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Risultati per “Sindaco-Presidente”

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La scelta del Presidente della Repubblica, laddove non viene rimessa al corpo elettorale, pone i "grandi elettori" davanti alla responsabilità di individuare la persona che per il suo prestigio risulta più adatta a svolgere le funzioni attribuite al massimo organo "di garanzia", cioè in sostanza il ruolo dell'arbitro, incaricato di vigilare sul rispetto della Costituzione da parte degli altri soggetti incaricati di esercitare il potere di imperio dello Stato.

…azione ligure de "La Repubblica". La Paita afferma che per Genova c'è bisogno di un altro sindaco Pericu. Tutte le città, naturalmente, necessitano di buoni amministratori, ma la signora Paita non si rende conto evidentemente che le condizioni da cui venne pro…

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L’annunzio da parte del sindaco di Roma della sua ricandidatura segna un’altra tappa nel “descensus averni” cui è destinato il partito ex comunista.

L’annunzio da parte del sindaco di Roma della sua ricandidatura segna un’altra tappa nel “descensus averni” cui è destinato il partito ex comunista. Gli scenari possibili sono tre. Nel primo, vanno al ballottaggio la Raggi ed il candidato della sinistra. In qu…

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Il famoso proverbio cinese dice che, quando il dito indica la Luna, il cretino guarda il dito. Tale espressione della saggezza popolare trova conferma in quanto avvenuto nel Consiglio Comunale di Imperia. Viene addirittura il sospetto che l’ennesimo “happening” – la cui messa in scena, per una volta, non è stata affidata né all’Ispettore Bracco, né a Senardi (rientrato dalla Capitale per dare man forte ai “Bassotti”), bensì alla veterana Carla Nattero – sia stato organizzato con il fine recondito di distogliere l’attenzione dalla sostanza della manovra ordita dal Sindaco, dalla Giunta e dalla Maggioranza, di cui sono state messe in luce le conseguenze sull’occupazione. Certamente negative, in quanto vengono perduti altri tre posti di lavoro, ossia i superstiti scaricatori onegliesi. Vediamo però – per comprendere gli altri e ben più gravi effetti della trama ordita dal Sindaco – il merito di quanto deliberato. La competenza sul porto – non esistendo, nel caso di Imperia, un’autorità specifica, quale è a Genova il Consorzio Autonomo – risulta attribuita alla Regione, cui spetta dunque redigere il “Piano portuale”. Al Comune spetta, in questa materia, soltanto un potere cosiddetto di proposta. Quanto suggerito da questo ente può, di conseguenza, essere accolto o respinto dalle autorità di via Fieschi, anzi di piazza De Ferrari. La mozione approvata dal Consiglio suggerisce di eliminare gli impianti fissi, cioè – in pratica – i famosi silos. Rimane incerta la sorte delle gru, che qualcuno potrebbe considerare – ricorrendo a un’interpretazione estensiva delle norme in materia – “non incorporate”, anche se in realtà possono essere rimosse solo smantellandole. È vero che questi macchinari sono montati su binari, ma i loro spostamenti – non essendo la linea ferroviaria raggiungibile e comunque percorribile – si limitano a pochi metri. Il Sindaco intende però installarvi un ristorante “panoramico”, simile a quello esistente sulla Torre Eiffel a Parigi e sulla Torre Olimpica a Monaco di Baviera. Anche l’archeologia industriale è dunque destinata a svolgere un ruolo cosiddetto “ancillare” nella trasformazione di Oneglia nella “Acapulco del Mediterraneo”. Pare che il paragone con la città turistica messicana sia da attribuire alla fervida fantasia del Sindaco in persona, ispirato da un leggendario sorvolo in elicottero della zona. Mussolini aveva preso addirittura il brevetto da pilota e conduceva personalmente il suo velivolo. Se il “Bassotto” avesse deciso di trasformare Imperia in una nuova Lourdes, avrebbe ordinato alla Madonna di apparire a Teresa Verda nel giardino della villa dei Gorleri. La Regione acconsentirà prevedibilmente ai “desiderata” espressi dal nostro Consiglio Comunale, tanto più essendo l’assessore competente il “Nipote” per antonomasia. Perfino il funzionario di più alto grado di questo settore dell’amministrazione regionale è un ex dipendente del Comune di Imperia, inviato a Genova come Nazario Sauro sulla costa delle Terre “Irredente” – si spera con migliore sorte rispetto al martire di Capodistria. Rimane un problema, costituito dalla convenzione tra un armatore francese e la Regione, in base alla quale l’imprenditore transalpino può scaricare cemento nel porto di Oneglia fino – a quanto ci dicono – al 2033. Se dunque costui troverà un giorno i silos abbattuti, e non avrà più dove depositare la merce, verosimilmente agirà in sede civile per inadempimento contro la Regione. Il Sindaco ha incaricato di studiare il caso alcuni luminari del diritto; malgrado la loro scienza, la causa rischia però di essere perduta. Niente paura: si potrà alternativamente risarcire il danno, destinato a essere ripagato ampiamente dai guadagni prodotti con l’arrivo degli sceicchi, oppure proporre una transazione. I Benetton vennero a suo tempo coincés – come si dice in francese – essendo stati costretti, con una sentenza, a risarcire i danni causati dal crollo del Ponte Morandi e quindi a vendere allo Stato le loro azioni della società che gestiva l’autostrada, al prezzo stabilito dalla controparte. Se un imprenditore italiano deve cedere dinanzi alle pretese della parte pubblica, figuriamoci che cosa può succedere a uno straniero. A questo punto inizierà il “gran finale”: la Regione darà in gestione il porto – ormai mondato della presenza di merci inquinanti – alla “Go Imperia” affinché realizzi la nuova Acapulco. A tal fine entrerà in scena un deus ex machina, nella persona di un socio privato, possibilmente di provenienza esotica. I molisani, che sono brava gente ma hanno il difetto di essere poveri provinciali fin dai tempi del Re delle Due Sicilie – che si ricordava della loro regione solo quando andava a caccia del lupo nel Bosco Matese – vanno bene soltanto per la “Rivieracqua”. Ora soffermiamoci – dulcis in fundo – sulla posizione assunta dagli ex comunisti. Questi hanno aderito all’iniziativa di protesta concepita dalla dirigenza di un partito loro alleato, ma pur sempre diverso. Ciò è avvenuto ad opera di una componente dei “Democratici”, tra i quali è in atto, ormai da tempo immemorabile, una “guerra per bande” simile a quella teorizzata da Bianco di Saint Jorioz. Ogni corrente mette in atto quanto decide autonomamente, e la consultazione degli organi comunali e provinciali non risulta tanto desueta quanto addirittura interdetta. Forse i dirigenti temono che la celebrazione di una riunione nei fatiscenti locali di via San Giovanni li faccia perire miseramente nel crollo dell’edificio, degna metafora del destino del partito che fu di Sandro Natta. Pare che perfino il suo fantasma abbia ormai abbandonato gli storici locali della federazione. Se si arrivasse a una conta, potrebbe risultare maggioritaria la componente che pratica il cosiddetto “entrismo” nelle partecipate. Anche il termine “Bolscevichi” significa, per l’appunto, “maggioritari”: il destino è sovente annunciato dai nomi.

