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Risultati per “liberazione dei popoli”

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Che nell'ambito del gruppo editoriale G.E.D.I. si facciano figli e figliastri, e che tra i figli figuri "La Stampa" di Torino (appartenente da ben più tempo alla famiglia Agnelli), mentre viene relegata tra i figliastri "La Repubblica", ormai destinata come "Il Secolo XIX" di Genova, a divenire una semplice edizione regionale, lo si sapeva da tempo, ma ne viene una ulteriore conferma dal fatto che soltanto su "La Stampa" siano apparsi sabato scorso due "paginoni" dedicati all'ultimatum (così lo definisce Anna Zafesova) intimato da Putin all'Occidente, del tutto ignorato invece da "La Repubblica". Questa gloriosa testata è ormai divenuta l'equivalente degli organi ufficiali di regime, dediti - come a suo tempo "Il Popolo d'Italia" e "La Pravda" - ad incensare i suoi dirigenti e le sue opere.

…con la costituzione della NATO verrebbe messa implicitamente in dubbio. Il "clou" della proposta di Putin consiste però nella uscita formale dei Paesi dell'Est dal Patto Atlantico. Qui si passa dalla inaccettabilità alla provocazione. Supponiamo, tuttavia, che…

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Il vicariato dell'Urbe, non sappiamo se per incarico del vescovo di Roma, il quale deve giustamente pensare più alle faccende della Chiesa universale che alla ordinaria amministrazione del Laterano - ha bandito il ricorso al "vetus ordo" per tutte le celebrazioni dei sacramenti e dei sacramentali, compresa la confessione, salvo naturalmente la Messa. A quanto risulta, anche prima del concilio ci si confessava in lingua volgare. Il nuovo divieto vale dunque verosimilmente per la formula dell'assoluzione.

…azione del Laterano - ha bandito il ricorso al "vetus ordo" per tutte le celebrazioni dei sacramenti e dei sacramentali, compresa la confessione, salvo naturalmente la Messa. A quanto risulta, anche prima del concilio ci si confessava in lingua volgare. Il nuo…

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Massimo Cacciari, intervistato su "La Stampa" di martedì scorso, parla dell'astensionismo che ha caratterizzato il voto amministrativo, osservando giustamente come questo fenomeno sia dovuto alla assoluta irrilevanza dei sindaci, i quali non contano più nulla. Le questioni decisive per la vita dei cittadini, cioè le misure profilattiche, l'inflazione e la disoccupazione, si decidono infatti a livello nazionale. Poichè questo è indubbio, se ne deduce che alle politiche si dovrebbe registrare una ben più alta affluenza alle urne. C'è invece da scommettere che anche in quella circostanza si registrerà una diserzione di massa dalle urne. Il motivo è semplice: anche il Parlamento non conta più nulla, e decide soltanto il Governo. Arriviamo dunque alla conclusione: le elezioni sono ormai ridotte ad una pura finzione, dissimulando l'instaurazione di una dittatura di fatto.

Le questioni decisive per la vita dei cittadini, cioè le misure profilattiche, l'inflazione e la disoccupazione, si decidono infatti a livello nazionale. Poichè questo è indubbio, se ne deduce che alle politiche si dovrebbe registrare una ben più alta affluenz…

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I nostri vecchi raccontavano come durante la guerra si ascoltava Radio Londra. Questa emittente, con i suoi programmi in italiano, svolgeva in quel tempo diverse funzioni, supplendo alla mancanza di una informazione indipendente dal regime e libera nel valutare gli eventi. In primo luogo, il gruppo di esuli antifascisti riuniti presso la redazione italiana della "BBC" comunicava ai connazionali rimasti in patria, e più tardi nella parte del territorio italiano ancora occupato dai nazisti, che cosa stava succedendo realmente nel mondo. In secondo luogo, veniva demistificata la propaganda fascista, anticipando il libero dibattito tra le diverse istanze politiche e culturali che si sarebbe aperto dopo la guerra. In terzo luogo, Radio Londra incoraggiava gli italiani ad insorgere ed a resistere, enfatizzando certamente il loro apporto alla causa degli alleati, ma anche dimostrando come un popolo possa trovare in sè stesso le ragioni e le energie necessarie per emanciparsi.

…o programma (molto ben retribuito) di propaganda per la causa di Berlusconi. Prima ancora, però, nel tempo dei Governi di unità nazionale, Tele Montecarlo diffondeva i discorsi di Montanelli, e i dirigenti della destra si riunivano "clandestinamente" (?!) per …

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E' capitato a molte persone di sbagliare clamorosamente una previsione, specie per essersi fidate del solito "monsignore del Vaticano". Il quale a Roma viene sempre citato, anche se più a sproposito che a proposito. Tale riferimento conferisce tuttavia autorità a quanto si dice, per quanto si tratti spesso di scemenze. Se infatti si afferma: "sul Monte Soratte sono sbarcati gli extraterrestri", si può essere presi per dei mentecatti. Se invece si proclama: "un monsignore del Vaticano (di cui non si riferisce però mai il nome, nè la qualifica) mi ha detto che sul Monte Soratte sono sbarcati gli extraterrestri", ciò conferisce un'aura di autorevolezza alla fandonia.

… afferma: "sul Monte Soratte sono sbarcati gli extraterrestri", si può essere presi per dei mentecatti. Se invece si proclama: "un monsignore del Vaticano (di cui non si riferisce però mai il nome, nè la qualifica) mi ha detto che sul Monte Soratte sono sbarca…

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La stabilità delle istituzioni repubblicane viene messa in gioco non tanto a causa della rissa da angiporto scoppiata tra i due ex compari, Grillo e Conte, quanto piuttosto per il maldestro tentativo di porre sotto controllo il primo partito d'Italia, o almeno quello che detiene la maggioranza relativa in entrambe le Camere. La sopravvivenza del governo Draghi doveva in qualche modo venire salvaguardata, e gli strateghi che muovono le fila del gioco parlamentare, per raggiungere tale obiettivo, hanno prospettato a Conte di assumere la guida del Movimento Cinque Stelle. Se l'operazione fosse riuscita, si sarebbe tolto a Grillo il suo potere di ricatto sull'Esecutivo, placando nel contempo il risentimento nutrito dal cosiddetto "avvocato del popolo". Il quale - nella sua megalomania - si considera un grande statista, privato del potere da una rivolta di palazzo.

