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Risultati per “Partito Cattolico”

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Su “La Repubblica” di ieri, Padre Enzo Bianchi ritorna ...

…ormazione politica venne sciolta, insieme con tutte le altre: salvo, naturalmente, il Partito Nazionale Fascista. Fin dall’anno prima, tuttavia, quando il “Duce” compose il famoso “listone” in occasione delle ultime elezioni formalmente libere, i Popolari si e…

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La “Giornata Mondiale della Gioventù” si è conclusa offrendo un’ulteriore dimostrazione dell’influenza della Chiesa. Che non si manifesta, peraltro, solamente con la capacità di riunire centinaia di migliaia di persone intorno al Papa, potendo contare anche sull’espressione di una propria cultura, nonché sul prestigio di tanti vescovi e sacerdoti. Per non parlare del fatto che la Santa Sede dispone – a differenza di altre confessioni religiose – di una propria diplomazia, essendo munita di personalità giuridica di diritto internazionale. Ciò le consente di disporre di informazioni di prima mano sulla realtà di tanti Paesi. Rimane tuttavia un problema: come impiegare tutta questa forza e tutta questa influenza. Qui le possibilità variano a seconda delle situazioni. L’anteriore Pontefice aveva costituito, in seno al Sacro Collegio dei Cardinali, un’apparente amplissima maggioranza composta da “terzomondisti”. Al momento di scegliere il nuovo Papa, la gran parte di questi porporati ha dovuto però tenere conto della propria situazione economica. Che si può riassumere brutalmente in questi termini: praticamente tutte le Chiese extraeuropee dipendono dall’Occidente. L’aiuto di cui esse hanno necessità per proseguire non soltanto la propria azione di assistenza, ma anche la normale vita religiosa, proviene infatti dall’Europa e dall’America settentrionale. Lo prova il fatto che le spese necessarie per la riuscita del grande raduno di Tor Vergata sono state sostenute dal governo italiano. La Meloni non ha perso l’occasione per far valere tale contributo. Invece di congratularsi con il Papa per il consenso di cui Prevost ha indubbiamente manifestato di godere, la Presidente del Consiglio si è compiaciuta per il perfetto funzionamento di una gigantesca ed efficiente macchina organizzativa predisposta e gestita dalle autorità dello Stato. Gli svenimenti a catena hanno messo in luce i suoi aspetti sanitari, evitando che un collasso facesse schiattare qualche partecipante. Si ripete – sia pure “mutatis mutandis” – la situazione successiva al 1929. Anche allora venne celebrato un Giubileo, quello della “Redenzione” del 1933. In tale circostanza, il Tribunale Speciale erogò l’unica condanna a carico di oppositori cattolici del regime. Piero Malvestiti – futuro dirigente della Democrazia Cristiana – ed alcuni suoi compagni, componenti il cosiddetto “Movimento Neoguelfo”, vennero processati per avere distribuito ai pellegrini dei volantini critici nei confronti di Mussolini. La denominazione di questo sparuto gruppo di animosi, facendo riferimento per l’appunto ai Guelfi, rivelava che la Chiesa – ridottasi a costituire uno dei tanti movimenti di massa creati per promuovere e incanalare il consenso – vedeva affermarsi precisamente l’ideale dei Ghibellini, i quali volevano il potere spirituale subordinato a quello dello Stato. Non è un caso che sia stata pubblicata, in contemporanea con l’evento di Tor Vergata, un’intervista del cardinale Ruini, il quale invita bruscamente i figli di Berlusconi – in realtà solo Pier Silvio manifesta delle velleità politiche, mentre Marina si occupa più sagacemente delle aziende di famiglia – a “non disturbare il manovratore”, cioè la Meloni, di cui il cardinale rileva che non è cattolica. Mussolini, da parte sua, non rinnegò mai il proprio ateismo, mentre la Signora della Garbatella è neopagana. Come Tolkien, cui deve la propria formazione ideologica. Ruini rileva però che la Meloni ha delegato la propria azione politica, nel campo dei rapporti con la Chiesa, a Mantovano, il quale è viceversa un cattolico praticante, che ha avuto in precedenza occasione di collaborare direttamente con la Santa Sede. I giovani venuti a Roma dal “Terzo Mondo” scontano la stessa situazione in cui si trovano i loro pastori, che in alcuni casi – soprattutto in ambito islamico, ma non solo – è di aperta persecuzione. Per cui le comunità cristiane devono non soltanto fare appello alla generosità dell’Occidente per sopperire alle proprie necessità materiali, ma anche per richiedere un minimo di protezione. Che a volte, però, viene inopinatamente lesinata. Mentre i cardinali Pizzaballa e Parolin si indignano per la morte di tre correligionari, bombardati