…nizzato con il fine recondito di distogliere l’attenzione dalla sostanza della manovra ordita dal Sindaco, dalla Giunta e dalla Maggioranza, di cui sono state messe in luce le conseguenze sull’occupazione. Certamente negative, in quanto vengono perduti altri t…

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Il Presidente Lupi, quando non si dedica a fare il verso agli animali selvatici, riesce ancora a dire delle cose sensate. Nel corso della presentazione, ambientata – ça va sans dire – in un frantoio, dell’iniziativa denominata “Riviera dei Sapori”, l’uomo ha pronunciato per ben due volte la parola “identità”. L’estensore dei suoi discorsi – sul quale aleggia un impenetrabile mistero – ha fatto riferimento per due volte a tale concetto, la cui iterazione esclude un lapsus calami. Citiamo testualmente, come si fa nel corso delle Omelie per le Sacre Scritture: “Le eccellenze agroalimentari (…) costituiscono patrimonio culturale e IDENTITARIO della Riviera dei Fiori”. Ancora più esplicito risulta il bon mot posto a conclusione del discorso – di cui curiosamente il resoconto giornalistico tace se sia stato coronato da una ovazione del pubblico presente: “Abbiamo il dovere di valorizzare immobili storici e aziende locali che raccontano la nostra IDENTITÀ.” A questo punto, ci si sarebbe atteso un applauso scrosciante. O è mancato, oppure è stato tenuto nascosto dal solerte cronista che ci ha informati dell’evento. I deputati democristiani avevano l’abitudine di pubblicare, in forma di opuscolo, i loro discorsi parlamentari per far sapere agli elettori che non avevano oziato nell’Urbe. L’unica eccezione era costituita dall’onorevole Ambrogio Viale, il quale, tacendo ostinatamente – al punto da essere soprannominato “l’onorevole Muto” – riuscì a risparmiare anche questa spesa. Il testo concludeva immancabilmente con un breve corsivo, che diceva: “Applausi al Centro”. Lupi, uomo notoriamente avaro, evita – pur pronunciandoli – di pubblicare i suoi discorsi, benché possa addebitarne la stampa alla Unioncamere. A diffondere il Verbo del quattordici volte Presidente ci pensano i giornalisti. I tedeschi, avendo eletto un presidente federale – tale Gustav Heinemann – che aveva due lauree, lo chiamavano “Doctor Doctor Heinemann”. Se Lupi fosse in Germania, i connazionali dovrebbero ripetere per ben quattordici volte “Präsident” Lupi. Perché il Nostro si è riferito per due volte all’identità? Viene il sospetto malizioso che l’estensore del discorso ci abbia scopiazzato. Se così non è, la sua mancanza di cautela sfiora la temerità. Parlare di identità davanti a un parterre des rois in cui figuravano ben due “Bassotti” – lo Zio e il Nipote, un leghista e un altro soggetto destrorso, tale Lombardi, di cui ignoriamo la corretta classificazione zoologica – è come inneggiare alla Rivoluzione alla Corte di Nicola II. Lupi può sperare soltanto, dopo questo atto di ostentata disobbedienza, nell’inconsapevolezza dell’uditorio. Se fosse stato composto soltanto da Piana, non dovrebbe preoccuparsi. Costui, essendo un analfabeta funzionale, deve farsi tradurre tutto quanto viene proferito in sua presenza. Una volta, ci invitò a parlare della società multiculturale. Dopo che l’avevamo descritta come ineluttabile, venne perfino a congratularsi. Il pubblico, essendo composto da soggetti centralisti, non si è verosimilmente accorto di come l’esaltazione delle peculiarità culturali – sia pure limitandosi alla materia apparentemente innocua dell’enogastronomia – manifesti un atteggiamento di opposizione al potere. Lupi, però, una volta preso coraggio – la sua intraprendenza è tanto proverbiale nei rapporti con il gentil sesso quanto carente nell’espressione politica – si è spinto a enunciare un programma autenticamente rivoluzionario, i cui capisaldi sono costituiti dal progressivo abbandono del turismo costiero – l’uomo, evidentemente, ha contemplato il cimitero cui sono ridotte le nostre spiagge – in favore di quello montano, nonché dal ripudio del turismo estivo in favore di quello invernale. Anche la cosiddetta “cattiva stagione” ha le proprie specialità e “eccellenze”. Il Presidente postula dunque un progressivo abbandono dei centri urbani e un ritorno alle radici ancestrali. Egli stesso, peraltro, non ha mai reciso il cordone ombelicale che lo lega a Dolcedo, dove propiziò a suo tempo una visita dei pittori russi ospitati nel convento di Taggia. Noi fummo testimoni di questa storica decisione, avendo accompagnato in Camera di Commercio l’avvenente dottoressa Buzhurina. La quale, debitamente informata del penchant di Lupi per le donne – evidentemente, questo aspetto della personalità del Presidente non è sfuggito agli occhiuti Servizi Segreti del Cremlino – esibì in modo convincente le proprie grazie. Senza, a dire il vero, che si andasse oltre una piena accettazione delle sue richieste, consistenti nella celebrazione di una grande festa di commiato nel chiostro dei Domenicani, comprensiva di cibi e bevande cucinati dai valorosi giovani della Scuola Alberghiera di Arma. Ora però, l’azione volta ad associare tutti quanti – ritornando all’agricoltura – incrementano le produzioni tipiche del nostro hinterland per proporle ai turisti, significa dare per scontata – se non assecondarla – la tendenza a una fuga dalle città, causata dalla imminente crisi sociale. In prospettiva, si profila un altro fenomeno: se è vero che il recupero delle varie identità rimane per ora confinato nei fenomeni metapolitici, esso assumerà, in un futuro neanche tanto lontano, la forma di una cariocinesi dello Stato. Questo è il motivo per cui la strada intrapresa da Lupi e quella seguita dai suoi occasionali interlocutori sono destinate a divergere. Qualche rivendicazione – come quella riguardante il ripristino della viabilità interna, tanto veicolare quanto pedonale – potrà anche essere accolta; alla fine, però, le zone culturalmente omogenee si distaccheranno comunque dal centralismo, sia esso meloniano, leghista o “bassotto”. Noi attendiamo Lupi a questo appuntamento storico, che il Presidente – con la sagacia tipica di chi è avvezzo alla mercatura – ha saputo intravedere. Vano risulta dunque il tentativo di mediazione con Scajola, intrapreso, come al solito, dal volenteroso Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo. Il quale ci ricorda, più che Henry Kissinger, quei paceri di paese che finiscono per prendere delle legnate da entrambi i contendenti.

Il Presidente Lupi, quando non si dedica a fare il verso agli animali selvatici, riesce ancora a dire delle cose sensate. Nel corso della presentazione, ambientata – ça va sans dire – in un frantoio, dell’iniziativa denominata “Riviera dei Sapori”, l’uomo ha p…

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La Dottoressa Sibilla rifiuta la candidatura a Sindaco di Genova.

La Dottoressa Sibilla rifiuta la candidatura a Sindaco di Genova. Si tratta di una persona che conosce bene il Partito ex Comunista, come prova la condivisione della decisione presa a suo tempo da Doria di non ripresentarsi alla fine del suo mandato per evitar…

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La scelta del Presidente della Repubblica, laddove non viene rimessa al corpo elettorale, pone i "grandi elettori" davanti alla responsabilità di individuare la persona che per il suo prestigio risulta più adatta a svolgere le funzioni attribuite al massimo organo "di garanzia", cioè in sostanza il ruolo dell'arbitro, incaricato di vigilare sul rispetto della Costituzione da parte degli altri soggetti incaricati di esercitare il potere di imperio dello Stato.