…illo ritira la fiducia al Governo? La risposta verrà nei prossimi giorni, ma possiamo domandarci fin d'ora come si è arrivati a questo punto. La cultura politica dei "pentastellati" è di destra, come le loro radici. Il sindaco di Roma viene dalla scuola di Pre…

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Mediante un apposito decreto-legge, cioè con un atto di tipo legislativo, il Governo ha introdotto l'obbligo di vaccinazione contro il "covid 19" per tutti i sanitari. Nei prossimi giorni, le diverse Regioni disporranno dei controlli. "Chi si sarà vaccinato - intima un dirigente di questo settore della Liguria - potrà continuare a lavorare, gli altri o si vaccineranno o verranno sospesi dal servizio oppure assegnati ad altre mansioni, tolti dall'assistenza ai pazienti, con uno stipendio anche inferiore". Se questo signore conosce la medicina come dimostra di conoscere il diritto amministrativo, si può prevedere che l'epidemia faccia strage. Costui intende dire che nei confronti dei renitenti alla vaccinazione verranno adottate delle sanzioni disciplinari. Qui sorge un primo problema. Le sanzioni disciplinari, infatti, sono adottate da un organo apposito, osservando il procedimento stabilito dalle leggi che regolano il pubblico impiego. Tali leggi dispongono, in primo luogo, gli obblighi cui costoro sono assoggettati.

Nei prossimi giorni, le diverse Regioni disporranno dei controlli. "Chi si sarà vaccinato - intima un dirigente di questo settore della Liguria - potrà continuare a lavorare, gli altri o si vaccineranno o verranno sospesi dal servizio oppure assegnati ad altre…

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Il grande Andrea Doria venne insignito dalla Repubblica di Genova - i cui cittadini sono altrettanto parchi nell'esprimersi quanto lo sono (proverbialmente) nell'amministrare le loro risorse economiche - con il titolo onorifico di "padre della patria". Il motivo di tale riconoscimento consistette nel fatto che "l'Ammiraglio" (questo era l'altro suo titolo) aveva preservato l'indipendenza del nostro glorioso stato regionale nel corso del Cinquecento, secolo in cui l'Italia passò dal predominio francese a quello spagnolo. Anche se, in realtà, la "Dominante" transitò da un sostanziale vassallaggio ad un altro. L'indipendenza venne comunque mantenuta, e questo non era per nulla scontato, come dimostra il fatto che il ducato di Milano la perse, entrando a far parte dei domini della corona di Spagna.

…nulla scontato, come dimostra il fatto che il ducato di Milano la perse, entrando a far parte dei domini della corona di Spagna. Marx affermò che la storia si ripete, passando però dalla tragedia alla farsa. Se questo criterio viene adottato per la valutazione…

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I giornali dedicano pagine e pagine alla crisi di governo. Chi - come noi - è più anziano, ricorda bene situazioni analoghe negli anni del primo centro-sinistra. Le tensioni, in quel tempo, si producevano tra le due anime della coalizione, una delle quali - composta dai socialisti e dai democristiani di sinistra - propugnava delle riforme più radicali, mentre l'altra si opponeva. La destra agiva dal canto suo come una corrente esterna di questa tendenza presente nella coalizione, e attraverso il terrorismo economico tentava - con successo - di sabotare l'unico tentativo serio di riformare l'Italia seguendo un disegno omogeneo e coerente: quello proprio della sinistra liberaldemocratica e cattolica. La battaglia decisiva fu sulla legge edilizia, ed il fatto di non essere riusciti a svincolare in linea di principio il diritto di edificare da quello di proprietà sul suolo ebbe come conseguenza non soltanto la distruzione del paesaggio italiano, ma soprattutto uno sviluppo urbanistico che prescindeva dalla corrispondente e necessaria espansione dei servizi sociali. L'errore commesso dai dirigenti comunisti fu quello di opporsi "in toto" a quel tentativo riformista. Se i seguaci di Togliatti avessero agito - analogamente alla destra - come corrente esterna della maggioranza, equilibrando la spinta conservatrice che veniva dalla parte opposta, i risultati di quella stagione sarebbero stati meno deludenti.

…soprattutto uno sviluppo urbanistico che prescindeva dalla corrispondente e necessaria espansione dei servizi sociali. L'errore commesso dai dirigenti comunisti fu quello di opporsi "in toto" a quel tentativo riformista. Se i seguaci di Togliatti avessero agit…

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I giornali dedicano pagine e pagine alla crisi di governo. Chi - come noi - è più anziano, ricorda bene situazioni analoghe negli anni del primo centro-sinistra. Le tensioni, in quel tempo, si producevano tra le due anime della coalizione, una delle quali - composta dai socialisti e dai democristiani di sinistra - propugnava delle riforme più radicali, mentre l'altra si opponeva. La destra agiva dal canto suo come una corrente esterna di questa tendenza presente nella coalizione, e attraverso il terrorismo economico tentava - con successo - di sabotare l'unico tentativo serio di riformare l'Italia seguendo un disegno omogeneo e coerente: quello proprio della sinistra liberaldemocratica e cattolica. La battaglia decisiva fu sulla legge edilizia, ed il fatto di non essere riusciti a svincolare in linea di principio il diritto di edificare da quello di proprietà sul suolo ebbe come conseguenza non soltanto la distruzione del paesaggio italiano, ma soprattutto uno sviluppo urbanistico che prescindeva dalla corrispondente e necessaria espansione dei servizi sociali. L'errore commesso dai dirigenti comunisti fu quello di opporsi "in toto" a quel tentativo riformista. Se i seguaci di Togliatti avessero agito - analogamente alla destra - come corrente esterna della maggioranza, equilibrando la spinta conservatrice che veniva dalla parte opposta, i risultati di quella stagione sarebbero stati meno deludenti.