nella chiesa di Gaza da Israele, non fiattano quando quaranta credenti del Congo vengono sterminati – in questo caso deliberatamente – dai musulmani “estremisti”. Non si vede, peraltro, nessuna mobilitazione in favore di chi sconta la colpa ontologica di essere cristiano. L’Occidente laico odia se stesso e ritiene che le colpe del colonialismo debbano essere pagate non già dai discendenti di chi ne trasse beneficio, bensì da chi è stato abbandonato “in partibus infidelium”, che dunque sopravvive solamente quando è in grado di difendersi da sé. Come fa Israele. Anche se ciò dispiace ad alcuni cardinali e anche a molti laici. Non si ripete quel moto di solidarietà che accompagnò l’azione di Giovanni Paolo II volta a liberare l’Europa orientale dal comunismo. Anche se va rilevato come “Comunione e Liberazione” sfruttasse in realtà la situazione della Polonia in funzione del proprio ruolo nella politica interna italiana. Le alte sfere ecclesiastiche sapevano benissimo che la caduta del comunismo avrebbe determinato anche la fine della Democrazia Cristiana. Esse dunque predisponevano nuovi strumenti per esercitare la propria influenza sulla vita pubblica italiana. Il movimento di Formigoni, costituendosi come una sorta di “Chiesa nella Chiesa”, ma anche di “partito nel partito”, si preparava a confluire nei nuovi soggetti politici destinati a rappresentare la destra. Per giunta, persone come Ruini non nascondevano la propria diffidenza nei confronti del partito fondato da De Gasperi, di cui denunciavano continuamente le “contaminazioni moderniste”. La sua soppressione non venne dunque considerata come un fatto positivo in quanto eliminava un focolaio di corruzione, bensì perché toglieva di mezzo uno strumento usato dalle correnti cattoliche liberali per esprimersi, sia pure in posizione minoritaria. Si ripeté dunque quanto era successo per il Partito Popolare, la cui componente di destra confluì nel “Listone” fin dal 1924. La parte antifascista fu messa invece a tacere, in vista della “Conciliazione”. Mussolini avrebbe potuto commentare – parafrasando Enrico IV – che “Roma vale bene una messa”. Se i cattolici del Terzo Mondo sono abbandonati a se stessi, vedendosi offrire tutt’al più qualche buona parola, ovvero un posto di lavoro come “vigilantes” in Vaticano, quale sorte attende quelli dell’Occidente? La difesa della sua identità è affidata ai soggetti politici secolari, i quali incassano – e naturalmente gradiscono – l’appoggio di una parte rilevante della gerarchia. L’essere però priva di un proprio “braccio secolare” pone inevitabilmente la Chiesa in una condizione di dipendenza da chi si erge a difensore dell’identità cristiana, laddove essa può ancora contare – se non su un sostegno diretto delle masse, precluso dalla cosiddetta “secolarizzazione” – quanto meno sull’appoggio dei governi. Non importa dunque se essi sono guidati da “Atei Devoti”, ovvero da neopagani. L’importante è che questo connubio tuteli l’interesse immediato di entrambe le parti. Quando Berlusconi bestemmiò pubblicamente in diretta televisiva, un monsignore disse che la sua espressione doveva essere “contestualizzata”. Quanto alla “sinistra”, ben le si attaglia il motto “Qui gladio perit gladio ferit”. Monsignor Castellano sostenne attivamente l’elezione di sua nipote, ottenendo in cambio la remissione dei propri debiti da parte del Monte dei Paschi. Ora monsignor Ruini rileva che la Meloni non è cristiana, ma la Presidente del Consiglio si accinge a introdurre un emendamento alla Costituzione che – come abbiamo già rilevato – riconosce alla Santa Sede un “droit de regard” su Roma, oltre, naturalmente, a sostenere le spese del Giubileo. Il vecchio Ruini è dunque pronto a scendere nuovamente in campo in suo favore, le campagne elettorali essendo la specialità del quasi centenario prelato di Carpi, di cui ricordiamo la plateale rottura dell’amicizia con Romano Prodi e con la sua compianta consorte, rei entrambi di essersi opposti a Berlusconi. A Sua Santità vorremmo ricordare come la nostra sia un’identità molto complessa, in cui entra tanto De Maistre quanto Gioberti, Rosmini e Manzoni; confluisce tanto il Sillabo come il cattolicesimo sociale. L’Europa carolingia compone anche quell’area della teologia “renana” che si espresse nel Concilio. Bergoglio diceva di considerare “I promessi sposi” come uno dei propri testi preferiti. Non a caso, l’anteriore Pontefice riabilitò pienamente noi cattolici liberali, che ora si accingono a una nuova “traversata del deserto”. Nella prospettiva di una guerra, è logico che la Chiesa si ripieghi a difesa di se stessa, ma essa dovrebbe – a nostro modesto avviso – pensare, come sempre, non soltanto al domani, bensì anche al dopodomani.

