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Risultati per “Benedetto XVI”

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Alain Finkielkraut, intervistato lunedì scorso da “La Stampa” di Torino, afferma testualmente: “Sono sbalordito dalle posizioni del Pontefice, che non si preoccupa dell’Europa e in nome dell’ospitalità incondizionata approva la scomparsa programmata della civilizzazione europea. Fa esattamente il contrario dei suoi predecessori: Giovanni Paoli II e Benedetto XVI. Non ha mai condannato come si deve l’invasione dell’Ucraina e non ha mai nemmeno voluto prendere in considerazione la realtà della violenza islamista. Per me Papa Francesco è ormai totalmente screditato e rappresenta una catastrofe per la Chiesa e per l’Europa”

…zzazione europea. Fa esattamente il contrario dei suoi predecessori: Giovanni Paoli II e Benedetto XVI. Non ha mai condannato come si deve l’invasione dell’Ucraina e non ha mai nemmeno voluto prendere in considerazione la realtà della violenza islamista. Per m…

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Quando il Papa Benedetto XVI si recò a visitare la comunità israelitica di Roma presso il suo “Tempio Maggiore”, rimanemmo impressionati dalla insistenza con cui il Rabbino Capo, dottor Riccardo Samuele Disegni, si riferì al silenzio osservato allorché, nell’ottobre del 1943 venne compiuto dai nazisti il rastrellamento nel ghetto, cui fece seguito la deportazione e lo sterminio di buona parte della comunità ebraica.

rimanemmo impressionati dalla insistenza con cui il Rabbino Capo, dottor Riccardo Samuele Disegni, si riferì al silenzio osservato allorché, nell’ottobre del 1943 venne compiuto dai nazisti il rastrellamento nel ghetto, cui fece seguito la deportazione e lo st…