…soprattutto uno sviluppo urbanistico che prescindeva dalla corrispondente e necessaria espansione dei servizi sociali. L'errore commesso dai dirigenti comunisti fu quello di opporsi "in toto" a quel tentativo riformista. Se i seguaci di Togliatti avessero agit…

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Il giornalista è stato colpito dal triste spettacolo dei furgoni della polizia francese che riportano indietro quanti vengono intercettati e respinti. La situazione è tuttavia comparabile con quella del contrabbando di droga: giunge notizia dei carichi requisiti, ma non di quelli immessi nel mercato.

Il giornalista è stato colpito dal triste spettacolo dei furgoni della polizia francese che riportano indietro quanti vengono intercettati e respinti. La situazione è tuttavia comparabile con quella del contrabbando di droga: giunge notizia dei carichi requisi…

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Le esportazioni provenienti dall'Italia e dagli altri Paesi dell'Europa continentale dirette verso la Gran Bretagna sono salve. Lo "status" di questa nazione, dal punto di vsita dei rapporti commerciali, sarà uguale a quello della Svizzera, della Norvegia e dell'Islanda, cioè di quanti non hanno voluto partecipare al processo di unità politica del continente.

…eri erano considerati dai nostri patrioti, ed in genere da tutti i nazionalisti, come "prigioni dei popoli", ma in essi i componenti delle diverse etnie e godevano degli stessi diritti individuali. La necessità storica di affermare i diritti collettivi - "in p…

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I dirigenti del gruppo editoriale che faceva capo all’ingegner De Benedetti devono essersi resi conto dell’infortunio in cui erano caduti all’epoca in cui si consumava il dramma della Catalogna, con un governo eletto dal popolo destituito a causa di un asserito atto illegittimo, ed i suoi dirigenti arrestati o costretti all’esilio.

…ncia: “errare humanum, perseverare diabolicum”. Il povero Junqueras si illude che ora i dirigenti della sinistra europea corrano in aiuto dei suoi connazionali. Avere le stesse opinioni politiche non significa considerarsi tenuti a farlo. Léon Blum diceva che …

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Neo Guelfi, Cattolicesimo Liberale e Stato Laico

…razia Cristiana per manifestarsi in forma di corrente organizzata di tale Partito, confluita nel calderone di “Forza Italia”. Tale fu la funzione svolta dal Movimento di “Comunione e Liberazione”. Sulla cui fine è meglio stendere un velo pietoso. Il suo capo p…