…ristiana. Esse dunque predisponevano nuovi strumenti per esercitare la propria influenza sulla vita pubblica italiana. Il movimento di Formigoni, costituendosi come una sorta di “Chiesa nella Chiesa”, ma anche di “partito nel partito”, si preparava a confluire…

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Poco dopo la stipula dei Patti Lateranensi, si aprì un contenzioso tra lo Stato italiano e la Santa Sede, avente per oggetto l’Azione Cattolica.

…ni. Molti aderenti a questo Sodalizio avevano militato – fino al suo scioglimento – nel Partito Popolare, e come tali erano in odore di antifascismo. Mussolini - per evitare che l’opposizione, dopo essere stata cacciata dalla porta, rientrasse dalla finestra -…

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Due nostri affezionati lettori ci hanno domandato quale sia stato il ruolo svolto nel supportare a Roma il “Partito della Selvaggina” da Lorenzino De Bernardis, detto “Lorenzaccio” per l’analogia con l’omonimo esponente della Casata dei Medici che uccise nel 1530 il cugino Alessandro, aprendo la via per la successione a Cosimo.

…ori ci hanno domandato quale sia stato il ruolo svolto nel supportare a Roma il “Partito della Selvaggina” da Lorenzino De Bernardis, detto “Lorenzaccio” per l’analogia con l’omonimo esponente della Casata dei Medici che uccise nel 1530 il cugino Alessandro, a…

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Il “Partito Trasversale” si riunisce periodicamente

… stata indirizzata ad esaltare la figura di quanti in seguito si sono impegnati nella costituzione e del “Partito Trasversale” e del suo consolidamento nel potere. I meriti storici di chi ha rifiutato di farne parte sono stati invece nascosti. Tempo fa, è manc…

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Politica e società

Scajola, Bracco e il Partito trasversale a Imperia

… la denuncia e la querela, temendo di mettere in risalto la sua ignoranza. Fin qui quanto c’era da dire sul «Bassotto». Quanto all’Ispettore, forse ignora perfino l’esistenza del «Partito trasversale». In tal caso, oltre a dimostrarsi completamente digiuno del…

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Scisma nella Chiesa Cattolica e crisi del tradizionalismo

…zione offerta dall’arcivescovo. Il quale accorse a Imperia per fare propaganda in favore della propria nipote e del suo partito. Ora ci pare che un filo — per l’appunto rosso — colleghi i due eventi susseguitisi nella sede della Biblioteca. Che mette a disposi…

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Il Partito “Democratico” ha deciso di “fare quadrato” intorno a Sala, pur correggendo formalmente – ed anzi invertendo – la linea politica contraddistinta dall’alleanza, meglio dire dalla “mésalliance”, con i peggiori protagonisti della speculazione edilizia, per sposare il “new deal” dettato dal Nazareno. In base al quale i “brasseurs d’affaires” che compongono la Giunta Comunale dovrebbero, per incanto, trasformarsi in altrettanti agitatori “movimentisti”. A quali soggetti dovrebbero però rivolgersi costoro? Precisamente a quei ceti sociali cacciati dal tessuto urbano per fare posto ai grattacieli muniti di giardini pensili, collocati sugli attici, progettati dal grande architetto Boeri e finanziati dagli sceicchi del petrolio. Questi “quadri” del Partito ex comunista verranno prevedibilmente accolti dal proverbiale lancio di uova marce. Questo però non è il peggio, rappresentato viceversa dal fatto che i “Democratici”, compiendo una sorta di quadratura del cerchio o di conciliazione degli opposti, da un lato sposano il “movimentismo”, ma dall’altro lato assolvono tutto l’operato della Giunta presieduta da Sala, di cui si dichiarano anzi orgogliosi. Questa presa di posizione non avrà – per fortuna – effetti concreti: i sigilli posti sui cantieri edili per ordine dell’Autorità Giudiziaria non verranno di certo rimossi, e il “business” perseguito dall’asse tra Sala e Catella pone termine ai suoi loschi affari. Esattamente come avvenne per il “Sistema Liguria” quando Toti finì ai domiciliari e Signorini a Marassi. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché mai – se le scelte che hanno caratterizzato fino ad ora la gestione del Comune risultavano giuste – non vennero a suo tempo sancite da un voto degli organi dirigenti del Partito, né a livello comunale, né a livello provinciale, né a livello regionale? E tanto meno adottate da un Congresso? Per un motivo molto semplice: la scelta compiuta da Sala – senza avere ricevuto alcuna delega dal Partito – risultava manifestamente e inevitabilmente criminogena. Il potere giudiziario accerterà se la nomina nella Commissione “Ambiente” (!?) di un soggetto che nello stesso tempo svolgeva il compito di “consulente” di una società edile impegnata nell’edificazione del quartiere progettato da Boeri e finanziato dall’emiro del Qatar configuri o meno il reato di “Interesse privato in atti di ufficio”. Vale naturalmente il principio della presunzione di innocenza, e ogni imputato ha il diritto di dichiararsi non colpevole. Una valutazione politica di quanto avvenuto