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Le città capitali godono spesso di uno “status” giuridico particolare, giustificato in alcuni casi con la necessità di garantire l’imparzialità dell’Amministrazione pubblica centrale e, in altri, con la preoccupazione – da parte del Governo – di temperare gli effetti causati da tensioni politiche e sociali. A ben vedere, le finalità perseguite con l’introduzione di queste norme eccezionali sono fondamentalmente le stesse in entrambi i casi. Mentre le federazioni percepiscono la necessità di far svolgere pacatamente il confronto tra i vari soggetti che le compongono in un luogo a ciò destinato, gli Stati unitari – avendo per loro natura un indirizzo centralistico – tendono a rafforzare il proprio controllo su quel punto del territorio nazionale in cui hanno sede le loro istituzioni. Fino a pochi decenni fa, Parigi non aveva un sindaco. Le funzioni amministrative riguardanti il “Dipartimento della Senna”, il cui territorio coincide con quello della capitale – anche se la conurbazione della “Grande Parigi” si è in seguito estesa fino a comprendere tutti i dipartimenti limitrofi – erano svolte dalla “Prefettura della Città” e dalla “Prefettura di Polizia”. L’anomalia, in base alla quale i parigini non eleggevano il proprio sindaco – lesiva, in linea di principio, del principio di uguaglianza – veniva in parte compensata dal carattere elettivo dei sindaci dei vari circondari (in francese, arrondissements) in cui la città era suddivisa. Questi presentano – a prescindere dal loro “status” amministrativo – caratteristiche molto spiccate, comparabili con quelle delle varie regioni. Tra il Sedicesimo Circondario, abitato dall’alta borghesia, e Ménilmontant, zona tipicamente proletaria, tra Batignolles e il Quartiere Latino, c’era la stessa differenza che esiste tra Belluno e Palermo, o tra Cuneo e Macerata. Quando due parigini si incontrano altrove, si domandano infatti di quale quartiere siano originari. Ora Parigi ha un sindaco, le cui competenze sono state in parte sottratte a quelle dei due prefetti. Questi comunque esistono ancora ed esercitano le funzioni loro attribuite in tutta la Francia. Anche le amministrazioni dei circondari sono sopravvissute alla riforma, per cui ciascun abitante ha due sindaci, uno dei quali sopravvive come una sorta di presidente del consiglio di zona. Gli abitanti di Washington, cioè del Distretto Federale, posto tra il Maryland e la Virginia, fino a qualche anno fa non votavano per il presidente né mandavano propri rappresentanti al Congresso. La stessa amministrazione della città era esercitata dal Governo federale. Permane, di tale condizione, l’assenza del governatore e di un proprio parlamento, di cui è dotato ciascuno degli Stati dell’Unione. Ora il Governo propone alle Camere un emendamento della Costituzione che istituisce un nuovo ente pubblico territoriale. La Repubblica, in base alla Costituzione, si riparte in regioni (alcune delle quali a statuto speciale, altre a statuto ordinario), province e comuni. In realtà, anche alle province di Bolzano e di Trento è attribuito uno “status” giuridico diverso dalle altre, in quanto possono emanare leggi, dette appunto “provinciali”. Il nuovo ente locale sarà “Roma Capitale”. Tale pomposa definizione – retaggio dell’antica grandezza, alla pari dello stemma con la lupa, Romolo e Remo, coronato dal motto S.P.Q.R. (Senatus Populusque Romanus), un tempo posto sulle fiancate degli autobus – era stata escogitata dal sindaco Alemanno. Poco dopo, per una sorta di contrappasso, era scoppiato lo scandalo detto di “Roma Criminale”. Già Mussolini aveva giocato con le parole per appagare il senso di grandezza proprio dei Quiriti: se le altre città avevano un podestà, Roma era governata da un “senatore”. Il Consiglio comunale si riunisce tuttora nella Sala “Giulio Cesare”, in cui campeggia la statua del fondatore dell’Impero, adornata dalle bandiere dei rioni storici. Il Campidoglio è, peraltro, il colle dei Romani, mentre tradizionalmente il Quirinale appartiene allo Stato e il Vaticano alla Chiesa. Sul piano pratico, il sindaco di Roma è un privilegiato tra gli oltre ottomila colleghi sparsi dall’Alpe al Lilibeo. Costui, infatti, ripiana il deficit di bilancio con le “leggi speciali”, cioè con particolari elargizioni attribuite in origine all’Urbe per fronteggiare le spese di rappresentanza, dovute a loro volta alla presenza delle massime istituzioni. In realtà, sul Campidoglio è invalso l’uso di praticare la “allegra finanza”, contando sul soccorso