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Due notizie, apparentemente non in relazione tra loro e provenienti per giunta da Paesi lontani l’uno dall’altro, concorrono a rilevare la tendenza alla frantumazione degli Stati Nazionali. La Signora Proietti, “Governatrice” dell’Umbria, ha accettato di buon grado l’inclusione della sua Regione nella grande “Zona Economica Speciale”, comprendente già tutto quanto il Meridione d’Italia e le Isole, alla quale sono riservati notevoli benefici fiscali, tali da indurre molte imprese del Settentrione a collocarvi le rispettive sedi legali. I Deputati Democratici delle Marche hanno invece espresso contrarietà a tale misura, regalando così un argomento al candidato della Destra alla Presidenza della Regione, il quale potrà attribuire alla “Sinistra” la responsabilità della crisi economica che affligge una Regione un tempo piena di piccole fabbriche, ed oggi cosparsa di capannoni vuoti. Un Partito che si rispetti esamina la questione nei competenti organi nazionali, in modo da esprimere una valutazione univoca. Si ripete dunque quanto avvenuto a Roma, dove il Sindaco Gualtieri ha collaborato alla stesura del Disegno di Legge con cui verrà emendata la Costituzione. E per giunta se ne vanta, potendo esibire di fronte ai Quiriti un aumento delle competenze attribuite al Comune, nonché dei fondi che egli stesso sarà chiamato a spendere quale capo dell’Amministrazione di “Roma Capitale”. Noi siamo sempre stati a favore di un incremento delle autonomie locali, che però – a nostro modesto avviso – dovrebbero essere estese tutte quante, anche se non necessariamente nella stessa misura. Il sistema costituzionale spagnolo ha retto fino ad ora alle tendenze centrifughe proprio in quanto venne configurato secondo una “geometria variabile”, tenendo conto delle diverse caratteristiche – culturali, storiche e sociali – delle diverse “Autonomie”. Così vengono denominate nel Paese iberico i soggetti corrispondenti alle nostre Regioni. Il Re Juan Carlos usava regolarmente, nei suoi discorsi ufficiali, l’espressione “Confederazione Spagnola”, volendo con questo sottolineare come il potere di imperio proprio di tali enti fosse tanto originario quanto quello attribuito all’Autorità Centrale. La Costituzione della Baviera – per dare un altro esempio – afferma nel suo primo articolo che “la Baviera è uno Stato”. Essendo la Germania per l’appunto una Repubblica federale, tale caratteristica è implicita nella sua stessa qualificazione giuridica, e non avrebbe dunque bisogno di essere resa esplicita. La sottomissione di Monaco a Berlino nel 1871 diede luogo a una umiliazione che i Bavaresi non hanno mai dimenticato, e che alimenta tuttora le loro tendenze autonomistiche, se non indipendentiste. La lettera di adesione al “Primo Reich” venne spedita da Bismarck al Re Luigi II, la cui condizione era notoriamente indebolita dalla malattia mentale, che lo avrebbe in seguito portato alla deposizione, e poi a una morte misteriosa, probabilmente dovuta a un “omicidio di Stato”. Il sovrano dovette restituire il documento dopo averlo firmato, come se fosse stato un modulo distribuito dall’Amministrazione Pubblica. La cosiddetta “Autonomia Differenziata”, tanto pubblicizzata dalla Lega, è una finzione sul piano sostanziale, ed è una truffa dal punto di vista del Diritto. Si tratta di una finzione in quanto non vengono garantiti dallo Stato i mezzi finanziari necessari per l’esercizio delle nuove competenze che si finge di attribuire alle Regioni. Si tratta di una truffa perché il loro esercizio – mancando una assegnazione esplicita da parte della Costituzione – mette il Governo nella condizione di richiedere l’annullamento degli atti, tanto legislativi quanto amministrativi, emanati in base alla asserita “Riforma” dalle Regioni. La dimostrazione “a contrario” di quanto da noi sostenuto al riguardo viene proprio dall’emendamento costituzionale che istituisce “Roma Capitale” quale nuovo ente pubblico territoriale. Le sue nuove attribuzioni risulteranno infatti da una modifica della Legge Suprema, che è mancata quando si è varata la cosiddetta “Autonomia Differenziata”. Se Gualtieri fosse un sincero fautore del decentramento, rivendicherebbe lo stesso trattamento riservato a Roma quanto meno anche per le altre “Città Metropolitane”. La logica in cui si muove l’inquilino del Campidoglio – come anche la “Governatrice” dell’Umbria – è invece quella del “Si salvi chi può”, che induce ad afferrare quanto passa il convento, senza preoccuparsi dei connazionali. Eppure il Partito Democratico, in cui milita Gualtieri (il quale vi è pervenuto con la componente ex comunista), aveva gridato a suo tempo al tradimento della solidarietà – e perfino dell’Unità – nazionale quando era entrata in vigore la pseudo “Riforma” voluta da Calderoli. Il quale è un ottimo medico, ma dimostra di ignorare completamente il Diritto Costituzionale. Le competenze delle Regioni sono infatti indicate tassativamente nella Costituzione, che non può essere emendata mediante una Legge Ordinaria. Quando invece si è voluto effettivamente accrescere la competenza di “Roma Capitale”, si è promosso il suo emendamento, in base al quale la Capitale godrà di uno “status” giuridico privilegiato, comparabile con quello delle Regioni a Statuto Speciale, che infatti viene loro concesso mediante una Legge Costituzionale. In America, il Congresso del Texas ha ridisegnato i collegi elettorali in cui si eleggono i membri della Camera dei Rappresentanti da mandare a Washington, in modo da garantire ai Repubblicani cinque seggi in più. La California ha risposto con un analogo provvedimento, che a sua volta permetterà di aumentare in egual misura la rappresentanza dei Democratici. Lo Stato laico per antonomasia, cioè la Federazione Nordamericana, applica – sia pure trasferendolo dalla discriminante confessionale all’appartenenza politica – il principio “Cuius regio, eius religio”. Da tempo, si registra negli Stati Uniti il fenomeno di una migrazione interna, che porta i militanti dei due partiti a trasferirsi dove è maggioritario quello cui essi appartengono. In Italia assistiamo viceversa a una più disinvolta acquisizione alla fazione egemone di quanti provengono da una origine ideologica diversa, ma con il loro cambio di casacca garantiscono l’omogeneità della rappresentanza politica di un determinato territorio. Gualtieri si è probabilmente garantito la rielezione, dato che – in cambio del suo interessamento per facilitare l’approvazione in Parlamento della nuova norma – la Destra gli opporrà il classico “candidato debole”. Ciò è già peraltro avvenuto in occasione del suo primo mandato, quando scese in campo contro di lui il meloniano Michetti, un personaggio da fescennino espresso dal “Movimento Tradizionale Romano”. Si tratta di un pittoresco raggruppamento di estrema destra, i cui adepti si riuniscono vestendo la toga e consumano i loro banchetti adagiati sul triclinio. Costoro non si esprimono peraltro in latino, dato che – a causa della loro insufficiente scolarizzazione – non sanno neanche declinare “Rosa rosae”. Quando costui arrivò in ritardo a un dibattito televisivo, venne accusato di avere parcheggiato la biga in terza fila. Ad Imperia, l’arruolamento dei rappresentanti della “Sinistra” nelle fila della Maggioranza si giustifica nel nome del ripudio del “Revisionismo”. Se in Spagna Juan Carlos era chiamato il “Re dei Repubblicani”, avendoli riabilitati per garantire il loro appoggio alla Corona, Scajola è il “Sindaco degli Staliniani”, di cui il “Bassotto” propizia ultimamente la “conversione” costringendoli ad ascoltare la catechesi impartita dal fido De Via. Il cui verbo, esposto recentemente in occasione di una solenne riunione conviviale, celebrata in un rinomato ristorante di Nava, ha svolto per due autorevoli esponenti dell’Opposizione la stessa funzione della caduta sulla via di Damasco occorsa a San Paolo, al punto che si è gridato al miracolo. Abbiamo cortesemente rifiutato un invito a presenziare all’evento, che ci è stato porto dal nostro amico Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo. Appartenendo al Giansenismo ed al “Modernismo”, non ci siamo mai recati in visita ad alcun Santuario: né Lourdes, né Fatima, né Loreto, né San Giovanni Rotondo. Non ci è stato dunque possibile assistere all’evento prodigioso, cui preferiamo dare, come già detto, una spiegazione razionale: “Cuius regio, eius religio”.