può – ed anzi deve – venire espressa fin d’ora. La commistione intollerabile e sfacciata tra l’interesse pubblico e l’interesse privato ha fatto incorrere la Giunta Comunale nella cattiva amministrazione, se non altro perché – a prescindere dalla valutazione che sarà espressa dal giudice penale – è stato violato il principio costituzionale dell’imparzialità dell’Amministrazione Pubblica. Il Partito Democratico poteva e doveva esprimere un’autocritica su queste scelte, compiute da alcuni suoi esponenti, e partire da questa valutazione per rivedere non solo il programma della Giunta, ma anche tutto il proprio “modus operandi”. Nonché – quanto più conta – il suo rapporto con la società. Filippo Turati non avrebbe certamente condiviso la decisione di espellere i lavoratori dal tessuto urbano della sua città. Certamente, rimane ai “Democratici” il suffragio dei cosiddetti “tutelati”, cioè di quanti lavorano direttamente alle dipendenze dei vari Enti Pubblici o si qualificano formalmente come “liberi professionisti” o come “imprenditori”, ma in realtà campano agiatamente con le parcelle e con le commesse elargite da questi soggetti. La vice-sindaca di Pisapia – che si è ritirato dalla vita politica per non farsi complice di un sistema malavitoso – non si è più candidata per una carica elettiva, e lavorava – a quanto rivelano le cronache giudiziarie – come “brasseuse d’affaires”, offrendosi come tramite tra i costruttori edili e l’Amministrazione Comunale. A questo punto, ci domandiamo che cosa sia oggi il Partito “Democratico”. Non mancano certamente nelle sue fila gli amministratori onesti e i militanti personalmente disinteressati. L’essenza del Partito rivela però una corruzione irreversibile, rendendolo simile a un frutto apparentemente intatto ma bacato e marcio nel suo interno. Perché si è arrivati a questo punto? Il Partito, che allora si chiamava ancora “Comunista”, dovette constatare, con la caduta del Muro di Berlino, il proprio fallimento. Esso aveva certamente ripudiato l’ideologia marxista-leninista, ma sopravviveva nell’equivoco in base al quale un’azione politica riformista potesse essere praticata grazie alle vecchie alleanze internazionali, meglio, alle vecchie filiazioni. Quando una forza politica constata di avere fallito nei propri obiettivi, ha davanti a sé – come non ci stanchiamo di ricordare – tre possibili scelte. Una consiste nello scioglimento. Un’altra, nell’adozione di obiettivi diversi da quelli perseguiti in precedenza. Ritorniamo con la memoria a quanto avvenne nella nostra città e nella nostra provincia subito dopo il fatidico 1989. Il gruppo dirigente della Federazione Comunista – quello stesso che aveva sostenuto fino ad allora la consorteria della Selvaggina – rimase intatto e si ripropose al giudizio degli elettori senza avere formulato la minima autocritica né abbozzato la minima revisione. È vero che da tempo Berlinguer aveva confessato di sentirsi più sicuro da questa parte del Muro, ma è anche vero che Natta aveva rovesciato la linea del suo predecessore, arrestando il processo di aggiornamento ideologico. E di lì a poco avrebbe dedicato tutte le sue forze – con quelle dei propri seguaci – a sabotare il nuovo indirizzo del Partito. I dirigenti della Federazione erano sempre quelli che egli aveva piazzato in questo ruolo, e che lo avevano contraccambiato con la più cieca obbedienza. Arriviamo alla terza opzione che sta davanti a chi constata il proprio fallimento: quella che consiste nel criminalizzarsi. Se a Imperia – per evitarla – sarebbe stato necessario ricostruire il Partito dalle fondamenta, a Milano questa operazione era riuscita nel momento in cui venne sottratto a Cossutta il controllo dell’apparato. Purtroppo, però, i nuovi dirigenti – per un evidente limite culturale, che li rendeva incapaci di praticare il riformismo – presero la strada della commistione tra interesse pubblico e interesse privato. A questo punto, la Meloni ha probabilmente vinto la partita. L’offensiva giudiziaria contro Ricci – che non può essere certamente assimilato ai Sala, ai Boeri e alle De Cesaris, ma insidiava la carica di Governatore delle Marche a un “Fratello” della Presidente del Consiglio – si inquadra già probabilmente in una logica diversa rispetto a quella propria dell’inchiesta di Milano. È cominciata l’era in cui chi sta a capo di una “democratura” liquida i rivali politici accusandoli di reati comuni. Ricci – a differenza dei “compagni” di Milano – rischia di essere vittima non già della mancata revisione (il sindaco di Pesaro è tra quanti l’hanno effettivamente compiuta), quanto piuttosto dell’incapacità di farla maturare nella coscienza di chi ha creduto sufficiente cambiare l’etichetta per cambiare il contenuto: il che costituisce una frode. La Destra, dal canto suo, postula come candidato a Milano Maurizio Lupi, il quale già può contare sul voto degli orologiai, dal momento che sa tutto sui Rolex d’oro. Vittadini e Formigoni, dopo avere fatto quanto sappiamo con la Sanità lombarda, si accingono ad espugnare Milano, facendo cadere i “Fratelli Ambrosiani” dalla padella nella brace.

