento, adducendo che l’eliminazione dello scalino che divide in due la sala da pranzo avrebbe significato un tradimento della Tradizione: tanto familiare quanto linguistica e soprattutto spirituale. Di cui si sentiva responsabile, e dunque tenuto a perpetuarla. Data l’irremovibilità del Titolare, lo scalino esiste tuttora. Già in passato, un cliente – malgrado fosse stato ammonito, come tutti gli altri avventori, da “Braccioforte” con il suo “Facci attenzione al scalino!” – trascurò l’avvertimento e andò a sbattere per terra “col muro”. In italiano si direbbe che l’uomo prese una facciata. Puntualmente risarcita dall’assicurazione. Dopo questo episodio, il giovane Riccardo Martini Sartorelli, subentrato al padre nella direzione del ristorante, provvide a munire lo scalino di un avveniristico impianto di illuminazione, che serve a segnalarlo nottetempo. Il dramma, ciò malgrado, si è ripetuto: un cliente si è “ingarambato” e si è “imbattuto” sul pavimento, rompendosi “i ginocchi”. In realtà la frattura ha riguardato uno solo, ma la tentazione di comporre un plurale braccese è più forte del dovere di riferire fedelmente quanto accaduto. La moglie dell’infortunato, anziché rivolgersi all’assicurazione, minaccia un’azione civile. Segno evidente dell’intenzione di sfondare il massimale, lucrando ulteriormente sull’infortunio occorso al marito. Esprimiamo la nostra solidarietà al Presidente dell’Accademia della Lingua Braccese, che – con il proprio rischio e con ulteriore sacrificio economico (il nostro amico già finanzia tutta l’attività di ricerca e di insegnamento) – testimonia il proprio attaccamento alla comune identità e Tradizione. L’episodio dimostra anche che lo Stato italiano, servendosi dei propri servili sostenitori, non rinuncia alla sua politica di assimilazione forzata. Cui non soltanto noi resistiamo. Se la giovane Mafalda Martini Bisson, nipote di “Braccioforte”, ha scritto in un tema della prima elementare che “i” Evangelisti erano quattro, uno studente sardo ha redatto l’intero elaborato d’italiano della maturità nella propria lingua. Venendo ugualmente promosso dalla commissione. Un avvocato di Albenga, a sua volta, ha preteso che il suo matrimonio fosse celebrato con il rito civile in lingua “regionale”. È invece cessata, per disposizione della Curia Arcivescovile di Genova, la celebrazione della Messa in ligure, che riuniva un gruppo di fedeli nel Santuario della Vittoria, situato sopra Mignanego e così chiamato perché i Genovesi vi vinsero nel Settecento una battaglia contro i Piemontesi, i quali tentavano di sottomettere la Repubblica. La scusa addotta dall’autorità ecclesiastica consiste nel fatto che la Conferenza Episcopale – non a caso “italiana” – ha negato l’autorizzazione alla traduzione del Canone. Ciò non avrebbe comunque impedito al celebrante di predicare nella nostra lingua. Che viene impiegata per dire Messa nel Principato di Monaco, dove è altrettanto ufficiale quanto il francese. Anche il Principe Ranieri era orgogliosamente bilingue. La Conferenza Episcopale del piccolo Stato ha deliberato l’approvazione del Messale in ligure all’unanimità. Raggiunta agevolmente, dato che a Monaco esiste un solo Vescovo, “immune da soggezione”. Raccomandiamo a tutti coloro che desiderano sostenere la nostra causa di preferire per i loro convivi il ristorante “Braccioforte”, il quale destina ad essa una parte del guadagno. “Fando” attenzione, naturalmente, “al” scalino. Altrimenti, i soldi saranno spesi tutti per i risarcimenti.

Diversi anni or sono, l’allora Arcivescovo di Siena, Monsignor Mario Ismaele Castellano, ebbe la malaugurata idea di invitare nella sua diocesi il Cardinale Cottier, suo confratello domenicano originario della Svizzera francofona. L’illustre porporato venne al…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 14
Archivio storico

E' costume dei politicanti agire in base al motto "passata la festa, gabbato lo santo": in occasione della celebrazione di San Leonardo da Porto Maurizio, si potevano osservare i più alti esponenti locali intenti ad esibire la loro devozione nella nostra "concattedrale", ascoltando le ammonizioni di Monsignor Suetta, incaricato dal collega di Albenga di strigliarli adeguatamente, data la sua migliore conoscenza della realtà imperiese.