… ne vanta, potendo esibire di fronte ai Quiriti un aumento delle competenze attribuite al Comune, nonché dei fondi che egli stesso sarà chiamato a spendere quale capo dell’Amministrazione di “Roma Capitale”. Noi siamo sempre stati a favore di un incremento del…

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Vale ancora la pena soffermarsi sul progetto “carolingio” in cui si inscrive l’attuale Pontificato, per valutare le caratteristiche che questa prospettiva assume sul versante del Potere Civile, ovvero – detto nel linguaggio ecclesiastico – del Potere Temporale. Carlo Magno raccolse, nel momento in cui si fece incoronare Sacro Romano Imperatore, l’eredità lasciata da suo nonno Carlo Martello e, successivamente, da suo padre Pipino il Breve. Carlo Martello era considerato – e lo è tuttora – il salvatore dell’Occidente cristiano, avendo fermato l’invasione islamica dell’Europa a Poitiers. Pipino il Breve aggiunse l’Italia ai suoi domini dell’Europa centrale quando scese nella Penisola per abbattere il Regno dei Longobardi. Questa vicenda venne rivisitata – ed idealizzata – dal Manzoni nell’Adelchi. L’autore de I Promessi Sposi era però un nazionalista italiano e vedeva, dunque, nell’annessione del suo Paese all’Impero carolingio soltanto il passaggio da un dominio straniero a un altro, come canta mirabilmente nel “Primo Coro” dell’Adelchi. Oltre ad annettere l’Italia, Pipino costituì il primo nucleo dello Stato della Chiesa, mediante la cosiddetta “Donazione di Sutri” del 756. Le benemerenze acquisite dai suoi predecessori valsero a Carlo Magno l’accoglienza riservatagli dal Papa, che si prestò verosimilmente di buon grado alla pretesa di restaurare l’Impero, denominandolo naturalmente “Sacro”: cioè cristiano. Egli stesso aveva, d’altronde, contribuito a diffondere questa religione, usando la spada, come fece a Paderborn, dove pose i Sassoni nell’alternativa tra rinnegare il paganesimo o essere decapitati. Il baricentro dell’Impero, pur esteso fino a Roma, rimaneva collocato in quella zona – comprensiva della Francia orientale, della Renania tedesca e dei territori che compongono attualmente il Belgio e i Paesi Bassi – dove da allora in poi si è deciso il destino di tutta l’Europa. Potremmo citare infiniti episodi a conferma di questa asserzione, ma è meglio rifarsi alle vicende successive alla morte di Carlo Magno. Dopo che l’Impero fu retto da suo figlio Luigi “il Pio”, esso venne spartito tra Carlo, cui andò la Francia, e Luigi, che ereditò la parte tedesca. Una terza fetta, una sorta di corridoio che andava dall’attuale Olanda fino alle Alpi, costituì il dominio di Lotario, essendo chiamata appunto Lotaringia. A questo punto, il destino della Francia e quello della Germania si divisero: la prima accentuò progressivamente le proprie caratteristiche nazionali, prevalendo in essa l’influenza latina, mentre l’Impero mantenne la propria sede sulla sponda orientale del Reno. Quando l’effimera Lotaringia cessò di esistere, il Reno segnò da allora il confine sul quale le due nazioni si sarebbero scontrate nei secoli futuri, con la Francia ossessionata dalla minaccia di una nazione rivale più estesa e più popolosa. La Francia rimase estranea all’Impero, ma la sua esistenza, quale soggetto munito di una sovranità sempre più simbolica e sempre meno effettiva, valeva paradossalmente a salvarla da questo pericolo. Il culmine della politica perseguita dai re di Francia nei confronti della Germania fu il Trattato di Westfalia del 1648, che frammentò la Germania in ben trecento Stati, ridotti a circa trenta soltanto con il Congresso di Vienna. Quando i tedeschi invasero la Francia nel 1940, diedero la caccia alla copia originale del Trattato di Westfalia, provvidenzialmente salvata da un diplomatico americano che la portò negli Stati Uniti. La costituzione dello Stato unitario tedesco coincise con la guerra del 1870, cui fecero seguito i due conflitti mondiali del Ventesimo secolo. L’ostilità verso la Francia fu accresciuta dal fatto che il centro della Germania unita era ormai situato nella Prussia. Adenauer, che era renano – e dunque dirimpettaio della Francia – diceva spesso che non ci sarebbero state le due guerre mondiali se la Germania fosse stata guidata dai suoi corregionali. Questo fu, non a caso, il disegno perseguito dalle potenze vincitrici dopo il 1945: il Cancelliere fu incaricato di ricostruire una Germania filo-occidentale, la cui capitale venne collocata a Bonn. La forza economica della parte del Paese collocata lungo il corso del Reno, verso il suo confine occidentale, fece il resto. Si giunse così, dopo il ritorno al potere del generale De Gaulle, all’alleanza organica tra i due Paesi, che costituì l’embrione di una nuova Europa “carolingia”. Certamente, De Gaulle diffidava degli anglosassoni e intuiva che l’ingresso dell’Inghilterra in Europa avrebbe frenato ogni sua evoluzione sovranazionale; l’uscita della Gran Bretagna gli avrebbe dato ragione “a posteriori”. Sulla scia di Adenauer si collocò Kohl quando propose l’Europa “a due velocità”, composta da un nucleo duro il cui territorio coincideva con i Paesi bagnati dal Reno, mentre la parte meridionale del continente era destinata a costituirne un’appendice, che poteva alternativamente essere mantenuta attaccata o distaccata dall’Europa centrale a seconda delle convenienze strategiche. Lo stesso discorso valeva, mutatis mutandis, anche per l’Europa orientale, che a suo tempo era stata mantenuta nella soggezione all’Occidente in quanto l’Impero – la cui sede si era trasferita a Vienna, dove rimase fino al 1918 – aveva assunto il compito di costituire un antemurale contro la minaccia rappresentata dalla Turchia e dalla Russia. Ora l’idea di una Europa “carolingia” riprende a manifestarsi con la stipula di due trattati: quello tra Francia e Inghilterra sul nucleare, di cui questi due Paesi condividono l’esclusiva – sia pure mettendolo al servizio delle altre nazioni del continente – e quello tra l’Inghilterra e la Germania, cui viene concessa una tutela particolare, in rapporto al fatto che anche la Gran Bretagna è interessata alla sopravvivenza di un Occidente coincidente con l’antico territorio carolingio. Cioè con quella parte dell’Europa che nei secoli è stata contesa in quanto il suo controllo risultava decisivo per gli equilibri globali. I milioni di morti del 1914-1918 non si spiegano con la rivendicazione da parte francese dell’Alsazia e della Lorena, bensì con la contesa per la supremazia sull’Occidente, che all’epoca comportava la supremazia su tutto il mondo; mentre oggi significa la garanzia della sopravvivenza di questa sua parte. L’elezione di un Papa di cultura anglosassone ribadisce, a sua volta, l’ipoteca posta su di essa fin dal 1945 dall’America. Ecco perché il disegno “carolingio” è impersonato, sul versante religioso, da un prelato proveniente – come Abramo Lincoln, anch’egli dell’Illinois – dalle praterie del “Middle West”.