Il Partito “Democratico” ha deciso di “fare quadrato” intorno a Sala, pur correggendo formalmente – ed anzi invertendo – la linea politica contraddistinta dall’alleanza, meglio dire dalla “mésalliance”, con i peggiori protagonisti della speculazione edilizia, …

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La scelta dei papi da parte della Chiesa cattolica – come anche, secondo alcuni, l’individuazione del momento in cui si rende matura e necessaria la successione sul soglio di Pietro – rivela sovente una capacità di prevedere il futuro. Da ciò deriva tanto un aggiornamento dei criteri con cui viene governata la “barca di Pietro”, quanto la tendenza ad assecondare certi mutamenti nell’assetto internazionale. Quando venne eletto Giovanni Paolo II, nessuno – salvo chi aveva una conoscenza diretta e approfondita della realtà dell’Europa orientale – poteva immaginare il crollo del sistema comunista. Che, in effetti, rimase apparentemente immutato ancora per un decennio, nel corso del quale non mancò chi giunse a prendersi gioco del Pontefice. Il quale, secondo costoro, si era rivelato non soltanto un illuso, ma anche un ingannatore, avendo coinvolto molte altre persone nella propria convinzione. Poi venne il crollo del Muro di Berlino. In altri casi, l’elezione del papa avviene quando la crisi è ormai imminente. Come abbiamo ricordato molte volte, fu così nel 1914 e poi nel 1939. Ci è venuto spontaneo, nel maggio scorso, associare a queste date l’avvento di Leone XIV, il quale ha assunto in effetti la guida della Chiesa poco prima che scoppiasse un’altra guerra in Medio Oriente, rendendo sempre più evidente che l’Occidente deve affrontare la tendenza espansiva propria dell’Islam. Non certo per bandire una nuova crociata, come fece Urbano II a Clermont nel 1095, ma rafforzando l’identità cristiana. Nessuno prevedeva però l’imminente dissoluzione dell’Occidente quale entità politica. Cioè quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi in questo mese di luglio, quasi senza dare a Leone XIV il tempo necessario per familiarizzarsi con il suo nuovo incarico. Aveva visto giusto Massimo Cacciari quando intravedeva la tendenza – che l’ex sindaco attribuiva al settore anglosassone della Chiesa, e cioè alla sua componente nordamericana – a perseguire un progetto che egli definiva “carolingio”. Cioè a compattare una sorta di nucleo forte del cristianesimo, incentrato su quelle terre – e su quei popoli – che avevano costituito per l’appunto il Sacro Romano Impero. Questa entità ebbe precisamente in Carlo Magno il suo fondatore, ma non avrebbe potuto definirsi né come “sacro”, né tanto meno come “romano”, senza la solenne incoronazione del suo sovrano, che avvenne in San Pietro la notte di Natale dell’anno 800. Chi aveva concepito il disegno storico di cui questo atto costituì la manifestazione visibile dai popoli cristiani del nostro continente? Carlo Magno fu certamente un grande della storia, ma le sue ambizioni si sarebbero concretizzate soltanto nella costituzione di un regno, sia pure esteso su entrambe le rive del Reno, se non fosse stato per l’appunto beneficiato dal gesto del papa. Lasciamo agli storici la risposta alla domanda su quale tra le due autorità – quella spirituale e quella temporale – abbia deciso di promuovere questa alleanza e questa unione. Se consideriamo l’attualità, vediamo come il papa sia rimasto – a causa del conflitto irreversibile scoppiato tra le due parti dell’Occidente – l’unica autorità la cui estensione comprende ambedue gli ambiti territoriali che lo compongono: quello europeo e quello nordamericano. Il fatto che il Pontefice provenga dagli Stati Uniti riveste un significato ulteriore: la Chiesa non vuole che la deriva presa dalla sponda occidentale dell’Atlantico possa giungere a rescindere il legame spirituale con la sua sponda orientale. Trump può litigare con l’Unione Europea fino al punto di causarne l’irrilevanza, ma non potrà mai opporsi al connazionale installato in Vaticano. Non soltanto per motivi connessi con gli equilibri politici interni agli Stati Uniti, ma soprattutto perché non può negare l’appartenenza del suo Paese all’ambito giudaico-cristiano. Il presidente non ha infatti mai messo in discussione l’appoggio a Israele, che costituisce – insieme con il Vaticano – l’altro punto di riferimento spirituale dell’America. Gerusalemme e Roma rimangono le capitali la cui autorità – nell’ambito religioso – continua a essere riconosciuta. Se l’America può muovere guerra contro l’Europa, contando sulla propria autosufficienza energetica e alimentare, nel nostro continente si apre un vuoto di potere dalle conseguenze imprevedibili. L’Europa non può naturalmente gettarsi nelle braccia dell’Islam, della Russia o della Cina, in quanto perderebbe la propria stessa identità. Essa peraltro non dispone né delle risorse materiali, né degli strumenti politici che le permettano di difendersi. Le manca però soprattutto la volontà necessaria. Dopo la Seconda guerra mondiale, gli abitanti del nostro continente presero semplicemente atto – sia pure con soddisfazione – della volontà dell’America di farsi carico di questa necessità. Ora essi si trovano nella condizione di chi è rimasto improvvisamente orfano, o è stato abbandonato. Nel qual caso sopravvive soltanto chi ha già sviluppato una volontà propria, che a sua volta può esistere quando si è coscienti della propria identità. Quanti l’hanno definita in termini di dipendenza dall’America – i cosiddetti “oltranzisti atlantici” – sono improvvisamente ammutoliti. Tacciono, a maggior ragione, quanti devono la loro carriera agli americani, come è la signora Meloni, la quale si limita a dire che bisogna trattare sui dazi. Che cosa facciamo, però, se non riusciamo a convincere Trump ad abbassarli? Tra chi ha scelto di essere la “quinta colonna” dei nemici dell’Occidente, e dunque vede nella sua divisione l’occasione propizia per attendere l’arrivo dei musulmani, dei russi o dei cinesi, e chi viceversa crede soltanto nella dipendenza dallo Zio Sam, manca una terza opzione, che diviene oggi l’unica praticabile, ed è quella rappresentata dagli autentici patrioti europei, che non immaginano il continente come un’entità ostile agli altri grandi soggetti della politica internazionale, ma potrebbero cogliere l’occasione per rivendicarne l’indipendenza. È già successo altrove che i dominatori lasciassero all’improvviso un Paese fino a quel momento sottoposto a loro, e dunque in sostanza governato dall’esterno. A questo punto, i sudditi hanno dovuto provvedere a sé stessi. Certamente, la fase che si è aperta con i famosi “dazi al trenta per cento” sarà caratterizzata dalla confusione politica e dalle tentazioni autoritarie derivanti da una situazione sociale disastrosa, che tuttavia ci fornisce l’occasione per governarci come vogliamo, e soprattutto per riscoprire e affermare la nostra identità. Nei giorni scorsi, l’arcivescovo di Monaco di Baviera – che è un monaco benedettino – ha ricordato l’attualità della “Regola”, redatta dal fondatore nel V secolo, nel momento, cioè, in cui cadeva l’Impero romano ed iniziava il Medioevo. Questo documento si presta a molte e diverse chiavi di lettura. Se però lo consideriamo come una sorta di atto costitutivo dell’Europa, lo si deve al fatto che esso fornisce un metodo per governare la povertà, traendone certamente spunto per l’arricchimento spirituale, come anche per la solidarietà nella ripartizione delle risorse, che costituì allora, e può costituire oggi, il fondamento per una ricostruzione su nuove basi della società. Il papa rimane oggi l’unica autorità riconosciuta da tutto l’Occidente, ma soprattutto in grado di ispirare la costruzione dell’Europa unita. I burocrati di Bruxelles hanno fallito in questo compito, in quanto non si sono mai curati di definire l’identità del continente, credendo viceversa di poter costruire la sua unità contando soltanto sulla crescita economica. Costoro si trovano oggi completamente spiazzati, perché anche questo presunto fondamento è venuto a mancare. Non esiste però un soggetto politico in grado di corrispondere, nella sfera temporale, al disegno delineato e alla funzione assunta dal papa, che attende invano l’arrivo di un nuovo Carlo Magno, calato su Roma per ricevere l’incoronazione. Pio XII rimase l’unica autorità effettiva sopravvissuta nell’Italia del 1943. Pacelli non ne approfittò per ricostituire il potere temporale, limitandosi a influenzare fortemente gli indirizzi dello Stato nel dopoguerra. Oggi il papa si trova in una situazione analoga rispetto all’Europa. Il nostro continente non uscirà dalla sua crisi restaurando il Sacro Romano Impero, cioè attraverso la consacrazione dell’autorità civile. Occorre però sacralizzare la responsabilità che l’esercizio di questa autorità inevitabilmente comporta. Non si deve costituire né una teocrazia, né uno Stato confessionale, ma è inevitabile che la fede torni a ispirare l’esercizio del potere.