…razione di San Leonardo da Porto Maurizio, si potevano osservare i più alti esponenti locali intenti ad esibire la loro devozione nella nostra "concattedrale", ascoltando le ammonizioni di Monsignor Suetta, incaricato dal collega di Albenga di strigliarli adeg…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 14
Archivio storico

Il "Guardian", autorevole quotidiano liberale inglese, noto per le sue battaglie progressiste, ha mandato un suo giornalista in giro per le città di provincia dell'Italia settentrionale. Il nostro collega ha visitato Udine, una località che solitamente è meta degli inviati della stampa estera, traendone l'impressione che il capoluogo del Friuli non sia "italiano" (così ha scritto testualmente), nè per cultura, nè per stile di vita, e nemmeno per la sua architettura (malgrado risenta più della influenza veneziana che di quella asburgica). La città risente comunque del clima mitteleuropeo.

…ittà di provincia dell'Italia settentrionale. Il nostro collega ha visitato Udine, una località che solitamente è meta degli inviati della stampa estera, traendone l'impressione che il capoluogo del Friuli non sia "italiano" (così ha scritto testualmente), nè …

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 11
Politica e società

Scajola, Bracco e il Partito trasversale a Imperia

La locandina di un giornale munito di cronaca locale, che normalmente spara annunci mirabolanti di nuove «opere del regime», titola oggi testualmente: «Scajola: ho denunciato Bracco per diffamazione». L’Ufficio legale del Comune di Imperia dovrebbe spiegare al…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 11
Archivio storico

Democratura e Resilienza: riflessione sull’Italia

…pongono di andare controcorrente rispetto alla tendenza nazionale. Il Governo è però in grado di restringere — in base alla sua concezione centralistica dello Stato — i margini di azione di cui dispongono i sindaci e i “governatori”. Lo fa nominando sempre nuo…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 11
Archivio storico

La giornata del sette agosto ha segnato il trionfo – quanto meno nell’attuale congiuntura storica – di due personaggi diversi tra loro, ma curiosamente accomunati dal “modus procedendi”: uno è Benjamin Netanyahu, l’altro è Claudio Scajola.

Mentre però il Primo Ministro di Israele ha dovuto combattere per dieci ore nel “Gabinetto di Guerra” per imporre il proprio punto di vista ai riluttanti Capi delle Forze Armate, il “Bassotto” ha camminato sul velluto. Tanto che ha invitato l’intera comitiva d…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 11
Archivio storico

Un certo Rossi, già collaboratore di Fini, ha analizzato – in una intervista apparsa su “La Repubblica” - le prospettive del Governo Meloni.

…andata a Marbella per esprimere il proprio appoggio incondizionato a Santiago Abascal Conde, il quale si propone espressamente di abolire – quando andrà a sua volta al potere – le autonomie di cui godono la Catalogna ed il Paese Basco. Questo Signore fa propri…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 10
Archivio storico

Il Governo Meloni ha riconfermato puntualmente il proprio orientamento centralista, adottando una misura di dubbia legittimità costituzionale.Il Governo Meloni ha riconfermato puntualmente il proprio orientamento centralista, adottando una misura di dubbia legittimità costituzionale.

…n lo scopo manifesto di rendere irreversibile la maggioranza – e con essa il potere personale della Meloni – si fanno i conti con le Autonomie Locali, senza tener conto del dettato costituzionale in base al quale la Repubblica le “riconosce e promuove”. Non si…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 10
Archivio storico

L’amico che segue con molta attenzione le vicende politiche del Tirolo Meridionale ci ragguaglia sui risultati elettorali e sulle loro conseguenze.

…re di una ampia autonomia. Le alleanze stipulate tanto nei rispettivi Parlamenti nazionali quanto – nel caso di Bolzano – nelle assemblee elettive locali assecondarono fortemente questo processo. Il parallelismo vale però soltanto per la storia passata. Da qua…

Apri l’articolo