Ricerca interna

Risultati per “colonialismo”

La ricerca considera titolo, riassunto, testo e tag e distribuisce i risultati su più pagine.

82 risultati trovatiPagina 1 di 5
Scritto Pubblicato
Pertinenza 89
Archivio storico

Un argomento che la saggistica dovrebbe approfondire per spiegare in quale modo la Cina “comunista” stia realizzando il disegno, concepito da Lenin, di conquistare l’Europa passando per l’Africa, è quello riguardante le differenze tra il vecchio colonialismo europeo ed il nuovo colonialismo praticato dalla potenza emergente dell’Asia.

…mentari è destinata a soddisfare il fabbisogno crescente della popolazione cinese. Il colonialismo si basa sempre e comunque sulla sottrazione delle risorse dei paesi dominati, non certo per promuovere il loro sviluppo con quanto ricevono in cambio, bensì in f…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 89
Archivio storico

I fautori del colonialismo nelle Americhe sono soliti ricorrere ad una comparazione che in apparenza li esonera dall'accusa di essere dei razzisti.

…conservatori, protestano per le vie di Londra esibendo le loro decorazioni. In tutti questi casi, le genti dominate a suo tempo dal colonialismo hanno barattato la loro subordinazione con alcune prebende, più o meno retribuite, ma il loro ruolo è rimasto rigid…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 80
Archivio storico

Il Papa ha pronunziato a Marsiglia uno dei grandi discorsi del suo Pontificato, che si ricollega con quelli degli esordi: il primo fu a Lampedusa, dove Bergoglio compì il suo primo viaggio fuori dall’Urbe per rendere omaggio agli immigranti caduti, ed il secondo a Cagliari, dove esortò i Sardi, prime vittime del nostro colonialismo interno, a sollevarsi.

…ranti caduti, ed il secondo a Cagliari, dove esortò i Sardi, prime vittime del nostro colonialismo interno, a sollevarsi. Come avevano fatto i suoi compatrioti latinoamericani. Che chiamò, celebrando in San Pietro la festa della Madonna di Guadalupe, loro Patr…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 63
Archivio storico

Scrive la palestinese Mariam Barghouti sull'ultimo numero de "L'Espresso" che "il colonialismo strangola ogni parte della tua vita, e finisce con il seppellirti". Il lirismo della espressione non riesce a nascondere l'anacronismo politico. Qualsiasi cosa si pensi del conflitto nel Medio Oriente, risulta comunque chiaro che il colonialismo non c'entra assolutamente per nulla. Questa epoca della storia è infatti ormai definitivamente conclusa, e nessuno - neanche nei nostri Paesi dell'Europa occidentale, che in passato avevano dominato il resto del mondo - nutre alcun rimpianto per quel tempo.

Scrive la palestinese Mariam Barghouti sull'ultimo numero de "L'Espresso" che "il colonialismo strangola ogni parte della tua vita, e finisce con il seppellirti". Il lirismo della espressione non riesce a nascondere l'anacronismo politico. Qualsiasi cosa si pe…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 54
Archivio storico