del Ministero di via Venti Settembre. Ora la Meloni ricorre a un emendamento costituzionale per costituire l’ente locale chiamato, per l’appunto, “Roma Capitale”, non solo e non tanto perché la legge suprema non lo prevedeva, quanto anche perché le sue competenze sono equiparabili a quelle attribuite alle regioni a statuto speciale. Queste vengono emanate dallo Stato in quanto le loro attribuzioni legislative e amministrative risultano più ampie di quelle proprie delle regioni a statuto ordinario. Ciò è dovuto, però, in almeno due casi – la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige/Südtirol – a un altro motivo: la concessione di una particolare autonomia riflette gli impegni assunti dall’Italia in base ad atti di diritto internazionale (per la Valle d’Aosta il trattato di pace con la Francia, e per il Trentino-Alto Adige/Südtirol il Patto De Gasperi-Gruber e il successivo cosiddetto “Pacchetto”). Roma, però, è posta nel centro dell’Italia. Per capire la ratio della nuova norma, occorre riferirsi a un aneddoto e a un precedente. Il presidente Ciampi offriva i pranzi di gala riservati ai capi di Stato ospiti nel cosiddetto “Torrino” del Quirinale, su cui sventola la bandiera italiana quando il presidente è in sede. Al levar delle mense, Ciampi portava gli ospiti al balcone, da cui si gode il miglior panorama di Roma. Indicando la cupola di San Pietro, diceva loro che da nessuna delle rispettive sedi di rappresentanza si vedeva la capitale di uno Stato estero. Tale circostanza rendeva molto difficile il suo compito. La controparte, peraltro, non sempre si prestava ad alleviarlo. Anni or sono, monsignor Gaenswein, all’epoca segretario di Benedetto XVI, pubblicò con molta evidenza un articolo su Avvenire, nel quale – esprimendosi formalmente a titolo personale (l’alto prelato è un illustre studioso di diritto e, in quel tempo, teneva cattedra alla Urbaniana) – proponeva l’istituzione di una sovranità condivisa su Roma tra Santa Sede e Repubblica Italiana, elencando le materie che, a suo avviso, si potevano attribuire anche alla competenza del Papa. Noi rispondemmo – inviandogli il nostro testo, che tuttavia non venne riscontrato – osservando come la realizzazione di quanto da lui auspicato comportasse una riforma costituzionale. Quella proposta dalla Meloni non contiene traccia dell’istituzione di una sovranità condivisa con la Santa Sede. Neanche lo statuto del Trentino-Alto Adige/Südtirol fa cenno a una sovranità condivisa con l’Austria: quella dell’Italia non viene dunque formalmente intaccata. Quid juris, però, se nel regolare, per esempio, i beni culturali – cioè i luoghi santi non assegnati già alla Santa Sede dai Patti Lateranensi – si dovrà tener conto di quanto pattuito con il Vaticano? La domanda è lecita, non già in quanto si ravvisi da parte ecclesiastica una particolare tendenza all’ingerenza negli affari italiani – e più specificamente romani – quanto perché la Meloni, più ancora del Papa, ha tutto l’interesse a riservarsi un ambito territoriale munito di uno “status” particolare, in vista delle tensioni che possono manifestarsi tra le varie parti del Paese. Appoggiarsi al Pontefice e soddisfare l’ambizione del Vaticano a restaurare, per quanto possibile, lo status quo ante il 20 settembre configura una mossa tanto astuta quanto spregiudicata. Il “Bassotto”, da parte sua, disegna una particolare condizione di sostanziale extraterritorialità per Oneglia, connessa con la sua vocazione al turismo internazionale di lusso. Gli sceicchi, sbarcando dai loro panfili transoceanici, verranno così protetti da ogni possibile fastidio, tanto derivante dai traffici portuali inquinanti quanto dall’esercizio dell’autorità dello Stato centrale. Più che ad Acapulco, l’uomo sembra ispirarsi al Principato di Monaco, che infatti manda i “cabinati” dei “morti di fame” ad attraccare a Ventimiglia. Il Principe di Monaco è l’ultimo sovrano assoluto in Europa, e il “Bassotto” non fa mistero di volerlo imitare. Di questo passo, la cariocinesi dello Stato può finire per assecondare le sue ambizioni. Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo attende già gli emiri nel suo locale, che dovrà però essere attrezzato per preparare i suoi piatti secondo le regole dell’Islam. Nelle rare circostanze in cui abbiamo soggiornato in grandi hotel, abbiamo notato la scritta: “In questo albergo si serve cibo kosher, certificato dal rabbino del luogo”. Il nostro amico Osvaldo scriverà a sua volta: “In questo ristorante si serve cibo halal, controllato dall’imam Mohammed Bensa”.

