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Risultati per “Medio Oriente geopolitica”

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Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preoccupato dalle tentazioni “revansciste” che covavano negli ambienti nazionalisti di Parigi, decise di lanciare la nazione rivale alla conquista dell’Africa. Costituendo un impero coloniale, la Francia avrebbe appagato le proprie ambizioni e compensato le proprie frustrazioni, allontanando così il pericolo di un nuovo conflitto in Europa. Fu così che le autorità della “Terza Repubblica” concepirono il progetto di saldare da est a ovest i loro domini, collegando Gibuti con l’Africa Occidentale Francese. L’Inghilterra, che già controllava l’Egitto e il Sudan, voleva a sua volta stabilire una continuità territoriale che andasse dal settentrione al meridione, essendo già in possesso del Sudafrica. Avvenne così che gli “Spahis” ingaggiarono una scaramuccia con i Lancieri del Bengala. Salvo gli ufficiali – uno dei quali era addirittura un russo, distaccato presso l’esercito francese – si trattava di soldati extraeuropei. L’unico francese autentico coinvolto nel fatto d’armi, tale capitano Marchand, fu considerato un eroe nazionale. L’impatto sull’opinione pubblica risultò enorme, e la stampa di Parigi, inneggiando ai propri soldati, scatenò un’azione di propaganda bellicista contro la Gran Bretagna. Sei anni dopo, rovesciando tale tendenza, francesi e inglesi stipularono la cosiddetta “Entente Cordiale”. Ricordiamo che l’alleanza che avrebbe combattuto dal 1914 al 1918 venne per l’appunto denominata “Intesa”. Le autorità di Parigi, smaltita la sbornia nazionalista, avevano fatto i loro conti: In primo luogo, la Francia si trovava in condizioni di inferiorità rispetto alla potenza d’oltremanica. In secondo luogo, il contenzioso più importante non riguardava i territori africani, bensì quelli europei. Fedele alla consegna espressa da Léon Gambetta riguardo alla Lorena – “Pensiamoci sempre, non parliamone mai” – la Francia cercava la “revanche” e non rinunciava a riportare il confine sul Reno. Soltanto con l’aiuto dell’Inghilterra questo obiettivo sarebbe risultato possibile, a causa della superiorità territoriale, demografica e industriale dell’Impero tedesco. La possibilità che l’Inghilterra potesse varcare la Manica era determinata dal timore – alimentato costantemente da Londra – dell’esistenza di una potenza egemone sul continente. La Prima guerra mondiale fu dunque decisa nel 1904. Gli anni successivi trascorsero nell’attesa del “casus belli”, caratterizzati da un riarmo frenetico che incrementò l’industria e produsse l’effimero benessere proprio della “Belle Époque”. È facile scorgere le analogie con quanto avvenuto tra il momento in cui Trump ha innalzato i dazi imposti all’Europa e la giornata di ieri, in cui l’Unione si è inchinata all’America in cambio di una “diminuzione dell’aumento”, ma soprattutto impegnandosi, quale contropartita, sia a investire oltre Atlantico, sia – soprattutto – a rinunciare allo sviluppo di una propria industria militare. Le armi verranno naturalmente prodotte, ma negli Stati Uniti, che ce ne imporranno il prezzo. Perché il Vecchio Continente, senza che l’annuncio dell’aumento dei dazi abbia causato una pur effimera ondata di avversione all’America – fummo gli unici, “sans vouloir nous flatter”, a rilevarne la mancanza – si è inchinato alla volontà del “Tycoon”? Come la Francia dell’inizio del XX secolo temeva la Germania e manteneva un contenzioso aperto con Berlino, così l’Unione Europea di oggi ha paura di due nemici: la Russia e l’Islam, di cui il Vecchio Continente sente il fiato sul collo. Non è casuale che, in contemporanea con l’accordo raggiunto in Scozia – dove Trump ha fatto comunque attendere la von der Leyen la fine della sua partita di golf – Israele abbia permesso l’ingresso del cibo a Gaza, ponendo fine alle lamentele umanitarie degli europei. A Netanyahu non interessa far morire di fame i palestinesi, ma piuttosto il controllo territoriale. Quanto alle armi, non essendo prodotte in Europa, potranno essere usate solo nelle guerre autorizzate – o decise – dall’America. Trump ha ricordato come gli F-35 possano perfino venire disattivati a distanza da chi li ha prodotti. La Meloni si rafforza, non avendo neanche partecipato alle pur flebili proteste per l’aumento dei dazi ed essendosi viceversa schierata fin dal principio sulla linea del negoziato, che in sostanza significa una resa dell’Europa alle pretese di Trump. Un’ultima annotazione riguarda i movimenti regionali autonomisti o indipendentisti dell’Europa occidentale. Abbiamo commentato ampiamente come l’edizione di quest’anno delle “Ghjurnate” di Corte segni una rottura definitiva tanto nell’ambito del nazionalismo corso, catalano e basco quanto tra i soggetti radicali di queste regioni e altre realtà ugualmente importanti. A quanto risulta dal programma, mancheranno in questa edizione i rappresentanti di Scozia, Fiandra e soprattutto Irlanda, schierati unanimemente sulla linea del negoziato con le autorità dei rispettivi Stati “nazionali”. Questa frattura rivela innanzitutto che la guerra – pur non risultando imminente – viene ormai considerata inevitabile. Di conseguenza, ciascuno sceglie da che parte stare. C’è chi decide – come abbiamo già rilevato – in base alla logica per cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”, il che porta però talvolta a un errore fatale: schierarsi dalla parte sbagliata. Se dunque risulta sempre necessario valutare attentamente il rapporto di forze tra le parti in conflitto, occorre anche calcolare quello che si instaura con i propri alleati. Un’ipotetica islamizzazione dell’Europa occidentale cancellerebbe completamente quel contesto politico, culturale e giuridico in cui le rivendicazioni autonomistiche – come quella dell’autodeterminazione – possono trovare compimento. Lo stesso vale per la visione “grande russa” che ispira la strategia di Putin. Dugin ha messo in chiaro come il contenzioso con l’Occidente non sia solo né tanto di carattere territoriale. L’ideologo del Cremlino, ispiratore del Presidente e soprattutto del Patriarca, ha chiarito che la Russia rigetta tutto lo sviluppo del pensiero occidentale a partire dal Tomismo, passando per la Riforma protestante, giungendo all’Illuminismo e infine alle nostre attuali scuole politiche. Occorre anche considerare come, al di fuori dell’Occidente, nessuna reale autonomia sia goduta dalle minoranze etniche o religiose, che si trovano di conseguenza nell’alternativa tra insorgere per conquistare l’indipendenza “manu militari” oppure subire la “pulizia etnica”. Solo in Occidente, in un contesto di pieno sviluppo della democrazia rappresentativa, risulta praticabile l’opzione della effettiva autonomia. Questa non soddisfa gli indipendentisti, ma rimane l’unica praticabile nell’attuale contesto internazionale. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, alcuni leader nazionalisti – Chandra Bose in India e Jabotinsky nel futuro Stato di Israele – proposero di allearsi rispettivamente con il Giappone e con la Germania contro l’Inghilterra. Gandhi e Ben Gurion – pur mantenendo aperto il contenzioso con la potenza coloniale dominante – proposero invece la scelta opposta. Il Giappone militarista e la Germania nazista erano entrambi avversi alla causa dell’autodeterminazione dei popoli, ma soprattutto destinati a perdere. La storia diede ragione a chi non ragionava in base al presupposto che necessariamente “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Per questo dissentiamo dalle scelte compiute da “Corsica Nazione”, tanto più avendo constatato come il terrorismo praticato a lungo in Irlanda e nel Paese Basco abbia danneggiato – e non certo aiutato – il progresso dell’autonomia, che rimane anche per noi l’unica meta attualmente praticabile. Nella prospettiva delle restrizioni che verranno imposte ai diritti civili, il rispetto delle identità minoritarie rimane una base acquisita e intangibile su cui si potrà riprendere a costruire nel futuro.

Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preo…

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Oggi l’Imam Roberto “Hamza” Piccardo prenderà la parola in un comizio convocato dalla Comunità Islamica in piazza Dante, ad Imperia Oneglia, per esprimere solidarietà con il popolo palestinese.

Oggi l’Imam Roberto “Hamza” Piccardo prenderà la parola in un comizio convocato dalla Comunità Islamica in piazza Dante, ad Imperia Oneglia, per esprimere solidarietà con il popolo palestinese. Non è viceversa confermata la partecipazione di Mohammed Bensa. No…

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Si racconta che Gino Bartali, vincendo per distacco una tappa decisiva del Giro di Francia in provvidenziale coincidenza con l’attentato a Togliatti, abbia causato un tale entusiasmo, in tutte le piazze d’Italia, da impedire una sollevazione della Sinistra.

…italiano (e lo sottolinea in ogni occasione), è bastato viceversa perdere per far fallire il mediocre tentativo “movimentista” inscenato da Landini per conto della Schlein. Per tutto il giorno, è parso che le sorti della Nazione dipendessero da una partita di …

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I grandi giornalisti di un tempo, quando erano inviati dal Direttore in un Paese straniero per riferire ai lettori della situazione politica locale – il che avveniva solitamente in quanto la loro Nazione di origine doveva coltivarvi i propri interessi - iniziavano regolarmente l’articolo con queste parole: “L’autista del taxi che mi ha portato dall’aeroporto fino in albergo ha detto che…”.

…axisti sono in genere bene informati sui pettegolezzi, ma non altrettanto sulla situazione geopolitica. Il giornalista metteva dunque in bocca a costoro tutte le analisi e le indiscrezioni che aveva viceversa raccolto nell’ambiente diplomatico. Manipolandole i…

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Landini si è esibito in piazza del Popolo, evitando l’imbarazzante confronto con uomini ben più prestigiosi di lui: i quali un tempo riempivano piazza San Giovanni, facendo debordare la folla in tutte le vie adiacenti.