La scelta del Presidente della Repubblica, laddove non viene rimessa al corpo elettorale, pone i "grandi elettori" davanti alla responsabilità di individuare la persona che per il suo prestigio risulta più adatta a svolgere le funzioni attribuite al massimo or…

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Lettera aperta al Signor Presidente del Consiglio

Illustrissimo signor Presidente, quando questa lettera perverrà ai suoi uffici, la mia richiesta di asilo politico, rivolta alla autorità della consorella Repubblica francese, sarà già stata inoltrata alla amministrazione competente. Se Ella potesse prestare a…

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Siamo rimasti gradevolmente sorpresi udendo dalla viva voce di padre Fanzaga un panegirico di Mario Draghi. Il Presidente del Consiglio incaricato lo merita d'altronde pienamente, e Dio ci perdonerà la vanità di sentirci modestamente coinvolti in questo insperato apprezzamento. Abbiamo più o meno l'età del nuovo Presidente del Consiglio, cui ci uniscono alcuni tratti biografici.

Il Presidente del Consiglio incaricato lo merita d'altronde pienamente, e Dio ci perdonerà la vanità di sentirci modestamente coinvolti in questo insperato apprezzamento. Abbiamo più o meno l'età del nuovo Presidente del Consiglio, cui ci uniscono alcuni tratt…

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Il Sindaco di Imperia, ringalluzzito dalla vittoria elettorale del suo amico — nemico Toti, nonché del nipote ("parenti serpenti"), ne ha fatto un'altra delle sue: per vessare ulteriormente i pochi superstiti commercianti del mercato coperto di piazza Doria - ormai ridotti ad esigua schiera, pallido ricordo dei tempi the furono - li ha fatti multare per avere lasciato i loro furgoni nel vicino parcheggio, riservato alle auto (possibilmente di colore blu).

Il Sindaco di Imperia, ringalluzzito dalla vittoria elettorale del suo amico — nemico Toti, nonché del nipote ("parenti serpenti"), ne ha fatto un'altra delle sue: per vessare ulteriormente i pochi superstiti commercianti del mercato coperto di piazza Doria - …

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In un nostro precedente articolo, abbiamo scritto – facendo ricorso ad una espressione tipica del paese di adozione – che la presidente Casellati si era “lavata la faccia”. Quella faccia doveva essere molto sporca, al punto che l’avvocato di fiducia di Berlusconi (uno dei molti) ha deciso di lavarsela di nuovo.

…ti su “La Repubblica” di lunedì 13 luglio: sulla proroga dello stato di emergenza, la Presidente del Senato “ha chiesto un voto parlamentare nelle prossime ore e ha lamentato la costante sottovalutazione dell’Assemblea da parte del governo. Questa uscita - a c…

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Se ci rammarichiamo per il fatto che un grande giurista quale è il professor Gustavo Zagrebelsky, uomo di assoluta onestà intelettuale, non si pronunzi su un tema decisivo come il carattere di atti amministrativi proprio dei decreti del Presidente del Consiglio, per cui essi risultano nulli, quandoi si pretende di attribuire ad essi la qualifica di atti di tipo legislativo, l'intervento dell'ex presidente della Corte Costituzionale su "La Repubblica" del 30 aprile fornisce un importante argomento alla battaglia in difesa dello stato di diritto.

…n tema decisivo come il carattere di atti amministrativi proprio dei decreti del Presidente del Consiglio, per cui essi risultano nulli, quando si pretende di attribuire ad essi la qualifica di atti di tipo legislativo, l'intervento dell'ex presidente della Co…

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Nel pomeriggio di martedì scorso, abbiamo ricevuto la bozza di un Decreto del Presidente della Repubblica, che però in seguito non è stato promulgato.

Nel pomeriggio di martedì scorso, abbiamo ricevuto la bozza di un Decreto del Presidente della Repubblica, che però in seguito non è stato promulgato. Poco dopo, tuttavia, il Governo ha adottato un Decreto Legge che riflette il suo contenuto. Il punto focale d…

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La notizia era così prevedibile che – come si dice tautologicamente nel gergo giornalistico - “non fa notizia: l'Onorevole Claudio Scajola, Sindaco di Imperia, è rientrato in Forza Italia.

…i a scegliere – caso unico nel pur tristissimo panorama nazionale – tra tre aspiranti alla carica di Sindaco tutti quanti di Destra. Naturalmente, i cervelloni di via San Giovanni avevano promosso sul campo Claudio Scajola qualificandolo come protagonista di u…