…elle rispettive sedi di rappresentanza si vedeva la capitale di uno Stato estero. Tale circostanza rendeva molto difficile il suo compito. La controparte, peraltro, non sempre si prestava ad alleviarlo. Anni or sono, monsignor Gaenswein, all’epoca segretario d…

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Papa, Libertà Accademica e Intelligenza Artificiale: il caso Sapienza

…munismo promosse una protesta contro la “Lectio Magistralis” per cui era stato invitato Benedetto XVI. Il quale aveva esercitato, al più alto livello – insieme con il Ministero Sacerdotale – anche l’Insegnamento Universitario. Naturalmente, essendo in vigore l…

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Massimo Viglione – Habemus Papam?

…ta da quel corredo documentale da cui uno studioso serio non può mai prescindere — delle dimissioni dal pontificato da parte di Benedetto XVI, che risulterebbero naturalmente illegittime qualora ciò venisse provato. L’esercizio di una “vis compulsiva” volta a …

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La Stampa di Torino, giornale tradizionalmente ufficioso e compassato, espressione di una borghesia subalpina che includeva tanto la sua espressione imprenditoriale – cioé la Famiglia Agnelli - quanto quella intellettuale, trovandosi tra i suoi redattori uomini del livello di Bobbio, di Galante Garrone, di Mila e di Casalegno, dedica alla morte di Maurizio Costanzo ben quattro pagine.

…zo ben quattro pagine. Si tratta più o meno dello stesso spazio dedicato alla scomparsa di Benedetto XVI. In esso si può trovare ogni sorta di epicedio e di ditirambo, essendo presentato lo show man come uno dei massimi rappresentanti non soltanto della cultur…

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Abbiamo ascoltato un intervento in video, diffuso su Internet, in cui dialogavano Don Minutella, il Professor Fusaro ed il Professor Melluzzi, o meglio il Reverendo Melluzzi, trattandosi di un Sacerdote della Chiesa Ortodossa: la quale, come è noto, ammette la Ordinazione degli uxorati.

…n la sua morte. Ai motivi già addotti per sostenere tale tesi, e cioè il fatto che in realtà Benedetto XVI non si era dimesso, se ne aggiunge ora un altro: Bergoglio avrebbe deviato dalla retta Dottrina della Chiesa, che il Pontefice deve custodire, ma non può…

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Il Diavolo paga male chi lo serve bene.

…monio dimostri loro riconoscenza. Monsignor Georg Gaenswein, dopo le dimissioni di Benedetto XVI, era stato mantenuto nella sua carica di Segretario del Papa, benché ormai Emerito. Il prestante prelato tedesco era stato nominato per giunta Prefetto della Casa …

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Pertinenza 36
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Valéry Giscard D’Estaing è morto, e padre Fanzaga non ha perso l’occasione per criticare la sua memoria nel nome del tradizionalismo cattolico.

…nds commis” allo Stato, è passato in effetti alla storia per il rifiuto opposto al Papa Benedetto XVI quando – conformandosi con i principi laici si cui si basa la “République” – ha rifiutato di inserire nella cosiddetta “costituzione” dell’Unione Europea ogni…