La “Giornata Mondiale della Gioventù” si è conclusa offrendo un’ulteriore dimostrazione dell’influenza della Chiesa. Che non si manifesta, peraltro, solamente con la capacità di riunire centinaia di migliaia di persone intorno al Papa, potendo contare anche sull’espressione di una propria cultura, nonché sul prestigio di tanti vescovi e sacerdoti. Per non parlare del fatto che la Santa Sede dispone – a differenza di altre confessioni religiose – di una propria diplomazia, essendo munita di personalità giuridica di diritto internazionale. Ciò le consente di disporre di informazioni di prima mano sulla realtà di tanti Paesi. Rimane tuttavia un problema: come impiegare tutta questa forza e tutta questa influenza. Qui le possibilità variano a seconda delle situazioni. L’anteriore Pontefice aveva costituito, in seno al Sacro Collegio dei Cardinali, un’apparente amplissima maggioranza composta da “terzomondisti”. Al momento di scegliere il nuovo Papa, la gran parte di questi porporati ha dovuto però tenere conto della propria situazione economica. Che si può riassumere brutalmente in questi termini: praticamente tutte le Chiese extraeuropee dipendono dall’Occidente. L’aiuto di cui esse hanno necessità per proseguire non soltanto la propria azione di assistenza, ma anche la normale vita religiosa, proviene infatti dall’Europa e dall’America settentrionale. Lo prova il fatto che le spese necessarie per la riuscita del grande raduno di Tor Vergata sono state sostenute dal governo italiano. La Meloni non ha perso l’occasione per far valere tale contributo. Invece di congratularsi con il Papa per il consenso di cui Prevost ha indubbiamente manifestato di godere, la Presidente del Consiglio si è compiaciuta per il perfetto funzionamento di una gigantesca ed efficiente macchina organizzativa predisposta e gestita dalle autorità dello Stato. Gli svenimenti a catena hanno messo in luce i suoi aspetti sanitari, evitando che un collasso facesse schiattare qualche partecipante. Si ripete – sia pure “mutatis mutandis” – la situazione successiva al 1929. Anche allora venne celebrato un Giubileo, quello della “Redenzione” del 1933. In tale circostanza, il Tribunale Speciale erogò l’unica condanna a carico di oppositori cattolici del regime. Piero Malvestiti – futuro dirigente della Democrazia Cristiana – ed alcuni suoi compagni, componenti il cosiddetto “Movimento Neoguelfo”, vennero processati per avere distribuito ai pellegrini dei volantini critici nei confronti di Mussolini. La denominazione di questo sparuto gruppo di animosi, facendo riferimento per l’appunto ai Guelfi, rivelava che la Chiesa – ridottasi a costituire uno dei tanti movimenti di massa creati per promuovere e incanalare il consenso – vedeva affermarsi precisamente l’ideale dei Ghibellini, i quali volevano il potere spirituale subordinato a quello dello Stato. Non è un caso che sia stata pubblicata, in contemporanea con l’evento di Tor Vergata, un’intervista del cardinale Ruini, il quale invita bruscamente i figli di Berlusconi – in realtà solo Pier Silvio manifesta delle velleità politiche, mentre Marina si occupa più sagacemente delle aziende di famiglia – a “non disturbare il manovratore”, cioè la Meloni, di cui il cardinale rileva che non è cattolica. Mussolini, da parte sua, non rinnegò mai il proprio ateismo, mentre la Signora della Garbatella è neopagana. Come Tolkien, cui deve la propria formazione ideologica. Ruini rileva però che la Meloni ha delegato la propria azione politica, nel campo dei rapporti con la Chiesa, a Mantovano, il quale è viceversa un cattolico praticante, che ha avuto in precedenza occasione di collaborare direttamente con la Santa Sede. I giovani venuti a Roma dal “Terzo Mondo” scontano la stessa situazione in cui si trovano i loro pastori, che in alcuni casi – soprattutto in ambito islamico, ma non solo – è di aperta persecuzione. Per cui le comunità cristiane devono non soltanto fare appello alla generosità dell’Occidente per sopperire alle proprie necessità materiali, ma anche per richiedere un minimo di protezione. Che a volte, però, viene inopinatamente lesinata. Mentre i cardinali Pizzaballa e Parolin si indignano per la morte di tre correligionari, bombardati nella chiesa di Gaza da Israele, non fiattano quando quaranta credenti del Congo vengono sterminati – in questo caso deliberatamente – dai musulmani “estremisti”. Non si vede, peraltro, nessuna mobilitazione in favore di chi sconta la colpa ontologica