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Due notizie, apparentemente non in relazione tra loro e provenienti per giunta da Paesi lontani l’uno dall’altro, concorrono a rilevare la tendenza alla frantumazione degli Stati Nazionali. La Signora Proietti, “Governatrice” dell’Umbria, ha accettato di buon grado l’inclusione della sua Regione nella grande “Zona Economica Speciale”, comprendente già tutto quanto il Meridione d’Italia e le Isole, alla quale sono riservati notevoli benefici fiscali, tali da indurre molte imprese del Settentrione a collocarvi le rispettive sedi legali. I Deputati Democratici delle Marche hanno invece espresso contrarietà a tale misura, regalando così un argomento al candidato della Destra alla Presidenza della Regione, il quale potrà attribuire alla “Sinistra” la responsabilità della crisi economica che affligge una Regione un tempo piena di piccole fabbriche, ed oggi cosparsa di capannoni vuoti. Un Partito che si rispetti esamina la questione nei competenti organi nazionali, in modo da esprimere una valutazione univoca. Si ripete dunque quanto avvenuto a Roma, dove il Sindaco Gualtieri ha collaborato alla stesura del Disegno di Legge con cui verrà emendata la Costituzione. E per giunta se ne vanta, potendo esibire di fronte ai Quiriti un aumento delle competenze attribuite al Comune, nonché dei fondi che egli stesso sarà chiamato a spendere quale capo dell’Amministrazione di “Roma Capitale”. Noi siamo sempre stati a favore di un incremento delle autonomie locali, che però – a nostro modesto avviso – dovrebbero essere estese tutte quante, anche se non necessariamente nella stessa misura. Il sistema costituzionale spagnolo ha retto fino ad ora alle tendenze centrifughe proprio in quanto venne configurato secondo una “geometria variabile”, tenendo conto delle diverse caratteristiche – culturali, storiche e sociali – delle diverse “Autonomie”. Così vengono denominate nel Paese iberico i soggetti corrispondenti alle nostre Regioni. Il Re Juan Carlos usava regolarmente, nei suoi discorsi ufficiali, l’espressione “Confederazione Spagnola”, volendo con questo sottolineare come il potere di imperio proprio di tali enti fosse tanto originario quanto quello attribuito all’Autorità Centrale. La Costituzione della Baviera – per dare un altro esempio – afferma nel suo primo articolo che “la Baviera è uno Stato”. Essendo la Germania per l’appunto una Repubblica federale, tale caratteristica è implicita nella sua stessa qualificazione giuridica, e non avrebbe dunque bisogno di essere resa esplicita. La sottomissione di Monaco a Berlino nel 1871 diede luogo a una umiliazione che i Bavaresi non hanno mai dimenticato, e che alimenta tuttora le loro tendenze autonomistiche, se non indipendentiste. La lettera di adesione al “Primo Reich” venne spedita da Bismarck al Re Luigi II, la cui condizione era notoriamente indebolita dalla malattia mentale, che lo avrebbe in seguito portato alla deposizione, e poi a una morte misteriosa, probabilmente dovuta a un “omicidio di Stato”. Il sovrano dovette restituire il documento dopo averlo firmato, come se fosse stato un modulo distribuito dall’Amministrazione Pubblica. La cosiddetta “Autonomia Differenziata”, tanto pubblicizzata dalla Lega, è una finzione sul piano sostanziale, ed è una truffa dal punto di vista del Diritto. Si tratta di una finzione in quanto non vengono garantiti dallo Stato i mezzi finanziari necessari per l’esercizio delle nuove competenze che si finge di attribuire alle Regioni. Si tratta di una truffa perché il loro esercizio – mancando una assegnazione esplicita da parte della Costituzione – mette il Governo nella condizione di richiedere l’annullamento degli atti, tanto legislativi quanto amministrativi, emanati in base alla asserita “Riforma” dalle Regioni. La dimostrazione “a contrario” di quanto da noi sostenuto al riguardo viene proprio dall’emendamento costituzionale che istituisce “Roma Capitale” quale nuovo ente pubblico territoriale. Le sue nuove attribuzioni risulteranno infatti da una modifica della Legge Suprema, che è mancata quando si è varata la cosiddetta “Autonomia Differenziata”. Se Gualtieri fosse un sincero fautore del decentramento, rivendicherebbe