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La scelta dei papi da parte della Chiesa cattolica – come anche, secondo alcuni, l’individuazione del momento in cui si rende matura e necessaria la successione sul soglio di Pietro – rivela sovente una capacità di prevedere il futuro. Da ciò deriva tanto un aggiornamento dei criteri con cui viene governata la “barca di Pietro”, quanto la tendenza ad assecondare certi mutamenti nell’assetto internazionale. Quando venne eletto Giovanni Paolo II, nessuno – salvo chi aveva una conoscenza diretta e approfondita della realtà dell’Europa orientale – poteva immaginare il crollo del sistema comunista. Che, in effetti, rimase apparentemente immutato ancora per un decennio, nel corso del quale non mancò chi giunse a prendersi gioco del Pontefice. Il quale, secondo costoro, si era rivelato non soltanto un illuso, ma anche un ingannatore, avendo coinvolto molte altre persone nella propria convinzione. Poi venne il crollo del Muro di Berlino. In altri casi, l’elezione del papa avviene quando la crisi è ormai imminente. Come abbiamo ricordato molte volte, fu così nel 1914 e poi nel 1939. Ci è venuto spontaneo, nel maggio scorso, associare a queste date l’avvento di Leone XIV, il quale ha assunto in effetti la guida della Chiesa poco prima che scoppiasse un’altra guerra in Medio Oriente, rendendo sempre più evidente che l’Occidente deve affrontare la tendenza espansiva propria dell’Islam. Non certo per bandire una nuova crociata, come fece Urbano II a Clermont nel 1095, ma rafforzando l’identità cristiana. Nessuno prevedeva però l’imminente dissoluzione dell’Occidente quale entità politica. Cioè quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi in questo mese di luglio, quasi senza dare a Leone XIV il tempo necessario per familiarizzarsi con il suo nuovo incarico. Aveva visto giusto Massimo Cacciari quando intravedeva la tendenza – che l’ex sindaco attribuiva al settore anglosassone della Chiesa, e cioè alla sua componente nordamericana – a perseguire un progetto che egli definiva “carolingio”. Cioè a compattare una sorta di nucleo forte del cristianesimo, incentrato su quelle terre – e su quei popoli – che avevano costituito per l’appunto il Sacro Romano Impero. Questa entità ebbe precisamente in Carlo Magno il suo fondatore, ma non avrebbe potuto definirsi né come “sacro”, né tanto meno come “romano”, senza la solenne incoronazione del suo sovrano, che avvenne in San Pietro la notte di Natale dell’anno 800. Chi aveva concepito il disegno storico di cui questo atto costituì la manifestazione visibile dai popoli cristiani del nostro continente? Carlo Magno fu certamente un grande della storia, ma le sue ambizioni si sarebbero concretizzate soltanto nella costituzione di un regno, sia pure esteso su entrambe le rive del Reno, se non fosse stato per l’appunto beneficiato dal gesto del papa. Lasciamo agli storici la risposta alla domanda su quale tra le due autorità – quella spirituale e quella temporale – abbia deciso di promuovere questa alleanza e questa unione. Se consideriamo l’attualità, vediamo come il papa sia rimasto – a causa del conflitto irreversibile scoppiato tra le due parti dell’Occidente – l’unica autorità la cui estensione comprende ambedue gli ambiti territoriali che lo compongono: quello europeo e quello nordamericano. Il fatto che il Pontefice provenga dagli Stati Uniti riveste un significato ulteriore: la Chiesa non vuole che la deriva presa dalla sponda occidentale dell’Atlantico possa giungere a rescindere il legame spirituale con la sua sponda orientale. Trump può litigare con l’Unione Europea fino al punto di causarne l’irrilevanza, ma non potrà mai opporsi al connazionale installato in Vaticano. Non soltanto per motivi connessi con gli equilibri politici interni agli Stati Uniti, ma soprattutto perché non può negare l’appartenenza del suo Paese all’ambito giudaico-cristiano. Il presidente non ha infatti mai messo in discussione l’appoggio a Israele, che costituisce – insieme con il Vaticano – l’altro punto di riferimento spirituale dell’America. Gerusalemme e Roma rimangono le capitali la cui autorità – nell’ambito religioso – continua a essere riconosciuta. Se l’America può muovere guerra contro l’Europa, contando sulla propria autosufficienza energetica e alimentare, nel nostro continente si apre un