di essere cristiano. L’Occidente laico odia se stesso e ritiene che le colpe del colonialismo debbano essere pagate non già dai discendenti di chi ne trasse beneficio, bensì da chi è stato abbandonato “in partibus infidelium”, che dunque sopravvive solamente quando è in grado di difendersi da sé. Come fa Israele. Anche se ciò dispiace ad alcuni cardinali e anche a molti laici. Non si ripete quel moto di solidarietà che accompagnò l’azione di Giovanni Paolo II volta a liberare l’Europa orientale dal comunismo. Anche se va rilevato come “Comunione e Liberazione” sfruttasse in realtà la situazione della Polonia in funzione del proprio ruolo nella politica interna italiana. Le alte sfere ecclesiastiche sapevano benissimo che la caduta del comunismo avrebbe determinato anche la fine della Democrazia Cristiana. Esse dunque predisponevano nuovi strumenti per esercitare la propria influenza sulla vita pubblica italiana. Il movimento di Formigoni, costituendosi come una sorta di “Chiesa nella Chiesa”, ma anche di “partito nel partito”, si preparava a confluire nei nuovi soggetti politici destinati a rappresentare la destra. Per giunta, persone come Ruini non nascondevano la propria diffidenza nei confronti del partito fondato da De Gasperi, di cui denunciavano continuamente le “contaminazioni moderniste”. La sua soppressione non venne dunque considerata come un fatto positivo in quanto eliminava un focolaio di corruzione, bensì perché toglieva di mezzo uno strumento usato dalle correnti cattoliche liberali per esprimersi, sia pure in posizione minoritaria. Si ripeté dunque quanto era successo per il Partito Popolare, la cui componente di destra confluì nel “Listone” fin dal 1924. La parte antifascista fu messa invece a tacere, in vista della “Conciliazione”. Mussolini avrebbe potuto commentare – parafrasando Enrico IV – che “Roma vale bene una messa”. Se i cattolici del Terzo Mondo sono abbandonati a se stessi, vedendosi offrire tutt’al più qualche buona parola, ovvero un posto di lavoro come “vigilantes” in Vaticano, quale sorte attende quelli dell’Occidente? La difesa della sua identità è affidata ai soggetti politici secolari, i quali incassano – e naturalmente gradiscono – l’appoggio di una parte rilevante della gerarchia. L’essere però priva di un proprio “braccio secolare” pone inevitabilmente la Chiesa in una condizione di dipendenza da chi si erge a difensore dell’identità cristiana, laddove essa può ancora contare – se non su un sostegno diretto delle masse, precluso dalla cosiddetta “secolarizzazione” – quanto meno sull’appoggio dei governi. Non importa dunque se essi sono guidati da “Atei Devoti”, ovvero da neopagani. L’importante è che questo connubio tuteli l’interesse immediato di entrambe le parti. Quando Berlusconi bestemmiò pubblicamente in diretta televisiva, un monsignore disse che la sua espressione doveva essere “contestualizzata”. Quanto alla “sinistra”, ben le si attaglia il motto “Qui gladio perit gladio ferit”. Monsignor Castellano sostenne attivamente l’elezione di sua nipote, ottenendo in cambio la remissione dei propri debiti da parte del Monte dei Paschi. Ora monsignor Ruini rileva che la Meloni non è cristiana, ma la Presidente del Consiglio si accinge a introdurre un emendamento alla Costituzione che – come abbiamo già rilevato – riconosce alla Santa Sede un “droit de regard” su Roma, oltre, naturalmente, a sostenere le spese del Giubileo. Il vecchio Ruini è dunque pronto a scendere nuovamente in campo in suo favore, le campagne elettorali essendo la specialità del quasi centenario prelato di Carpi, di cui ricordiamo la plateale rottura dell’amicizia con Romano Prodi e con la sua compianta consorte, rei entrambi di essersi opposti a Berlusconi. A Sua Santità vorremmo ricordare come la nostra sia un’identità molto complessa, in cui entra tanto De Maistre quanto Gioberti, Rosmini e Manzoni; confluisce tanto il Sillabo come il cattolicesimo sociale. L’Europa carolingia compone anche quell’area della teologia “renana” che si espresse nel Concilio. Bergoglio diceva di considerare “I promessi sposi” come uno dei propri testi preferiti. Non a caso, l’anteriore Pontefice riabilitò pienamente noi cattolici liberali, che ora si accingono a una nuova “traversata del deserto”. Nella prospettiva di una guerra, è logico che la Chiesa si ripieghi a difesa di se stessa, ma essa dovrebbe – a nostro modesto avviso – pensare, come sempre, non soltanto al domani, bensì anche al dopodomani.