lo stesso trattamento riservato a Roma quanto meno anche per le altre “Città Metropolitane”. La logica in cui si muove l’inquilino del Campidoglio – come anche la “Governatrice” dell’Umbria – è invece quella del “Si salvi chi può”, che induce ad afferrare quanto passa il convento, senza preoccuparsi dei connazionali. Eppure il Partito Democratico, in cui milita Gualtieri (il quale vi è pervenuto con la componente ex comunista), aveva gridato a suo tempo al tradimento della solidarietà – e perfino dell’Unità – nazionale quando era entrata in vigore la pseudo “Riforma” voluta da Calderoli. Il quale è un ottimo medico, ma dimostra di ignorare completamente il Diritto Costituzionale. Le competenze delle Regioni sono infatti indicate tassativamente nella Costituzione, che non può essere emendata mediante una Legge Ordinaria. Quando invece si è voluto effettivamente accrescere la competenza di “Roma Capitale”, si è promosso il suo emendamento, in base al quale la Capitale godrà di uno “status” giuridico privilegiato, comparabile con quello delle Regioni a Statuto Speciale, che infatti viene loro concesso mediante una Legge Costituzionale. In America, il Congresso del Texas ha ridisegnato i collegi elettorali in cui si eleggono i membri della Camera dei Rappresentanti da mandare a Washington, in modo da garantire ai Repubblicani cinque seggi in più. La California ha risposto con un analogo provvedimento, che a sua volta permetterà di aumentare in egual misura la rappresentanza dei Democratici. Lo Stato laico per antonomasia, cioè la Federazione Nordamericana, applica – sia pure trasferendolo dalla discriminante confessionale all’appartenenza politica – il principio “Cuius regio, eius religio”. Da tempo, si registra negli Stati Uniti il fenomeno di una migrazione interna, che porta i militanti dei due partiti a trasferirsi dove è maggioritario quello cui essi appartengono. In Italia assistiamo viceversa a una più disinvolta acquisizione alla fazione egemone di quanti provengono da una origine ideologica diversa, ma con il loro cambio di casacca garantiscono l’omogeneità della rappresentanza politica di un determinato territorio. Gualtieri si è probabilmente garantito la rielezione, dato che – in cambio del suo interessamento per facilitare l’approvazione in Parlamento della nuova norma – la Destra gli opporrà il classico “candidato debole”. Ciò è già peraltro avvenuto in occasione del suo primo mandato, quando scese in campo contro di lui il meloniano Michetti, un personaggio da fescennino espresso dal “Movimento Tradizionale Romano”. Si tratta di un pittoresco raggruppamento di estrema destra, i cui adepti si riuniscono vestendo la toga e consumano i loro banchetti adagiati sul triclinio. Costoro non si esprimono peraltro in latino, dato che – a causa della loro insufficiente scolarizzazione – non sanno neanche declinare “Rosa rosae”. Quando costui arrivò in ritardo a un dibattito televisivo, venne accusato di avere parcheggiato la biga in terza fila. Ad Imperia, l’arruolamento dei rappresentanti della “Sinistra” nelle fila della Maggioranza si giustifica nel nome del ripudio del “Revisionismo”. Se in Spagna Juan Carlos era chiamato il “Re dei Repubblicani”, avendoli riabilitati per garantire il loro appoggio alla Corona, Scajola è il “Sindaco degli Staliniani”, di cui il “Bassotto” propizia ultimamente la “conversione” costringendoli ad ascoltare la catechesi impartita dal fido De Via. Il cui verbo, esposto recentemente in occasione di una solenne riunione conviviale, celebrata in un rinomato ristorante di Nava, ha svolto per due autorevoli esponenti dell’Opposizione la stessa funzione della caduta sulla via di Damasco occorsa a San Paolo, al punto che si è gridato al miracolo. Abbiamo cortesemente rifiutato un invito a presenziare all’evento, che ci è stato porto dal nostro amico Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo. Appartenendo al Giansenismo ed al “Modernismo”, non ci siamo mai recati in visita ad alcun Santuario: né Lourdes, né Fatima, né Loreto, né San Giovanni Rotondo. Non ci è stato dunque possibile assistere all’evento prodigioso, cui preferiamo dare, come già detto, una spiegazione razionale: “Cuius regio, eius religio”.