…nni, facendo debordare la folla in tutte le vie adiacenti. Non si ravvisa, in questo mediocre uomo di apparato, né il messianismo meridionale e laico di Giuseppe Di Vittorio, né la passione civile di Luciano Lama, né il rigore di Bruno Trentin, e neanche l’ist…

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Mentre i carri armati tedeschi ed americani di ultima generazione accorrono verso il territorio ucraino per contrastare la imminente offensiva di terra delle truppe russe, Padre Fanzaga ammonisce che nello scontro imminente è in gioco la Civiltà Occidentale.

…di tutto il Cristianesimo. A parte il fatto che una rinnovata unità delle Chiese di Oriente ed Occidente non sarebbe certo un esito da disprezzare (Roma val bene una Messa!), ci permettiamo di osservare come per giungere fino a piazza San Pietro occorra attrav…

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Oscar Wilde, che a causa del suo snobismo aristocratico disprezzava le forme della democrazia rappresentativa, scrisse in uno dei suoi famosi aforismi: “La Camera dei Comuni non ha nulla da dire e lo dice”.

…riose, da Romolo Augustolo, ultimo Imperatore di Occidente a Costantino XII, ultimo Imperatore di Oriente - pare destinato ad una fine ingloriosa. L’uomo ha rilasciato una intervista con una emittente televisiva di Sanremo, che nelle prime ventitré ore, ha col…

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Pietro il Grande iniziò la costruzione della Città che porta il suo nome quando il territorio sul quale essa sorge apparteneva ancora alla Svezia: dopo la vittoria di Poltava del 1709, non era stato ancora stipulato un Trattato di Pace.

… aveva dato il proprio nome all’antica Bisanzio quando ne aveva fatto il centro dell’Oriente sottoposto al suo dominio. Con questo gesto, egli volle significare che esistevano due diversi centri del potere, connessi con altrettante diverse visioni della fede c…

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Una immagine testimonia - meglio di tutte le altre - che gli Ucraini sono un popolo dalle radici solide e profonde, tali da preservare la sua identità al di là delle prove attraversate in questo momento.

… in sostituzione della corona dorata o di quella di fiori che si usa nel rito cristiano d’Oriente. Il celebrante non ha evidentemente obiettato nulla in merito a questo strappo alla liturgia: anche le Chiese partecipano allo sforzo in difesa della Patria. La d…

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La nostra amica viennese sembra riunire nella sua persona tutta la complessità cosmopolita della vecchia Capitale dell’Impero.

…l’appunto con qualche latinismo. La visione è dunque rivolta tanto al Meridione quanto all’Oriente: che – come diceva per l’appunto il Principe Clemente di Metternich – “comincia alla Landstrasse”: vale a dire con una sorta di “Tangenziale Est” di Vienna, trac…

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Il giovane frate, partito dalla nostra città dopo avervi esercitato il suo ministero nel clero secolare, è ora assegnato ad un convento che fa parte integrante di una prestigiosa università, cui presta non soltanto l’assistenza spirituale per docenti e discenti, ma anche il collegamento con l’ambito delle scienze religiose.

…it oppida, Dominicus dilexit urbes”. E le urbi, cioè le grandi città, erano sovente nel Medio Evo anche le sedi degli atenei: chi anche oggi le frequenta può acquisire la percezione dello “zeitgeist”, che non è tanto lo spirito del tempo presente, quanto piutt…

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Hong Kong siamo tutti noi.

… suo ristretto ambito territoriale. Noi non siamo esperti della situazione del lontano oriente, ma quel poco che abbiamo studiato, e quel tanto che si può desumere dalle cronache dei giornali, rivelano chiaramente come gli abitanti di Hong Kong, in origine un …

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Giovanni Ruffini, agli albori della cospirazione per l’unità d’Italia, intuì – con la perspicacia propria degli artisti – quale sarebbe stato il suo esito, cioè il massiccio insediamento dei Meridionali sulla nostra riviera.

Non a caso, il Dottor Antonio, protagonista del suo romanzo più famoso, è un siciliano che esercita da queste parti la professione di Medico. Un altro Antonio, di cognome Marzocca, ha fatto in tempi più recenti il percorso inverso rispetto a quello compiuto da…

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Scisma nella Chiesa Cattolica e crisi del tradizionalismo

Un nostro autorevole lettore ci segnala il mezzo “paginone” dedicato dalla cronaca locale de “Il Secolo XIX” alla presentazione della nuova Imperia. Intesa, questa volta, come squadra di calcio. Campeggia l’immagine imponente del nuovo allenatore Riolfo, chiam…

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Occidente, censura e guerra: tra propaganda e pacifismo

L’Occidente sembra attraversare una fase di schizofrenia. Da una parte, ci si immerge sempre più in una situazione di guerra. Dall’altra parte, si rimuove la possibilità stessa che la guerra possa scoppiare. Mentre in realtà è già iniziata, essendo state via v…

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Pertinenza 4
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Gay Pride, sinistra e crisi dell’Occidente

…raniani riescono a fermare le nostre fabbriche, oltre che il nostro sistema dei trasporti e dei servizi, l’Occidente cade nel caos economico, sociale e politico. In Europa ci sono probabilmente tra settanta e ottanta milioni di musulmani. Nel Medio Oriente si …

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