…i musulmani “estremisti”. Non si vede, peraltro, nessuna mobilitazione in favore di chi sconta la colpa ontologica di essere cristiano. L’Occidente laico odia se stesso e ritiene che le colpe del colonialismo debbano essere pagate non già dai discendenti di ch…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 54
Archivio storico

Nel 1967, la guerra detta "dei sei giorni" coincise con la mobilitazione della sinistra occidentale - non soltanto comunista - per la causa del Vietnam. Il conflitto nel Medio Oriente si collacava in un contesto politico e culturale completamente diverso: non si trattava infatti di un episodio della lotta di liberazione dal colonialismo, bensì del momento culminante dello scontro tra due opposti nazionalismi, quello arabo e quello ebraico. Non a caso l'uomo che aveva mobilitato le masse - non soltanto egiziane - era Nasser, cioè il personaggio che del nazionalismo arabo riassumeva in sè tutte le caratteristiche. Nella sua figura confluivano infatti l'ostilità nei confronti dell'Occidente, insieme con una vaga aspirazione al socialismo: ambedue queste tendenze contribuivano ad orientare la sua politica estera verso l'alleanza con l'Unione Sovietica.

…letamente diverso: non si trattava infatti di un episodio della lotta di liberazione dal colonialismo, bensì del momento culminante dello scontro tra due opposti nazionalismi, quello arabo e quello ebraico. Non a caso l'uomo che aveva mobilitato le masse - non…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 28
Archivio storico

I resoconti dedicati alle Ghiurnate di Corte permettono di fare il punto tanto sul dibattito tra gli indipendentisti corsi quanto sulla discussione che si svolge tra costoro ed i movimenti dediti alla stessa causa in Europa Occidentale e nel mondo.

…l mondo. Negli altri Continenti, essi agiscono contro le ultime sopravvivenze del Colonialismo, ed il rilievo dato loro in Corsica è dovuto essenzialmente al fatto di avere lo stesso nemico, cioè lo Stato francese. Vorremmo sottolineare piuttosto, restringendo…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 11
Archivio storico

Haiti ha un rapporto concorrenziale con il nostro Paese di adozione, il Nicaragua, che è colpito dalla sfortuna di essere ultimo in tutte le statistiche ed in tutti gli indici redatti per misurare la povertà dell'America Latina. La repubblica caraibica lo supera infatti ampiamente nella misura della disperazione. Per cui i nicaraguensi si consolano inventando barzellette sugli haitiani, come quella che li dipinge come incapaci di usare i cessi. In realtà, questa nazione fu il primo Stato indipendente popolato da genti di origine africana, e precedette nella emancipazione dal dominio europeo tutte le repubbliche dell'America Latina.

…i anche se i rapiti sono scelti di preferenza tra i religiosi. Si sta manifestando in America Latina una repulsione nei confronti del cristianesimo, ritenuto una eredità del colonialismo. Se negli Stati Uniti si abbattono le statue degli schiavisti, a sud del …

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 11
Archivio storico

Il fatto è avvenuto da molto tempo, quando è prevalsa la logica della spartizione territoriale, che porta inevitabilmente con sé la pulizia etnica: l’avere consegnato la Siria al suo regime alawita non poteva produrre un esito diverso dalla fuga di più di tre milioni di Sunniti verso la Turchia, più un altro milione che è riuscito fortunosamente a risalire la cosiddetta “rotta dei Balcani” fino ad approdare in Germania.

…a Sétif, in Algeria, per ricordare alla Autorità di Parigi il loro contributo alla Vittoria. L’esercito sterminò i partecipanti. La storia, però, aveva già emesso un verdetto irrevocabile di condanna del Colonialismo, e nel giro di pochi anni le bandiere dell’…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 11
Archivio storico

Due atti di violenza hanno funestato la nostra vita, in coincidenza temporale casuale – ma non per questo priva di significato – tra l’uno e l’altro.

Due atti di violenza hanno funestato la nostra vita, in coincidenza temporale casuale – ma non per questo priva di significato – tra l’uno e l’altro. Mentre un fanatico nazista tentava in Germania di proseguire l’Olocausto compiendo una strage in una Sinagoga …