La scelta dei papi da parte della Chiesa cattolica – come anche, secondo alcuni, l’individuazione del momento in cui si rende matura e necessaria la successione sul soglio di Pietro – rivela sovente una capacità di prevedere il futuro. Da ciò deriva tanto un a…

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LETTERA APERTA A UN DIRIGENTE DEL PARTITO DEMOCRATICO DI IMPERIA

…re domandato per quale ragione i vostri Avvocati – così come quelli della fazione di Destra vostra occasionale alleata in una sorta di rinato “Partito Trasversale - essendo così sicuri del fatto loro, non hanno presentato il ricorso. Per trovare un Patrono – a…

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LETTERA APERTA A UN DIRIGENTE DEL PARTITO DEMOCRATICO DI IMPERIA

Caro amico, Mi giunge notizia che il tuo Partito, essendo stato prescritta dalla Schlein – ritenuta una ingrata dai dirigenti della Federazione poiché rompe le scatole dopo avere preso i voti – la celebrazione di nuove Primarie per scegliere il candidato a Sin…

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Due Dirigenti del Partito Democratico sono balzati contemporaneamente agli onori delle cronache: Nardella, dopo avere ospitato la Schlein, colto probabilmente da invidia, le ha rubato la scena.

Due Dirigenti del Partito Democratico sono balzati contemporaneamente agli onori delle cronache: Nardella, dopo avere ospitato la Schlein, colto probabilmente da invidia, le ha rubato la scena. Il Sindaco è riuscito in tale intento dimostrandosi rotto a tutte …

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Sulla Signora Schlein è uscito un articolo a firma di Maurizio Blondet, in cui si sostiene che la sua candidatura alla Segreteria del Partito Democratico sarebbe stata suggerita ai dirigenti italiani da parte di un settore dei Democratici americani, quello rappresentato dalla Deputata di Nuova York Alexandra Ocasio Cortez.

… Maurizio Blondet, in cui si sostiene che la sua candidatura alla Segreteria del Partito Democratico sarebbe stata suggerita ai dirigenti italiani da parte di un settore dei Democratici americani, quello rappresentato dalla Deputata di Nuova York Alexandra Oca…

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Il Nipotissimo Letta, intento a completare la sua solerte opera di distruzione – affidatagli dal Conte Zio - di quanto rimaneva della Sinistra italiana, ha detto che il Partito Democratico ha vinto le Elezioni Regionali.

…fidatagli dal Conte Zio - di quanto rimaneva della Sinistra italiana, ha detto che il Partito Democratico ha vinto le Elezioni Regionali. Tale asserzione ricorda quanto affermano gli autori delle cosiddette truffe alla americana, volgarmente denominate pacchi …

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Il gruppo di fedeli cattolici di New Orleans che per fare giungere fino al Papa il proprio appello per ottenere giustizia in un asserito caso di pedofilia del clero (l’ennesimo negli Stati Uniti) ha acquistato una pagina de “La Repubblica” risulta certamente bene informato sulle abitudini di Bergoglio, il quale consulta ogni giorno tale quotidiano, privilegiandolo nella “mazzetta” regolarmente recapitata a Santa Marta dalla segreteria personale.

Questi abitanti della Luisiana non hanno però evidentemente accesso ad Eugenio Scalfari, al quale avrebbero potuto affidare il loro messaggio, confidando sulla frequenza con cui il “fondatore” viene ricevuto dal Papa. Pare che le sue visite siano divenute semp…

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Il giovane frate, partito dalla nostra città dopo avervi esercitato il suo ministero nel clero secolare, è ora assegnato ad un convento che fa parte integrante di una prestigiosa università, cui presta non soltanto l’assistenza spirituale per docenti e discenti, ma anche il collegamento con l’ambito delle scienze religiose.