…onali, in modo da esprimere una valutazione univoca. Si ripete dunque quanto avvenuto a Roma, dove il Sindaco Gualtieri ha collaborato alla stesura del Disegno di Legge con cui verrà emendata la Costituzione. E per giunta se ne vanta, potendo esibire di fronte…

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Il Partito “Democratico” ha deciso di “fare quadrato” intorno a Sala, pur correggendo formalmente – ed anzi invertendo – la linea politica contraddistinta dall’alleanza, meglio dire dalla “mésalliance”, con i peggiori protagonisti della speculazione edilizia, per sposare il “new deal” dettato dal Nazareno. In base al quale i “brasseurs d’affaires” che compongono la Giunta Comunale dovrebbero, per incanto, trasformarsi in altrettanti agitatori “movimentisti”. A quali soggetti dovrebbero però rivolgersi costoro? Precisamente a quei ceti sociali cacciati dal tessuto urbano per fare posto ai grattacieli muniti di giardini pensili, collocati sugli attici, progettati dal grande architetto Boeri e finanziati dagli sceicchi del petrolio. Questi “quadri” del Partito ex comunista verranno prevedibilmente accolti dal proverbiale lancio di uova marce. Questo però non è il peggio, rappresentato viceversa dal fatto che i “Democratici”, compiendo una sorta di quadratura del cerchio o di conciliazione degli opposti, da un lato sposano il “movimentismo”, ma dall’altro lato assolvono tutto l’operato della Giunta presieduta da Sala, di cui si dichiarano anzi orgogliosi. Questa presa di posizione non avrà – per fortuna – effetti concreti: i sigilli posti sui cantieri edili per ordine dell’Autorità Giudiziaria non verranno di certo rimossi, e il “business” perseguito dall’asse tra Sala e Catella pone termine ai suoi loschi affari. Esattamente come avvenne per il “Sistema Liguria” quando Toti finì ai domiciliari e Signorini a Marassi. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché mai – se le scelte che hanno caratterizzato fino ad ora la gestione del Comune risultavano giuste – non vennero a suo tempo sancite da un voto degli organi dirigenti del Partito, né a livello comunale, né a livello provinciale, né a livello regionale? E tanto meno adottate da un Congresso? Per un motivo molto semplice: la scelta compiuta da Sala – senza avere ricevuto alcuna delega dal Partito – risultava manifestamente e inevitabilmente criminogena. Il potere giudiziario accerterà se la nomina nella Commissione “Ambiente” (!?) di un soggetto che nello stesso tempo svolgeva il compito di “consulente” di una società edile impegnata nell’edificazione del quartiere progettato da Boeri e finanziato dall’emiro del Qatar configuri o meno il reato di “Interesse privato in atti di ufficio”. Vale naturalmente il principio della presunzione di innocenza, e ogni imputato ha il diritto di dichiararsi non colpevole. Una valutazione politica di quanto avvenuto può – ed anzi deve – venire espressa fin d’ora. La commistione intollerabile e sfacciata tra l’interesse pubblico e l’interesse privato ha fatto incorrere la Giunta Comunale nella cattiva amministrazione, se non altro perché – a prescindere dalla valutazione che sarà espressa dal giudice penale – è stato violato il principio costituzionale dell’imparzialità dell’Amministrazione Pubblica. Il Partito Democratico poteva e doveva esprimere un’autocritica su queste scelte, compiute da alcuni suoi esponenti, e partire da questa valutazione per rivedere non solo il programma della Giunta, ma anche tutto il proprio “modus operandi”. Nonché – quanto più conta – il suo rapporto con la società. Filippo Turati non avrebbe certamente condiviso la decisione di espellere i lavoratori dal tessuto urbano della sua città. Certamente, rimane ai “Democratici” il suffragio dei cosiddetti “tutelati”, cioè di quanti lavorano direttamente alle dipendenze dei vari Enti Pubblici o si qualificano formalmente come “liberi professionisti” o come “imprenditori”, ma in realtà campano agiatamente con le parcelle e con le commesse