…nse l’Italia ai suoi domini dell’Europa centrale quando scese nella Penisola per abbattere il Regno dei Longobardi. Questa vicenda venne rivisitata – ed idealizzata – dal Manzoni nell’Adelchi. L’autore de I Promessi Sposi era però un nazionalista italiano e ve…

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Il Partito “Democratico” ha deciso di “fare quadrato” intorno a Sala, pur correggendo formalmente – ed anzi invertendo – la linea politica contraddistinta dall’alleanza, meglio dire dalla “mésalliance”, con i peggiori protagonisti della speculazione edilizia, per sposare il “new deal” dettato dal Nazareno. In base al quale i “brasseurs d’affaires” che compongono la Giunta Comunale dovrebbero, per incanto, trasformarsi in altrettanti agitatori “movimentisti”. A quali soggetti dovrebbero però rivolgersi costoro? Precisamente a quei ceti sociali cacciati dal tessuto urbano per fare posto ai grattacieli muniti di giardini pensili, collocati sugli attici, progettati dal grande architetto Boeri e finanziati dagli sceicchi del petrolio. Questi “quadri” del Partito ex comunista verranno prevedibilmente accolti dal proverbiale lancio di uova marce. Questo però non è il peggio, rappresentato viceversa dal fatto che i “Democratici”, compiendo una sorta di quadratura del cerchio o di conciliazione degli opposti, da un lato sposano il “movimentismo”, ma dall’altro lato assolvono tutto l’operato della Giunta presieduta da Sala, di cui si dichiarano anzi orgogliosi. Questa presa di posizione non avrà – per fortuna – effetti concreti: i sigilli posti sui cantieri edili per ordine dell’Autorità Giudiziaria non verranno di certo rimossi, e il “business” perseguito dall’asse tra Sala e Catella pone termine ai suoi loschi affari. Esattamente come avvenne per il “Sistema Liguria” quando Toti finì ai domiciliari e Signorini a Marassi. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché mai – se le scelte che hanno caratterizzato fino ad ora la gestione del Comune risultavano giuste – non vennero a suo tempo sancite da un voto degli organi dirigenti del Partito, né a livello comunale, né a livello provinciale, né a livello regionale? E tanto meno adottate da un Congresso? Per un motivo molto semplice: la scelta compiuta da Sala – senza avere ricevuto alcuna delega dal Partito – risultava manifestamente e inevitabilmente criminogena. Il potere giudiziario accerterà se la nomina nella Commissione “Ambiente” (!?) di un soggetto che nello stesso tempo svolgeva il compito di “consulente” di una società edile impegnata nell’edificazione del quartiere progettato da Boeri e finanziato dall’emiro del Qatar configuri o meno il reato di “Interesse privato in atti di ufficio”. Vale naturalmente il principio della presunzione di innocenza, e ogni imputato ha il diritto di dichiararsi non colpevole. Una valutazione politica di quanto avvenuto può – ed anzi deve – venire espressa fin d’ora. La commistione intollerabile e sfacciata tra l’interesse pubblico e l’interesse privato ha fatto incorrere la Giunta Comunale nella cattiva amministrazione, se non altro perché – a prescindere dalla valutazione che sarà espressa dal giudice penale – è stato violato il principio costituzionale dell’imparzialità dell’Amministrazione Pubblica. Il Partito Democratico poteva e doveva esprimere un’autocritica su queste scelte, compiute da alcuni suoi esponenti, e partire da questa valutazione per rivedere non solo il programma della Giunta, ma anche tutto il proprio “modus operandi”. Nonché – quanto più conta – il suo rapporto con la società. Filippo Turati non avrebbe certamente condiviso la decisione di espellere i lavoratori dal tessuto urbano della sua città. Certamente, rimane ai “Democratici” il suffragio dei cosiddetti “tutelati”, cioè di quanti lavorano direttamente alle dipendenze dei vari Enti Pubblici o si qualificano formalmente come “liberi professionisti” o come “imprenditori”, ma in realtà campano agiatamente con le parcelle e con le commesse elargite da questi soggetti. La vice-sindaca di Pisapia – che si è ritirato dalla vita politica per non farsi complice di un sistema malavitoso – non si è più candidata per una carica elettiva, e lavorava – a quanto rivelano le cronache giudiziarie – come “brasseuse d’affaires”, offrendosi come tramite tra i costruttori edili e l’Amministrazione Comunale. A questo punto, ci domandiamo che cosa sia oggi il Partito “Democratico”. Non mancano certamente nelle sue fila gli amministratori onesti e i militanti personalmente disinteressati. L’essenza del Partito rivela però una corruzione irreversibile, rendendolo simile a un frutto apparentemente intatto ma bacato e marcio nel suo interno. Perché si è arrivati a questo punto? Il Partito, che allora si chiamava ancora “Comunista”, dovette constatare, con la caduta del Muro di Berlino, il proprio fallimento. Esso aveva certamente ripudiato l’ideologia marxista-leninista, ma sopravviveva nell’equivoco in base al quale un’azione politica riformista potesse essere praticata grazie alle vecchie alleanze internazionali, meglio, alle vecchie filiazioni. Quando una forza politica constata di avere fallito nei propri obiettivi, ha davanti a sé – come non ci stanchiamo di ricordare – tre possibili scelte. Una consiste nello scioglimento. Un’altra, nell’adozione di obiettivi diversi da quelli perseguiti in precedenza. Ritorniamo con la memoria a quanto avvenne nella nostra città e nella nostra provincia subito dopo il fatidico 1989. Il gruppo dirigente della Federazione Comunista – quello stesso che aveva sostenuto fino ad allora la consorteria della Selvaggina – rimase intatto e si ripropose al giudizio degli elettori senza avere formulato la minima autocritica né abbozzato la minima revisione. È vero che da tempo Berlinguer aveva confessato di sentirsi più sicuro da questa parte del Muro, ma è anche vero che Natta aveva rovesciato la linea del suo predecessore, arrestando il processo di aggiornamento ideologico. E di lì a poco avrebbe dedicato tutte le sue forze – con quelle dei propri seguaci – a sabotare il nuovo indirizzo del Partito. I dirigenti della Federazione erano sempre quelli che egli aveva piazzato in questo ruolo, e che lo avevano contraccambiato con la più cieca obbedienza. Arriviamo alla terza opzione che sta davanti a chi constata il proprio fallimento: quella che consiste nel criminalizzarsi. Se a Imperia – per evitarla – sarebbe stato necessario ricostruire il Partito dalle fondamenta, a Milano questa operazione era riuscita nel momento in cui venne sottratto a Cossutta il controllo dell’apparato. Purtroppo, però, i nuovi dirigenti – per un evidente limite culturale, che li rendeva incapaci di praticare il riformismo – presero la strada della commistione tra interesse pubblico e interesse privato. A questo punto, la Meloni ha probabilmente vinto la partita. L’offensiva giudiziaria contro Ricci – che non può essere certamente assimilato ai Sala, ai Boeri e alle De Cesaris, ma insidiava la carica di Governatore delle Marche a un “Fratello” della Presidente del Consiglio – si inquadra già probabilmente in una logica diversa rispetto a quella propria dell’inchiesta di Milano. È cominciata l’era in cui chi sta a capo di una “democratura” liquida i rivali politici accusandoli di reati comuni. Ricci – a differenza dei “compagni” di Milano – rischia di essere vittima non già della mancata revisione (il sindaco di Pesaro è tra quanti l’hanno effettivamente compiuta), quanto piuttosto dell’incapacità di farla maturare nella coscienza di chi ha creduto sufficiente cambiare l’etichetta per cambiare il contenuto: il che costituisce una frode. La Destra, dal canto suo, postula come candidato a Milano Maurizio Lupi, il quale già può contare sul voto degli orologiai, dal momento che sa tutto sui Rolex d’oro. Vittadini e Formigoni, dopo avere fatto quanto sappiamo con la Sanità lombarda, si accingono ad espugnare Milano, facendo cadere i “Fratelli Ambrosiani” dalla padella nella brace.