“Benedictus dilexit montes, Bernardos dilexit valles, Franciscus dilexit oppida, Dominicus dilexit urbes”. E le urbi, cioè le grandi città, erano sovente nel Medio Evo anche le sedi degli atenei: chi anche oggi le frequenta può acquisire la percezione dello “z…

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Pertinenza 28
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L’autunno si annuncia gravido non soltanto di pioggia, ma anche di crisi economica e sociale. Per non parlare del pericolo di guerra. Se dovessero riaccendersi le ostilità tra Israele e l’Iran, il blocco di Hormuz – scongiurato in occasione degli ultimi scontri – produrrebbe conseguenze disastrose su tutta l’Europa occidentale. La nave su cui l’Italia affronta questa congiuntura tempestosa è il Governo Meloni. Che – al pari di ogni regime basato su un’ideologia, anche se non espressamente adottata dallo Stato – tende inevitabilmente a discriminare tra chi vi aderisce e chi, viceversa, la rifiuta. Rimane, tra questi due schieramenti, la zona grigia costituita in particolare dagli imprenditori. I quali, pur non aderendovi espressamente, si astengono anche dal criticarla e dall’esprimere nei suoi confronti una aperta dissociazione. Restringendosi gli spazi in cui costoro si muovono – quando viene meno l’autentica libertà politica, quella economica risulta inevitabilmente inefficace – essi sono costretti a barcamenarsi per sopravvivere. Praticando la resilienza, ma nel contempo manifestando verso il Potere un omaggio formale. Che risulta necessario in quanto il Regime può ulteriormente restringere gli spazi disponibili per gli operatori economici. Quanto accade a livello nazionale trova puntuale riscontro nella nostra piccola realtà cittadina. Dove le imprese superstiti sono assoggettate a una grassazione che riduce in modo drammatico i loro margini di profitto. A tale condizione non è però possibile sottrarsi, se non si vuole chiudere definitivamente bottega. Un Governo che discrimina i cittadini in base alle rispettive convinzioni può naturalmente imporre loro una disciplina. Tanto più cogente quanto più la situazione evolve verso un’economia di guerra. Ciò che un simile potere non potrà tuttavia mai ottenere dai consociati è un’adesione che può risultare incondizionata solo in quanto sia spontanea. Basandosi su convinzioni profonde e condivise. Nel periodo tra il 1915 e il 1918 gli Italiani volevano tutti vincere la guerra, considerandola una causa nazionale. Non fu così durante il conflitto successivo, che venne viceversa percepito come la causa propria di una parte politica. Questo fu precisamente il risultato derivante dall’avere discriminato gli Italiani in base a un criterio ideologico. La Meloni e i suoi corifei sono incamminati su questa stessa strada. L’Opposizione ha certamente commesso degli errori, ma il processo di costruzione della democrazia – o meglio il tentativo di portare l’Italia in questa direzione – non è stato intrapreso a suo tempo contro qualcuno. Questo processo escludeva infatti soltanto chi rifiutava di prendervi parte. Oggi la discriminazione viene invece stabilita “a priori”. Il disastro cui Mussolini aveva condotto l’Italia rese indispensabile, a un certo punto, rovesciare le alleanze. Riportando l’Italia nel campo delle democrazie. Il Re d’Inghilterra, parlando dinanzi al nostro Parlamento, ha signorilmente evitato di ricordare come il Fascismo avesse predicato l’ostilità nei confronti del suo Paese, preferendo ricordare che gli Italiani non si erano lasciati convincere dalla propaganda sulla “Perfida Albione”, ed avessero anzi sentito spontaneamente la necessità di ristabilire una collaborazione e un’amicizia che affondavano le loro radici nel Risorgimento. Tutto ciò conduce inevitabilmente a una conclusione: non ci sono alternative alle alleanze nelle quali oggi il nostro Paese è inserito. L’Opposizione dovrebbe dunque compiere una scelta tanto difficile quanto inevitabile. Consistente nel distinguere tra il doveroso dissenso nei confronti dell’indirizzo autoritario dell’attuale Governo e – dall’altra parte – la necessità di mantenere l’Italia nel campo occidentale. Una volta dato alla sua causa il nostro contributo, verrà il momento di esigere il compenso dovuto per questa scelta. Nel frattempo, ricordiamo ai nostri Alleati come il loro rapporto con una forza politica che non nasconde la propria ispirazione e la propria vocazione autoritaria risulti in primo luogo spurio, una sorta di “mésalliance” che prima o poi rivelerà le contraddizioni su cui è fondata. Questo è il messaggio che noi abbiamo modestamente ma fermamente espresso agli amici di Nizza. Ben prima che le necessità della “realpolitik” inducessero il Sindaco–Presidente Estrosi a offrire al suo omologo, installato su questo lato del confine, il proprio riconoscimento “diplomatico”. O meglio politico, oltre che basato sulle ragioni economiche che abbiamo già avuto modo di illustrare. Chi però sta sbagliando è l’attuale dirigenza dell’Opposizione italiana. Ci sono state autorevolmente riferite le voci che circolano in merito ai finanziamenti giunti ai capi del Partito Democratico e a quelli del Movimento 5 Stelle da certi ambienti islamisti. Se queste voci risultassero fondate, ne saremmo molto rattristati, ma non certo stupiti. L’attuale Maggioranza ha ormai acquisito l’egemonia sui diversi soggetti sociali del nostro Paese. Si identificano infatti in essa non soltanto le varie rappresentanze del padronato imprenditoriale, ma anche molte di quelle espresse da altri ceti. Tanto per fare due esempi, il vecchio sindacato “Bianco”, che aveva un proprio radicamento nella classe operaia, nonché la Coldiretti, espressione dei piccoli imprenditori agrari, si annoverano ormai tra le organizzazioni di massa che incanalano il consenso verso il nuovo Regime. Esonerandolo dalla necessità