vuoto di potere dalle conseguenze imprevedibili. L’Europa non può naturalmente gettarsi nelle braccia dell’Islam, della Russia o della Cina, in quanto perderebbe la propria stessa identità. Essa peraltro non dispone né delle risorse materiali, né degli strumenti politici che le permettano di difendersi. Le manca però soprattutto la volontà necessaria. Dopo la Seconda guerra mondiale, gli abitanti del nostro continente presero semplicemente atto – sia pure con soddisfazione – della volontà dell’America di farsi carico di questa necessità. Ora essi si trovano nella condizione di chi è rimasto improvvisamente orfano, o è stato abbandonato. Nel qual caso sopravvive soltanto chi ha già sviluppato una volontà propria, che a sua volta può esistere quando si è coscienti della propria identità. Quanti l’hanno definita in termini di dipendenza dall’America – i cosiddetti “oltranzisti atlantici” – sono improvvisamente ammutoliti. Tacciono, a maggior ragione, quanti devono la loro carriera agli americani, come è la signora Meloni, la quale si limita a dire che bisogna trattare sui dazi. Che cosa facciamo, però, se non riusciamo a convincere Trump ad abbassarli? Tra chi ha scelto di essere la “quinta colonna” dei nemici dell’Occidente, e dunque vede nella sua divisione l’occasione propizia per attendere l’arrivo dei musulmani, dei russi o dei cinesi, e chi viceversa crede soltanto nella dipendenza dallo Zio Sam, manca una terza opzione, che diviene oggi l’unica praticabile, ed è quella rappresentata dagli autentici patrioti europei, che non immaginano il continente come un’entità ostile agli altri grandi soggetti della politica internazionale, ma potrebbero cogliere l’occasione per rivendicarne l’indipendenza. È già successo altrove che i dominatori lasciassero all’improvviso un Paese fino a quel momento sottoposto a loro, e dunque in sostanza governato dall’esterno. A questo punto, i sudditi hanno dovuto provvedere a sé stessi. Certamente, la fase che si è aperta con i famosi “dazi al trenta per cento” sarà caratterizzata dalla confusione politica e dalle tentazioni autoritarie derivanti da una situazione sociale disastrosa, che tuttavia ci fornisce l’occasione per governarci come vogliamo, e soprattutto per riscoprire e affermare la nostra identità. Nei giorni scorsi, l’arcivescovo di Monaco di Baviera – che è un monaco benedettino – ha ricordato l’attualità della “Regola”, redatta dal fondatore nel V secolo, nel momento, cioè, in cui cadeva l’Impero romano ed iniziava il Medioevo. Questo documento si presta a molte e diverse chiavi di lettura. Se però lo consideriamo come una sorta di atto costitutivo dell’Europa, lo si deve al fatto che esso fornisce un metodo per governare la povertà, traendone certamente spunto per l’arricchimento spirituale, come anche per la solidarietà nella ripartizione delle risorse, che costituì allora, e può costituire oggi, il fondamento per una ricostruzione su nuove basi della società. Il papa rimane oggi l’unica autorità riconosciuta da tutto l’Occidente, ma soprattutto in grado di ispirare la costruzione dell’Europa unita. I burocrati di Bruxelles hanno fallito in questo compito, in quanto non si sono mai curati di definire l’identità del continente, credendo viceversa di poter costruire la sua unità contando soltanto sulla crescita economica. Costoro si trovano oggi completamente spiazzati, perché anche questo presunto fondamento è venuto a mancare. Non esiste però un soggetto politico in grado di corrispondere, nella sfera temporale, al disegno delineato e alla funzione assunta dal papa, che attende invano l’arrivo di un nuovo Carlo Magno, calato su Roma per ricevere l’incoronazione. Pio XII rimase l’unica autorità effettiva sopravvissuta nell’Italia del 1943. Pacelli non ne approfittò per ricostituire il potere temporale, limitandosi a influenzare fortemente gli indirizzi dello Stato nel dopoguerra. Oggi il papa si trova in una situazione analoga rispetto all’Europa. Il nostro continente non uscirà dalla sua crisi restaurando il Sacro Romano Impero, cioè attraverso la consacrazione dell’autorità civile. Occorre però sacralizzare la responsabilità che l’esercizio di questa autorità inevitabilmente comporta. Non si deve costituire né una teocrazia, né uno Stato confessionale, ma è inevitabile che la fede torni a ispirare l’esercizio del potere.