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 9
Archivio storico

Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preoccupato dalle tentazioni “revansciste” che covavano negli ambienti nazionalisti di Parigi, decise di lanciare la nazione rivale alla conquista dell’Africa. Costituendo un impero coloniale, la Francia avrebbe appagato le proprie ambizioni e compensato le proprie frustrazioni, allontanando così il pericolo di un nuovo conflitto in Europa. Fu così che le autorità della “Terza Repubblica” concepirono il progetto di saldare da est a ovest i loro domini, collegando Gibuti con l’Africa Occidentale Francese. L’Inghilterra, che già controllava l’Egitto e il Sudan, voleva a sua volta stabilire una continuità territoriale che andasse dal settentrione al meridione, essendo già in possesso del Sudafrica. Avvenne così che gli “Spahis” ingaggiarono una scaramuccia con i Lancieri del Bengala. Salvo gli ufficiali – uno dei quali era addirittura un russo, distaccato presso l’esercito francese – si trattava di soldati extraeuropei. L’unico francese autentico coinvolto nel fatto d’armi, tale capitano Marchand, fu considerato un eroe nazionale. L’impatto sull’opinione pubblica risultò enorme, e la stampa di Parigi, inneggiando ai propri soldati, scatenò un’azione di propaganda bellicista contro la Gran Bretagna. Sei anni dopo, rovesciando tale tendenza, francesi e inglesi stipularono la cosiddetta “Entente Cordiale”. Ricordiamo che l’alleanza che avrebbe combattuto dal 1914 al 1918 venne per l’appunto denominata “Intesa”. Le autorità di Parigi, smaltita la sbornia nazionalista, avevano fatto i loro conti: In primo luogo, la Francia si trovava in condizioni di inferiorità rispetto alla potenza d’oltremanica. In secondo luogo, il contenzioso più importante non riguardava i territori africani, bensì quelli europei. Fedele alla consegna espressa da Léon Gambetta riguardo alla Lorena – “Pensiamoci sempre, non parliamone mai” – la Francia cercava la “revanche” e non rinunciava a riportare il confine sul Reno. Soltanto con l’aiuto dell’Inghilterra questo obiettivo sarebbe risultato possibile, a causa della superiorità territoriale, demografica e industriale dell’Impero tedesco. La possibilità che l’Inghilterra potesse varcare la Manica era determinata dal timore – alimentato costantemente da Londra – dell’esistenza di una potenza egemone sul continente. La Prima guerra mondiale fu dunque decisa nel 1904. Gli anni successivi trascorsero nell’attesa del “casus belli”, caratterizzati da un riarmo frenetico che incrementò l’industria e produsse l’effimero benessere proprio della “Belle Époque”. È facile scorgere le analogie con quanto avvenuto tra il momento in cui Trump ha innalzato i dazi imposti all’Europa e la giornata di ieri, in cui l’Unione si è inchinata all’America in cambio di una “diminuzione dell’aumento”, ma soprattutto impegnandosi, quale contropartita, sia a investire oltre Atlantico, sia – soprattutto – a rinunciare allo sviluppo di una propria industria militare. Le armi verranno naturalmente prodotte, ma negli Stati Uniti, che ce ne imporranno il prezzo. Perché il Vecchio Continente, senza che l’annuncio dell’aumento dei dazi abbia causato una pur effimera ondata di avversione all’America – fummo gli unici, “sans vouloir nous flatter”, a rilevarne la mancanza – si è inchinato alla volontà del “Tycoon”? Come la Francia dell’inizio del XX secolo temeva la Germania e manteneva un contenzioso aperto con Berlino, così l’Unione Europea di oggi ha paura di due nemici: la Russia e l’Islam, di cui il Vecchio Continente sente il fiato sul collo. Non è casuale che, in contemporanea con l’accordo raggiunto in Scozia – dove Trump ha fatto comunque attendere la von der Leyen la fine della sua partita di golf – Israele abbia permesso l’ingresso del cibo a Gaza, ponendo fine alle lamentele umanitarie degli europei. A Netanyahu non interessa far morire di fame i palestinesi, ma piuttosto il controllo territoriale. Quanto alle armi, non essendo prodotte in Europa, potranno essere usate solo nelle guerre autorizzate – o decise – dall’America. Trump ha ricordato come gli F-35 possano perfino venire disattivati a distanza da chi li ha prodotti. La Meloni si rafforza, non avendo neanche partecipato alle pur flebili proteste per l’aumento dei dazi ed essendosi viceversa schierata fin dal principio sulla linea del negoziato, che in sostanza significa una resa dell’Europa alle pretese di Trump. Un’ultima annotazione riguarda i movimenti regionali autonomisti o indipendentisti dell’Europa occidentale. Abbiamo commentato ampiamente come l’edizione di quest’anno delle “Ghjurnate” di Corte segni una rottura definitiva tanto nell’ambito del nazionalismo corso, catalano e basco quanto tra i soggetti radicali di queste regioni e altre realtà ugualmente importanti. A quanto risulta dal programma, mancheranno in questa edizione i rappresentanti di Scozia, Fiandra e soprattutto Irlanda, schierati unanimemente sulla linea del negoziato con le autorità dei rispettivi Stati “nazionali”. Questa frattura rivela innanzitutto che la guerra – pur non risultando imminente – viene ormai considerata inevitabile. Di conseguenza, ciascuno sceglie da che parte stare. C’è chi decide – come abbiamo già rilevato – in base alla logica per cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”, il che porta però talvolta a un errore fatale: schierarsi dalla parte sbagliata. Se dunque risulta sempre necessario valutare attentamente il rapporto di forze tra le parti in conflitto, occorre anche calcolare quello che si instaura con i propri alleati. Un’ipotetica islamizzazione dell’Europa occidentale cancellerebbe completamente quel contesto politico, culturale e giuridico in cui le rivendicazioni autonomistiche – come quella dell’autodeterminazione – possono trovare compimento. Lo stesso vale per la visione “grande russa” che ispira la strategia di Putin. Dugin ha messo in chiaro come il contenzioso con l’Occidente non sia solo né tanto di carattere territoriale. L’ideologo del Cremlino, ispiratore del Presidente e soprattutto del Patriarca, ha chiarito che la Russia rigetta tutto lo sviluppo del pensiero occidentale a partire dal Tomismo, passando per la Riforma protestante, giungendo all’Illuminismo e infine alle nostre attuali scuole politiche. Occorre anche considerare come, al di fuori dell’Occidente, nessuna reale autonomia sia goduta dalle minoranze etniche o religiose, che si trovano di conseguenza nell’alternativa tra insorgere per conquistare l’indipendenza “manu militari” oppure subire la “pulizia etnica”. Solo in Occidente, in un contesto di pieno sviluppo della democrazia rappresentativa, risulta praticabile l’opzione della effettiva autonomia. Questa non soddisfa gli indipendentisti, ma rimane l’unica praticabile nell’attuale contesto internazionale. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, alcuni leader nazionalisti – Chandra Bose in India e Jabotinsky nel futuro Stato di Israele – proposero di allearsi rispettivamente con il Giappone e con la Germania contro l’Inghilterra. Gandhi e Ben Gurion – pur mantenendo aperto il contenzioso con la potenza coloniale dominante – proposero invece la scelta opposta. Il Giappone militarista e la Germania nazista erano entrambi avversi alla causa dell’autodeterminazione dei popoli, ma soprattutto destinati a perdere. La storia diede ragione a chi non ragionava in base al presupposto che necessariamente “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Per questo dissentiamo dalle scelte compiute da “Corsica Nazione”, tanto più avendo constatato come il terrorismo praticato a lungo in Irlanda e nel Paese Basco abbia danneggiato – e non certo aiutato – il progresso dell’autonomia, che rimane anche per noi l’unica meta attualmente praticabile. Nella prospettiva delle restrizioni che verranno imposte ai diritti civili, il rispetto delle identità minoritarie rimane una base acquisita e intangibile su cui si potrà riprendere a costruire nel futuro.

Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preo…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 9
Archivio storico

In morte di Jacques Chirac, i giornali italiani hanno commesso – commemorando la figura dello statista francese – un curioso errore.

L’ex Presidente della “Quinta Repubblica” è stato infatti indicato come l’ispiratore della cosiddetta “Costituzione dell’Unione Europea”, cioè del Trattato che regola l’attività di questa Organizzazione Internazionale. Con ciò, la stessa definizione di tale do…

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 2
Archivio storico

Golfo Persico, Oriente e Occidente: crisi globale e politica locale

…ne del dominio musulmano, dopo il quale sarebbero venuti due secoli di decadenza. Quelli cioè corrispondenti all’espansione del colonialismo europeo. Poi ci sarebbe stata una nuova fase di espansione. Si può credere o meno a tali predizioni, ma è indubbio che …

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 2
Archivio storico

Guerra in Medio Oriente, autodeterminazione e nuovi equilibri globali

…anto, soprattutto, per motivare le rispettive popolazioni. Molti dei capi che hanno condotto all’indipendenza i Paesi già sottoposti al colonialismo avevano una radice marxista, o quanto meno si ispiravano genericamente al socialismo. Tali ideali si sono però …

Apri l’articolo
Scritto Pubblicato
Pertinenza 2
Archivio storico

Ucraina e negoziati di pace: precedenti storici e rapporti di forza

… il Nord ed il Sud del mondo, anche se in questo caso esso viene combattuto – in termini geografici – tra l’Est e l’Ovest. La Russia – esclusa dal «salotto buono» dell’Occidente – ha finito per ritrovare la propria collocazione nell’ambito dei soggetti già dom…

Apri l’articolo