elargite da questi soggetti. La vice-sindaca di Pisapia – che si è ritirato dalla vita politica per non farsi complice di un sistema malavitoso – non si è più candidata per una carica elettiva, e lavorava – a quanto rivelano le cronache giudiziarie – come “brasseuse d’affaires”, offrendosi come tramite tra i costruttori edili e l’Amministrazione Comunale. A questo punto, ci domandiamo che cosa sia oggi il Partito “Democratico”. Non mancano certamente nelle sue fila gli amministratori onesti e i militanti personalmente disinteressati. L’essenza del Partito rivela però una corruzione irreversibile, rendendolo simile a un frutto apparentemente intatto ma bacato e marcio nel suo interno. Perché si è arrivati a questo punto? Il Partito, che allora si chiamava ancora “Comunista”, dovette constatare, con la caduta del Muro di Berlino, il proprio fallimento. Esso aveva certamente ripudiato l’ideologia marxista-leninista, ma sopravviveva nell’equivoco in base al quale un’azione politica riformista potesse essere praticata grazie alle vecchie alleanze internazionali, meglio, alle vecchie filiazioni. Quando una forza politica constata di avere fallito nei propri obiettivi, ha davanti a sé – come non ci stanchiamo di ricordare – tre possibili scelte. Una consiste nello scioglimento. Un’altra, nell’adozione di obiettivi diversi da quelli perseguiti in precedenza. Ritorniamo con la memoria a quanto avvenne nella nostra città e nella nostra provincia subito dopo il fatidico 1989. Il gruppo dirigente della Federazione Comunista – quello stesso che aveva sostenuto fino ad allora la consorteria della Selvaggina – rimase intatto e si ripropose al giudizio degli elettori senza avere formulato la minima autocritica né abbozzato la minima revisione. È vero che da tempo Berlinguer aveva confessato di sentirsi più sicuro da questa parte del Muro, ma è anche vero che Natta aveva rovesciato la linea del suo predecessore, arrestando il processo di aggiornamento ideologico. E di lì a poco avrebbe dedicato tutte le sue forze – con quelle dei propri seguaci – a sabotare il nuovo indirizzo del Partito. I dirigenti della Federazione erano sempre quelli che egli aveva piazzato in questo ruolo, e che lo avevano contraccambiato con la più cieca obbedienza. Arriviamo alla terza opzione che sta davanti a chi constata il proprio fallimento: quella che consiste nel criminalizzarsi. Se a Imperia – per evitarla – sarebbe stato necessario ricostruire il Partito dalle fondamenta, a Milano questa operazione era riuscita nel momento in cui venne sottratto a Cossutta il controllo dell’apparato. Purtroppo, però, i nuovi dirigenti – per un evidente limite culturale, che li rendeva incapaci di praticare il riformismo – presero la strada della commistione tra interesse pubblico e interesse privato. A questo punto, la Meloni ha probabilmente vinto la partita. L’offensiva giudiziaria contro Ricci – che non può essere certamente assimilato ai Sala, ai Boeri e alle De Cesaris, ma insidiava la carica di Governatore delle Marche a un “Fratello” della Presidente del Consiglio – si inquadra già probabilmente in una logica diversa rispetto a quella propria dell’inchiesta di Milano. È cominciata l’era in cui chi sta a capo di una “democratura” liquida i rivali politici accusandoli di reati comuni. Ricci – a differenza dei “compagni” di Milano – rischia di essere vittima non già della mancata revisione (il sindaco di Pesaro è tra quanti l’hanno effettivamente compiuta), quanto piuttosto dell’incapacità di farla maturare nella coscienza di chi ha creduto sufficiente cambiare l’etichetta per cambiare il contenuto: il che costituisce una frode. La Destra, dal canto suo, postula come candidato a Milano Maurizio Lupi, il quale già può contare sul voto degli orologiai, dal momento che sa tutto sui Rolex d’oro. Vittadini e Formigoni, dopo avere fatto quanto sappiamo con la Sanità lombarda, si accingono ad espugnare Milano, facendo cadere i “Fratelli Ambrosiani” dalla padella nella brace.