… con la società. Filippo Turati non avrebbe certamente condiviso la decisione di espellere i lavoratori dal tessuto urbano della sua città. Certamente, rimane ai “Democratici” il suffragio dei cosiddetti “tutelati”, cioè di quanti lavorano direttamente alle di…

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Per comprendere le caratteristiche assunte da qualche anno a questa parte dallo svolgimento delle “Ghjurnate Internaziunali” di Corte, che sembrano fortemente accentuarsi nella imminente edizione del 2025, occorre riepilogare brevemente le ultime vicende del Movimento Autonomista ed Indipendentista della Corsica, nell’ambito del quale si è determinata una frattura. Da una parte sono schierati tutti i raggruppamenti tradizionali, che compongono la Maggioranza nell’Assemblea Regionale e sostengono l’attuale Governo dell’Isola. Dall’altra parte si colloca un nuovo soggetto politico, denominato “Corsica Nazione”: essendo di recente costituzione, e non avendo dunque partecipato alle ultime elezioni, conta su di una sola rappresentante nell’Assemblea di Ajaccio, distaccatasi da una delle formazioni già esistenti, la quale si è distinta per il suo atteggiamento particolarmente battagliero e polemico. L’oggetto del contendere è costituito dal nuovo accordo stipulato tra la Regione e le Autorità Nazionali della Francia. Tale patto ha già superato l’esame del Consiglio di Stato, che verteva sulla sua legittimità, e deve ora passare al vaglio dell’Assemblea Nazionale di Parigi, la quale deve approvarlo con una maggioranza di almeno i tre quinti dei propri componenti. I Corsi potranno infine accettarlo o respingerlo esprimendosi in un apposito referendum. L’iter ricalca sostanzialmente quello stabilito in Spagna per l’introduzione e l’emendamento degli Statuti di Autonomia. È indubbio che tale condizione risulti rafforzata, venendo ampliata la competenza legislativa e amministrativa attribuita alla Regione. Anche se, la Corsica essendo un Ente Pubblico Territoriale – e non un soggetto componente una Federazione o una Confederazione – viene posto all’esercizio dell’autonomia il limite cosiddetto “verticale”. Esattamente come in Italia, dove le Regioni possono introdurre le proprie norme “nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato”. Il Movimento “Corsica Nazione”, oltre a dissentire dal contenuto dell’accordo – come vedremo più avanti – in base alle mancate attribuzioni di nuove e più ampie competenze, denuncia che quanto recentemente stipulato procrastina “sine die” l’auspicato esercizio dell’autodeterminazione. Peraltro, anche gli altri Movimenti considerano l’autodeterminazione come il punto di arrivo della loro azione politica. La sua realizzazione dipende però da due condizioni, su cui attualmente nessuno può influire. Una di esse è costituita dal ridisegno complessivo di tutti gli attuali confini dell’Europa Occidentale, che porti a superare e a riaggregare gli Stati nazionali esistenti. Ciò avverrà solo quando si produrranno le circostanze storiche che lo rendano possibile. In Europa Orientale, questo avvenne a partire dal 1989. Nel frattempo, l’unico obiettivo che si può conseguire consiste, per l’appunto, nell’ampliamento delle Autonomie e nella loro corretta ed efficiente gestione. Risulta dunque sbagliato affermare che un accordo come quello stipulato tra Ajaccio e Parigi allontani questo momento. Si tratta viceversa di un atto che, nei limiti del possibile, lo avvicina, anche se non sappiamo quanto si dovrà ancora attendere per raggiungere la meta. Sarebbe troppo lungo, oltre che praticamente impossibile, elencare tutte le conquiste raggiunte in Europa Occidentale dai diversi movimenti regionalisti. La loro utilità risulta evidente – a parte tutte le considerazioni di ordine giuridico – per due motivi: Aver arrestato, ed anzi rovesciato, la tendenza – propria degli Stati nazionali – a praticare l’assimilazione culturale. Aver formato nuove classi dirigenti, capaci di gestire un’autonomia sempre più ampia. Veniamo comunque alle obiezioni mosse dal Movimento “Corsica Nazione” all’accordo con la Francia. In primo luogo, si denuncia la mancanza di misure volte a favorire la cosiddetta “corsizzazione” dell’amministrazione pubblica, vale a dire il reclutamento del personale tra i soggetti autoctoni. Nel caso del Tirolo