La scelta dei papi da parte della Chiesa cattolica – come anche, secondo alcuni, l’individuazione del momento in cui si rende matura e necessaria la successione sul soglio di Pietro – rivela sovente una capacità di prevedere il futuro. Da ciò deriva tanto un a…

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Quando due uomini sono chiamati a collaborare, devono quasi sempre comporre le differenze dovute all'origine, alla cultura, al carattere e all'esperienza.

…l tempo in cui l'America Latina combatteva per la sua “Seconda Indipendenza”. In questo elenco, dovrebbe figurare anche Benedetto XVI, ma sembra, considerando la sua figura, che le vicende della Germania siano state da lui vissute come disturbo per un “cursus …

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Pertinenza 20
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La Santa Sede, in quanto soggetto di diritto internazionale, si mantenne neutrale nel corso delle due guerre mondiali. La sua neutralità fu tuttavia militare, e non certo politica. In particolare, tra il 1914 ed il 1918, il tentativo esperito da Benedetto XV di fare cessare le ostilità non fu dettato soltanto dalla esigenza morale di interrompere quella che il Papa aveva definito la "inutile strage". Della Chiesa si era infatti reso perfettamente conto del fatto che i due schieramenti contrapposti combattevano l'uno nel nome del principio della sovranità popolare, l'altro nel nome del principio, con esso inconciliabile, di legittimità, cioè di un potere conferito da Dio alle monarchie imperiali.

…e non certo politica. In particolare, tra il 1914 ed il 1918, il tentativo esperito da Benedetto XV di fare cessare le ostilità non fu dettato soltanto dalla esigenza morale di interrompere quella che il Papa aveva definito la "inutile strage". Della Chiesa si…

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Pertinenza 20
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L’Ordine dei Templari, o meglio l’Ordine dei “Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis” (V.E.O.S.P.S.S. - MCXVIII)

…o l’Ordine dei “Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis” (V.E.O.S.P.S.S. - MCXVIII), guidato dal Gran Priore Fra’ Riccardo Borsi, celebrerà il prossimo 23 aprile la “Giornata Internazionale dei Cristiani Perseguitati nel Mondo”, cui auspica si associ…

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Pertinenza 18
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Il passaggio di proprietà de “La Repubblica” dall’ingegnere De Benedetti alla Fiat ha segnato, come era inevitabile, un cambiamento nella sua linea politica: difficile, in verità, da percepire, in quanto non tocca tanto le vicende italiane, quanto piuttosto le questioni internazionali.

Il sostegno al governo – ed in particolare alla persona del Presidente del Consiglio – rimane totale ed incondizionato. Scalfari continua addirittura a paragonarlo a Cavour. Si tratta di una equiparazione ridicola, tanto più che “l’avvocato del popolo”, con il…

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Pertinenza 14
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Il paragone tra gli "stati generali" convocati da Luigi XVI nel fatidico "ottantanove" francese e quelli riuniti a Roma da Conte viene talmente abusato che non possiamo più aggiungere nulla al riguardo, almeno sul piano delle note di costume.

… assoluta, e dunque il potere attribuito agli "stati generali" era soltanto consultivo. Perchè Luigi XVI si decise dunque a convocarli? Il sovrano era sottoposto ad una duplice pressione, esercitata - per così dire - tanto "dall'alto" quanto "dal basso". Le fi…

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Pertinenza 13
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Il Papa percorre le più lontane plaghe dell’Asia, e qualcuno insinua, fondandosi su voci provenienti dai Sacri Palazzi, che in Mongolia - durante la inusitata pausa di un giorno intero nei suoi impegni ufficiali - abbia segretamente incontrato un altolocato emissario cinese.

…il significato di tale gesto. La nomina di Giovanni Paolo II era anch’essa annunziata, ma la morte precoce del Predecessore la anticipò. Anche l’elezione di Benedetto XVI venne propiziata dall’orientamento espresso dal Papa polacco. Non sappiamo se qualcosa di…

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In seguito alla pubblicazione di un nostro precedente articolo, alcuni lettori ci hanno chiesto più dettagli in merito alle profezie sul papato.

…e rimasta agnostica. Si discute tuttavia se l’elenco dei papi finisca con Ratzinger o con Bergoglio. Malachia definisce Benedetto XVI con il motto “de gloria olivae”, e secondo alcuni non va oltre, per cui il riferimento a Francesco sarebbe un apocrifo, inseri…

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