di costituirle, come invece aveva dovuto fare Mussolini. Un discorso a parte riguarda la Chiesa. La Meloni concluderà con una prevedibile apoteosi l’adunanza annuale di Rimini dei Confessionalisti. Ai quali non si presenterà a mani vuote. Come il Duce poté offrire a Pio XI la trasformazione dello Stato laico in uno Stato sostanzialmente confessionale, così la Presidente del Consiglio potrà esibire non tanto l’abrogazione di alcune norme di legge – o l’introduzione di altre – quanto piuttosto i fatti compiuti che si stanno determinando nei campi dove chi si accinge ad ospitarla opera concretamente. Sostituendosi allo Stato e agli altri enti pubblici nella governance di due settori vitali, quali sono la Sanità e l’Istruzione. Che permettono sia di arricchirsi, sia di estendere la propria base, tanto tra gli utenti quanto tra gli operatori. Che infatti vengono assunti per chiamata diretta da parte di soggetti di diritto privato. Quanto il Concordato del 1929 dichiarava espressamente, e quello del 1984 aveva invece abrogato, si riafferma nella sostanza. Il problema che si pone davanti al nuovo Papa consiste dunque nel mantenere l’alterità – che non significa certamente ostilità, ma comporta necessariamente una distinzione – tra la Chiesa e lo Stato. O meglio tra la Chiesa e il Governo. Il che risulta difficile quando il Governo tende a costituirsi in Regime. È logico che una platea fanatizzata, la quale detesta chiunque le venga additato come “modernista”, o addirittura “comunista”, veda nella Meloni il proprio punto di riferimento. Questa gente stava a suo tempo nella Democrazia Cristiana, ma sempre considerando con sospetto la sua radice popolare – cioè sturziana – poiché scorgeva in essa per l’appunto una contaminazione “modernista”. La fine della Democrazia Cristiana non ha dunque indebolito questo settore, ma anzi ha finito per rafforzarlo, essendo stato eliminato il suo principale nemico interno al mondo cattolico. Rimini segna dunque la sua adesione alla Maggioranza, come avvenne nel 1924, quando la destra del Partito Popolare entrò nel “Listone” fascista. L’Opposizione, anziché affrontare questo pericolo, si dedica a sostenere Hamas. Ripetendo l’errore commesso dopo la Prima e poi dopo la Seconda guerra mondiale. Consistente nel riferirsi a modelli stranieri, appartenenti ad altre culture e ad altre realtà sociali, completamente diverse da quelle proprie dell’Italia e dell’Occidente. Il mito della Rivoluzione d’Ottobre, e poi quello dell’Armata Rossa che “marcia alla riscossa”, portarono per due volte allo stesso tragico errore: Perseverare diabolicum. Si può – anzi si deve – simpatizzare con la causa dell’emancipazione dei popoli. A parte il fatto che noi non riteniamo si debba annoverare Hamas tra quanti la perseguono, se non aveva senso proporre per l’Italia il modello sovietico, ancor meno ne ha proporre oggi quello islamista. Credendo di giustificarsi con l’asserzione secondo cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Con un risultato paradossale: il Partito Democratico neanche si accorge che i nostri reparti ospedalieri vengono dati in gestione – naturalmente senza licitazione – alle cooperative appartenenti alla “Società delle Opere”. Svuotando inoltre la Sanità pubblica dei medici comunisti che l’avevano invasa al tempo del dottor Castellano, e riempiendola invece di confessionalisti. Il che dovrebbe allarmare perfino chi – come certi dirigenti democratici nostrani – pensa solo alla carriera. Mentre però la Sanità viene privatizzata, l’unica preoccupazione dei capi della Sinistra consiste nel sostenere lo Stato Palestinese. Il bello è che il segretario della Federazione ci accusava a suo tempo di ignorare che “la Rivoluzione si fa nel proprio Paese”. A parte il fatto che costui preferiva farla a Belgrado, questo signore dovrebbe rivolgere la sua critica precisamente a chi gli è succeduto. Questi soggetti procedono nella direzione esattamente opposta rispetto a quella su cui cammina la Storia. La cosiddetta Sinistra dovrebbe competere con la Destra dimostrando di rappresentare meglio l’identità italiana, anzi le diverse identità regionali che vengono nuovamente soffocate dal centralismo. Se sapesse farlo, la Sinistra dimostrerebbe di avere assimilato la grande lezione di Gramsci, conquistando l’egemonia, anziché lasciarla – come sta avvenendo – alla parte politica opposta. La Schlein e Conte ritornano invece all’antico costume, consistente nel proporre i mai abbastanza vituperati modelli stranieri. Se il paradigma rappresentato da Stalin era semi-asiatico, quello di Hamas risulta ancora più lontano dalla nostra cultura. La sua proposta produce dunque l’effetto di allontanare la cosiddetta Sinistra non soltanto dalla possibilità di assumere la guida dello Stato, ma anche dalla capacità di rappresentare le aspirazioni della nostra gente. Come può la Schlein, che non sfila alla testa degli operai disoccupati, ma partecipa ai cortei degli omosessuali, andare d’accordo con chi li precipita dai grattacieli? È vero che anche l’affermazione dell’identità islamica confluisce nel processo di emancipazione dei popoli, ma proprio la necessità di contribuirvi dovrebbe indurci a valorizzare quanto esprime la cultura italiana. Che è certamente – almeno in parte – di matrice cristiana, ed anzi cattolica, ma ha saputo esprimere Manzoni, Rosmini e Gioberti. Cioè il cattolicesimo liberale. Nell’ambito della cosiddetta Sinistra, questa tradizione dovrebbe essere rappresentata dall’ex democristiano Renzi. Il quale apparteneva alla corrente di Fanfani. Ora, però, il “rottamatore” propone per l’Italia il modello dell’Arabia Saudita, che può attrarre soltanto chi è a libro paga del principe ereditario. La Boschi faccia attenzione: verrà reclusa in un “harem”, insieme con le altre concubine.

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