Meridionale, questo obiettivo è stato raggiunto, pur senza scalfire né il principio costituzionale di uguaglianza, né le prerogative proprie dello Stato. A Bolzano, infatti, si è adottato il metodo delle “quote”: a ciascun gruppo etnico si riserva una presenza proporzionale al numero dei componenti nei quadri dell’amministrazione pubblica. I relativi concorsi si svolgono di conseguenza nella rispettiva lingua. Dato che il corso è già da tempo inserito nell’insegnamento scolastico, si può esigere la sua conoscenza ai dipendenti pubblici, come avviene per il francese in Valle d’Aosta. C’è poi il problema costituito dal divieto, per i non residenti, di acquistare beni immobili. A questo riguardo, ricordiamo che non si possono porre limitazioni – in base ai Trattati europei – neanche agli stranieri cittadini di Paesi membri dell’Unione. In questo caso, comunque – salvo naturalmente nel caso che venga acquisita l’indipendenza – non si può ledere una competenza che rimane dovunque attribuita allo Stato. C’è infine la pretesa di limitare l’acquisizione della residenza da parte di cittadini francesi non originari della Corsica, e perfino l’esercizio da parte di costoro del diritto di voto nelle elezioni amministrative. Al riguardo, vale lo stesso discorso sviluppato a proposito del divieto di acquistare beni immobili. Porre oggi dei problemi di questo genere significa, comunque, pretendere di costruire la casa partendo dal tetto. Per giunta, i movimenti autonomisti ed indipendentisti devono evitare di cadere nella logica – a nostro avviso sbagliata – del “tutto o niente”. A parte il fatto che questa scelta conduce, in genere, a non ottenere nulla – e perfino a perdere le conquiste già acquisite – essa deriva dal non capire come la causa dell’autonomia, e quella stessa dell’autodeterminazione, si inseriscano nel processo di costruzione di una democrazia più solida ed avanzata in tutta l’Europa Occidentale. Questa causa accomuna gli autonomisti e gli indipendentisti con tutte le forze che contrastano l’attuale tendenza all’autoritarismo, che si manifesta anche, anzi soprattutto, nel ritorno al centralismo. Non si può dunque fare a meno di distinguere tra le forze politiche nazionali disposte a concedere un ampliamento delle autonomie e quelle che, viceversa, lo rifiutano per principio. Alla logica del “tutto o niente” si contrappone dunque quella del negoziato. Anche qui, ci asteniamo dal citare il lungo elenco di situazioni nelle quali questa scelta ha portato benefici concreti. Un’ultima annotazione riguarda il fatto – già notato l’anno scorso – che non saranno presenti a Corte molti movimenti autonomisti dell’Europa Occidentale, mentre ci saranno gli indipendentisti della Nuova Caledonia e degli altri cosiddetti “Confettis de l’Empire”. La loro causa è certamente rispettabile, ma si inquadra in tutt’altro contesto politico e giuridico. Nel loro caso, l’alternativa è tra rimanere delle prefetture d’oltremare o distaccarsi del tutto dalla Francia. Nel nostro, si tratta invece di continuare un processo che ha portato a progressi concreti e positivi. La rottura consumata nell’ambito dell’autonomismo corso riflette infine quella tra quanti credono che comunque “i nemici dei miei nemici siano miei amici”. Il che, nel caso dell’Europa di oggi, conduce – esattamente come la logica del “tutto o niente” – all’isolamento, o peggio, al rischio di criminalizzazione. Allearsi con Hamas comporta stabilire rapporti pericolosi con certi servizi segreti stranieri che puntano alla destabilizzazione – anche violenta – dell’Europa Occidentale. Partecipando, viceversa, alla sua difesa non soltanto si rafforza la democrazia – che costituisce l’ambito indispensabile per ogni ampliamento delle autonomie regionali – ma si sceglie anche la parte vincente. Occorre dunque chiarire fin da ora quale compenso si esige per il nostro apporto, che consiste nel prendere atto delle nostre rivendicazioni, nella certezza che verrà inevitabilmente il momento propizio per affermarle.

…l’Assemblea Nazionale di Parigi, la quale deve approvarlo con una maggioranza di almeno i tre quinti dei propri componenti. I Corsi potranno infine accettarlo o respingerlo esprimendosi in un apposito referendum. L’iter ricalca sostanzialmente quello stabilito…

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