…gica diversa rispetto a quella propria dell’inchiesta di Milano. È cominciata l’era in cui chi sta a capo di una “democratura” liquida i rivali politici accusandoli di reati comuni. Ricci – a differenza dei “compagni” di Milano – rischia di essere vittima non …

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L’Italia, in base a quanto stipulato dalla Von der Leyen con Trump, dovrà pagare agli Stati Uniti una cifra annuale che, secondo i calcoli più attendibili, viene stimata in sessanta miliardi di euro. Qualcuno dice settanta, mentre i più ottimisti ne calcolano soltanto trenta. Che comunque non abbiamo. Tutto questo denaro costituirà il corrispettivo delle materie prime energetiche e delle forniture di armi che ci siamo impegnati ad acquistare dall’America, naturalmente insieme con tutti gli altri Stati dell’Unione Europea. La Von der Leyen aveva tanta fretta di stipulare questo atto di diritto internazionale da dimenticare che le relative norme ne impongono la redazione per iscritto. Proponiamo alla Presidente della Commissione di Bruxelles un gemellaggio con il nostro Sindaco, il quale ha destituito in forma verbale una funzionaria del Comune, senza curarsi del fatto che, fin dal Codice di Hammurabi, gli atti di diritto pubblico vengono emanati in forma scritta. Soprattutto per evitare discrepanze non solo sull’interpretazione, ma addirittura su quanto effettivamente dispongono. Quanto non è stato chiarito e dettagliato su un campo da golf in Scozia verrà dunque stabilito unilateralmente dalla parte statunitense. La situazione, come si è rivelata domenica scorsa, ripropone gli effetti di un rapporto di forze tra le due sponde dell’Atlantico che gioca disastrosamente a nostro sfavore. Tre le circostanze gravi: La Von der Leyen ha pattuito clausole che esulano dalla competenza dell’Unione, essendo riservate ai singoli Stati. Non le era stato conferito alcun mandato ben definito e condizionato. Non essendosi precisati i limiti del mandato, non può essere rimproverata per averli superati. Al danno economico dell’acquisto obbligatorio da mercato americano si aggiungono: dazi al 15% (o superiori) su prodotti strategici come l’acciaio; crollo dell’industria bellica europea, e in particolare italiana, con licenziamenti e perdita di investimenti. L’acquisto di armi all’estero non genera alcuna ricaduta economica positiva, ma aggrava il deficit pubblico in un contesto di recessione, aggravato dal fallimento della stagione turistica. Von der Leyen, cresciuta a Bruxelles e “funzionaria UE dalla nascita”, succede degnamente a presidenti come Van Rompuy o Juncker. Da lei non ci si poteva attendere resistenza a Trump, né dignità istituzionale. L’opposizione accusa la Meloni di aver favorito la capitolazione europea, sostenendo la “solidarietà atlantica” anziché una minaccia di guerra dei dazi. La firma dell’accordo, forse motivata dall’urgenza di ricevere gas USA a credito per l’inverno, vincola l’Italia a spese certe e pesanti. Occorre convocare la Meloni in Parlamento per due domande: Quanto dovremo pagare? Con quali coperture? Escluso un aumento fiscale, resteranno solo tagli: scuole, ospedali, servizi pubblici. La Presidente del Consiglio, favorita da questa crisi, può instaurare un regime repressivo, giustificandolo come “economia di guerra”. Ma non chiarisce né il nemico, né la causa reale. Se c’è una vera causa nazionale, va affrontata con unità nazionale; se non c’è, il Governo non può esigere sacrifici. La Meloni, però, sembra puntare più a regolare conti con gli avversari che a salvare il Paese. Stessa logica del nostro Sindaco: dividere gli oppositori tra chi comprare con incarichi e chi criminalizzare, accusandoli di minacce e atti vandalici, fino a coinvolgere i servizi segreti.

…to. Proponiamo alla Presidente della Commissione di Bruxelles un gemellaggio con il nostro Sindaco, il quale ha destituito in forma verbale una funzionaria del Comune, senza curarsi del fatto che, fin dal Codice di Hammurabi, gli atti di diritto pubblico vengo…

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